C’è un valore che manca tantissimo nella nostra società. Ne siamo afflitti in maniera trasversale, a tutti i livelli, dalle classi dirigenti alle classi lavoratrici. Tutti ne siamo vittime, ma tutti ne siamo spesso artefici e fautori in prima persona. Sembra assurdo, ma immagino che anche chi non abbia la possibilità di farlo, all’occorrenza lo farebbe ben volentieri, di trarre vantaggio per sè o in qualche modo favorire chi è a noi più congeniale. La società ci ha probabilmente trasmesso un valore negativo facendolo passare per un valore positivo. Ci hanno fatto credere che sia giusto e giustificato approfittare di una posizione acquisita per manovrare posizioni e benefici altrui. Senza vergogna, senza rimorsi. Ormai sono cose che accadono quotidianamente, ci siamo abituati al punto tale da esserne quasi completamente immunizzati, insensibilizzati. Sono cose che non creano più quello scandalo e quell’indignazione che al contrario dovrebbero provocare in ognuno di noi. Il nostro codice morale socialmente condiviso ha raggiunto una soglia elevatissima. A pensarci mi sembra impossibile, ma mi rendo conto che è così. A chi non farebbe comodo, grazie a delle semplici conoscenze e senza dover dimostrare nulla a nessuno, poter passare davanti agli altri, in assenza di un criterio meritocratico e quindi senza un maggior merito da parte nostra nei confronti di chi può competere con noi? La società ci ha evidentemente trasmesso questo anti-valore della “mafiosità”, che rema contro la meritocrazia di cui abbiamo invece tanto bisogno per rimettere in sesto il nostro Paese. Mafiosi e collusi lo siamo quindi un po’ tutti quanti, che si diano o che si ricevano favori. Quando la Meritocrazia (scrivo questa parola volutamente con la M maiuscola) non viene esercitata, ci troviamo in un caso di “mafia”, senza perdoni nè scappatoie. Il caso più clamoroso è sicuramente quello dei concorsi universitari e più in generale di tutti i concorsi pubblici, ma ovunque, ripeto OVUNQUE, la nostra società è permeata di collusione. Dunque prima di condannare e additare qualcuno, proviamo a pensare alle azioni che compiamo noi stessi.

Qui di seguito riportiamo titoli e descrizioni di alcuni interessanti libri che trattano queste tematiche, sperando che possano farvi rendere conto della gravità di questi fenomeni e possano indurre in voi una potente reazione di  “sensibilizzazione”.

L.D.

Libro “Meritocrazia. 4 proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto” di Roger Abravanel

“Il merito? Ah, ma in Italia non esiste!” Lo sappiamo tutti, il nostro è il paese delle raccomandazioni, delle clientele, delle famiglie, delle caste, delle corporazioni, delle oligarchie, delle mafie. Un solo dato: l’Italia è la società più ineguale dell’Occidente. Ha grandissime disuguaglianze tra ricchi e poveri (come gli USA) e al tempo stesso è uno dei paesi con la minore mobilità sociale: i poveri da noi restano poveri per sempre e in maniera ineluttabile. Questo sistema sta provocando danni gravissimi al paese, che perde ogni giorno posizioni in uno scenario globalizzato sempre più competitivo: da almeno 15 anni in Italia la ricchezza aumenta meno che negli altri paesi sviluppati. Ma come possiamo rimettere in moto una società così statica? Come sfidare una casta politica ancora legata agli schemi di un’economia industriale, quando siamo ormai diventati da tempo un’economia di servizi? La soluzione ci arriva da realtà più dinamiche ed efficienti della nostra, a partire da USA e Inghilterra.

Libro “Mal di merito. L’epidemia di raccomandazioni che paralizza l’Italia” di Giovanni Floris

In Italia, il pezzo di carta più utile non è un titolo di studio, ma una lettera di raccomandazione. La prevalenza della spintarella non è folklore o semplice malcostume: soffoca la meritocrazia, blocca la mobilità sociale e dà fuoco alle polveri della guerra tra generazioni. Tra inchiesta, denuncia e resoconto di vita vissuta (e lavorata), questo nuovo libro di Giovanni Floris non risparmia le stoccate polemiche: contro la generazione del ‘68, ex rivoluzionari bravissimi a occupare posizioni di potere e a non mollarlo più; contro il mito dell’efficienza del settore privato (che in realtà è stagnante quanto quello pubblico); contro la sinistra stessa, incapace di comprendere che il ritorno della meritocrazia dovrebbe essere la chiave della sua azione politica. Per impedire che chi nasce ricco continui ad arricchirsi, mentre i poveri muoiono poveri.

Libro “Talento da svendere. Perché in Italia il talento non riesce a prendere il volo” di Irene Tinagli

La mancanza di talenti è un aspetto del declino italiano. Perché il talento non è un dato naturale ma un prodotto di un sistema che va orientato attraverso politiche d’investimento, economiche e non può essere relegato a ciclici e generici dibattiti sulla ricerca o sui giovani. Saper coltivare e valorizzare il talento non è un optional, ma un imperativo per competere nell’economia di oggi, che chiama in causa tutti i principali attori del nostro sistema socio-economico: università, imprese, sistema sociale e territoriale. Il fallimento italiano è rintracciabile in problemi e ritardi in ciascuno di questi ambiti, che il libro analizza e discute in profondità, proponendo anche alcune soluzioni strutturali per affrontare il problema.

Libro “Non è un paese per giovani. L’anomalia italiana: una generazione senza voce” di Elisabetta Ambrosi  e Alessandro Rosina

Da sempre sono i giovani la parte più dinamica di una società: sono loro a travolgere le barriere della tradizione, a proporre inedite letture della realtà. Eppure in Italia, per le nuove generazioni, questo non vale. Scopertesi improvvisamente “rapinate” del proprio futuro, non accennano a reagire. Il conflitto generazionale è disattivato. Manca la spinta al rinnovamento e la società rimane rigida, poco reattiva davanti alle grandi sfide. Gli autori analizzano senza sconti le responsabilità di due generazioni, in modo diverso protagoniste in negativo dell’Italia di oggi. Padri che monopolizzano spazi e risorse disponibili, senza curarsi del bene comune; figli che dipendono morbosamente dalla famiglia, senza coraggio né capacità di immaginare un futuro diverso: sono alcuni dei motivi che rendono l’Italia un paese che non cresce, dove i giovani hanno scarso peso e poca voce. Sullo sfondo un interrogativo ineludibile: è ancora possibile, per i figli, un pieno riscatto o appare sempre più concreta l’inquietante ipotesi di un “salto di generazione”?

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Aggiornamento del 3 ottobre 2013:

Quando la meritocrazia non c’è i risultati si vedono (anche se sarebbe meglio dire “NON” si vedono): complimenti agli autori di Report per aver realizzato questa bella puntata:

http://www.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-485e8d31-3ecc-4cca-a2ce-6d6ddcf98d62.html?refresh_ce

AL POSTO GIUSTO (Puntata del 30/09/2013)

Come siamo arrivati a questo punto? Perché se un capo partito schiocca le dita quasi tutti sono pronti a obbedire? Forse la risposta sta nel fatto che più che la competenza o l’amore per la cosa pubblica in un parlamentare si cerca la fedeltà a chi ti fa eleggere. Caratteristica favorita anche dal Porcellum, un sistema elettorale che tutti criticano ma che nessuno cambia. Ma poi c’è da far funzionare un Paese.

Per raddrizzare la Concordia abbiamo chiamato i migliori esperti mondiali. Il Governo chi ha scelto in questi mesi per rimettere in piedi un Paese devastato da una crisi senza precedenti? Quali sono i criteri di nomina dei ministri, sottosegretari e presidenti di Commissione? Siccome al di là della crisi di governo dovremmo ancora farci i conti per un po’, abbiamo cercato di comprendere quali siano i requisiti necessari per ricoprire cariche cruciali. Per questo abbiamo anche contattato tutti i componenti del Governo: ministri, viceministri e sottosegretari per chiedere direttamente a loro quale competenza avessero per ricoprire il ruolo a cui sono stati assegnati, perché sono stati scelti e da chi. Ci hanno risposto in pochi, gli altri non erano interessati alla domanda o non avevano tempo. Bernardo Iovene ha fatto la radiografia a una decina tra ministri e sottosegretari. Alcuni hanno già dimostrato incompetenza nel settore a loro assegnato, altri la competenza specifica non ce l’hanno per niente. E quale potrebbe essere l’immagine dell’Italia all’estero se il presidente della delegazione parlamentare della Nato era nello stesso tempo agli arresti domiciliari? E soprattutto qual è la ricaduta sull’ intero sistema quando chi dovrebbe farlo funzionare dichiara che “imparerà strada facendo?” Abbiamo scattato un’istantanea del primo governo a larghe intese prima dell’incidente, a futura memoria con la speranza che a chi spetterà in futuro, scelga i migliori.

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