Vi proponiamo qui un bellissimo strumento interattivo per conoscere coloro che sono stati tra i più grandi scienziati italiani che hanno segnato non solo la storia del nostro Paese ma la storia del mondo intero. Un capitolo importante della cultura nazionale, quello dei nostri scienziati tricolori, così bistrattati dall’attuale sistema scolastico e culturale. Sarebbe bello poter attuare, come proposto dal professor Redi nell’ultimo capitolo del suo libro “Il biologo furioso“, delle “visite scientifiche” delle nostre città, oltre alle solite visite storico-artistiche. Il nostro patrimonio storico pullula di illustri scienziati di cui i nomi e le imprese scientifiche  vengono dimenticati quando non ancor più tristemente del tutto ignorati. Quale disonore portiamo alla nostra nazione e a coloro che hanno donato onore al suo nome nel mondo! Ma ancor di più si dovrebbe vergognare di tutto ciò la classe politica, come sempre, incapace di dar forza, anche culturalmente oltre che economicamente, ad un tale patrimonio intellettuale: in rapporto al PIL, la spesa italiana in Ricerca&Sviluppo è sempre stato, da circa vent’anni a questa parte, di un ordine di grandezza quasi irrisorio. Questa spesa è andata dallo 0,86% nel 1981 fino all’ 1,14% nel 2006, per raggiungere l’1,2% nel 2008. Ma messi così, mi domando, dove vogliamo andare? Secondo me non andremo di certo molto lontano, saremo cioè sempre destinati a rincorrere affannosamente uno sviluppo che non raggiungeremo mai, se non grazie all’aiuto di tecnologie estere che saremo costretti  a pagare sempre più a caro prezzo!

L.D.

www.scienzainrete.it/italia150

150 scienziati d’Italia

Ogni giorno verrà aggiunto uno scienziato italiano fino ad arrivare a 150. E’ possibile interagire con l’archivio degli scienziati sfogliando i ritratti, scorrendo la linea del tempo o cercando sulla mappa.

Per navigare nei ritratti fare un click sui pallini sopra i nomi degli scienziati: cliccando sul nome o sulla foto si accede alla pagina dedicata allo scienziato.

Per navigare nella linea del tempo posizionarsi nella linea delle decadi o in quella dei secoli e trascinare la linea avanti e indietro. Cliccando sui nomi si può visualizzare al volo il ritratto e cliccare per accedere alla pagina dello scienziato.

Nella mappa ogni indicatore rappresenta uno scienziato. Cliccando sull’indicatore si può visualizzare il ritratto e cliccare per accedere alla pagina dello scienziato.

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Aggiornamento del 16 ottobre 2012:

Volterra, grande matematico italiano

72 anni fa moriva Vito Volterra, scienziato che ha vissuto la parabola dell’Italia, dalla sua nascita al fascismo

 di Caterina Visco

Il suo soprannome era Signor Scienza Italiana. Per oltre mezzo secolo secolo infatti, dall’inizio della sua carriera scolastica fino alla sua morte, l’ 11 ottobre 1940, Vito Volterra è stato il simbolo della ricerca italiana nel Paese e all’estero. La stella di Volterra ha cominciato a brillare sin da adolescente, quando ha cominciato a dedicarsi allo studio della matematica e della fisica a livelli altissimi, ottenendo poi un successo dietro l’altro: dall’ingresso alla Scuola Normale Superiore di Pisa, all’assegnamento di una cattedra universitaria, quella di meccanica razionale all’Università di Pisa, a soli 23 anni. Gli studiosi di ogni branca della scienza (apparentemente solo i chimici potrebbero sentirsi esclusi, ma in fondo a loro il ‘900 ha regalato Primo Levi) hanno un debito di riconoscenza con il genio marchigiano: i matematici per lo sviluppo dell’analisi funzionale e delle equazioni che portano il suo nome; i fisici per i lavori sulla dislocazione dei cristalli e sui materiali duttili; i biologi per il modello, condiviso (ma sviluppato in maniera indipendente) con Alfred Lotka, per lo studio della dinamica preda-predatore rappresentato dalle equazioni Lotka-Volterra.Nel corso della sua lunga vita professionale, Vito Volterra non ha mai smesso di studiare e di promuovere la scienza. Neanche durante la Prima Guerra Mondiale alla quale partecipa, cinquantacinquenne, arruolandosi nel Corpo Militare degli Ingegneri del Regio Esercito Italiano. Durante il conflitto, oltre a occuparsi di studi balistici e della messa a punto dei dirigibili (per i quali propone di sostituire l’idrogeno infiammabile con il più stabile elio), fonda l’Ufficio invenzioni e ricerche, consapevole che i periodi di guerra sono spesso i più favorevoli al progresso tecnologico e scientifico, attraverso il quale cerca di favorire anche una collaborazione scientifica e intellettuale tra i paesi dell’Intesa.Sarà proprio questo il principio ispiratore che lo accompagnerà per tutta la vita: l’entusiasmo e lo spirito del Risorgimento in cui è nato e cresciuto, ne hanno fatto fin da giovane un promotore della collaborazione scientifica e intellettuale tra i ricercatori. A lui si devono organi come la Società italiana di fisica e il Consiglio nazionale delle ricerche, di cui è stato il primo presidente, prima di lasciare il posto a Guglielmo Marconi.A farne il simbolo della Scienza italiana però, più che i risultati e i riconoscimenti, è la sua stessa storia. Nato il 3 maggio 1860, due giorni prima della partenza di Garibaldi e dei Mille, e coetaneo dell’Italia, ha seguito la stessa parabola del paese: la crescita e il successo durante i primi sessant’anni del Regno e poi il declino e la caduta, con l’avvento del fascismo.Al regime Volterra si è sempre opposto, in primo luogo in quanto ebreo, poi in quanto intellettuale e scienziato tra i firmatari Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Lo aveva sfidato pubblicamente in Parlamento, nel suo ruolo di senatore, e all’Università di Roma, da cui venne cacciato dopo aver rifiutato di prestare (insieme a soli altri 12 docenti su 1200) il giuramento di fedeltà al fascismo. Esule per alcuni anni in Spagna e Francia, tornò in Italia giusto in tempo per assistere al suo ingresso nella Seconda Guerra Mondiale, e morire.

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Gli scienziati italiani e l’unità nazionale

Un convegno ricorda il contributo della comunità scientifica al Risorgimento e allo sviluppo sociale ed economico del nuovo Stato. Cogliendo l’occasione per lanciare una proposta per far uscire la cultura scientifica dal ghetto in cui spesso è confinata oggi in Italia

[…] Da Stanislao Cannizzaro a Vito Volterra

Anche se non molti lo ricordano, la comunità scientifica italiana ha partecipato in modo molto attivo al Risorgimento e alla costruzione dello Stato unitario. Basti ricordare i nomi del chimico Stanislao Cannizzaro, che dovette riparare in Francia dopo la partecipazione ai moti siciliani del 1848, per impegnarsi successivamente, come senatore, alla creazione del sistema di istruzione pubblica del nuovo Stato. O il fisico Carlo Matteucci, che partecipò ai moti del 1948 sostenendo idee non lontane da quelle di Carlo Cattaneo, o ancora Quintino Sella, ricordato come ministro delle finanze ma non per i suoi lavori nel campo dell’ingegneria e della mineralogia. Per non parlare dell’impegno profuso nei decenni successivi all’unità da Vito Volterra, firmatario del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce e uno dei dodici professori universitari italiani che si rifiutarono di prestare il giuramento di fedeltà al fascismo.In effetti, negli ultimi cento anni questo ruolo della comunità scientifica è stato sostanzialmente dimenticato, con conseguenze sia sul piano della politica culturale che sul piano scientifico e storiografico.
Proposte di politica culturale

Dal punto di vista della politica culturale – osserva Giovanni Paoloni, storico della scienza e docente all’Università Sapienza di Roma – questo oblio ha contribuito a chiudere la scienza nel ghetto in cui è oggi confinata in Italia, vista in una funzione meramente strumentale e tecnica. Non a caso sia la storia “interna” sia quella “esterna” della scienza – ossia le vicende relative allo sviluppo delle singole discipline da un lato, e le relazioni che si possono intravedere fra la vita dei ricercatori, le loro concezioni e i più ampi eventi storici, sociali ed economici del tempo, dall’altro – sono sostanzialmente assenti dall’insegnamento. Ed è proprio a questo livello che è necessario intervenire per far uscire la cultura scientifica dal ghetto, agendo durante la fase di formazione dei giovani e facendo rientrare, la storia della scienza nei corsi di storia, perché è proprio in primo luogo sulla storia che si fonda la coscienza dell’identità culturale del proprio paese. Dal punto di vista scientifico-storiografico, i promotori del convegno intendono stimolare e valorizzare una prospettiva interdisciplinare che permetta agli storici delle diverse materie di porre domande nuove e mettere in risalto la reale portata della partecipazione di scienziati e i tecnologi al progresso sociale ed economico del Paese. In genere, per esempio si guarda unicamente alle ricadute della scienza e della tecnica sul solo sviluppo industriale, rischiando di dimentiche che per molti decenni dopo l’unità, l’Italia continuò a essere un paese sostanzialmente agricolo e dotato di ben poche infrastrutture di respiro nazionale. Il contributo della comunità scientifica alla modernizzazione dell’agricoltura e alla creazione di infrastrutture è una pagina in buona parte ancora da scrivere.

14 novembre 2011

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Libro “Buongiorno prof. Budinich. La storia eccezionale di un fisico italiano” di Pietro Greco e Federica Manzoli 

Paolo Budinich è l’unico italiano insignito della medaglia d’oro della TWAS (Third World Academy of Science) per ciò che ha compiuto per la cultura scientifica dei paesi in via di sviluppo. È uno di quei grandi personaggi che hanno fatto la storia italiana senza essere sotto la luce dei riflettori. Nel volume si racconta come, da allievo di W. Heisenberg, egli, nato a Lussino nel 1916, abbia contribuito con i suoi lavori alla storia della fisica italiana e come, con la sua capacità di sognatore realista, sia riuscito a realizzare il cosiddetto “sistema Trieste”, coinvolgendo fattivamente il premio Nobel A. Salam e quei politici italiani che, negli anni ’40 e ’50, sapevano pensare con lungimiranza al futuro dell’Italia. A novembre il grande fisico compirà 90 anni e verrà organizzato in suo onore un importantissimo convegno dalla SISSA (Società Internazionale Superiore di Studi Avanzati) a cui, tra gli altri, parteciperà il Ministro della Ricerca Fabio Mussi.

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Libro “Alfonso Maria Liquori. Il risveglio scientifico negli anni ’60 a Napoli” di Pietro Greco, Lelio Mazzarella, Guido Barone 

Alfonso Maria Liquori ha rappresentato una delle personalità più complesse fra gli scienziati che operarono a Napoli negli anni ’60 del secolo scorso. Le pietre angolari del suo agire erano la interdisciplinarità, il cosmopolitismo e la visione umanistica della scienza. Liquori ha lasciato un segno indelebile nella storia della Chimica a Napoli. La sua capacità di coltivare rapporti profondi con colleghi, anche stranieri, e con i suoi collaboratori, lo portò a stabilire una fitta rete di relazioni scientifiche e umane, sia all’interno del mondo internazionale, sia in ambito locale. In particolare promosse un fervente sodalizio con tutti quegli scienziati, in particolare Eduardo Caianiello, Alberto Monroy e Adriano Buzzati Traverso, che maggiormente contribuirono alla creazione del clima di rinnovamento e di risveglio culturale di quegli anni, nel generoso tentativo di influenzare il futuro della città. Questo gruppo si legò poi alla iniziativa dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, ideato, fondato e sostenuto ancora oggi dall’avvocato Gerardo Marotta, che li chiamò a far parte del Consiglio Scientifico. Questo libro vuol essere una testimonianza del determinante contributo di Alfonso Maria Liquori agli eventi di quel periodo, così ricco di stimoli culturali e di attività scientifiche di alto livello, tra cui la fondazione dell’EMBO, concretizzata a Ravello, contributo a cui finora non è stato dato sufficiente risalto.

Gli autori hanno voluto pubblicare questo libro a 50 anni dalla assegnazione del Premio Nobel a Ziegler e Natta. Con Natta e i suoi allievi Liquori collaborò per la formazione del Centro Nazionale di Chimica delle Macromolecole, con due delle otto Sezioni collocate a Napoli e dirette rispettivamente dallo stesso Liquori e da Paolo Corradini.

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Libro “L’Italia intelligente – Adriano Buzzati-Traverso e il Laboratorio internazionale di genetica e biofisica (1962-69)” di Francesco Cassata

Nella primavera del 1962, a Napoli, il Laboratorio internazionale di genetica e biofisica (Ligb) iniziava le proprie attività. La costituzione del laboratorio rappresentava il coronamento di una battaglia decennale condotta dal suo fondatore, Adriano Buzzati-Traverso – fratello dello scrittore Dino – per rinnovare e modernizzare l’organizzazione della ricerca scientifica in Italia. In pochi anni, il Ligb raggiunse fama di livello internazionale, candidandosi a possibile sede del futuro laboratorio europeo di biologia molecolare. Ma qualcosa andò storto. Nel 1969, infatti, quando era ormai alle porte un accordo internazionale con l’Università di Berkeley per la costituzione a Napoli della prima scuola di dottorato in biologia molecolare in Italia, il Laboratorio venne travolto da una profonda crisi, che vide significativamente affiancati, contro il comune avversario, da un lato alcuni settori dell’università e del Cnr, ostili all’esperimento di Buzzati fin dagli esordi, e dall’altro una compagine di tecnici, ricercatori e borsisti, pronti a occupare il laboratorio e a scagliarsi contro la direzione, etichettando la biologia molecolare come «scienza borghese», «americana» e «reazionaria». Attraverso una ricerca basata su un’ampia e inedita base documentaria, Francesco Cassata racconta un caso esemplare che ha molto da dire all’Italia di oggi. Le vicende politico-istituzionali e la storia della scienza si intrecciano, portando alla luce una serie di questioni tra loro connesse: la nascita, nell’Europa della guerra fredda, dell’egemonia statunitense in campo scientifico; la cooperazione scientifica internazionale; la crisi del sistema universitario e l’organizzazione della ricerca nel nostro paese. Questioni nate nell’Italia del boom, un’Italia che, da quel momento in poi, troppo spesso ha sprecato il talento e il genio dei suoi cervelli, perdendo competitività e smettendo di scommettere sul proprio futuro.

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Aggiornamento del 19 agosto 2015:

http://www.lescienze.it/archivio/articoli/2015/08/03/news/ricci_geni_ed_epigenetica-2713108/

Ricci, geni ed epigenetica

Oggi l’epigenetica è un settore consolidato, il cui fondatore è considerato il britannico Conrad Hal Waddington. Ma il primo a osservare il principale meccanismo epigenetico, la metilazione, fu l’italiano Eduardo Scarano, che nel 1965 pubblicò un articolo sulla metilazione nel riccio di mare. La scoperta avvenne al Laboratorio internazionale di genetica e biofisica di Napoli, che per qualche anno fu un fiore all’occhiello per la biologia molecolare italiana. Quella pubblicazione però rimase poco conosciuta per una decina d’anni: mancavano le tecnologie necessarie per capire appieno il significato della scoperta. Scarano si dedicò ad altro, e il suo ruolo pionieristico venne disperso.

di Rossella Costa e Mauro Capocci – 03 agosto 2015

Libro “Eduardo Scarano. Uno scienziato antesignano della epigenetica” di G. Chieffi, F. Scarano (a cura di)

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