http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/sette-idee-sulla-ricerca-monti

Sette idee sulla ricerca per Monti

La ricerca scientifica e l’innovazione costituiscono uno dei terreni su cui si gioca il futuro dell’Italia. Il Gruppo 2003 (http://www.gruppo2003.org), che raccoglie scienziati italiani altamente citati nella letteratura scientifica internazionale, intende portare il suo contributo di riflessione e proposta nell’affrontare questo passaggio critico nella vita del nostro paese.

Nel contesto di una visione generale formulata dal Gruppo 2003 e ispirata al normale modo di fare ricerca scientifica nei paesi più avanzati, il Gruppo propone 7 punti critici essenziali per affrontare in modo costruttivo questo difficile passaggio. Questo perché i dati disponibili (ad esempio la competitività dei nostri giovani a livello di European research council) dimostrano che il paese dispone ancora di un patrimonio di risorse intellettuali, passione e dedizione che chiede solo di essere messo a frutto.

1) Investimenti

Da sempre il nostro paese investe poco in ricerca e la ricerca non costituisce una priorità. Nel contesto della crisi finanziaria, mentre alcuni paesi hanno scommesso sulla ricerca (ad esempio la Francia con un investimento di 39 miliardi di euro), in Italia la ricerca scientifica e l’istruzione superiore hanno subito tagli lineari come tutte le altre attività, senza tener conto dei rischi per la sopravvivenza stessa della ricerca nel nostro paese. Il Gruppo 2003 propone che il nuovo governo effettui una rivalutazione dei tagli e trovi il modo per finanziare almeno quelle aree di ricerca che possano costituire un volano per una ripresa del nostro sviluppo. Chiediamo al governo un segnale forte di attenzione alla ricerca scientifica e all’istruzione superiore, in un contesto di valutazione e promozione del merito.

 2) Affidabilità

A risorse invariate, è essenziale che l’erogazione delle stesse avvenga in modo affidabile dal punto di vista dei bandi e dell’effettiva disponibilità di denaro. Ideale sarebbe che vi fosse un unico ministero (per esempio il MIUR) erogatore per ottimizzare la spesa. Meglio poche risorse, ma messe a bando in modo affidabile ogni anno (come nel caso dei progetti PRIN di rilevanza nazionale finanziati dal MIUR), che non una distribuzione erratica come è successo anche recentemente. In particolare, sono assolutamente da evitare distribuzioni a pioggia. Come avviene in Europa, anche le istituzioni no-profit devono poter partecipare ai bandi, mentre attualmente il MIUR limita la possibilità di partecipare alle università e il Ministero della Salute agli IRCCS.

 3) Valutazione

Il fondamento di un sano sistema di ricerca è la valutazione dei pari (peer-review), cui deve corrispondere assegnazione differenziale di risorse. L’implementazione dell’attività dell’Agenzia nazionale per la valutazione dell’Università e della ricerca (ANVUR) costituisce dunque una priorità assoluta. Ancora, a livello più molecolare, si tratta di prendere esempio da attività filantropiche private come AIRC – Associazione Italiana per la ricerca sul cancro e Telethon, che hanno messo in atto sistemi di valutazione affidabili e trasparenti dei progetti di ricerca internazionali.

 4) Trasparenza

Un altro fondamento di un sano sistema di ricerca è costituito dai progetti proposti dai ricercatori stessi (bottom up). Iniziative di assegnazione di risorse dall’alto (top down) devono essere fatte per tematiche coerenti con la natura di questi meccanismi di finanziamento (ad esempio per la costruzione di strutture o grandi strumentazioni). Troppo spesso, anche recentemente, si sono utilizzati meccanismi top down in modo inappropriato e non trasparente.

 5) Togliere lacci e lacciuoli

Il nostro sistema di ricerca soffre di una grande quantità di lacci e lacciuoli che impediscono di sfruttare al meglio le già scarse risorse disponibili. Alcuni di questi sono stati identificati e segnalati dal Comitato di Esperti per la Politica della Ricerca (CEPR, http://www.cepr.it). A titolo di esempio, recentemente il MIUR ha assegnato finanziamenti significativi ai giovani, denominati “Un futuro in ricerca”, con un meccanismo di peer-review. Ebbene, fra questi, i giovani che vengono arruolati come ricercatori a tempo determinato in Università non possono poi, per la natura del contratto, competere per finanziamenti Europei. E’ un controsenso: un po’ come se scegliessimo i puledri migliori ma impedissimo loro di correre nelle competizioni internazionali. Tutti questi lacci e lacciouli vanno rimossi il più velocemente possibile, affinché il potenziale dei nostri ricercatori giovani e meno giovani si esprima al meglio in una situazione difficile.

6) Cervelli in entrata

Un grave anomalia del nostro sistema paese è costituita dalle difficoltà amministrative e burocratiche che si oppongono a reclutare ricercatori dall’estero. Questo fa sì che il paese partecipi alla corsa all’oro del terzo millennio (l’oro grigio dei cervelli) solo come donatore. Chiediamo la costituzione di percorsi preferenziali per l’entrata nel paese di ricercatori, rimuovendo prassi lunghe, farraginose e umilianti.

7) Interazione con l’industria

Tutti i dati disponibili indicano che il trasferimento all’industria nel nostro paese è gravemente insufficiente, ben al di sotto degli standard internazionali. L’imbuto costituito dal passaggio dalla ricerca fondamentale al trasferimento è molto più stretto di quanto non sia negli altri paesi avanzati. E’ necessario implementare leve che risolvano questo imbuto: criteri di valutazione (ANVUR) e leve fiscali che facilitino l’interazione fra società civile, compresa l’industria, e ricerca accademica.

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Aggiornamento del 5 ottobre 2012:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/cammino-verde

Un cammino verde

di Roberto Fattorusso – 2 ottobre 2012

[…] Si oscilla, in genere, tra due estremi, entrambi insostenibili. Da un lato la totale separazione tra la ricerca accademica, che accetta la sfida (peraltro molto spesso con successo) di competere con il resto del mondo alle frontiere della conoscenza, e il sistema delle imprese, che non sanno come trasformare le nuove conoscenze scientifiche in sviluppo tecnologico; dall’altro, la subordinazione della ricerca alle necessità delle imprese, con la riduzione della ricerca scientifica in sviluppo tecnologico. Nessuno di questi due estremi può funzionare. Se il sistema produttivo europeo, largamente fondato sulle piccole e media imprese, non può attingere alla ricerca, allora la sua capacità di competere con il resto del mondo si esaurisce. Se, al contrario, la ricerca scientifica viene trasformata in sviluppo tecnologico, è la fonte di conoscenza che si esaurisce. Occorre trovare un percorso più equilibrato tra questi due estremi. Negli Stati Uniti, per esempio, è stato trovato da tempo. Ma negli Stati Uniti la presenza della piccola e media impresa è meno marcata che in Europa. Nel nostro continente occorre trovare un percorso diverso, capace di stabilire una rete virtuosa di relazioni tra ricerca pubblica e sistema delle imprese. In qualche paese soluzioni a questo problema sono state trovate, talvolta con successo. In altri, è il caso dell’Italia, no. Quello che manca, tuttavia, è una rete di relazioni tra laboratori pubblici e piccole e medie imprese a carattere europeo.

Cominciare a costruirla, coniugando ricerca, sostenibilità e integrazione tra le piccole e medie imprese è un passo importante. Forse decisivo. Perché significa che, finalmente, l’analisi dei nostri problemi inizia a chiarirsi. E quando la diagnosi è chiara, la probabilità di somministrare la giusta terapia aumenta in maniera significativa.

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Aggiornamento del 15 novembre 2012:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/rilanciamo-dibattito-rafforzare-ricerca-italia

Rilanciamo il dibattito per rafforzare la ricerca in Italia

APPELLO DA FIRMARE!!!

[…] riteniamo di poter indicare intanto tre obiettivi generali, intorno ai quali articolare una serie di interventi e, in definitiva, un Progetto da sottoporre alle responsabilità politiche che avranno manifestato una apertura e una condivisione nel tradurre questo Progetto in una azione di governo.

Questi Obiettivi generali potrebbero essere cosi espressi:

  1. Portare il sistema formativo, universitario e della ricerca ai livelli della media dell’Unione Europea nell’Arco di tempo di due legislature (politiche economiche).
  2. Promuovere nello stesso arco temporale una struttura e una specializzazione produttiva capace di perseguire obiettivi di sviluppo sostenibile del Paese (politiche industriali).
  3. Promuovere nella società civile –anche attraverso il concorso di autonome iniziative– la coscienza critica delle trasformazioni rese possibili dalla civiltà della conoscenza, nonché l’individuazione di tematiche sensibili e di interesse generale relative alla qualità etica, economica e sociale di uno sviluppo intrecciato con lo sviluppo delle conoscenze scientifiche (politiche educative).

[…] Le ipotesi d’intervento conseguenti ai tre obiettivi generali:

Portare il sistema formativo, universitario e della ricerca ai livelli della media dell’Unione Europea nell’Arco di tempo di due legislature (politiche economiche).

  • Eliminare i provvedimenti sul taglio del turn-over (in questo momento all’80%) negli Enti di ricerca e avviare rapidamente l’assunzione di almeno 1000/1500 ricercatori nelle strutture pubbliche di ricerca concludendo tale operazione nell’arco di un biennio;
  • Prevedere, a partire dal prossimo bilancio, un aumento annuo dei finanziamenti pubblici per la ricerca non inferire al 10% per le spese di investimento e del 5% sul resto (circa 0,5 miliardi all’anno, per due anni) per il recupero di operatività delle strutture.
  • Unificare nell’arco di alcuni anni il trattamento normativo e retributivo dei dipendenti delle strutture pubbliche di ricerca alla media europea;
  • Attuare una reale autonomia statutaria degli EPR in modo che la partecipazione delle comunità scientifiche interne sia effettivamente promotrice dello sviluppo degli Enti stessi; […]
  • Definire uno strumento finanziario pubblico che assicuri gli investimenti a rischio e le relative valutazioni sulle prospettive e sulle strutture competitive e di mercato esistenti, relative agli specifici interventi attuativi di Progetti di particolare rilevanza economica.
  • […] Per parte nazionale è necessario costruire da un lato una parallela capacità in materia di scelte strategiche e, dall’altro, le condizioni materiali per partecipare all’utilizzazione dei fondi comunitari tenendo presente che la possibilità di concorrere implica una preesistente disponibilità di risorse.
  • Definire una sede politica di valutazione e approvazione di grandi Progetti pluriennali di ricerca/innovazione/sviluppo, nazionali o internazionali, rispondenti a valutazioni d’interesse nazionale, oltre che coerenti con i principi di uno sviluppo sostenibile. Tale CIPE Sviluppo/Innovazione deve essere incaricato anche di controllare, aggiornare e valutare i relativi andamenti e i risultati di tali Progetti.
  • Particolarmente urgenti appaiono le revisioni della didattica disciplinare nel settore scientifico-tecnico a tutti i livelli.

Promuovere nello stesso arco temporale una struttura e una specializzazione produttiva capace di perseguire obiettivi di sviluppo sostenibile del paese (politiche industriali).

  • Articolare il trasferimento di risorse finanziarie pubbliche per spese in R&S a favore del sistema delle imprese sulla base di tre criteri:
    – rendere le agevolazioni orizzontali e automatiche alla R&S delle imprese omogenee con quelle operanti negli altri paesi dell’U.E..
    – ospitare presso laboratori pubblici e con appositi accordi personale delle imprese impegnato in Progetti comuni di sviluppo;
    – contribuire alla realizzazione di progetti di Sviluppo con copertura da parte pubblica sino al 50% dei costi allorché proposti dalle imprese e gestiti congiuntamente e sino all’80 % se proposti e gestiti dal pubblico.
  • Esistono tematiche che per la loro rilevanza strategica in materia di sviluppo sostenibile, chiamano in causa una pluralità di responsabilità politiche e strumentali che devono convergere verso il raggiungimento di obiettivi coerenti. […] E’ questo attualmente il caso del tema dell’Energia.
  • Attribuire alle strutture pubbliche di ricerca oltre che la responsabilità di definire e graduare gli impegni in materia di ricerca fondamentale e di ricerca libera, la possibilità di assumere l’iniziativa in materia di trasferimento tecnologico, di presentazioni di progetti d’innovazione, ecc. di stabilire accordi con il sistema economico, industriale e finanziario, nonché stabilire norme generali per la cessione delle conoscenze tali da favorire le azioni di applicazione e diffusione al sistema produttivo nazionale unitamente al controllo di tali sviluppi.

Promuovere nella società la coscienza critica delle trasformazioni rese possibili dalla civiltà della conoscenza (politiche educative).

  • Recuperare i finanziamenti alle scuole e alle Università private da riversare sulle scuole e sulle Università pubbliche e, inoltre, per avviare una riforma della scuola dell’obbligo sino a 18 anni come luogo sociale di formazione del cittadino.
  • Prevedere risorse per un piano di formazione e disseminazione della cultura scientifica al fine di educare e innalzare la capacità della società italiana di comprendere e utilizzare i risultati delle ricerche e il loro impiego per lo sviluppo sostenibile.
  • Sostenere le istituzioni culturali come l’Accademia dei Lincei, le Biblioteche Nazionali, ecc… inserendole in un sistema integrato della ricerca italiana al fine di creare sinergie e promuovere contributi per il trasferimento della conoscenza verso la società.
  • Creare un’azione politica trasversale ai diversi ministeri (Ricerca e Università, Scuola, Ambiente, Agricoltura, Beni Culturali, Economia e Sviluppo, Sanità) per determinare azioni strategiche nazionali finalizzate all’aumento della competitività del sistema della ricerca italiano promuovendo trasferimento di conoscenze e multidisciplinarietà (ad esempio affrontando in modo integrato sfide e problematiche riguardanti sviluppo economico, ambiente e sanità).

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Aggiornamento del 17 dicembre 2012:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/rilancio-della-ricerca-italia-da-dove-cominciare

Rilancio della ricerca in Italia, da dove cominciare

Carlo Bernardini

[…] Dando per scontato che un obiettivo sia quello di raggiungere investimenti confrontabili con quelli pubblici e privati dei più avanzati paesi europei, eventualmente recuperandoli da spese impopolari (come quelle militari, o alla chiesa cattolica o quelle della lauta gestione di organismi politici centrali e locali) di cui buona parte degli italiani ha avuto modo di percepire il peso, sarà anche opportuno riflettere sugli eccessi dell’apparato burocratico, per snellire molti impacci normativi pur nel rispetto dei controlli di spesa.

Un primo punto riguarda l’assoluta necessità di stabilire un rapporto collaborativo con la comunità confindustriale per concordare con gli imprenditori la reciproca convenienza di specifici investimenti e dell’apertura alle competenze specialistiche nelle funzioni dirigenti: è ormai provato, nei paesi avanzati, che le ricadute della ricerca di base sui prodotti innovativi fanno spesso miracoli.

Un secondo punto riguarda una riforma qualitativa degli insegnamenti scolastici (e dell’adeguamento delle retribuzioni ai docenti) che consenta l’anticipo consapevole di scelte disciplinari opzionali già nell’arco preuniversitario, rinunciando a ostinati enciclopedismi ormai impossibili. Così pure quanto riguarda l’assegnazione e lo svolgimento di tesi di ricerca dovrebbe essere aperto, oltre che agli Enti Pubblici, anche alla ricerca industriale, mediante convenzioni qualificate approvate dagli organismi accademici  preposti alla formazione.

Un terzo punto riguarda la possibilità di immettere a pieno titolo in attività di ricerca i laureati di secondo livello; il che implica una revisione del dottorato dall’attuale funzione di prosecuzione degli studi a una funzione di ricercatore senza obiettivi routinari come lo svolgimento di una tesi ma con l’obiettivo di acquisire titoli con pubblicazioni scientifiche individuali o di gruppo. Questo forse consentirebbe, dopo un breve periodo di godimento di borse, l’immissione per titoli in un ruolo di ricercatore a tempo indeterminato; in alcuni casi, una vera carriera di capaci e meritevoli potrebbe avere inizio già a 26-27 anni e non alle soglie dei 40 anni come ora accade. I consigli di Dipartimento dovrebbero organizzare collegi di docenti affidabili a cui devolvere il tutoraggio dei neolaureati in questo periodo post laurea sia in gruppi che in collaborazioni con singoli docenti. I titoli acquisiti dal ricercatore sarebbero utilizzati per l’accesso all’ordinariato senza l’inutile parcheggio nel ruolo di associato. Il vantaggio di trasferire le responsabilità a persone qualificate più giovani di quanto non lo siano oggi con la normativa vigente è senza dubbio un progresso.

In vista della programmazione di un rilancio della ricerca, gli aspiranti parlamentari dovrebbero, pur non entrando necessariamente nel merito dei contenuti disciplinari, disporre della documentazione storica di come la cultura e la scienza hanno cambiato le sorti del’umanità. Nella nota [1] abbiamo indicato sommariamente due riferimenti utili a capire la passata presenza e il ruolo degli scienziati italiani nel mondo; pensiamo che questa rappresentazione del passato sia purtroppo un elemento dell’ignoranza diffusa che ostacola le azioni positive di ripresa economica e sociale: questa proposta, apparentemente stravagante ed eccessiva, corrisponderebbe in realtà a fare cultura anche nell’attività politica, ricorrendo a fatti di grande interesse pubblico e non solo a riferimenti ideologici.

Riferimenti:
[1] Cf. p.es,: Angelo Guerraggio, Pietro Nastasi,L’Italia degli scienziati, B.Mondadori, 2010; AA.VV. Scienziati d’Italia, Codice 2011

12 dicembre, 2012

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