Si direbbe che in Italia non sia più la politica al servizio dei cittadini, ma siano al contrario i cittadini al servizio della politica. Una politica che più che informarci ci disinforma, una politica che più che pensare a governarci pensa a derubarci, una politica che più che rappresentarci ci ignora ed ignora i nostri problemi. Ci fanno credere di essere dalla nostra parte, soprattutto nei momenti di crisi, poi invece scopriamo che il loro unico scopo è quello di proteggere i loro privilegi. Nei mesi di marzo-aprile 2010 l’allora ministro Brunetta realizzò una cosiddetta “operazione trasparenza”. In realtà, come potrete leggere in un articolo qui di seguito, potremmo chiamarla in modo più appropriato “operazione bugiardata”. Negli ultimi mesi del 2011 il governo Berlusconi commissionò all’Istat un’indagine volta a comparare gli stipendi dei politici italiani con quelli degli altri stati europei. Il povero presidente dell’Istat Giovannini è stato tacciato di incompetenza dai media italiani, poichè il suo team ha dovuto svolgere in pochi mesi un’indagine che avrebbe richiesto molto più tempo, data l’incomparabilità dei sistemi di compenso dei vari paesi e data anche la scarsa trasparenza dei dati sui compensi elargiti ai nostri politici.  Nella prima manovra dall’inizio del suo fresco mandato, il governo Monti è stato quindi bloccato proprio sui tagli agli stipendi dei politici. Speriamo che ci ripensi, anche se è sempre il Parlamento, per ora, ad avere il coltello dalla parte del manico: Monti ha dichiarato che terrà conto dell’indagine Istat, poi ha dovuto ritrattare, dicendo che spetterà ai politici stessi decidere sui loro stipendi.

“la casta ha avuto un improvviso moto di dissenso sulla norma che voleva tagliare i suoi stipendi. “Sarà il Parlamento a provvedere al taglio degli stipendi di deputati e senatori adeguandoli alla media europea” è stato infine decretato” (dal sito www.ilcambiamento.it)

Avremmo voluto, da questo punto di vista, un Monti decisamente più autoritario e meno comprensivo con questi politici che fanno i capiricci come fossero all’asilo, staremo a vedere cosa combineranno in merito (anche se sono molto pessimista sul fatto che possano fare davvero dei tagli come si deve…)

L.D.

 

http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=28711

C’è chi mangia più dei politici

Scritto da Franco Bechis – 19 maggio 2010

Libero – L’ultimo in lista è Angelo Balducci. Secondo le cifre divulgate durante la cosiddetta “operazione trasparenza” dal ministero delle Infrastrutture da cui dipende, l’ex capo della cricca aveva uno stipendio da 175.826 euro all’anno. Poco più del più alto stipendio percepito dai vertici del Parlamento nella loro ultima dichiarazione dei redditi. Alla vigilia della ventilata manovra di tagli sugli stipendi pubblici, Libero ha scoperto che in forza  ai vari ministeri c’è almeno un altro Parlamento più ricco e assai meglio pagato di quello eletto da tutti gli italiani.

Con un po’ di fatica, perché quella trasparenza tanto annunciata dal governo è rimasta in gran parte lettera morta, e trovare gli stipendi dei superdirigenti ministeriali è un vero percorso ad ostacoli, ma alla fine Libero è riuscito a scovare una prima lista assai indicativa. In testa a tutti ci sono i due massimi dirigenti del ministero dell’Economia: Vittorio Grilli, direttore generale e Mario Canzio, ragioniere generale. Entrambi hanno superato quota 500 mila euro. Probabilmente hanno i due stipendi più alti. Ma non è sicuro al cento per cento. Molti altri emolumenti sono stati tenuti segreti o comunque criptati anche all’interno della “operazione trasparenza”che fra la fine di marzo e il mese di aprile è riuscita a fare mettere più o meno in piazza gli stipendi più riservati che ci fossero.

Tanto per fare un esempio: nella lista mancano proprio i massimi dirigenti del ministero dell’Innovazione, guidato da Renato Brunetta, e cioè dall’uomo politico che ha costretto tutti i colleghi alla trasparenza. Le liste ci sono, a ma di fianco a ciascun nome appare solo il trattamento economico legato allo speciale incarico. Che dovrebbe essere aggiunto al trattamento economico di base, ignoto: “conserva il suo trattamento economico fondamentale”, si trova scritto ad esempio in aggiunta agli 88 mila euro percepiti da Carlo Deodato per l’incarico di capo di gabinetto di Brunetta. Stessa scelta quella compiuta da altri ministri che – chissà perché – hanno voluto coprire il vero stipendio dei loro grand commis non rivelando ora l’una ora l’altra voce dei loro emolumenti. Il ministero dell’Economia ha messo tutto on line, però ha nascosto lo stipendio del dirigente più importante, il capo di gabinetto Vincenzo Fortunato. E fra le controllate qualcuno si è adeguato all’operazione trasparenza, qualcun altro non ci ha pensato affatto. La lista comunque ottenuta e pubblicata oggi da Libero indica che all’interno della grande macchina del potere politico non sono i parlamentari gli unici e nemmeno i primi privilegiati. Gli stipendi dicono anche chi conta davvero, nel bene e nel male. Nel bene, perché non c’è dubbio che stipendi alti come quelli di Canzio e Grilli siano proporzionati alla delicatezza del loro incarico, e soprattutto a quei due si deve la tenuta dei conti pubblici italiani. Nel male, perché si è avuta l’impressione dall’inchiesta sulla cosiddetta cricca degli appalti pubblici che l’asse del potere reale con le sue malefatte si è spostato lentamente dalla casta dei politici a quella dei grand commis di Stato. Come se avesse seguito quegli stipendi.

Intendiamoci, le cifre che si trovano oggi su Libero sono solo quelle dichiarate pubblicamente dai ministeri-datori di lavoro. Non sono vere. Nell’elenco si troveranno ad esempio alcuni nomi apparsi nell’inchiesta di Firenze: Balducci, Claudio Rinaldi e altri. Appena al di sotto di quel tetto minimo di 175 mila euro da cui siamo partiti ci sono tutti gli altri dirigenti pubblici coinvolti. Ma anche alla luce del sole loro guadagnavano ben altre cifre: commissioni, collaudi, consulenze facevano lievitare gli stipendi reali di 5-6 perfino dieci volte.

Balducci presentava dichiarazioni dei redditi superiori ai 2 milioni di euro, anche se lo stipendio ufficiale era di 175 mila euro. E il suo caso era assai diffuso. La legge consentiva ad esempio a un dipendente pubblico di effettuare una consulenza per un altro ente pubblico facendosi pagare come un privato, a prezzi di mercato. Più o meno quello che ha fatto in questi anni Gioacchino Genchi. Era pagato per fare un lavoro dalla polizia. Ma i soldi non gli bastavano, così si è messo in aspettativa e facendo quello stesso mestiere in proprio da consulente privato delle varie procure ha fatto pagare allo Stato dieci o venti volte quel che glia avrebbe dato tenendolo a fare lo stesso lavoro alle sue dipendenze. C’è spazio per tagliare in quei costi? Altroché: c’è una vera prateria, assai più fruttuosa di quel timido e banale cinque per cento proposto dal governo sulla paghetta dei deputati. Quel che i ministeri spendono direttamente o indirettamente per i propri super-dirigenti consentirebbe di effettuare tagli veri, senza mettere in ginocchio le vittime. Per altro per loro – come per deputati e senatori – non conta tanto quel che arriva in busta paga, ma assai più il servizio che si offre per quella cifra. E’ quello la vera cartina al tornasole di uno stipendio alto o basso, di un giusto compenso o di uno spreco. I parlamentari sono gli unici in questi anni a cui è già stato tagliato lo stipendio: fu ridotto nel 2007 dal governo di Romano Prodi del dieci per cento sulla indennità base. E per giunta si stabilì uno stop anche agli aumenti automatici che seguono quelli dei magistrati fino al 2012. Con il passare degli anni e il correre dell’inflazione quegli stipendi si riducono da sé. Perché oggi i politici hanno voglia di fare hara-kiri togliendosi altro? Perché il clima generale è assai simile a quello di quel 2007, quando infuriò la polemica sulla casta.

Oggi come allora gli elettori più che sentire quegli stipendi alti, li avvertono inadeguati al servizio ricevuto. Perché non bastano slogan e parole per cambiare la vita della gente. Puoi ripetere mille volte che la burocrazia è morta, che ora ti farai la carta di identità da casa, cambierai residenza con un click, non farai più la fila alle Poste. Ma poi uno si rende conto dopo un anno che la carta di identità la fai come prima e le file non si riducono. E’ peggio di prima: qualche anno fa se perdevi tessera sanitaria con il codice fiscale potevi farla on line. Oggi non più, perché il Garante della privacy lo vieta. Non è migliorato nulla, qualcosa è addirittura peggiorato. E’ un piccolo esempio, ma ce ne sono di grandi come una casa. La vita non cambia, non migliora. La politica allora non serve, sembra inerte. E allora se combina poco, il problema degli stipendi c’è. Rispetto al servizio che offre, è pagata troppo dagli italiani. […]

http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=65654&idsezione=1

COSTI POLITICA: GIOVANNINI (ISTAT), ILLUSIONE COMPARARE DATI

(04/01/2012) – ‘Pensare che si potesse fare una media con valori immediatamente comparabili si è rivelata un’illusione’. Ad affermarlo è il presidente dell’Istat e della Commissione incaricata di mettere a confronto gli emolumenti dei vertici di istituzioni e organi italiani con quelli europei, Enrico Giovannini, intervistato dalla Stampa e dal Giornale. ‘Fin dal primo giorno – avverte Giovannini alla Stampa – il ministro Brunetta aveva fatto presente la complessità della materia’, ma per avere valori comparabili è ‘necessario del tempo e comunque i parametri ottenuti non dovrebbero essere usati in modo automatico per determinare i livelli retributivi di enti non omologhi’. Il presidente dell’Istat sottolinea che il lavoro della Commissione è consistito nel rivolgersi ai singoli enti, comprese le ambasciate perchè ‘purtroppo non esiste negli altri Paesi ma nemmeno in Italia – aggiunge al quotidiano di Torino – una centrale a cui rivolgersi’. Alla luce del risultato dell’indagine, per Giovannini, se si guarda solo alle indennità non è possibile fare una media: ‘ci sono anche altri aspetti – afferma intervistato anche dal Giornale – le spese di rappresentanza, beni e servizi, tutti elementi trattati in modo diverso nei vari Paesi. E’ impossibile fare una media e mi domando se sia il criterio migliore. Dati simili erano gia’ noti dallo scorso marzo – aggiunge Giovannini al quotidiano diretto da Sallusti – ed erano contenuti in uno studio di comparazione effettuato dalla Camera dei Deputati’.

PARLAMENTARI ITALIANI ED EUROPEI

Parlamentari italiani

Che in Italia ci siano circa 10 milioni di persone che vivono sulla soglia di povertà è un dato di fatto che non fa certamente onore ad un Paese che si dice essere l’ottava potenza economica mondiale. Tanti pensionati se la passano veramente male dovendo campare con 500 euro al mese, così come tante famiglie, specialmente di giovani, che se non avessero il supporto dei parenti non riuscirebbero ad arrivare a fine mese, così come tanti lavoratori che non ce la fanno a tirare avanti per colpa degli alti affitti, delle bollette sempre più esose, di un fisco che castiga anziché gratificare.

Mai però avrei pensato che anche diversi Onorevoli vivono da nullatenenti o con redditi quasi da barboni. Infatti, visitando il sito www.cittadiniattivi.it ho constatato che, sulla base della dichiarazione del 2006 e quindi riferita ai redditi del 2005, i parlamentari nullatenenti, cioè quelli che non hanno dichiarato al fisco neppure un euro, sono sette.

C’è da dire che i parlamentari dichiarano solo la voce relativa all’indennità di base, non essendo obbligati a comunicare anche la diaria e i vari rimborsi spese. […]

Numeri che vanno di pari passo con quanto denunciato dal quotidiano “Italia oggi”, che ha dimostrato come i nostri deputati in sede di dichiarazione dei redditi non dichiarino al fisco metà dei loro guadagni da parlamentare.

Infatti il trattamento economico di chi siede a Montecitorio è composto da più voci: l’indennità parlamentare vera e propria, pari a 5.486,38 euro; la diaria, che è corrisposta a titolo di rimborso delle spese sostenute per il soggiorno a Roma e che ammonta a 4.003,11 euro mensili; il rimborso per le spese “inerenti ai rapporti tra eletto ed elettori” (che comprende i soldi per i portaborse), pari ad altri 4.190 euro al mese; il rimborso trimestrale – oltre alla tessera «per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea” – per il trasferimento dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e dall’aeroporto di Fiumicino a piazza Montecitorio, pari a 3.323,70 euro che diventano 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100km; un ulteriore rimborso annuale di 3.O98,74 euro per le spese telefoniche sostenute. Di queste voci, però, solo la prima, quella relativa all’indennità di base, finisce nella dichiarazione dei redditi mentre le altre no.

E’ in questo modo che i parlamentari, agli occhi del fisco, sembrano più poveri. Giusto che siano detratti i costi relativi alle indennità percepite, ma perché per loro è possibile e per tutti gli altri cittadini italiani NO?

Trattamento economico

La prima voce è l’indennità, quella che nel linguaggio comune è definita “stipendio”, seguono la diaria e i rimborsi: per le “spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori”, per le spese accessorie di viaggio e per i viaggi all’estero, per le spese telefoniche. Completano la scheda le voci sull’assegno di fine mandato, le prestazioni previdenziali e sanitarie e sui trasporti.

Indennità parlamentare

L’indennità, prevista dalla Costituzione all’art. 69, è determinata in base alla legge n. 1261 del 31 ottobre 1965. È fissata in misura non superiore al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate. Tale misura è stata rideterminata in riduzione dall’art. 1, comma 52, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006). L’indennità è corrisposta per 12 mensilità. L’importo mensile – che, a seguito della delibera dell’Ufficio di Presidenza del 17 gennaio 2006, è stato ridotto del 10% – è pari a 5.486,58 euro, al netto delle ritenute previdenziali (€ 784,14) e assistenziali (€ 526,66) della quota contributiva per l’assegno vitalizio (€ 1.006,51) e della ritenuta fiscale (€ 3.899,75).

Diaria

Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della stessa legge n.1261 del 1965. La diaria ammonta a 4.003,11 euro mensili. Tale somma viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell’Assemblea in cui si svolgono votazioni, che avvengono con il procedimento elettronico. È considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell’arco della giornata.

Rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori

A titolo di rimborso forfetario per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, al deputato è attribuita una somma mensile di 4.190 euro, che viene erogata tramite il gruppo parlamentare di appartenenza. Ai deputati non è riconosciuto alcun rimborso per le spese postali a decorrere dal 1990.

Spese di trasporto e spese di viaggio

I deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale. Per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3.323,70 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l’aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km. I deputati, qualora si rechino all’estero per ragioni di studio o connesse all’attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di 3.100,00 euro.

Spese telefoniche

I deputati dispongono di una somma annua di 3.098,74 euro per le spese telefoniche. La Camera non fornisce ai deputati telefoni cellulari.

Assistenza sanitaria

Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 4,5 per cento della propria indennità lorda, pari a 526,66 euro, destinata al sistema di assistenza sanitaria integrativa che eroga rimborsi secondo quanto previsto da un tariffario.

Assegno di fine mandato

Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 6,7 per cento della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l’assegno di fine mandato, che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi).

Assegno vitalizio

Anche in questo caso, il deputato versa mensilmente una quota – l’8,6 per cento, pari a 1.006,51 euro – della propria indennità lorda, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi, come previsto da un apposito Regolamento approvato dall’Ufficio di Presidenza il 30 luglio 1997. In base alle norme contenute in tale Regolamento, il deputato riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Il limite di età diminuisce fino al 60° anno di età in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti. Lo stesso Regolamento prevede la sospensione del pagamento del vitalizio qualora il deputato sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale. L’importo dell’assegno varia da un minimo del 25 per cento a un massimo dell’80 per cento dell’indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.

* * *

Senza voler tirare fuori vari “privilegi” (ristorazione, trasporti, tessere varie, barbieri, dentisti ecc.) si può rilevare che l’indennità di un parlamentare che si presenta regolarmente ai lavori della Camera, ammonta a 13.679,69 €uro netti mensili. A fine mandato poi riceve un assegno (che equivale al TFR dei lavoratori dipendenti) pari a 9.409,68 €uro per anno di mandato o frazione superiore ai sei mesi, che in pratica equivalgono a circa altri 780 €uro mensili. A questi aggiungansi i rimborsi ed indennità per spese di trasporto, telefoniche, ecc. che ammontano a circa €uro 16.390 annui, ma che essendo rimborso di costi non li si può considerare emolumenti.

A parte gli importi, che collocano i nostri parlamentari al primo posto fra i meglio pagati della Comunità Europea (e fors’anche del mondo) o il fatto che hanno diritto all’assegno vitalizio dopo 30 mesi di carica, volendo non polemizzare ci sono da dire almeno due cose:

– la prima che “E’ considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell’arco della giornata.” Per fortuna che questo, stante l’impegno in commissioni ed altro capita raramente, poiché vuol dire che con 3 ore di presenza gliene vengono riconosciute 8.

– la seconda che non è indicato nell’atto di presentazione delle paghe è che, essendo i manager pubblici gli unici lavoratori in Italia a godere della scala mobile, ed essendo l’indennità dei parlamentari legata a quella dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate, anche i parlamentari beneficiano degli aumenti derivanti appunto dalla scala mobile.


La vergogna delle auto blu

Non c’è nazione al mondo che abbia tante auto blu come l’Italia. L’Associazione dei Contribuenti Italiani ha stimato che in Italia ci sono 574.215 auto blu. Negli Stati Uniti, dove la popolazione è di circa 6 volte più dell’Italia, le auto blu arrivano a malapena a 73.000 (è anche vero che loro hanno anche molti meno parlamentari che vivono di politica). Se prendiamo invece i paesi a noi più vicini, la Francia ha 65.000 auto blu e la Germania 54.000. Il nostro certamente è un record: in pratica un’auto blu ogni 100 abitanti. Però, dato che tutti i governi che si sono succeduti in questi ultimi dieci anni, hanno dichiarato di aver ridotto il numero delle auto blu, c’è da chiedersi quante siano state prima. Tuttavia, la stessa Associazione ha rilevato che negli ultimi tre anni sono triplicate. Se le mettessimo in fila indiana da Roma arriverebbero oltre 400 chilometri dopo Mosca, per una lunghezza di 2.756 chilometri. Se invece le mettessimo una sopra l’altra raggiungerebbero un’altezza di 862 chilometri, pari a 97 volte l’altezza dell’Everest. Se poi le volessimo parcheggiare tutte assieme, servirebbe una piazza di 746 ettari, che equivalgono a 1.065 campi di calcio. A tutto questo poi si devono aggiungere i vari servizi, gli autisti, la gestione, ecc. Chi ha il computer ed Internet e vuole affliggersi ancora un po’ di più può visitare i siti di www.contribuenti.it e di www.cittadiniattivi.it.


I Parlamentari Europei

L’Europa si allarga sempre più e crescono pure i parlamentari europei. Questi parlamentari percepiscono uno stipendio che viene pagato dalla nazione che rappresentano. Noi italiani anche su questo vogliamo strafare e siamo quelli che meglio paghiamo i nostri parlamentari in Europa. Anche qui siamo i primi, come primi siamo per auto blu, per debito pubblico, per imposizione fiscale e per tante nefandezze.

Gli stipendi lordi percepiti dai parlamentari europei sono questi:

Italia 149.215
Austria 105.527
Germania 84.108
Irlanda 83.706
Gran Bretagna 82.380
Grecia 73.850
Belgio 72.017
Danimarca 69.768
Olanda 66.782
Lussemburgo 63.791
Francia 63.093
Finlandia 62.640
Svezia 61.704
Slovenia 49.860
Cipro 48.960
Portogallo 48.285
Spagna 39.463
Polonia 28.056
Estonia 23.064
Malta 17.082
Repubblica Ceca 16.900
Lituania 14.196
Lettonia 12.900
Repubblica Slovacca 10.656
Ungheria 10.080

I nostri Parlamentari quindi percepiscono il doppio dei Greci, il triplo degli Sloveni, il quadruplo degli Spagnoli per arrivare a 14 volte in più degli Ungheresi. Oltre a quello stipendio hanno altri appannaggi e privilegi, come il rimborso aereo, nella classe più costosa, per loro ed i loro collaboratori e questo senza alcun obbligo di presentare documentazione. Fra le indennità e benefit vari ci sono 3.785 euro mensili per spese generali, 571 euro settimanali per spese di viaggio, 3.786 euro annui per indennità di viaggio, 268 euro giornalieri di soggiorno per i periodi in cui restano fuori sede e, ciliegina sulla torta, 14.865 euro all’anno di indennità per gli assistenti. A questo punto va detto che gli europarlamentari italiani sono 78 e quindi tutti i costi sopra indicati devono essere moltiplicati per detto numero. Da ciò si capisce il perché fanno le “coltellate” per farsi eleggere al parlamento europeo, dove molti di costoro partecipano solo ogni tanto, si che i nostri sono considerati i più assenteisti.

Ugo Cortesi – L’Ugo di Romagna – 10.06.2007

Fonti:

Privilegi dei parlamentari italiani (pdf-zip)
Deputati della Regione Sicilia (pdf-zip)

 

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