Difficile capirci qualcosa, per chi cerchi di comprendere la nascita e l’esplosione di questa crisi. Si può accettare la veridicità di ciò che ci viene raccontato dai media o forse è meglio scavare più a fondo e cercare di intercettare gli interessi privati che potrebbero celarsi dietro questo crollo dell’economia dei Paesi occidentali? Oppure è meglio non fasciarsi la testa con strane congetture fantaeconomiste, pensando che quello che è doveva essere, punto e basta? Di sicuro nei sistemi di controllo dell’economia mondiale c’è qualcosa di non troppo limpido e di sicuro tra i fattori scatenanti della crisi mondiale c’è alla base uno scollamento tra l’economia reale, ovvero l’economia di mercato, e l’economia finanziaria.

Al di là di questo, possiamo limitarci a guardare quello che succede dentro i nostri confini, nella nostra piccola grande Italia. La crisi ci ha trascinati come in un vortice sempre più giù, incrementando sia il debito dello Stato che i nostri debiti privati, facendo chiudere molte imprese ed accentuando a dismisura il problema della disoccupazione, facendo crollare in borsa il valore dei nostri titoli di Stato eccetera eccetera. Ci è mancato poco ed ora, con il governo Monti, non siamo già certamente salvi, ma forse abbiamo qualche speranza di farcela. Ci possono essere degli interessi speculativi esterni, ci possono essere dei giochi sporchi a livello finanziario, ci può essere (e c’è sicuramente) il problema di un’Europa unita che unita per davvero, nonostante l’avvento della moneta unica, non lo è mai stata. Ci possono essere tutti questi problemi. Ma non possiamo nascondere i problemi dell’Italia dietro a tutto ciò. Dobbiamo affrontare a testa alta i nostri problemi interni, che sono molti e tutti piuttosto gravi. In questa congiuntura economica in cui sono andati sommandosi una serie di problemi di varia natura, che hanno portato ad un ingigantimento della crisi stessa, forse l’Italia può trarre gli spunti che le servono per migliorare la propria situazione. Anzi, forse questa è davvero l’occasione buona, l’occasione che da almeno due decenni aspettavamo, per riportare alla luce i problemi che fin’ora tutti i governi, indipendentemente dalla loro natura politica, non hanno saputo (o forse voluto?) guardare in faccia e porvi rimedio. Anzi, ai problemi si sono sommati negli anni altri problemi, fino ad arrivare ad una matassa parecchio ingarbugliata di cui ora è difficile comprendere l’origine e scovarne il bandolo. Anzi, l’origine forse è fin troppo facile da trovare… secondo me si tratta di “mentalità mafiosa” un po’ troppo diffusa (rimando all’articolo “La mafia in Italia: una storia intrisa di ipocrisia“). In sostanza direi che siamo tutti un po’ collusi: chiunque cerchi di essere raccomandato o di raccomandare qualcun altro, chiunque operi a proprio vantaggio o a vantaggio esclusivo dei propri conoscenti, chiunque, qualora si trovi in una posizione più favorevole rispetto ad altre persone e decida deliberatamente, in virtù di ciò, di dare più diritti ad alcune persone e meno diritti ad altre. Quello che voglio dire è che siamo tutti un po’ responsabili di questa situazione, poichè in ogni settore pubblico esistono delle “caste” di persone privilegiate, contrapposte a tutti coloro che invece rimangono esclusi, che non vengono considerati, non perchè non siano meritevoli ma soltanto perchè non conoscono persone influenti. La seconda cosa che volevo dire è che questa crisi potrebbe rivelarsi benefica per l’Italia, se solo lo volessimo. Questa crisi dovrebbe innanzitutto farci rendere conto dei problemi dell’Italia e che questi problemi devono essere risolti sicuramente per iniziativa del Governo centrale, ma che senza l’attivo aiuto e la presa di coscienza da parte di noi cittadini, nemmeno il Governo centrale potrà fare nulla per cambiare radicalmente questo Paese. Ognuno di noi dovrebbe, d’ora in poi, operare per il bene dell’Italia. In caso contrario, andremo avanti come siamo andati avanti fin’ora, suscettibili di subire crolli e tracolli e sprecando ovunque due preziose risorse quali sono DENARO e TALENTI. Se vogliamo un’Italia ONESTA ed OPEROSA, capace di affrontare con le proprie forze qualunque evento negativo esterno, dovremo prima di tutto diventare noi stessi dei cittadini onesti ed operosi.

L.D.

http://lamiatorredicristallo.splinder.com/post/17370259/economia-reale-vs-economia-finanziaria

Economia Reale Vs Economia Finanziaria

Quello che trovo più buffo del capitalismo moderno sono le S.p.a,  le fabbriche del mercato. Il primo capitaslimo si basava sulla proprietà privata: si teneva a cio che si possedeva. Ora più che tenere a cio che si possiede si tiene al profitto; tutte le grandi industrie sono in mano a persone che più dei prodotti amano i dividendi che le azioni danno. Mi chiedo con che logica si prenda un manager esterno , lo si metta a capo di un azienda in cui non è cresciuto e si pretenda che questi ami più l’azienda del suo stipendio. E’ chiaro che punterà alla massimizzazione del profitto, con tagli al personale, alla manutenzione, al background tecnico : mungerà l’azienda fino a farla rattrappire e morire. Il suo scopo è il profitto e per ottenerlo non serve una fabbrica sana. Si è polverizzato il concetto di crescita aziendale e amore per il proprio mestiere, si amano i soldi che si ricavano non il proprio lavoro. Farò un esempio stupido: Alitalia, se fossi un manager esterno perchè dovrei farla crescere e risanare quando indebitandola ulteriormente posso procurarmi una ricchissima buonauscita. Ulteriore curiosità  delle azioni è la proprietà: tutte le grandi aziende o sono delle banche o sono dello Stato. Sono le banche che controllano e immettono azioni nel mercato, sono le banche che controllano con il debito le grosse aziende. Una banca da quando mondo è mondo, vuole solo diventare più ricca, dell’azienda che possiede non se ne fa nulla, dei dipendenti se ne strafrega. Una banca delocalizza per diminuire i costi e massimizzare il profitto. E’ buffo  quando un manager esterno entra in una azienda con lo scopo di massimizzare il suo sfruttamento, è chiaro che non ha nessuna intenzione di farla crescere , ma di sfruttarla per creare denaro: e allora la sposta in burundi, chiude gli impianti poco produttivi, licenzia il personale “la ottimizza”. Valutare un azienda sui i profitti che rende è malsano: è più giusto valutarla sul personale, sui capannoni, sui prodotti sulla ricchezza reale che trasforma. Un capitalismo di proprietà bancaria e con guida finanziaria è un capitalismo malato, che distrugge l’economia reale; quella che veramente produce, per sostituirla con un economia assurda basata sulla creazione di denaro fine a se stesso. Si passa da un economia reale che produce prodotti a una economia finanziaria che crea soldi, che poi quando sono troppi si svalutano ed ecco le bolle. Ulteriore sorriso di beffardo umorismo Pirandelliano è il prestito: la banca presta soldi non suoi e ci fa interessi cospicui. Se questo non è parassitaggio sulle spalle della società cos’è? Non produce nulla, non crea ricchezza reale e guadagna sulla ricchezza reale prodotta da altri. Gli interessi sono soldi che nascono da soldi, sono soldi che nascono dal nulla, sono soldi guadagnati parassitando la società reale che produce. Per me i soldi invece delle banche dovrebbe essere lo Stato a prestarli, almeno se fruttano ci guadagna la collettività. Le banche… per me sono un associazione a delinquere legalizzata, strozzini con la licenza. Poi adesso che il denaro non è più collegato a nulla è balordo che sia di proprietà delle banche centrali… perchè dovrebbero averne loro il controllo se è la società civile e quindi lo Stato che lo garantisce? La sovranità monetaria deve tornare ai governi e quindi al popolo. Sembra tutto un gigantesco gioco di carte, perchè il mazzo è controllato dalla banca, quando ha valore solo perchè giochiamo tutti.

 05 giugno 2008

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http://www.cittafuture.org/03/04-Ma-quale-crisi.html

Una semplice domanda: dove sono finiti i soldi «bruciati»?

«Bruciati 200 miliardi nelle borse»: uno dei titoli di giornale o telegiornale tipici dei giorni neri della crisi economica. Ma che significa bruciati? Sono stati carbonizzati? Oppure anche per l’economia vale il famoso principio di Lavoisier, «Nulla si crea e nulla si distrugge»? Quando una borsa crolla, non ci guadagna nessuno? Da questi dubbi è partita la mia ricerca, da ignorante in materia, sulla crisi economica, le bolle e le speculazioni.

La mia ipotesi? La crisi è stata ed è occasione di creazione di ricchezza per pochissimi, ovvero è stata proprio creata ad arte. Ringrazio, per avermi fatto venire i primi dubbi, e per avermi indirizzato e supportato, l’economista e scrittore Adriano Casassa (autore del romanzo Il gioco estremo, Fanucci), apparso negli scorsi anni sugli schermi televisivi italiani, al Chiambretti Night.

Secondo Casassa, siamo immersi in un sistema economico che è fondato sul nulla, che crea il denaro dal nulla. Viviamo in un’epoca di falsa prosperità; una ricchezza derivata dalla produzione di carta moneta non necessariamente vincolata alla creazione di ricchezza reale: le borse mondiali capitalizzano 10 volte il pil del mondo.

Le banche e le assicurazioni, che in sostanza sono gli attori del mercato finanziario e quindi il mercato stesso, hanno creato la crisi del 2008. Hanno venduto piombo dipinto di oro, pagato bonus miliardari ai manager che le avevano guidate abilmente verso bancarotte volute e programmate, accumulato montagne di denaro nei paradisi fiscali. Alla fine, quando la truffa è venuta a galla, si sono dichiarate fallite.

Dato che il sistema economico attuale non può funzionare senza le banche, tutti i governi del mondo sono intervenuti per rifinanziarle. Così «i ladri», oltre ad avere il bottino al sicuro in qualche banca di Hong Kong, sono stati rifinanziati dai governi con migliaia di miliardi prestati a tasso zero.

Ora, a soli due anni dalla più grande truffa globale mai orchestrata, le stesse banche, ovvero il mercato finanziario, questa entità surreale che si assume per definizione sia impersonale e regolata da un meccanismo invisibile e perfetto, dichiara che la Grecia prima, e l’Irlanda poi, non sono paesi sani e quindi esige dal governo greco e da quello irlandese, interessi da capogiro. In sostanza i ladri, rifinanziati dai governi a tasso zero, adesso chiedono tassi da usura a chi li rifinanziò, dopo che avevano depredato la liquidità del sistema finanziario mondiale. Oltre il danno la beffa.

È il capitalismo dei profitti privati e delle perdite pubbliche: speculo con il denaro degli altri, e se mi va bene intasco tutti i profitti. Quando va male (e si può anche farla andare male di proposito,  guadagnandoci), la ripercussione sociale potrebbe essere così pesante che il governo sarà costretto a ripianare i miei debiti.

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Libro “L’Economia della Truffa. I limiti dell’economia globale, la storia di una crisi annunciata” di John Kenneth Galbraith

“Galbraith denuncia la realtà di un potere manageriale e finanziario potenzialmente tirannico che, fino alla crisi attuale, non ha cessato di rafforzarsi.”

Crisi economica, scandali finanziari, multinazionali al collasso. Come siamo entrati nell’era dei grandi crack? Secondo Galbraith la radice di questi mali sarebbe da cercare nello strapotere ormai senza limiti delle grandi corporation e dei top manager che, andando ben al di là del terreno a loro proprio, sono in grado di forzare tanto le scelte quotidiane dei cittadini quanto le grandi decisioni politiche. Progressivamente si è affermato un sistema che distorce a suo piacimento la verità, che ha trasformato la speculazione in forma d’ingegno e l’economia del libero mercato nell’antidoto alle disgrazie del mondo. Con ironia e indignazione, Galbraith ci mostra come siano rovinosamente crollati i fondamenti dell’analisi economica che davamo per scontati, dalla sovranità del consumatore alla distinzione tra pubblico e privato, all’idea che il taglio delle tasse rilanci l’economia. E come passo dopo passo si sia affermata una perversa economia della truffa: oggi legalizzata e soprattutto socialmente accettata.

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