Finalmente qualcuno si è accorto del paradossale mondo consumista in cui stiamo vivendo e si sta impegnando attivamente nell’applicazione di un concreto progetto di riduzione dei consumi e ottimizzazione delle risorse. Stiamo parlando di un paese nostro vicino di casa, la Svizzera. Spero che la cosa vi stupisca, come ha stupito anche me. Un progetto fatto di lungimiranza, coraggio e volontà. Un progetto che personalmente ammiro davvero moltissimo. Se potessi mi trasferirei domani in Svizzera!

L.D.

Società a 2000 Watt

Da Wikipedia:

La Società a 2000 Watt (2000 Watt society) é un progetto della scuola politecnica di Zurigo (Svizzera). Attualmente in Svizzera (ed in occidente più generalmente), ogni persona necessita di una potenza continua di 6000 Watt in media (addizionando tutte le fonti energetiche). L’idea della società a 2000 Watt è di dividere questi bisogni di un fattore 3.

Di questi 2000 watt, solamente 500 dovrebbero derivare da fonti di energia non rinnovabili. Il resto dovrebbe obbligatoriamente derivare da fonti energetiche rinnovabili.

Per raggiungere questi obbiettivi sono evocate diverse vie da realizzarsi contemporaneamente:

  • Una diminuzione volontaria del consumo di ogni persona.
  • La messa in opera di nuove tecnologie che permettano di raggiungere questo obiettivo.
  • La sovvenzione di tecnologie che non sono ancora redditizie.

La regione di Basilea, nel nord della Svizzera si é proposta come regione pilota nel quadro di questo progetto.

http://qualenergia.it/evento-Transizione-verso-una-societa-a-2000-watt-una-sfida-possibile

Seminario con Marco Morosini, Politecnico Federale di Zurigo, curatore di Futuro Sostenibile (Edizioni Ambiente). Introduce Angelo Tartaglia

Con il supporto di DIFIS (Dipartimento di Fisica) e DENER (Dipartimento di Energetica) del Politecnico di Torino

Politecnico di Torino – aula Perucca, Dipartimento di Fisica, c.so Duca degli Abruzzi, 24

Il complesso problema energetico attuale di progressivo esaurimento delle risorse fossili, l’imperativo ambientale di riduzione di emissione di gas climalteranti e l’esigenza di garantire l’accesso ai servizi energetici a fasce sempre più ampie della popolazione mondiale, trova come principale risposta mainstream l’uso massiccio di risorse energetiche rinnovabili e di misure di efficienza energetica.

Solo la Svizzera ha scelto la via eretica della riduzione drastica dei consumi energetici, infrangendo così il dogma delle società industrializzate che associa benessere e consumi. E’ infatti da una decina d’anni che al Politecnico di Zurigo si progetta la transizione verso una società che dagli attuali 6.000 watt di flusso medio di potenza pro capite per tutti i fabbisogni energetici, passi a 2.000 watt nel 2050.

Questa sfida, oltre ai notevoli contenuti tecnologici, sarà di natura culturale e politica: dovrà infatti ribaltare un paradigma profondamente radicato nell’immaginario umano per portare ad associare la nozione di progresso ad una riduzione fisica dell’uso delle risorse materiali ed energetiche. Questa trasformazione, inoltre, non sarà percorribile se non in presenza di una chiara ed univoca pianificazione pubblica che sostenga e indirizzi i passi necessari per conseguire una riduzione di due terzi dei consumi energetici attuali. […]

Per informazioni: http://serenoregis.org/2011/10/transizione-verso-una-societa-a-2000-w-una-sfida-possibile/

Studio di Morosini “Crisi ecologica e sociale – Un futuro sostenibile per l’Europa?” (pdf)

 ” […] Passare a un’economia ecocompatibile significa cambiare le basi dell’approvvigionamento di risorse naturali. Le energie rinnovabili e i materiali d’origine biotica sostituiranno energie e – in parte – materiali d’origine fossile e geologica. Disponiamo già di tecnologie di conversione delle piante e della radiazione solare non solo per la produzione d’elettricità, ma anche per quella di calore, di combustibili e di molte materie prime. In questo campo anche la ricerca e l’innovazione sono in piena espansione. Si profila quindi un’estesa struttura di reti d’approvvigionamento, in cui molti luoghi e una miriade di soggetti cooperano nella produzione di energia. Per vivere con poco bisogna sapersi amministrare con intelligenza. Per rendere possibile e finanziabile il completo passaggio alle energie e ai materiali solari, occorre ridimensionare il fabbisogno complessivo di risorse. In questo ci aiuta il fatto che negli appartamenti e nelle fabbriche, nei motori e nei combustibili si nasconde un sorprendente potenziale di risparmio. Sfruttare questo potenziale è il nuovo orientamento del progresso tecnico: puntare sull’efficienza delle risorse anziché sull’efficienza del lavoro. Ciò richiede oculatezza nei comportamenti e intelligenza di progettazione, ma soprattutto una politica in grado di stimolare una miriade di mini-investimenti e mini-iniziative. […]”

Libro “Futuro sostenibile – Le risposte eco-sociali alla crisi in Europa” 

Grazie alla loro capacità di coniugare le questioni dell’ecologia con i temi della giustizia sociale, Wolfgang Sachs e il Wuppertal Institut sono un riferimento per il mondo ambientalista e per quello cristiano. Con “Futuro sostenibile”, Sachs e l’equipe da lui coordinata al Wuppertal Institut analizzano i principali fattori della crisi ecologica e sociale globale e propongono ai paesi industrializzati un’agenda concreta per riformare la società, l’economia e le tecnologie, le istituzioni internazionali e le relazioni economiche Nord-Sud, gli stili di vita e la partecipazione politica dei cittadini-consumatori. Questo studio ha ispirato una campagna per la sostenibilità promossa da tre grandi organizzazioni tedesche per l’ambiente e per la cooperazione allo sviluppo. E’ stato definito “un’opera di riferimento nel campo della sostenibilità” dall’ex presidente della Repubblica Federale Tedesca, Horst Köhler, ed è sulla scrivania dell’attuale presidente, Christian Wulff. L’edizione italiana è stata adattata ai paesi europei e integrata con alcuni riferimenti al nostro paese, proponendosi così come un concreto progetto politico e sociale per un futuro sostenibile.

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Traggo un brano dalla prefazione al libro di Sun Tzu “L’arte della guerra” (edizione Newton Compton, premessa di Wu Ming):

[Il libro sopra citato] “è uno dei libri più citati, osannati, consigliati, tirati in ballo e platealmente fraintesi degli ultimi decenni. Suo malgrado, è divenuto un livre de chevet per squali, aspiranti squali e fighetti che si atteggiano a squali, lettura obbligatoria nei corsi di management nonché di marketing, di branding e tutti gli altri –ing dell’odierno aziendalismo e turbo-capitalismo. (A dire il vero, il “turbo” oggi arranca e tossisce: questo è recesso-capitalismo, e se continua così tra un po’ andremo di nuovo a pedali). […]”

“Se “L’arte della guerra” fosse davvero la lettura più frequente, amata e ponderata da manager, capi d’impresa, dirigenti di multinazionali ecc., costoro si accorgerebbero dei problemi molto prima del loro divenire “emergenze” e del loro sfociare in tracolli, disastri finanziari, crisi, esplosioni di “bolle”. Se costoro fossero davvero strateghi (anziché giocatori d’azzardo che tirano a indovinare passando da una tattica angusta ad un’altra ancor più angusta) non si sarebbero adagiati su un tran-tran da eterno presente dei consumi, ignorando ogni segnale d’allarme proveniente dal mondo. Al contrario, avrebbero da tempo investito sull’emancipazione dal petrolio e altre risorse non rinnovabili. Avrebbero “riconvertito” ovunque possibile. Avrebbero aggiornato i loro parametri, adeguato la loro idea di “sviluppo” alla realtà di un pianeta depredato e ormai quasi privo di risorse, per investire su una “decrescita” creativa e intelligente ecc. ecc. Invece, grazie alla loro brevimiranza e mancanza di strategia, la “decrescita” (processo ineluttabile, dato che stanno finendo idrocarburi, metalli e terra fertile), si annuncia traumatica e velenosa. Per tutti quanti, anche per loro. Nessuno ha già il visto d’ingresso nel mondo che viene. […]”

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