Caro Babbo Monti, oggi è il 23 dicembre 2011, è Natale e vorrei scriverti una letterina. Ma l’unica cosa che mi viene in mente, in una ipotetica lista dei desideri, è questa: portaci fuori dalla crisi, senza possibilmente farci troppo male. Ieri, 22 dicembre, finalmente la tua manovra è stata approvata definitivamente anche al Senato. C’è chi pensa che non ci sia nulla di originale in questa manovra pre-natalizia, questo in parte sarà anche vero. Ma credo che la crisi economica (anche se già si parla di recessione più che di semplice crisi) e la nostra situazione particolarmente critica, dovuta ad un debito pubblico sproporzionato e ad un PIL che stenta ad aumentare, abbiano reso necessarie tali misure. Noi italiani, nel frattempo, cerchiamo di risparmiare un pochino, ma cerchiamo anche di non fare troppe rinunce, per non sentire troppo la crisi.

Allora, caro Babbo Monti, il primo regalo ce l’hai fatto, spero tanto però che a questo ne possano presto seguire tanti altri. Caro Babbo Monti, rivoluziona per favore il più possibile questa carretta di uno Stato italiano che da troppo tempo ci stiamo trascinando, portaci tanto lavoro e toglici dalla disoccupazione, salvaci dal cancro dell’evasione e della corruzione, rendi questo Paese migliore grazie alla cultura e alla tecnologia. Sappiamo tutti che non è facile, che i mali dell’Italia sono tanti e sono anche ben radicati nelle nostre mentalità. E’ vero, probabilmente siamo egoisti e tendiamo a pensare in termini di breve/brevissimo periodo. Le tasse e i sacrifici no, le vacanze e i divertimenti si. Speriamo che le tasse non facciano troppo male e che quest’idillio non finisca nel peggiore dei modi, ma cerca per favore di fare questa cosa: rendici consapevoli che un piccolo male oggi può generare un grande bene domani, e soprattutto… fai in modo che questo bene di domani non tardi troppo ad arrivare!

L.D.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-18/politica-idee-battere-crisi-081028.shtml?uuid=AagwZKVE

Una politica delle idee per battere la crisi

di Guido Rossi

Richard Posner, un po’ scherzando e un po’ no, riferisce che la battuta più frequente tra gli economisti è oggi la seguente: «La recessione è quando il tuo vicino perde il lavoro; la depressione è quando sei tu stesso a perderlo» e aggiunge che gli economisti possono fare gli spiritosi sulle recessioni e sulle depressioni, perché loro non ne sono mai toccati. […] Anche in Italia la previsione per il 2012 – ammessane l’attendibilità – di un calo del Pil dell’1,6% e 800mila posti di lavoro in meno ha fatto dichiarare al Centro studi della Confindustria che l’Italia è in recessione, affermazione condivisa anche dal ministro Passera. Personalmente sarei più del parere di Posner che in verità quella attuale, pur con altre caratteristiche, non pare diversa dalla Grande Depressione del 1929. Sulle cause s’è ormai scritto tutto e il suo contrario.

Resta ora da verificare quali possono essere le possibili vie d’uscita e della ripresa. Tra queste, per quanto ci riguarda, la prima è certamente quella di continuare verso la creazione di uno Stato federale europeo […] le politiche di crescita e di equità per gli Stati, come quello italiano, gravemente indebitati devono essere postergate alla riduzione del debito e a una iniziale politica di austerità, ma non dimenticate. Attenzione, perché l’austerità aumenta le ineguaglianze e favorisce la disoccupazione, la quale più alta è più diminuiscono le entrate fiscali, sicché il deficit del bilancio statale non cala, provocando una ancora maggiore austerità. Bisogna interrompere questo circolo vizioso. […]

In verità un programma di austerità si può presentare, come in Italia, particolarmente necessario per il largo deficit, soprattutto per fare il primo passo d’uscita dalla depressione, cercando di imbrigliare la speculazione. Tuttavia, non appena sia possibile, tanto a seguito delle politiche europee quanto a quelle interne, pare essenziale una politica di diminuzione delle tasse per le classi meno abbienti e le imprese, e di stimoli anticiclici alla spesa pubblica, come è stato fatto, ad esempio, dal governo Obama in larga misura (anche attraverso assegni alle famiglie) e dalla stessa Germania, che ha attuato un aggressivo programma di finanziamento alle imprese per mantenere i posti di lavoro durante la depressione. Soluzione che ha permesso a quest’ultima di dettare spavaldamente regole europee per combattere il deficit di bilancio, anziché la depressione e la disoccupazione. In conclusione, pur nelle difficoltà attuali, è evidente che provvedimenti a favore dell’occupazione, soprattutto giovanile, con particolare riguardo all’istruzione, coperti magari da entrate ottenute dalla vendita di molti beni inutilmente di proprietà dello Stato, se rapidamente posti in essere, lasciano ben sperare che il catastrofismo delle varie Cassandre possa essere sostituito da una più serena politica delle idee.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-27/economist-monti-premier-ferro-152055.shtml

Economist: Monti premier “di ferro” come la Thatcher. Ft: sulle sue spalle il destino dell’Europa

di Elysa Fazzino

Mario Monti come Margaret Thatcher? Come la Lady di Ferro con lo sciopero dei minatori – nota l’Economist – anche il primo ministro italiano affronta una raffica di scioperi. Come nella Gran Bretagna di allora, anche in Italia sono in gioco le riforme. Ma le similitudini si fermano qui. La Thatcher cadde in seguito al suo “no, no, no” alla moneta unica, che provocò una ribellione Tory, ricorda il Financial Times, evocando per contrasto l’europeismo dell’Italia, che favorì il “grande salto” degli anni ’80 verso l’integrazione europea. E ora, dopo due decenni di assenza – scrive il Ft – “l’Italia torna al centro della scena mondiale” e il destino dell’Europa “poggia sulle spalle di Monti”. […] In un editoriale firmato da Philip Stephens e intitolato “L’Europa poggia sulle spalle di Monti”, il Financial Times saluta il ritorno dell’Italia a un ruolo di rilievo in Europa e nel mondo. “L’Italia è tornata”, esordisce l’articolo. “La tedesca Angela Merkel è al vertice del potere europeo. Il francese Nicolas Sarkozy può considerarsi il leader più energico del continente. Mario Monti è il più interessante. Dopo un’assenza durata un paio di decenni l’Italia è tornata in scena. […] “L’era di Silvio Berlusconi ha messo fine all’influenza italiana”, sottolinea il Financial Times. Anche se sempre ben accolto da Vladimir Putin, “Berlusconi era evitato dai colleghi europei”, che lo consideravano come causa di “irritazione o imbarazzo”. Monti, “un accademico serio con un piano serio”, è “differente” sotto ogni aspetto. “Berlusconi – ricorda il Ft – prendeva in giro l’aspetto della signora Merkel. Monti parla con lei di economia”.

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Aggiornamento del 19 febbraio 2013:

Pienamente d’accordo con l’analisi del seguente articolo: Monti è riuscito a ridare all’Italia quella credibilità e quella stima che aveva perso grazie a Berlusconi. Purtroppo  la situazione economica dell’Italia non è migliorata, per colpa del perdurare della crisi economica da una parte, ma in concorrenza di colpa anche con un bilancio dei conti dello Stato gravemente compromesso dai governi precedenti. Il quasi impossibile compito di ridurre la spesa pubblica tramite la spending review è miseramente fallito, come è fallito ogni tentativo di riduzione dei costi della politica. Ma chi è stato a rendere così elevata la spesa pubblica? Di certo non il governo Monti…

Berlusconi ora può ben criticare il governo Monti per non aver migliorato i dati sull’economia, ma tutto ciò è in gran parte una diretta conseguenza dell’assenza di lungimiranza da parte dei governi di destra da lui stesso presieduti, ma anche dei governi di sinistra che ai precedenti si sono alternati in quest’ultimo ventennio.

Monti è riuscito a salvarci in extremis e questo è un merito che gli va riconosciuto. Non potevamo di certo pretendere che facesse anche dei miracoli…

L.D.

http://www.ecograffi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=758:governo-monti-ad-un-passo-dai-cento-giorni&catid=5:attualita&Itemid=18

GOVERNO MONTI : 100 VOLTE GRAZIE

Di ANTONELLA FRONTANI

Ad un passo  dai cento giorni di governo tecnico, l’Italia trae le sue conclusioni.

Furono i primi cento giorni di governo condotti dal Presidente americano Franklin Delano Roosevelt durante la delicata fase della Grande Depressione,  a trasformare  questo segmento di periodo, in  unità di misura per una prima analisi di operato governativo. Dunque, oggi, ad un passo dai cento giorni del governo Monti, gli italiani possono fare un bilancio.

Non si tratterà, però,  di un consumato rituale, ma del delicato passaggio dalla Seconda Repubblica, ormai dichiarata morta, alla Terza, piena di speranze.

E’ indiscutibile la straordinaria capacità che ha avuto questo governo tecnico  di deviare il percorso rovinoso che stava conducendo il nostro paese al fallimento, e ammirevole il repentino recupero  di credibilità che l’Italia è riuscita ad ottenere nella scena internazionale.

Il paese  era  allo stremo delle forze e, nella condizione di “sorvegliato speciale”, nessuno era più disposto a dargli  fiducia. La classe politica s’affannava ad azzannarsi in televisione, aumentando sempre più la consapevolezza delle irrepararabili fratture tra le forze che ci avrebbero dovuto guidare: non avevamo più speranze.

Certo, non tutto sta procedendo secondo gli ambiziosi obiettivi e, seppur con grande riconoscenza per il lavoro finora svolto, dall’ analisi dettagliata dei  provvedimenti adottati emerge qualche aspettativa disattesa, ma nulla a che vedere con la triste paralisi che colpiva il nostro paese solo tre mesi fa.

Era una guerriglia quotidiana in cui tutti lottavano contro tutti per la difesa di un pugno di elettori orami sempre più sfiduciati, e quel martirio ci condannava da una lenta asfissia che ci avrebbe condotto alla morte, cioè all’espulsione dall’Europa.

“Grazie” è una parola d’obbligo per ognuno degli interventi operati  dal governo Monti.

Grazie per aver restituito al paese  una credibilità internazionale che si credeva perduta, e per aver riscattato  gli italiani  dal clichè  di arruffoni, incapaci e corrotti.

Grazie per aver bocciato con fermezza la candidatura alle Olimpiadi di Roma del 2020, perché la saggezza suggerisce che , in un momento di difficoltà finanziaria, l’evento non sarebbe stato uno stimolo alla crescita ma un ulteriore occasione di sperpero e corruzione. A tal proposito, sarebbe stato opportuno  bocciare anche l’Expo di Milano ( gli eventi in Italia non hanno speranze di salvezza, ovunque avvengano).

Grazie per aver formulato il decreto salva Italia che prevede una manovra da 20 miliardi in tre anni. Era un compito difficile e la necessaria rapidità lo rendeva impossibile.

Grazie per aver dato vita all’articolo 36 del suddetto decreto, quello che permetterà di combattere gli intrecci di potere che stritolano il nostro capitalismo. Questa norma impedisce ad un consigliere di amministrazione di sedere nel consiglio di due imprese finanziarie o assicurative concorrenti: insperata conquista!

Grazie per aver operato una riforma delle pensioni senza provocare la rivoluzione sociale.

Grazie per aver dato vita alla prima vera lotta all’evasione, che prevede l’abolizione del segreto bancario e la tracciabilità delle transazioni finanziarie. La tassazione degli immobili per finanziare gli enti locali, ci equiparrà  al resto del mondo.

Grazie, infinitamente grazie, per aver previsto la tassazione del patrimonio di proprietà della Chiesa: nessuno avrebbe avuto tanto coraggio. Niente giustificava più tanto sperpero.

Grazie, anche se non tutto risulta perfetto.

Non convince la riforma del mercato del lavoro per la quale il Presidente Monti ha operato una scelta accorta sul piano internazionale, quanto insufficiente  su quello interno. Le riforme avviate rappresentano una risposta precisa alla lettera, inviata a novembre, dal commissario europeo Ollin Rehn ,che sarà certamente contento ma,  tenuto conto del disastroso quadro economico , senza una politica di occupazione è difficile che le riforme legislative adombrate creino il necessario numero di posti di lavoro, e  la conseguente ripresa del mercato del lavoro.

Un calo di entusiasmo si è registrato a proposito nel campo delle  liberalizzazioni.

L’esito di queste riforme è ancora appesa al filo degli emendamenti che il Parlamento approverà nei prossimi giorni.

Certo, il grande merito da riconoscere al governo tecnico è stato quello di aver inserito il provvedimento nell’agenda della politica e nella mentalità degli italiani.  Merita fiducia, questoa decisione che è ancora tutto da dimostrare.

La perplessità resta anche per ciò che attiene alla riforma delle pensioni, perché l’eliminazione delle indicizzazioni di parte delle pensioni è profondamente iniqua: si sarebbe dovuta fare in base ai contributi versati in passato.

Se è un successo la lotta all’evasione, è ancora mancante una vera politica fiscale e ciò su cui, per ora, si è spento il sorriso degli italiani, sono i provvedimenti per i tagli ai costi della politica. Sparirà davvero il sottobosco politico di province e fondazioni?

Si, c’è qualche cosa da limare nel lavoro di questo governo ma il senso di rassicurazione, ammirazione e stima che ha prodotto in ognuno di noi è un valore  inestimabile.

L’avevano definito un governo “tecnico”, come se  l’aggettivo ponesse un’ombra di incompetenza rispetto alle abilità politiche. E’ stata la sua forza, potendo operare in piena libertà dai vincoli che la politica, stanca e corrotta, impone. Ciò che , però, ha fatto la differenza è stata la grande competenza, che non si vedeva da anni a Palazzo, e la straordinaria “capacità politica” di Monti e del suo Governo, che ha spiazzato i mestieranti improvvisati della politica.

Un governo che ha saputo operare quelle riforme che i predecessori avevano solo enunciato e poi schiacciato tra le loro opposte maggioranze; che ha saputo dialogare con scioltezza e autorevolezza con i paesi europei, gli Usa e l’inestricabile, impenetrabile mondo del Vaticano; che tratta con sindacati e Confindustria, ma che non  si perde nella palude delle infinite trattative prendendo decisioni entro le scadenze previste. Indipendentemente da tutti.

Un governo tecnico che ha compiuto, con il suo operato, il più grande insegnamento politico.

Io ne sono commossa. Come tutti gli italiani…..

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