Si potrebbe scrivere un’equivalenza: EFFICIENZA ENERGETICA = RISPARMIO. Risparmio sia nelle nostre bollette che nelle “bollette” dello Stato, nel senso che, se tutti fossimo  più efficienti energeticamente, lo Stato italiano avrebbe bisogno di acquistare meno energia e combustibili fossili da altri paesi.

Ora, osservando le due immagini qui sopra riportate (si tratta di fotografie notturne scattate dallo spazio), pensate che il nostro paese sia energeticamente efficiente oppure no? Dalla quantità di illuminazione notturna del nostro bel stivale, rispetto agli altri paesi europei, sembriamo ricchissimi, siamo proprio un bell’albero di Natale: purtroppo invece, come ben sapete, l’apparenza inganna, poichè non disponiamo nè di pozzi petroliferi, nè di giacimenti di gas naturale, nè di centrali nucleari… allora un po’ spreconi forse lo siamo, che ne dite?

Negli articoli che vi proponiamo si parla in particolare di efficienza in ambito edilizio, tuttavia penso che dovremmo riflettere PARECCHIO anche sulla quantità di energia che utilizziamo per l’illuminazione pubblica. In questo caso, sembra che l’utilizzo dei LED possa avere grandi benefici… La sola cosa da fare è pensare alle strategie che si vogliono adottare, strategie che devono necessariamente essere di lungo termine, impegnandosi poi a perseguire tali obiettivi fino in fondo… questo è quello che chiediamo di fare alla nostra classe politica, di pensare al nostro futuro.

Mi piacerebbe inoltre avere spiegazioni in merito alle politiche di approvvigionamento di energia dall’estero, oltre che sul regime di tassazione applicato all’energia che noi italiani consumiamo, che, cosa che ormai non sorprende più di tanto, è ovviamente superiore nel confronto con gli altri paesi europei.

Riporto qui un estratto dalla voce “Produzione di energia elettrica in Italia” di Wikipedia:

Scambi con l’estero

Nonostante il parco centrali italiano sia in grado di coprire il fabbisogno interno, l’Italia nel 2009 è stata il primo paese al mondo per importazione netta di energia elettrica in valore assoluto (seguita dal Brasile e dagli USA). […] Va comunque menzionato che la stessa ENEL è in alcuni casi anche comproprietaria di alcuni impianti di produzione esteri; tale elettricità sarebbe dunque in questi casi ancora dell’ENEL sebbene prodotta fuori dai confini nazionali. L’importazione non è sempre proporzionale alla richiesta: il fabbisogno energetico italiano viene sostenuto da corrente prodotta all’estero per un’aliquota che può oscillare tra meno del 10% in fase diurna fino a punte massime del 25% durante la notte. Tale importazione avviene da quasi tutti i paesi confinanti, anche se le quote maggiori sono quella proveniente dalla Svizzera e, a seguire, dalla Francia […] l’importazione notturna è percentualmente molto più importante di quella diurna proprio a causa della natura della produzione elettrica con centrali nucleari; queste infatti hanno limitate possibilità di modulare in economia la potenza prodotta e quindi l’energia prodotta durante la notte (in cui l’offerta supera la domanda) ha basso costo di mercato. Ciò consente di fermare in Italia durante la notte le centrali meno efficienti e le centrali idroelettriche a bacino e di attivare le stazioni di pompaggio idriche che poi possono “rilasciare” nuovamente energia durante il giorno. Questo meccanismo ha reso economicamente conveniente l’importazione di energia dall’estero, da cui il grande sviluppo del commercio di energia negli ultimi anni. […]

Costo

Secondo dati riferiti al gennaio 2007, in Italia la corrente elettrica per uso domestico ha il costo medio, al netto della tassazione, più alto di tutta l’Unione Europea (165,8 €/MWh); il costo medio europeo si attesta infatti attorno ai 117-120 €/MWh con un minimo in Bulgaria pari a 54,7. Includendo la tassazione, l’Italia passa – sempre in media – al secondo posto, preceduta solo dalla Danimarca e seguita da Paesi Bassi, Germania e Svezia.

Il reale costo ai consumatori finali dell’elettricità è tuttavia un valore che non è quantificabile in un unico numero: infatti esso dipende fortemente dal consumo annuale per contratto: ad esempio, per le utenze domestiche fino a 1800 KWh l’Italia risulta uno dei paesi più economici, mentre le tariffe più elevate si riscontrano per consumi oltre i 3500 kWh, allo scopo di disincentivare gli elevati consumi.

Le ragioni di tale costo sono dovute a molti fattori, in parte produttivi ed in parte relativi ai meccanismi di mercato e alla distribuzione: va infatti sottolineato che il puro “costo di produzione” (già inclusi i guadagni del produttore) incide per poco più della metà del costo finale all’utente (~56% nel 3º trimestre 2008, periodo in cui petrolio e gas erano ai massimi storici, e 51% nel 1º trimestre 2009).

Economia verde

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Al giorno d’oggi si definisce economia verde (in inglese green economy), o più propriamente economia ecologica, un modello teorico di sviluppo economico che prende origine da una analisi econometrica del sistema economico dove oltre ai benefici (aumento del Prodotto Interno Lordo) di un certo regime di produzione si prende in considerazione anche l’impatto ambientale cioè i potenziali danni ambientali prodotti dall’intero ciclo di trasformazione delle materie prime a partire dalla loro estrazione, passando per il loro trasporto e trasformazione in energia e prodotti finiti fino ai possibili danni ambientali che produce la loro definitiva eliminazione o smaltimento. Tali danni spesso si ripercuotono, in un meccanismo tipico di retroazione negativa, sul PIL stesso diminuendolo a causa della riduzione di resa di attività economiche che traggono vantaggio da una buona qualità dell’ambiente come agricoltura, pesca, turismo, salute pubblica, soccorsi e ricostruzione in disastri naturali.

Questa analisi propone come soluzione misure economiche, legislative, tecnologiche e di educazione pubblica in grado di ridurre il consumo d’energia, di risorse naturali (acqua, cibo, combustibili, metalli, ecc.) e i danni ambientali promuovendo al contempo un modello di sviluppo sostenibile attraverso l’aumento dell’efficienza energetica e di produzione che produca a sua volta una diminuzione della dipendenza dall’estero, l’abbattimento delle emissioni di gas serra, la riduzione dell’inquinamento locale e globale, compreso quello elettromagnetico, fino all’istituzione di una vera e propria economia sostenibile a scala globale e duratura servendosi prevalentemente di risorse rinnovabili (come le biomasse, l’energia eolica, l’energia solare, l’energia idraulica) e procedendo al più profondo riciclaggio di ogni tipo di scarto domestico o industriale evitando il più possibile sprechi di risorse. Si tratta dunque di un modello fortemente ottimizzato dell’attuale economia di mercatoalmeno nei suoi intenti originari. […]

L.D.

 http://www.infobuildenergia.it/notizia.php?id=471

L’illuminazione pubblica a led farà risparmiare il 60%

26/01/2009

Enel Sole ha presentato ad Abu Dhabi nel corso del “World Future Energy Summit” il nuovo sistema di illuminazione pubblica basato su tecnologia LED denominato “Archilede”. Il sistema, che viene realizzato negli stabilimenti di iGuzzini, permetterà di risparmiare oltre il 40% dell’energia consumata per l’illuminazione pubblica rispetto alle lampadine caratterizzate già da un buon livello di prestazione energetica, e fino al 60% rispetto ai tradizionali sistemi di illuminazione.

Il risparmio non deve essere inteso solo in termini energetici, ma anche in termini economici, abbattendo notevolmente i costi energetici relativi al servizio offerto, e ambientali, riducendo l’impatto ambientale caratterizzato da un quantitativo inferiore di emissioni in atmosfera di gas a effetto serra tra cui la CO2, ed allineandosi alle prescrizioni normative in materia di risparmio energetico e inquinamento luminoso.

L’innovativo sistema quindi verrà testato in tre città italiane, Lodi, Alessandria e Piacenza, attraverso un totale di circa 400 punti luce; in seguito verrà esteso sull’intero territorio nazionale. Tuttavia già con il progetto pilota si stima che le città interessate possano risparmiare energeticamente circa 90.000 kWh all’anno ovvero l’equivalente del 55% dei relativi consumi di energia elettrica, economicamente, constaterebbero un abbattimento dei costi in bolletta e ambientalmente, eviterebbero l’immissione in atmosfera di 45,5 tonnellate di CO2.

Con le dovute proporzioni, è stato stimato che se tutti i comuni italiani adottassero il nuovo sistema di illuminazione e nell’ipotesi di utilizzare in pieno le caratteristiche di luminosità e regolabilità dei Led si potrebbero risparmiare fino a 2,5-3 TWh annui e 1,2 – 1,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Si tratta pertanto, di un innovativo sistema di illuminazione mirato a contenere gli sprechi caratteristici del pubblico servizio di illuminazione e che quindi permette di mettere in atto concretamente una politica di risparmio energetico perfettamente allineata alle disposizioni dell’Unione Europea.

Inoltre dalla promozione e dall’utilizzo della tecnologia a LED si ottiene come effetto collaterale la progressiva eliminazione dal mercato dei prodotti ad alto consumo e sostituzione con prodotti più efficienti. In funzione di tutto ciò l’obiettivo di Enel Sole è quello di favorire l’introduzione di tale tecnologia fra tutti i clienti offrendo sia supporto tecnico ai fini della progettazione, installazione e collaudo, che sostegno economico finanziario, se necessario, con anticipazione in conto capitale per permettere alle amministrazioni dei diversi paesi di ottenere risultati immediati.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-19/efficienza-energetica-risparmi-bolletta-140119.shtml?uuid=AYNBbmbC

Dalla efficienza energetica risparmi in bolletta per oltre 25 miliardi

di Claudio Tucci

19 ottobre 2010

Benefici in bolletta per oltre 25 miliardi e un incremento del valore aggiunto per 116 miliardi, pari a un aumento annuo dello 0,7% del Pil al 2020, con risparmio complessivo di combustibili fossili per 86 milioni di tonnellate di petrolio equivalente (Mtep) nei prossimi 10 anni: sono i numeri principali del rapporto presentato dagli Amici della Terra […]

«Il potenziale di risparmio energetico delle misure realizzabili entro il 2020 è di oltre 23 Mtep in termini di energia finale», ha sottolineato Rosa Filippini, presidente di Amici della Terra, che mette in guardia l’Esecutivo dal rischio nucleare: «Il modo peggiore per buttare i soldi dalla finestra», ha detto. «L’efficienza energetica – aggiunge Filippini – offre una prospettiva a lungo termine per l’occupazione e garanzie per l’ambiente», oggi sintetizzabili – in una stima di Confindustria – in «circa 400mila imprese e 3,5 milioni di addetti». Secondo Andrea Molocchi, responsabile studi dell’associazione, dall’efficienza ci sono non soltanto benefici economici, ma anche «ambientali per i cittadini e per lo Stato»: meno 19,7 miliardi di costi ambientali nei prossimi 10 anni, di cui 8,9 per il bilancio pubblico legati tagli alla sanità e alla Co2.

[…] Per il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, l’obiettivo sono ora gli «investimenti tecnologici», in grado, aggiunge, di «dare una spinta a ricerca e sviluppo per l’industria, anche di piccole dimensioni», mentre per il numero uno dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, Alessandro Ortis «occorre ottimizzare i meccanismi di incentivazione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, eliminando distorsioni, sovrapposizioni e opacità».

Su questo fronte, spiega, una delle proposte dell’Autorità è di applicare all’incentivazione delle fonti rinnovabili «preferibilmente meccanismi di mercato simili a quello già positivamente sperimentato con i certificati bianchi (o titoli di efficienza energetica)», che hanno portato risultati superiori alle attese a costi estremamente contenuti: negli ultimi cinque anni, sono stati risparmiati circa 6,7 milioni di Tep (tonnellate equivalenti petrolio), pari alle emissioni di circa 18 milioni di tonnellate di anidride carbonica (Co2). Questi valori, ha concluso Ortis, superiori agli obiettivi nazionali per il quinquennio 2005-2009, «equivalgono alla produzione annua di una nuova centrale elettrica da oltre 750 MW o ai consumi annui di una città di quasi 1,8 milioni di abitanti».

http://qualenergia.it/articoli/20090529-gli-obiettivi-della-green-economy-1

Gli obiettivi della green economy

I pacchetti di stimolo e le strategie per sviluppare un’economia verde servono anche per sostenere il tessuto industriale di un paese ad un radicale cambiamento, fondamentale per affrontare i futuri e più rigorosi obiettivi di riduzione delle emissioni. Dall’intervento di Gianni Silvestrini al Forum “QualEnergia?”.

I pacchetti di stimolo varati in diversi paesi, che includono anche una spinta verso la cosiddetta “green economy”, produrranno i primi effetti nella seconda metà del 2009 e nel primo semestre del 2010. Ma l’utilizzo della “green economy” per uscire dalla crisi è importante per far capire come soprattutto nei momenti di crisi possano innescarsi rapidi processi di cambiamento. E’ il caso del comparto auto in Usa, che ha perso notevoli quote di mercato a vantaggio dell’industria giapponese e che oggi si rimette in moto grazie al denaro pubblico, ma condizionato alla creazione di modelli molto meno energivori. Anche per la produzione e il consumo di energia ci possono essere nuovi processi innovativi da innescare.

Nel periodo di recessione post-crisi del ’29, con la sua gravissima disoccupazione, si diceva, come paradosso, che pur di far lavorare la gente e favorire così un incremento dei consumi, poteva bastare far scavare delle buche per poi tapparle. Noi in Italia, ma è così anche nel mondo, abbiamo dei buchi che dovrebbero essere tappati. Sono quelle delle nostre abitazioni. Avremmo l’opportunità di attivare un processo di forte riqualificazione energetica dei nostri edifici, che è poi uno dei punti centrali del pacchetto di stimolo di Obama, e grazie ad una seria politica di riduzione dei consumi di energia nel settore civile potremmo risparmiare quello che l’Italia non produce in termini di gas naturale, cioè una sorta di nuovo giacimento sul nostro territorio.

Questo è un tipico esempio di intervento “contro-ciclico” che consentirebbe di sviluppare le piccole-medie imprese, di risparmiare energia e di ridurre le emissioni di CO2.
Ma nella logica della green economy c’è un altro obiettivo che dobbiamo tenere presente: aiutare i nostri settori economici alla transizione economica ed energetica che negli anni sarà molto più accelerata e radicale. Nel recente rapporto della IEA (International Energy Agency) si può notare come gli investimenti energetici dei prossimi 30 anni, necessari a mantenere le emissioni in atmosfera a 450 ppm (target indicato dall’Ipcc come scenario meno rischioso per il pianeta), dovranno essere superiori di 3 o 4 volte rispetto a quelli attuali.

Siamo, dunque, solo all’inizio di una rivoluzione energetica che porterà ad un cambiamento drastico nel modo di costruire edifici e di produrre e consumare energia. E per questo motivo bisognerà sostenere il mondo delle imprese e avere le competenze per avviare questa transizione.
Gli investimenti verdi in un periodo di crisi economica devono servire anche a preparare il tessuto industriale e imprenditoriale di un paese a questa nuova fase che ci aspetta dietro l’angolo, soprattutto alla luce di obiettivi sempre più stringenti di riduzione delle emissioni di gas serra.

Quando Stati Uniti e Gran Bretagna si pongono obiettivi di riduzione delle emissioni dell’80% entro 40 anni, significa porre le condizioni per cambiare, in questo lasso di tempo, tutto il sistema produttivo. Un passaggio che potrebbe essere anche molto doloroso. Con vincitori e vinti.

Anche l’obiettivo dell’Unione Europea di un terzo di energia elettrica verde tra 11 anni è un impegno gigantesco che certamente comporterà ingenti costi economici. Un discorso che vale anche per l’Italia che oggi ha in vigore incentivi elevatissimi. Solo attraverso una costante riduzione degli incentivi si avrà però una maggiore competitività delle tecnologie verdi e una diminuzione dei costi complessivi per raggiungere gli ambiziosi obiettivi che ci siamo dati. La strategia è dunque quella di ridurre gli incentivi senza però bloccare la crescita delle imprese.
Ma dobbiamo ricordare che, come affermato in uno studio IEA, uno scenario avanzato di sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica rispetto ad uno scenario convenzionale è comunque sempre una strategia a minor costo per il paese.

L’Italia si deve attrezzare da subito per questo cambiamento. E’ partita in ritardo, ma esistono ancora margini di successo.
Quando il nostro paese decise di uscire dal nucleare, venti anni fa, c’erano già tutti i segnali per far giocare all’Italia la carta dell’energia pulita. A quel tempo era partita la California sull’efficienza energetica, la Danimarca sull’eolico, la Germania sul solare termico e il Giappone sul fotovoltaico.
Adesso avremmo avuto un tessuto industriale in grado di competere nel mondo. Il nostro sistema paese ha una finestra di 5-7 anni per recuperare in questi settori, ma serve avere la chiarezza del quadro mondiale in cui ci sta muovendo e comprendere le straordinarie opportunità che sono legate ad una rivoluzione che ormai è già partita.

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Aggiornamento del 12 dicembre 2012:

Rapporto degli Amici della Terra “Prospettive delle politiche di efficienza energetica. Opportunità per l’Italia” (pdf) – 19 ottobre 2010

Indice del rapporto:

1. Il contesto globale: efficienza energetica come principale opzione per la riduzione del 50% delle emissioni di gas serra entro il 2050
2. Il posizionamento dell’Italia nell’efficienza energetica
3. Una panoramica sugli approcci e le tecnologie per l’efficienza energetica
4. La domanda di efficienza energetica
4.1 Le spese per l’energia dell’economia italiana
4.2 Il potenziale delle misure di efficienza energetica in Italia
5. Le misure per il miglioramento dell’efficienza energetica
5.1 Le misure normative
5.2 Gli strumenti di incentivazione dell’efficienza energetica
5.2.1 Le detrazioni fiscali del 55%
5.2.2 Il meccanismo dei certificati bianchi (TEE) per il raggiungimento di obiettivi vincolanti di risparmio energetico
6. La convenienza delle misure di efficienza energetica per l’Italia
7. La necessità di una regia nei meccanismi nazionali di incentivazione per rinnovabili ed efficienza energetica in funzione degli obiettivi europei al 2020
8. In Agenda: priorità per l’efficienza energetica

PROGETTO LUMIERE – ENEA

www.progettolumiere.enea.it/

Lumière è un Progetto di Ricerca e Trasferimento strutturato da ENEA con l’obiettivo di promuovere l’efficienza energetica nel settore dell’illuminazione pubblica ed in particolare favorire la riduzione dei consumi di energia elettrica degli impianti d’illuminazione dei Comuni.

Un Progetto dedicato ai Comuni, ai loro Sindaci ed amministratori, al fine di supportarli nella programmazione e realizzazione d’interventi di efficientamento dei loro impianti d’illuminazione pubblica e nell’acquisizione di una maggiore competenza e consapevolezza nella gestione energetica del territorio.

Il settore dell’illuminazione pubblica rappresenta oggi una delle voci maggiori della spesa energetica dei Comuni italiani sebbene offra, al tempo stesso, ampi margini di riduzione grazie alla presenza sul mercato sia di tecnologie efficienti sia delle relative competenze tecnico-scientifiche per applicarle.

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Aggiornamento del 3 marzo 2013:

Molto carino questo simulatore di inquinamento luminoso:

Lighting & Light pollution simulator

Da Wikipedia:

La disciplina dell’inquinamento luminoso in Italia

Alla data attuale la prevenzione dell’inquinamento luminoso non è regolamentata da una legge nazionale: benché essa sia stata più volte sottoposta al parlamento, non è mai giunta alla discussione in aula. Le singole regioni e la provincia autonoma di Trento hanno tuttavia promulgato testi normativi in materia, mentre la norma Uni 10819 disciplina la materia laddove non esista alcuna specifica più restrittiva. A seconda del regolamento tecnico richiamato i testi normativi possono essere classificati in:

  1. Disposizioni basate sulla norma Uni 10819: Valle d’Aosta,Basilicata, Piemonte. Nessuna disposizione di questo tipo è posteriore all’anno 2000.
  2. Disposizioni basate su specifiche più severe della norma Uni 10819: Toscana, Lazio, Campania, promulgate o modificate nelle forma definitiva tra il 1997 (Veneto, ora aggiornata come al punto seguente) ed il 2005.
  3. Disposizioni basate sul criterio “zero luce verso l’alto”: fanno riferimento ai contenuti della Legge Regionale Lombardia 17/2000 e successive modifiche. Sono basate sul criterio per cui salvo poche e ben determinate eccezioni nessun corpo illuminante possa inviare luce al di sopra dell’orizzonte. Sono state promulgate da Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Marche, Abruzzo,Puglia, Sardegna, Liguria, Veneto e dalla provincia autonoma di Trento. Tutte le disposizioni successive al 2005 si basano su tali fondamenti. La regione Veneto, la prima ad essersi dotata di una legge per combattere l’inquinamento luminoso, ha adeguato la normativa nell’estate 2009 rendendola molto più efficace.

Nell’ottobre 2006 l’associazione dei produttori di apparecchi illuminotecnici (ASSIL) ha sottoscritto con l’International Dark Sky Association e l’Unione Astrofili Italiani un protocollo di intesa finalizzato a migliorare l’efficienza dell’illuminazione, definendo i criteri cui devono sottostare gli impianti di illuminazione ed i singoli punti luce a seconda del luogo di installazione (centri storici, territorio ordinario, zone sensibili all’inquinamento luminoso). Tale protocollo di intesa è il primo importante accordo firmato sia dai produttori che dagli astrofili. Tuttavia, è da sottolineare come tale accordo sia stato rifiutato in blocco da CieloBuio – coordinamento per la protezione del cielo notturno (l’associazione che ha promosso la LR17/00 Lombardia), che lo ritiene del tutto inadeguato nel contesto della lotta all’inquinamento luminoso.

Curiosità

Nel libro Marcovaldo ovvero Le stagioni in città di Italo Calvino (1963), il racconto Luna e gnac è basato su un problema di inquinamento luminoso che impedisce alla famiglia del protagonista di osservare le stelle dalla finestra della loro casa.

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RETE DI MONITORAGGIO DELL’INQUINAMENTO LUMINOSO:

www.sqm-network.it

La rete di monitoraggio conta attualmente 19 stazioni collegate in 6 diverse nazioni e altre 10 in via di collegamento. Tutte le stazioni sono interrogabili dal menù a lato, dove vengono forniti i grafici per ogni singola notte, con elaborazioni di base che verranno, nel tempo approfondite.

La rete viene gestita, dal punto di vista informatico, dal GADS [Gruppo Astrofili Deep Sky di Castegnato – Brescia], ma le singole stazioni sono installate da Associazioni o singole persone che decidono, liberamente, di contribuire al progetto.

Per partecipare attivamente è necessario installare un sensore (SQM-LE), per il quale abbiamo programmato un software gratuito (GECO-SQM) o che possiamo interrogare direttamente dal nostro server, come già facciamo per tutte le stazioni collegate. Questa opzione consente all’installatore di non dover consumare corrente per un PC sempre acceso.

Gli obiettivi

L’idea è quella di costituire e far crescere un network di monitoraggio dell’inquinamento luminoso, al fine fornire uno strumento unico ed efficace per valutare l’evoluzione nel tempo del fenomeno.

I primi studi fatti sui dati raccolti negli ultimi 2 anni ci consentono di avanzare ipotesi circa la correlazione diretta tra l’applicazione, anche locale, delle leggi esistenti e la riduzione dell’inquinamento luminoso e dei suoi effetti su vasta scala. Naturalmente, è necessario ampliare il numero di stazioni collegate, per poter fornire dati puntuali per tutte le zone d’Italia.

La Rete viene gestita dal GADS, associazione senza scopo di lucro, che fin dalla sua nascita ha posto nello Statuto e negli obiettivi una particolare attenzione sull’argomento.

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Aggiornamento del 16 maggio 2013:

Appello per il risparmio energetico e il contenimento dell’inquinamento luminoso in Italia

http://www.cielobuio.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3320%3Aappello-per-il-risparmio-energetico-e-il-contenimento-dellinquinamento-luminoso-in-italia&catid=159%3Acat-cielobuio&Itemid=41

CieloBuio – Coordinamento per la Protezione del Cielo Notturno ha approntato un Appello Permanente per la protezione dell’ambiente notturno, la riduzione dell’inquinamento luminoso e della conseguente spesa pubblica che può essere firmato a questo link.

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http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2013-05-04/aiuta-misurare-inquinamento-luminoso-155651.shtml?uuid=Abkvm1sH

Una app vi aiuta a misurare l’inquinamento luminoso. E quante stelle potete vedere lì dove siete

di Leopoldo Benacchio – 4 maggio 2013

[…] Una app per smartphone e tablet Android ci permette di diventare ricercatori sul campo del progetto tedesco “Loss of the night” e segnalare quante stelle vediamo, e quindi automaticamente quante non ne vediamo, lì dove siamo. Di una semplicità disarmante la app ci fa vedere prima quante stelle dovremmo essere in grado di distinguere lì dove siamo [….]

 

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Aggiornamento del 14 febbraio 2014:

http://oggiscienza.wordpress.com/2014/02/14/oggi-al-via-la-decima-edizione-di-mi-illumino-di-meno/

Oggi al via la decima edizione di “M’illumino di meno”

Pubblicato da Cristina Da Rold su 14 febbraio 2014

EVENTI – Il 14 febbraio non è solo una data da tenere a mente per non fare figuracce con la propria fidanzata o il proprio fidanzato, ma soprattutto per ricordare di fare un gesto etico, per quanto piccolo, nei confronti dell’ambiente. Oggi infatti è il “M’illumino di meno” day, una campagna di sensibilizzazione sul risparmio energetico con l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e il Patrocinio del Parlamento Europeo giunta ormai alla sua decima edizione e che si festeggia in tutta Italia con una serie di eventi a tema. Ideatrice e locomotiva dell’iniziativa è la trasmissione radiofonica Caterpillar di Radio 2, che anche quest’anno propone di “spegnere” le nostre case, le piazze, i negozi per l’intera giornata, come silenzioso gesto di adesione e di partecipazione all’iniziativa, ma soprattutto come atto sensibilizzante. Novità di questa edizione è stata la proposta ai musei nazionali di rinunciare alle luci elettriche su almeno uno dei capolavori esposti, come segno rafforzativo e chiaramente simbolico della necessità di un cambiamento energetico che sia prima di tutto culturale. […]

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Aggiornamento del 24 novembre 2016:

Il nuovo atlante mondiale dell’inquinamento luminoso mostra che l’Italia è la nazione più inquinata tra quelle del G20!!! 

Fonte: “The new world atlas of artificial night sky brightness” http://advances.sciencemag.org/content/2/6/e1600377

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