Ecco a voi un breve riassunto delle principali misure previste dalla manovra salva-Italia del governo Monti. Ci rimane però in testa un piccolo grande dubbio, riguardante la fase di passaggio in cui Monti è stato sostituito a Berlusconi in veste di premier. Abbiamo infatti il sospetto che Berlusconi, da bravo demagogo quale si è da sempre dimostrato, resosi conto della grave situazione di rischio economico in cui versava (ed in cui versa tutt’ora) l’Italia, non abbia voluto “sporcarsi” la reputazione. L’unica soluzione per rimediare al terribile dissesto dei nostri conti pubblici, era infatti quella di alzare le tasse. Berlusconi ed il suo ministro dell’economia Tremonti hanno tergiversato diversi mesi sulla realizzazione della manovra finanziaria che a loro avrebbe dovuto competere, finchè i loro rapporti sono infine sfociati in un litigio, quindi nell’incapacità di raggiungere posizioni concordi:

“Il punto di maggior frizione tra Berlusconi e Tremonti è ovviamente su come trovare rapidamente il grosso della cifra destinata a entrare nel decreto che anticipa il pareggio di bilancio. Tremonti vorrebbe ripristinare subito l’Ici sulla prima casa accorpandola con l’Imu (la tassa sui rifiuti). Berlusconi al solo sentir parlare di prima casa gli viene l’orticaria: pensa invece ad aumentare di un punto percentuale l’Iva. Irricevibile, ragiona Tremonti, così si penalizza la crescita, si deprimono i consumi, si fa salire l’inflazione. Niente da fare. Alla fine, a dispetto dell’urgenza del provvedimento, il colloquio alla presenza di Napolitano, resta interlocutorio. Tuttavia, nella riunione successiva della maggioranza l’aumento dell’Iva non passa.”

Tratto da : http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/berlusconi-tremonti-napolitano-ici-iva-937795/ (12 agosto 2011)

Berlusconi probabilmente si è quindi arreso all’evidenza che la matematica esiste davvero e che anche i conti dello Stato non potevano esimersi dal sottostare alle sue leggi. Il suo celebre slogan “io non metto le mani nelle tasche degli italiani” (cosa che comunque non si è mai rivelata vera) sarebbe stato irrimediabilmente compromesso. Cosa fare allora? Dimettersi di propria iniziativa sarebbe stato umiliante ed avrebbe dimostrato la sua incapacità di Governare il paese nel corso di una crisi. La soluzione migliore è stata quella di aspettare… aspettare… aspettare… che qualcun altro facesse qualcosa, nel caso specifico il Presidente della Repubblica Napolitano, l’unica persona dotata di questo potere. Le nostre sorti sono così andate nelle mani di un uomo ultraottantenne, la cui carica dovrebbe essere soltanto di rappresentanza. Monti è stato eletto, per necessità, senatore a vita e successivamente premier del nuovo governo tecnico che avrebbe dovuto fronteggiare la crisi, mentre Berlusconi ha recitato la parte del premier costretto malvolentieri a dimettersi per il bene del Paese (mentre probabilmente dentro di sè faceva i salti di gioia…). In questo modo, il lavoro “sporco” è toccato farlo a Monti, mentre lui ne è uscito pubblicamente con la coscienza pulita.

Dal nostro punto di vista, Berlusconi è stato davvero molto furbo. Alle prossime elezioni potrà presentarsi di nuovo con il suo slogan rimasto candido e immacolato, nonostante il fatto che i suoi Governi (come bene o male tutti quelli che l’hanno preceduto e che a lui si sono alternati) abbiano contribuito pesantemente ad innalzare il nostro debito pubblico (vedi gli articoli “Berlusconi spendaccione: ecco quanto ci sono costate le sue manie di protagonismo” e  “Storia del debito pubblico italiano“).

Voi cosa ne pensate? Pensiamo troppo male? Forse è vero, ma c’è un detto che dice “A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre si indovina“!!!

L.D.

http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2011/12/22/AOkORIYB-manovra_previste_misure.shtml?hl

Tutte le misure previste dalla manovra Monti

22 dicembre 2011

Roma – Vale 39,97 miliardi di euro tra 2012 e 2014 la manovra «salva Italia» del governo di Mario Monti. Sul totale delle risorse raccolte, il governo destina 21,43 miliardi alla riduzione del deficit e 18,54 miliardi al rifinanziamento di spese indifferibili e a interventi di stimolo alla stagnante attività economica. Al netto dei cosiddetti «effetti indotti», cioè delle minori entrate e delle maggiori spese determinate dalle misure, le risorse raccolte dalla manovra si riducono a 34,9 miliardi, secondo l’analisi condotta dai tecnici del servizio Bilancio di Camera e Senato. Le maggiori entrate assicurano 26,99 miliardi, più di due terzi dell’intera manovra. Le minori spese ammontano a 12,99 miliardi. Le misure che incidono di più sul fronte delle entrate sono l’imposizione sulla casa (11,33 mld), l’aumento delle accise sui carburanti (5,7 miliardi) e l’addizionale regionale sull’Irpef (2,2 mld). Il nuovo bollo sulle attività finanziarie e sui conti correnti genera 1,22 miliardi nel 2012 e nel 2013 e 737 milioni nel 2014. L’aumento delle aliquote Iva per dare attuazione alla clausola di salvaguardia della precedente manovra costerà ai consumatori 16,4 miliardi a regime dal 2014. Dal lato delle spese la stretta sulle pensioni assicura più di 7 miliardi nel 2014. I minori trasferimenti a comuni, province e Regioni a statuto speciale valgono 2,8 miliardi.

La manovra riduce il deficit di 20,2 miliardi nel 2012, di 21,3 miliardi nel 2013 e di 21,4 miliardi nel 2014. Effetti simili si registrano sul fabbisogno. Tenendo conto anche degli interventi adottati questa estate con i decreti legge di luglio e agosto, la correzione è pari a quasi 76 miliardi nel 2013 e a circa 81 miliardi nel 2014.

DAL 2012 CONTRIBUTIVO PRO RATA PER TUTTI

Nel 2012 e nel 2013 l’adeguamento al 100% dell’inflazione sarà garantito solo alle pensioni superiori al triplo del minimo Inps. Aumento graduale dell’aliquota contributiva per artigiani e commercianti, che arriverà al 24% nel 2018. Da gennaio il sistema di calcolo contributivo si applicherà a tutti i versamenti secondo lo schema «pro rata». Per ritirarsi dal lavoro indipendentemente dall’età anagrafica occorreranno dal 2012 42 anni e un mese di contributi per gli uomini e 41 anni e un mese per le donne (i mesi diventeranno due nel 2013 e tre nel 2014). I requisiti saliranno al crescere della speranza di vita. Chi si ritira prima di 62 anni subirà una riduzione dell’assegno pari ad un punto percentuale per ogni anno. Il taglio sale al 2% «per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto a due anni». Novità anche per le casse private, che entro giugno 2012 dovranno adottare misure per garantire l’equilibrio tra entrate contributive e pensioni erogate con un orizzonte di 50 anni. In caso contrario scatterà anche per loro il contributivo pro-rata più un contributo di solidarietà dell’1% a carico dei pensionati sia nel 2012 sia nel 2013.

DONNE E UOMINI A 66 ANNI IN PENSIONE DAL 2018

Sale più rapidamente l’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia delle donne impiegate nel settore privato. La convergenza tra uomini e donne sarà raggiunta nel 2018 a 66 anni. Per quell’anno, tra l’altro, il requisito anagrafico sarà pari a 66 anni e sette mesi a causa del progressivo adeguamento alle aspettative di vita certificato da Istat. Più in dettaglio, l’età di accesso alla pensione di vecchiaia per le donne dipendenti del settore privato salirà a 62 anni nel 2012, a 63 anni e sei mesi dal primo gennaio 2014, a 65 anni nel 2016 e a 66 anni nel 2018. Per le lavoratrici autonome la pensione di vecchiaia sarà garantita dal prossimo anno con un’età pari a 63 anni e mezzo nel 2012, a 64 anni e mezzo a partire dal 2014, a 65 anni e mezzo nel 2016 e a 66 anni nel 2018. Gli uomini e le dipendenti pubbliche avranno diritto alla pensione di vecchiaia una volta compiuti i 66 anni già dal 2012. Un regime di deroga garantirà il ritiro dal lavoro a 64 anni ai lavoratori che entro il 2012 avranno maturato 35 anni di contributi. Potranno ritirarsi a 64 anni anche le lavoratrici del settore privato che entro il prossimo anno avranno compiuto 60 anni e versato almeno 20 anni di contributi. Sale al 15% per la quota superiore a 200.000 euro il contributo di solidarietà sulle pensioni più ricche.

IN 2050 PENSIONE A 70 ANNI O CON 45-46 ANNI DI CONTRIBUTI

Il governo calcola che nel 2050 il requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di vecchiaia ordinaria salirà a 69 anni e 9 mesi sia per gli uomini sia per le donne. Il requisito contributivo per il pensionamento anticipato indipendentemente dall’età anagrafica salirà nel 2018 a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne, che diventeranno 46 e 45 anni nel 2050.

LA TASSA SULLE ATTIVITÀ FINANZIARIE

Aumentano le tasse sui beni di lusso come barche sopra i 10 metri di lunghezza, auto con potenza superiore a 185 chilowatt e aerei privati. Novità ulteriore, la manovra modifica l’imposta di bollo sui dossier titoli introducendo un’imposizione proporzionale su tutte le attività finanziarie, eccetto fondi pensione e fondi sanitari. L’Imposta ha un’aliquota dello 0,1% nel 2012 e dello 0,15% dal 2013. Prevista un’analoga imposta con identiche aliquote anche sul valore delle attività detenute all’estero da residenti italiani. Il prelievo vale però anche per il 2011 e si calcola deducendo un credito di imposta pari all’ammontare dell’eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato in cui sono detenute le attività finanziarie.

TASSA SU SCUDO PERMANENTE, IMPOSTA SU IMMOBILI ALL’ESTERO

La manovra prevede per i capitali condonati con le quattro edizioni dello scudo fiscale «un’imposta di bollo speciale annua del 4 per mille», quindi permanente. Non solo: per gli anni 2012 e 2013 l’aliquota è fissata nella misura del 10 e del 13,5 per mille. Gettito atteso 1,461 miliardi nel 2012, 1,987 miliardi nel 2013 e 559 milioni dal 2014. Il governo introduce anche un’imposta pari allo 0,76% sul valore degli immobili situati all’estero, che dovrebbe fruttare 98,4 milioni dal 2012 in poi.

NIENTE BOLLO SU CONTO CORRENTE SOTTO 5.000 EURO DI GIACENZA

L’imposta di bollo annuale sui conti correnti di soggetti diversi da persone fisiche sale di 26,2 euro a 100 euro. Nel caso di persone fisiche, il bollo resta pari a 34,2 euro ma non è dovuto se il valore medio di giacenza annuo è pari o inferiore ai 5.000 euro. 1.

L’IMU SULLE CASE (COMPRESA LA PRIMA), SALE VALORE CATASTALE

L’Imposta municipale propria (Imu) sostituirà dal 2012 l’Ici e si applicherà anche alle prime case con un’aliquota pari allo 0,4%, che i comuni potranno aumentare o diminuire di 0,2 punti percentuali. Il governo attenua il prelievo sull’abitazione principale con una detrazione di 200 euro, che potrà salire nel 2012 e nel 2013 fino a 600 euro per le famiglie con figli a carico. Gettito atteso 3,4 miliardi nei primi due anni e 3,8 dal 2014. L’aliquota sulle seconde e terze case è dello 0,76% e i comuni la potranno alzare o diminuire di 0,3 punti percentuali. La rivalutazione delle rendite resta ferma al 5% ma aumentano i diversi moltiplicatori per il calcolo del valore catastale, ad esempio 160 per le abitazioni classificate nel gruppo A, la maggior parte. Per gli immobili di banche e assicurazioni il moltiplicatore sale da 60 a 80.

SALGONO ACCISE, DA 2012 NUOVO AUMENTO IVA

Nuovo immediato aumento per le accise su benzina e benzina senza piombo, gasolio e gas naturale per autotrazione, che assicureranno nell’intero 2012 5,7 miliardi. Dal primo ottobre del 2012 le aliquote Iva del 10 e del 21% saliranno di 2 punti percentuali per dare attuazione alla clausola di salvaguardia, su cui poggia circa un terzo dell’ultima manovra di Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. Dal 2014 le due aliquote saliranno di altri 0,5 punti percentuali. Il governo quantifica il maggior gettito in 3,28 miliardi nel 2012, 13,12 nel 2013 e 16,4 miliardi nel 2014. L’aumento dell’imposta sui consumi non si applicherà solo nel caso in cui, entro settembre 2012, sia diventato legge il processo di riduzione delle agevolazioni fiscali e assistenziali previsto dalla delega fiscale di Silvio Berlusconi. Naturalmente il taglio delle agevolazioni dovrà garantire gli stessi effetti positivi sul deficit.

SOGLIA CONTANTE A 1.000 EURO

Centrale il capitolo contro la lotta all’evasione: la manovra riduce a 1.000 euro dagli attuali 2.500 la soglia massima per i pagamenti in denaro contante e per l’utilizzo di titoli al portatore. Rischia la reclusione chi esibisce o trasmette all’amministrazione fiscale documenti in tutto o in parte falsi. Le banche dovranno comunicare periodicamente all’anagrafe tributaria i movimenti dei conti corrente. Inoltre, l’amministrazione fiscale avrà tempo fino al 31 dicembre 2013 per recuperare le somme non ancora riscosse con i condoni e le sanatorie previsti dalla Finanziaria 2003.

I NUOVI TAGLI AGLI ENTI LOCALI E L’ADDIZIONALE REGIONALE

Nuovi tagli ai comuni per 1,45 miliardi l’anno e alle province per 415 milioni. Le regioni a statuto speciale e le province autonome contribuiranno con 920 milioni di minori trasferimenti. La manovra aumenta inoltre dallo 0,9 all’1,23% l’addizionale regionale sull’Irpef. Al maggior gettito corrisponde però una riduzione di pari importo della compartecipazione all’Iva destinata al finanziamento del sistema sanitario nazionale.

GLI AIUTI ALLE BANCHE

Per fare fronte alla crisi di liquidità, le banche italiane potranno chiedere la garanzia dello Stato sulle loro passività. Il ministero dell’Economia potrà anche garantire i finanziamenti erogati discrezionalmente dalla Banca d’Italia alle banche italiane. L’articolo 9, inoltre, estende alle perdite su crediti la possibilità di trasformare in crediti di imposta le attività per imposte anticipate o Deferred tax asset (Dta). Esteso a tutto il 2011 il termine per affrancare fiscalmente i maggiori valori contabili dell’avviamento e delle altre attività immateriali dopo conferimenti, fusioni e scissioni.

SALE DEDUCIBILITÀ IRAP DA IRES, PREMI SU AUMENTI CAPITALE

La manovra non è tutta centrata sulla correzione del deficit. Dal 2012 le imprese potranno dedurre da Ires e Irpef la quota di Irap che grava sulle spese «per il personale dipendente e assimilato». Inoltre, per ogni lavoratrice e lavoratore sotto i 35 anni assunto a tempo indeterminato la parte di costo del lavoro deducibile ogni anno dall’Irap sale a 10.600 euro da 4.600 (nel Sud a 15.200 da 9.200). Le due misure valgono circa 3 miliardi l’anno. Per favorire la patrimonializzazione delle imprese la manovra consente di dedurre dal reddito imponibile il rendimento del capitale investito dagli azionisti, la cosiddetta Ace (Allowance for corporate equity). Il beneficio ammonta a 950,5 milioni nel 2012, 1,45 miliardi nel 2013 e 2,93 miliardi nel 2014. Rifinanziato il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese con l’obiettivo di mettere a disposizione garanzie per circa 20 miliardi di credito.

PRIMA (TIMIDA) SPINTA ALLA CONCORRENZA

Nei comuni con popolazione superiore a 12.500 abitanti la manovra aumenta gli esercizi in cui è possibile vendere i farmaci non rimborsati dallo Stato e senza ricetta. Spetterà tuttavia all’Aifa stabilire quali farmaci potranno essere concretamente venduti in supermercati e parafarmacie. L’articolo 31 estende la liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali a tutti i comuni, sopprimendo la limitazione, prevista dalla manovra di luglio, alle sole città turistiche e città d’arte. L’articolo 33 prevede che alcune limitazioni alla concorrenza previste dalla disciplina attuale degli ordini professionali decadano dalla data del 13 agosto 2012, anche nel caso in cui l’annunciata riforma prevista dalla legge di Stabilità non sia ancora entrata in vigore. Aumentano i poteri dell’Antitrust, che potrà impugnare i provvedimenti assunti dalle amministrazioni pubbliche lesivi della concorrenza. A dirigenti, amministratori e sindaci di banche, società finanziarie e assicurative sarà vietato assumere incarichi in gruppi concorrenti. In sede di prima applicazione i manager avranno 120 giorni per decidere quale incarico mantenere.

L’IMPEGNO A RIDURRE I TAGLI ALLE INDENNITÀ DEI PARLAMENTARI

La manovra prevede che «il Parlamento e il governo, ciascuno nell’ambito delle proprie attribuzioni, assumono immediate iniziative idonee a conseguire» l’adeguamento alla media europea delle indennità riconosciute ai parlamentari, senza fissare scadenze precise. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha garantito che il taglio sarà deciso entro il mese di gennaio 2012.

IL CAPITOLO PROVINCE

La manovra limita alle funzioni di indirizzo e di coordinamento le funzioni delle province. Al termine di un percorso che durerà alcuni anni, le province non avranno più giunte ma solo un presidente e un consiglio di non più di 10 membri. Entro fine 2012 dovranno essere trasferite a regioni e comuni le funzioni svolte oggi dalle province, i cui organi andranno a naturale scadenza. Le province il cui mandato scade l’anno prossimo saranno amministrate da un commissario.

TETTO (CON DEROGA) PER LO STIPENDIO DEI MANAGER PUBBLICI

L’articolo 23-ter prevede che la remunerazione complessiva dei dirigenti pubblici non potrà superare il trattamento del primo presidente della Corte di Cassazione. Tuttavia, un decreto della presidenza del Consiglio potrà prevedere deroghe «motivate». Le società non quotate controllate dallo Stato saranno classificate per fasce. A ogni fascia corrisponderà un compenso massimo per i dirigenti al quale i consigli di amministrazione dovranno fare riferimento.

http://www.ilsitodelledonne.it/2011/12/lavoro-femminile-le-agevolazioni-gli-incentivi-nelle-intenzioni-del-governo-monti/

Lavoro femminile: le agevolazioni e gli incentivi nelle intenzioni del Governo Monti

Lo sgravio fiscale per le imprese che puntino sul lavoro femminile e l’assunzione di donne e giovani è una delle grandi novità presentate dalla manovra Monti.

Ed è anche fra i pochi elementi della finanziaria che punti ad aumentare la crescita.

In particolare è prevista la totale deducibilità delle imposte dirette Irpef e Ires e la diminuzione delle imposte sul reddito delle società. Ecco come funzionano.

Per i contratti di apprendistato: i datori di lavoro con più di 9 dipendenti che assumano da Gennaio2012 aDicembre 2016 giovani con contratto di apprendistato e agevolino il lavoro femminile assumendo donne avranno uno sgravio contributivo del 100% per un periodo di tre anni, dal terzo anno in avanti lo sgravio sarà del 10%;

Contratti di inserimento: viene riconosciuto un contributo a tutti i datori di lavoro che incentivano il lavoro femminile stipulando contratti con donne di qualunque età purché prive di un impiego da almeno sei mesi e che risiedano in territori con tasso di disoccupazione superiore al 20% o che superi di 10 punti quello maschile;

Contratti part-time: abrogato l’obbligo di convalida del contratto part-time stipulato tra datore e lavoratore da parte del centro per il lavoro della provincia di riferimento e le parti potranno accordarsi sulla flessibilità dell’orario lavorativo;

Telelavoro: si prevede un bonus per i datori di lavoro che assumano con questa tipologia di contratto che rientrerà tra le misure di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro;

Contratti di prossimità: prorogati gli incentivi e gli sgravi fiscali già previsti dalla legge del 06/07/2011.

In definitiva lo sgravio IRES per assunzioni di donne e giovani sotto i 35 anni varrà 4.600€ o 10.600€; al sud invece benefici maggiori: 9.200€ e 15.000€.

Fanno poi parte del pacchetto del ministero dello Sviluppo Economico per far crescere l’economia anche l’Aiuto della Crescita Economica che punta a eliminare il divario esistente tra le aziende che si finanziano a debito e quelle che reinvenstono all’interno della propria attività gli utili ricavati. Si tratta di uno sgravio Irpef e Irap e di un’agevolazione pari al 3% in più dell’utile investito. Questo per combattere uno dei mali tradizionali del sistema imprenditoriale italiano: la scarsità di reinvestimento del capitale all’interno della propria attività.

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