Nonostante NOI ITALIANI avessimo deciso, con un apposito referendum del 1993, di non voler più elargire finanziamenti ai partiti, i nostri politici, con una apposita legge studiata ad hoc per aggirare l’esito a loro sfavorevole di tale voto, si sono ugualmente auto-elargiti (con i soldi delle nostre tasse, ovviamente) dei finanziamenti più che sostanziosi. Alla fine fanno sempre quello che vogliono loro, andando contro l’espressa volontà di noi cittadini. Si può ancora chiamare “democrazia” questa secondo voi?

Quello che servirebbe sarebbe una maggior trasparenza di tutti i flussi di denaro che passano per i partiti, in modo tale da ottenere un controllo preciso e diffuso di queste ingenti somme di denaro ed evitare così che, come oggi accade grazie all’aiuto della disinformazione generale, questo denaro sparisca misteriosamente o scivoli casualmente in qualche conto corrente privato…

N.B. in molti paesi esteri questa forma di controllo diffuso viene messa efficacemente in pratica, soltanto da noi si fa tutto di nascosto…

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Aggiornamento del 12 aprile 2012:

Nasce la “Commissione per la trasparenza e il controllo dei bilanci”:

http://www.ilquotidianoitaliano.it/politica/2012/04/news/finanziamenti-ai-partiti-accordo-nella-maggioranza-nasce-la-commissione-per-la-trasparenza-e-il-controllo-dei-bilanci-143691.html/

[…] composta dal Presidente della Corte dei conti, dal presidente del Consiglio di Stato e dal primo presidente della Corte di cassazione […] “effettuerà il controllo dei rendiconti, delle relazioni e delle note integrative dei bilanci che i singoli partiti saranno tenuti a depositare entro il 15 luglio di ogni anno”. In caso di irregolarità, “i Presidenti della Camera e del Senato provvederanno ad applicare, su proposta della Commissione, sanzioni amministrative pecuniarie pari a tre volte le irregolarità commesse”. […]

Intanto però non rinunciano ad intascare l’ultima rata dei rimborsi elettorali, relativa alle consultazioni del 2008…

http://www.iltempo.it/2012/04/08/1333710-partiti_milioni.shtml (08/04/2012)

Il 31 luglio i movimenti politici otterranno 100 milioni di euro, l’ultima rata dei 503 milioni di rimborsi elettorali per le consultazioni del 2008. […] in piena recessione, con le famiglie italiane alle prese con l’aumento delle aliquote locali, il pagamento dell’Imu e i rincari (a ottobre l’Iva passerà dal 21 al 23%), i partiti otterranno un’altra vagonata di soldi. Non sarebbe il caso di bloccarli? Di approvare un decreto per restituirli ai cittadini? Magari per finanziare contributi alle imprese o per i disoccupati? Nessuno, per ora, s’è posto il problema.[…]

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Aggiornamento del 18 aprile 2012:

Sembra che a luglio la cifra che i partiti incasseranno sia quasi pari al doppio di quella inizialmente annunciata, ovverossia di 180 anzichè 100 milioni di euro!!

http://isegretidellacasta.blogspot.it/2012/04/un-altra-balla-non-sono-100-ma-180-i.html?m=1

Alla luce di tutto ciò, non vi sembra che ci stiano prendendo, come sempre, in giro?

L.D.

http://www.ilgiornale.it/interni/i_rimborsi_facili_partiti_spendono_10_incassano_100/19-12-2011/articolo-id=563108-page=0-comments=1

I rimborsi facili dei partiti: spendono 10, incassano 100

Nel 2008 gli indennizzi elettorali sono costati 291 milioni. Prc ha ricevuto soldi anche quando non era più alle Camere. E dire che un referendum aveva abolito i contributi

di Gabriele Villa – 19 dicembre 2011

Ma non dovevamo vederci più? Vi ricordate il finanziamento pubblico ai partiti? Non l’avevamo impacchettato e spedito nella soffitta del non ritorno, grazie al provvidenziale referendum del 1993 col quale, oltre il 90 per cento degli italiani, che andarono alle urne, decise di abolirlo?

Andò così, certo, fu abolito. Per poi rientrare di soppiatto dalla porta secondaria, nel grande edificio degli sprechi di Stato. Sotto una spudoratissima forma: una legge, approvata, subito dopo il referendum, che concedeva ai partiti politici un «contributo per le spese elettorali». Una legge, immediatamente applicata in occasione delle elezioni del 27 e 28 marzo 1994, dal meccanismo perverso quanto redditizio. Certificato, anzi, denunciato dalla stessa Corte dei Conti.

Seguiteci lungo questa assurda strada dello spreco dissennato e intanto pensate alle pensioni tagliate, all’Ici, al superbollo che dovremo pagare e che porteranno un’inezia di quattrini alla finanza pubblica rispetto a quanto si potrebbe incassare se si avesse il coraggio davvero di dare un taglio a questo escamotage nato solo per sottrarre denaro agli italiani. Con il provvedimento che stabilisce i rimborsi elettorali, attraverso il quale i partiti si finanziano, la legge attribuisce, e questa è la prima macroscopica assurdità, un valore economico ad ogni voto e ripaga i partiti moltiplicando questo valore per il numero dei voti ottenuti alle elezioni. Così basta sfogliare il rapporto della Corte dei Conti per cogliere chiaramente l’enorme differenza tra spese sostenute e rimborso percepito. Di fatto il rimborso viene calcolato sulla percentuale dei consensi che ogni partito ottiene, ma questa percentuale viene automaticamente proiettata sul numero degli elettori, e non su quello, reale, dei votanti effettivi. In questo modo i partiti riescono a riscuotere il rimborso anche per voti che non hanno ottenuto: per le schede bianche, per quelle nulle e addirittura per coloro che a votare non ci sono andati per niente.

Che ve ne pare? C’è di più, se la legislatura finisce prima del tempo i partiti continuano comunque a ricevere le rate del rimborso, sommandole a quelle della legislatura successiva. Ma più delle parole in questo caso contano le cifre: nell’anno 2008 i partiti politici hanno avuto diritto ad incassare: 99,9 milioni di euro per la terza rata del contributo pubblico per le elezioni politiche del 2006; 100,6 milioni per la prima rata del contributo per le elezioni politiche del 2008; 41,6 milioni per la quarta rata del contributo per le elezioni regionali del 2005; 49,4 milioni per la quinta rata del contributo per le elezioni europee del 2004. In totale 291,5 milioni di euro nel solo anno 2008.

E continuiamo con altre assurdità nell’assurdità: dal 2008 il partito Rifondazione Comunista non è presente in Parlamento ma ha continuato ad incassare (fino al 2010) la sua quota del «rimborso» delle elezioni del 9 e 10 aprile 2006, quando aveva battuto tutti i record: le spese complessivamente accertate dalla Corte dei Conti erano state di un milione e 636mila euro e i voti ottenuti gli avevano dato il diritto di ricevere dalla pubblica amministrazione 6 milioni e 987mila euro all’anno per cinque anni. In totale 34 milioni 932mila euro (fonte: Corte dei Conti, relazione sulle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006, pagina 269). Quindi, fatti due conti: 100 euro investiti da Rifondazione Comunista nella campagna elettorale del 2006 sono diventati 2.135 euro.

Restiamo alle elezioni del 2008. Le spese certificate dalla Corte dei Conti della Lega Nord sono state 2 milioni e 940mila euro e i voti ottenuti gli hanno dato il diritto di ricevere dalla pubblica amministrazione un «rimborso» di 8 milioni e 277mila euro all’anno per cinque anni. In totale 41 milioni 385mila euro. Dunque al Carroccio per ogni 100 euro spesi ne sono stati «rimborsati» complessivamente 1.408. Questo per le elezioni del 2008, che si sommano ai «rimborsi» relativi alle elezioni del 2006. Per quanto riguarda Pdl e Pd, la Corte dei Conti ha certificato che per le elezioni del 2008 il primo ha speso 54 milioni e ne incasserà 206 (il «rimborso» è stato uguale al 381 per cento della spesa) mentre il secondo, dopo averne speso 18, ne incasserà 180 (il «rimborso» rappresenta il 1.000 per cento della spesa).

Se è vero come è vero che la Corte dei Conti ha scritto che «quello che viene normativamente definito contributo per il rimborso delle spese elettorali è, in realtà, un vero e proprio finanziamento» è anche vero che la stessa Corte dei Conti ha ricostruito la storia di questi «rimborsi»: dopo il referendum del 1993 si sono svolte cinque elezioni politiche, tre europee e tre regionali. Per queste elezioni i partiti politici hanno speso in totale 579 milioni di euro e hanno incassato, come «rimborsi» delle loro spese elettorali, 2.254 milioni di euro. Questi numeri non includono ancora i «rimborsi» per le Europee del 2009 e per le Regionali del 2010.

Giusto per capire ancora meglio questo clamoroso regalo ai partiti e arrabbiarci un po’ di più, considerate che l’imposta sui capitali rientrati dall’estero, il famoso «scudo fiscale», nel 2009 ha dato un gettito di 5.013 milioni: dunque i rimborsi elettorali di questi anni sono costati agli italiani quasi la metà dello «scudo fiscale». Eppure oltre 31 milioni di italiani col referendum del 1993 scelsero di non dare più una lira ai partiti.

Finanziamento pubblico ai partiti (da Wikipedia):

[…]

Il referendum del 1993 e l’abrogazione della norma

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Referendum abrogativi del 1993 per l’abrogazione del finanziamento ai partiti.

Il referendum abrogativo promosso dai Radicali Italiani dell’aprile 1993 vede il 90,3% dei voti espressi a favore dell’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti, nel clima di sfiducia che succede allo scandalo di Tangentopoli.

La reintroduzione dei “rimborsi elettorali” nel 1994

Nello stesso dicembre 1993 il Parlamento aggiorna, con la legge n. 515 del 10 dicembre 1993, la già esistente legge sui rimborsi elettorali, definiti “contributo per le spese elettorali”, subito applicata in occasione delle elezioni del 27 marzo 1994. Per l’intera legislatura vengono erogati in unica soluzione 47 milioni di euro.

La stessa norma viene applicata in occasione delle successive elezioni politiche del 21 aprile 1996.

Il 4 per mille ai partiti politici (1997)

La legge n. 2 del 2 gennaio 1997, intitolata “Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici” reintroduce di fatto il finanziamento pubblico ai partiti.

Il provvedimento prevede la possibilità per i contribuenti, al momento della dichiarazione dei redditi, di destinare il 4 per mille dell’imposta sul reddito al finanziamento di partiti e movimenti politici (pur senza poter indicare a quale partito), per un totale massimo di 56.810.000 euro, da erogarsi ai partiti entro il 31 gennaio di ogni anno. Per il solo anno 1997 viene introdotta una norma transitoria che fissa un fondo di 82.633.000 euro per l’anno in corso.

Il Comitato radicale promotore del referendum del 1993 sull’abolizione del finanziamento pubblico tenta il ricorso rispetto al tradimento dell’esito referendario, ma pur essendo stato riconosciuto in precedenza come potere dello Stato, gli viene negata dalla Corte Costituzionale la possibilità di depositare tale ricorso.

Sempre la legge 2/1997 introduce l’obbligo per i partiti di redigere un bilancio per competenza, comprendente stato patrimoniale e conto economico, il cui controllo è affidato alla Presidenza della Camera. La Corte dei Conti può controllare solo il rendiconto delle spese elettorali.

L’adesione alla contribuzione volontaria per destinare il 4 per mille ai partiti resta minima.

La legge n. 157 del 3 giugno 1999, “Nuove norme in materia di rimborso delle spese elettorali e abrogazione delle disposizioni concernenti la contribuzione volontaria ai movimenti e partiti politici”, reintroduce un finanziamento pubblico completo per i partiti. Il rimborso elettorale previsto non ha infatti attinenza diretta con le spese effettivamente sostenute per le campagne elettorali. La legge 157 prevede cinque fondi: per elezioni alla Camera, al Senato, al Parlamento Europeo, Regionali, e per i referendum, erogati in rate annuali, per 193.713.000 euro in caso di legislatura politica completa (l’erogazione viene interrotta in caso di fine anticipata della legislatura). La legge entra in vigore con le elezioni politiche italiane del 2001.

La normativa viene modificata dalla legge n. 156 del 26 luglio 2002, “Disposizioni in materia di rimborsi elettorali”, che trasforma in annuale il fondo e abbassa dal 4 all’1% il quorum per ottenere il rimborso elettorale. L’ammontare da erogare, per Camera e Senato, nel caso di legislatura completa, più che raddoppia, passando da 193.713.000 euro a 468.853.675 euro.

Infine, con la legge n. 51 del 23 febbraio 2006: l’erogazione è dovuta per tutti e cinque gli anni di legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva. Con quest’ultima modifica l’aumento è esponenziale. Con la crisi politica italiana del 2008, i partiti iniziano a percepire il doppio dei fondi, giacché ricevono contemporaneamente le quote annuali relative alla XV Legislatura della Repubblica Italiana e alla XVI Legislatura della Repubblica Italiana. […]

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http://isegretidellacasta.blogspot.com/2012/02/scheda-come-i-partiti-si-sono-intascati.html?m=1

sabato 4 febbraio 2012

Scheda: Come i partiti si sono intascati due miliardi di euro di rimorsi elettorali…

La scheda comparativa tra le spese complessive dei partiti e i rimborsi elettorali ricevuti in tutte le principali consultazioni elettive della Seconda Repubblica. Ovvero come i partiti si sono intascati due miliardi di euro in pochi anni:

Quindi i cosiddetti “rimborsi” non solo sono di manica molto larga, poichè, come è possibile osservare dalla tabella qui sopra riportata, sono in realtà dei “guadagni” in quanto di moooolto superiori alle effettive spese sostenute, ma sono anche destinati ai partiti che non esistono più, fino alla fine della legislatura.

L.D.

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Libro “I soldi dei partiti – Tutta la verità sul finanziamento alla politica in Italia” di Elio Veltri e Francesco Paola

Il finanziamento pubblico ai partiti in Italia, chiamato “rimborso delle spese elettorali” per aggirare il referendum abrogativo del 1993 e la tagliola della Corte Costituzionale, è il più elevato del mondo: 200 milioni di euro all’anno, con il minore controllo in assoluto. I soldi dei rimborsi – che per legge devono andare ai partiti – possono così essere riscossi da associazioni costituite da poche persone in nome del partito o dirottati altrove senza che nessuno abbia qualcosa da eccepire. Elio Veltri e Francesco Paola ripercorrono la storia dei finanziamenti dalla loro introduzione, nel 1974, alla progressiva degenerazione, fino ai giorni nostri. Per arrivare a delle proposte concrete: regole chiare e non modificabili a seconda delle convenienze, per dare risposte alla rabbia dei cittadini che ormai riconoscono nei partiti oligarchie e clan familiari, in cui omertà, familismo amorale e fedeltà hanno sostituito militanza, rigore morale, impegno per il bene comune.

Libro “Partiti S.p.a.” di Paolo Bracalini

Idrovore che assorbono finanziamenti, possiedono centinaia di immobili, spendono milioni in modo misterioso, creano società per scopi spesso molto distanti dalla politica (il gioco d’azzardo, costruzioni, agenzie turistiche, vendita di biciclette etc.). I partiti sono i veri padroni della cosa pubblica, non solo perché decidono leggi e nomine, ma perché sono ormai piccoli imperi con un potere economico notevole, che viene alimentato dalle istituzioni che sono controllate dagli stessi partiti, in un circolo vizioso inquietante. Si calcola che dal 1994 al 2010 i partiti abbiano ingoiato quasi 3 miliardi di euro di rimborsi elettorali (all’interno del libro il dettaglio della tesoreria su tutte i rimborsi elettorali, dalle regionali alle europee alle politiche). Li chiamano così ma non sono affatto rimborsi, perché le spese elettorali dichiarate da partiti (e verificate dalla Corte dei conti) per lo stesso periodo, ammontano a 579 milioni di euro, quasi un quarto. Il resto? Mancia.

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http://www.politica24.it/articolo/finanziamenti-ai-partiti-i-nostri-so9ldi-anche-a-quelli-estinti/21371/

Finanziamenti ai partiti, i nostri soldi anche a quelli estinti

I nostri soldi, quelli pubblici, sono stati spesi anche con i finanziamenti a favore di quei partiti politici che, ormai, sono estinti. Com’è noto, infatti, i politici hanno costruito una legge sui rimborsi ai partiti che prevede il loro mantenimento per tutta una legislatura, anche se questa è durata di meno. Ne consegue che, per esempio, chi ha partecipato alle elezioni del 2006, ha percepito i soldi pubblici fino al 2010, anche se non esisteva più. È il caso, fra gli altri, di Ulivo e Unione, con il finanziamento pubblico che è stato suddiviso fra i loro eredi ma che, in qualche caso, hanno preso vie traverse e si sono persi nei meandri bui delle macchinose impalcature dei partiti. I partiti estinti possono essere conosciuti grazie ad un elenco che si trova in uno dei più piccoli uffici della Camera, dove sono scritti tutti i finanziamenti pubblici, i partiti politici, i rendiconti, i crediti, le spese effettuate.

Da uno studio di questa catasta di pagine, si potrebbero scoprire interessanti novità sul finanziamento pubblico dei partiti e farsi un’idea più chiara di quello che accade all’interno di queste associazioni private ma di valenza pubblica. Un finanziamento che, a volte, subisce le sottrazioni di denaro pubblico da parte di qualcuno, come nel caso della Margherita, partito politico estinto, e del suo ex tesoriere Luigi Lusi che ha distratto 13 milioni di euro da quelle casse. Oltre all’ex partito di Francesco Rutelli, ci sono altri grandi partiti che sono passati all’interno di nuovi movimenti.

È facile pensare a Forza Italia, ad Alleanza Nazionale, ai DS. Se nello schieramento di destra, i partiti estinti e trasformati sono stati pochi, a sinistra, invece, le estinzioni e le trasformazioni sono state più numerose. Una di queste, la Sinistra Arcobaleno, ha goduto vita breve ma riceve ancora i rimborsi elettorali con i soldi pubblici per la sua partecipazione alle ultime politiche. Andiamo a spulciare, caso per caso, quanto hanno inciso i soldi pubblici al funzionamento dei partiti estinti.

Alleanza Nazionale

Si tratta dell’ex partito fondato da Gianfranco Fini, nato dalle ceneri del vecchio Msi-Dn e proclamato nella famosa riunione di Fiuggi. La data ufficiale della fine di AN è del marzo 2009, tuttavia i suoi appartenenti partecipano alle elezioni del 2008 con nella lista del Popolo della Libertà, alla pari con quelli di Forza Italia. Sebbene il partito di AN risulti estinto, però, continuano i rimborsi pubblici per le politiche del 2006, le europee del 2004, le regionali del 2005. In tutto, il partito estinto di AN riceve soldi pubblici per 22.251.447 euro, per l’anno 2008; l’anno seguente, AN continua a ricevere 15.827.454 euro come rimborso pubblico; l’anno 2010, invece, AN registra un introito di 12.765.159 euro. Ultima rata da non dimenticare, riguarda anche quella ricevuta nel 2011, solo per il Molise, di 27.069 euro. Un tesoretto ingente che mette in lotta tutti coloro che possono accedervi, scatenando una guerra interna fra coloro che sono rimasti nel Pdl, Gasparri, La Russa e Matteoli, e coloro che sono confluiti in Fli, con Fini. L’affare della casa di Montecarlo rientra in questa zuffa economica. Secondo i documenti presenti alla Camera, il patrimonio di AN supera gli 83 milioni di euro, mentre il suo avanzo è di 6.683.294 euro.

Forza Italia

Il partito estinto di Forza Italia fu fondato da Silvio Berlusconi, con la sua famosa discesa in campo. Fra quelli estinti, è il partito che incassa più degli altri il finanziamento pubblico. Il suo destino è segnato quando Berlusconi sale sul predellino dell’auto a piazza San Babila, a Milano, e annuncia il Popolo della Libertà. Forza Italia, tuttavia, per il 2005 ed il 2006, incassa 42 milioni di euro. Poi, nel 2009, il partito estinto riuscirà a incassare anche 30.267.789 euro e, nel 2010, 25.024.000 euro. L’anno più ristretto è il 2011, per il quale il partito estinto ha ricevuto 59.358 euro per le elezioni in Molise. Al contrario di AN, però Forza Italia chiude con un bilancio in passivo, con un disavanzo di oltre 6 milioni di euro, giustificato dalla relazione di Sandro Bondi: “Forza Italia è intervenuta a sostegno dell’attività del Pdl da un punto di vista organizzativo e operativo tramite la messa a disposizione di diverse strutture periferiche e di proprie strutture centrali”.

DS

I Democratici di Sinistra sono stati soppiantati, nel 2007, dalla nascita del Partito Democratico. Alla pari degli altri partiti estinti, però, ricevono i rimborsi dei soldi pubblici per il 2006, al Senato ma non alla Camera dove c’era ancora l’Ulivo, e per il 2005. Per l’anno 2008, poi, ricevono soldi pubblici per un importo pari a 11.729.880 euro. L’anno seguente la somma pubblica è leggermente inferiore: 11.104.087 euro. I rimborsi per il 2010, invece, prevedono 9.446.375 euro, periodo per il quale è prevista l’ultima rata del Senato e le consultazioni di Molise e Sicilia. Anche per i DS, ultimo rimborso per il 2011 con le regionale nel Molise: 32.605 euro. Il partito estinto dei DS, nel bilancio 2010, prevedeva un avanzo di 5.588.000 euro. Da segnalare che, nello stesso anno, i DS avevano ricevuto 9.515.000 euro di contributi, da persone fisiche, e altri 9.500.000 euro giustificati sotto una strana voce: altri. In gran parte si tratta di soldi che non sono mai confluiti nel Pd e che vengono reclamati.

Ulivo e Unione

Si tratta di un gruppo che non è mai stato partito, ma il collante dei due partiti della Margherita e dei DS per le elezioni del 2006. Un’aggregazione politica che si è estinta con la caduta del governo Prodi. Tuttavia, l’Ulivo ha ricevuto soldi pubblici dal 2008 in poi: 23 milioni di euro per le politiche del 2006; per le europee del 2004; per le regionali del 2005. Come rimborso per l’anno 2009, invece, ha ricevuto 14.024.591 euro. Furono oltre 15 i milioni incassati nel 2010: soldi pubblici che finirono nelle casse dei DS e della Margherita, rendicontati da elementi come Luigi Lusi, tesoriere della Margherita, e Ugo Sposetti, tutti e due firmatari dei bilanci. Per quanto riguarda l’Unione, i soldi pubblici ricevuti sono stati, per il 2008, 1.500.000 euro; per il 2009, 641.707 euro; per il 2010, 695.449 euro.

Sinistra Arcobaleno

Questo gruppo politico, ormai estinto, teneva insieme Rifondazione comunista; i Comunisti italiani; Federazione dei Verdi; Sinistra democratica. Tutti partiti riuniti insieme per cercare di vincere le elezioni del 2008. Una tornata elettorale, però, che si rivelò nefasta per la Sinistra Arcobaleno, in quanto non si unì in apparentamento con nessuno e, in concomitanza, ebbe uno smacco dal Pd di Valter Veltroni, a causa del quale la SA fu estromessa dal Parlamento. Grandi furono le polemiche di Fausto Bertinotti, capo della coalizione. Dopo, quei partiti andarono ognuno per la loro strada, incassando però 1.914.428 euro, per il 2008; 1.668.569 euro, per il 2009; 1.794.742 euro, per il 2010; 1.730.152 euro, per il 2011. Il bilancio del 2010 fu chiuso con un avanzo di 696.594 euro.

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