“Vedo una folla smisurata di esseri tutti uguali fra loro, che volteggiano su sé stessi per procurarsi piccoli e meschini piaceri. Ognuno, ritiratosi in disparte, è come straniero a tutti gli altri”.

Alexis de Tocqueville

_____________________________________________________________

Riportiamo due interessanti studi che si occupano proprio del rapporto tra lo sfrenato consumismo odierno e la felicità personale di ciascuno di noi. Vi sembrano cose lontane e scorrelate? Forse non lo sono poi così tanto…

La grande illusione. False relazioni e felicità nelle economie di mercato contemporanee – L. Bruni, L. Zarri – Facoltà di Economia Università di Bologna sede Forlì

 La grande illusione (pdf)

Famiglia e felicità: un’analisi del rapporto tra condizioni, valori, relazioni famigliari e benessere individuale – L. Bruni, L. Stanca – Dipartimento di economia politica Università di Milano Bicocca

 Famiglia e felicità (pdf)

Queste alcune citazioni tratte dagli studi sopracitati:

  • Beni pseudogratificatori: “quel sottoinsieme di beni il cui potenziale gratificatorio per chi ne fruisce è basso, nonostante le aspettative elevate dei soggetti al riguardo” […] “questi beni creano uno status fittizio, in quanto soddisfano il desiderio di posizionalità con beni che producono subito noia e frustrazione”
  • “Beni come l’auto di alta cilindrata (ad esempio il SUV), la barca o il cellulare di ultima generazione sono spesso acquistati non per il possesso di particolari caratteristiche intrinseche, ma innanzi tutto per la loro capacità di fungere da efficaci ‘certificatori di status socio-economico’
  • Effetto Veblen: “meccanismo sociale in forza del quale l’attività di consumo, da parte di un individuo guidato da motivazioni di natura status-seeking, possiede finalità essenzialmente dimostrative, allo scopo di certificare lo status socio-economico (effettivo o fittizio) dell’individuo
  • “Per Smith l’emulazione del ricco e del potente, delle ricchezze e delle qualità dei grandi, è il motore dello sviluppo economico […] la leva che muove i popoli verso l’opulenza e il benessere” […] “questo meccanismo si regge però su un auto-inganno […] l’idea che il ricco sia più felice o che possieda ‘maggiori mezzi per la felicità’
  • “La spinta ad essere felici ci porta ad impegnarci per guadagnare, arricchirci e consumare i beni di lusso, illudendoci che la ricchezza ci farà più felici” […] “grazie a questa illusione si crea sviluppo economico, nonostante ‘il naturale egoismo e rapacità’ di chi si impegna per arricchirsi”
  • “Il fenomeno del lusso appare inscindibilmente legato alla vita civile (c’è bisogno che il consumo avvenga in pubblico, nella piazza, dove si è visti) e per questo attecchisce benissimo nelle città.”
  • “Un bene rappresenta uno status symbol solo nella misura in cui un numero limitato di persone può accedervi
  • “Anche il potere (politico e non) e la notorietà possono essere visti come esempi di beni posizionali: tanto il potere quanto la notorietà, infatti, sono desiderabili se e in quanto non universalmente fruibili”
  • “Le migliaia di persone che ogni anno in vari Paesi partecipano alle selezioni per essere ammessi ad un reality show televisivo come il ‘Grande Fratello’ rappresentano uno degli esempi più eloquenti della rilevanza delle motivazioni posizionali all’interno delle società del benessere contemporanee”
  • “Il bene relazionale è tale se la relazione non è utilizzata strumentalmente per altro, ma è vissuta in quanto costituisce un bene in sé e nasce da motivazioni intrinseche,” il suo tratto distintivo è la gratuità.
  • Quando l’aumento del reddito si realizza a scapito della qualità dei rapporti con gli altri, soprattutto di quelli familiari, è possibile ritrovarsi con più ricchezza e minor felicità.
  • Beni pseudorelazionali: sono ‘relazioni simulate’, “come quelle offerte con sempre maggiore frequenza negli ultimi anni dalla televisione o da internet… la recente esplosione dei cosiddetti reality show rappresenta uno dei sintomi più macroscopici di questa tendenza”
  • “La mia motivazione, come telespettatore, a cercare un’identificazione con i personaggi del reality è da ricondurre ad un desiderio, più o meno consapevole, di partecipare al consumo del bene posizionale ‘notorietà’, cui questi personaggi hanno accesso”
  • Il consumo di televisione costituisce la più importante attività di occupazione del tempo libero del mondo, con una media di consumo televisivo quotidiano pari a 217 minuti nell’Europa occidentale e a 290 minuti negli Stati Uniti (sondaggio IP 2004).
  • Beni di comfort: “producono sensazioni piacevoli nel breve periodo, ma i benefici che essi generano si rivelano effimeri […] sono un paio di scarpe, un frigorifero, un piatto di pasta,  un’automobile, ma anche un comodo divano o una vasca con idromassaggio”
  • Beni di creatività: “possiedono la caratteristica opposta: la loro utilità marginale è crescente più ne faccio uso più questi mi arrecano benessere”, è questo il caso delle esperienze di tipo culturale.
  • “Consumiamo troppi beni di comfort e pochi beni di creatività perché le esigenze delle nostre economie spingono nella direzione di rendere molto poco accessibili, o estremamente cari, i beni di creatività, alimentando processi di sostituzione dei beni di creatività con beni di comfort” […] “finiamo per consumare troppo comfort anche perché questo si presenta sempre più spesso sotto le mentite spoglie di un bene di creatività, ma ad un costo molto più basso del bene di creatività vero e proprio” – Tibor Scitovsky
  • “Se non siamo consapevoli che i due tipi di beni (creatività vs comfort) sono qualitativamente diversi e tendiamo a vedere nei secondi dei sostituti più o meno perfetti dei primi, finiremo per acquistare di più (e troppo) il bene che costa meno […] il nostro benessere risulterà minore (perché inferiore sarà la nostra creatività).”
  • Ciò che porta ad aumenti di felicità (o di piacere) è l’esperienza della novità, che però presto si trasforma in comfort che subito porta alla noia. La felicità/piacere è dunque legata alla creatività, che consente di fare spesso l’esperienza della novità e si oppone al comfort (Scitovsky)
  • “I programmi televisivi offrono sempre più prodotti che assomigliano ai rapporti umani veri e propri [talkshow e reality show], ma in realtà essi rappresentano beni di comfort il consumo dei quali spiazza quello dei veri beni relazionali”
  • In tutti i Paesi del mondo, il numero di ore passate davanti alla TV è inversamente correlato all’indice di felicità.
  • Nei Paesi OCSE le ore trascorse davanti alla TV crescono insieme alle ore di lavoro: più in un paese si lavora e più tempo si passa davanti alla TV.
  • “Paradosso della felicità in economia”: la inesistente, o molto bassa, correlazione tra reddito e benessere soggettivo delle persone, o tra benessere economico e benessere generale.
  • All’interno di un singolo paese, in un dato momento, superato un dato valore soglia di reddito, la relazione positiva tra reddito e felicità non è sempre significativa e robusta. Le persone più ricche non sono sempre le più felici.
  • Nel corso del ciclo di vita (nel tempo) la felicità delle persone sembra dipendere molto poco dalle variazioni di reddito e ricchezza.
  • Teoria del treadmill (tappeto rullante) edonico: quando aumenta il reddito, accade che il miglioramento delle condizioni materiali induce a richiedere continui e più intensi piaceri per mantenere lo stesso livello di soddisfazione.
  • Teoria del treadmill (tappeto rullante) delle aspirazioni: [il livello di soddisfazione] dipende dal livello di aspirazione, che segna il confine tra fra i risultati soddisfacenti e quelli insoddisfacenti.
  • In media le persone che vivono rapporti affettivi profondi e stabili sono relativamente più felici.
  • Le persone altruiste sono mediamente più felici di quelle egocentriche.
  • Chi fa regolarmente volontariato è in genere una persona che si considera più felice, e che viene considerata felice anche dagli altri.
  • Sia per le donne che per gli uomini, credere nella famiglia è associato ad un aumento della felicità superiore all’effetto di tutti gli altri valori riportati (amici, tempo libero, politica, lavoro, religione).
  • La felicità dipende significativamente dalle relazioni interpersonali genuine, le quali hanno bisogno di gratuità. Ecco perché la vita familiare è così profondamente legata alla vita felice delle persone: in nessun luogo come la famiglia si insegna e si impara la difficile, ma essenziale, arte della gratuità.
  • La frustrazione e l’insoddisfazione sono spesso procurate dalle elevate aspirazioni (fortemente alimentate dalla pubblicità) e dal confronto posizionale con gli altri.

_____________________________________________________________

Divertenti ma molto riflessivi sull’attuale modello consumista, guardate questi video nei quali Natalino Balasso si spaccia testimonial di diversi beni di consumo, che appartengono in pieno alla categoria degli “status symbol”:

Balasso testimonial Mercedes

Balasso testimonial smartphone

Balasso testimonial televisori 3D

Balasso testimonial Rolex

Balasso testimonial Superalcolici

Balasso testimonial Frecciarossa

______________________________________________________


Si dice che col denaro si compri tutto.

No, non e’ vero.

Potete comprarvi il cibo ma non l’appetito,

la medicina ma non la salute,

un letto soffice ma non il sonno,

il sapere ma non il senno,

l’immagine ma non il benessere,

il divertimento ma non la gioia,

i conoscenti ma non gli amici,

i servitori ma non la fedeltà,

i capelli grigi ma non la reputazione,

giorni tranquilli ma non la serenità.

Il denaro può comprare la buccia di tutte le cose.

Ma non il seme.

Quello non si può avere col denaro.


Arne Garborg (1851-1924)

 

_______________________________________________________

La storia delle cose

(The story of stuff)

di Annie Leonard

La Storia delle Cose è un documentario del 2007 e già considerato storico. Visto da milioni di persone, descrive il ciclo di vita dei prodotti che consumiamo. Fatto in maniera breve e semplice è stato proiettato in moltissime scuole, e dovrebbe fare parte dell’educazione di base di ogni bambino.

Il Mondo è un’azienda? Il significato della vita si riduce a consumare, produrre e guadagnare? E’ questo il senso della vita? Viviamo per questo?

I capi dei governi sono delle persone sagge, umane, coscienziose, buone, introspettive, così elevate da avere come primaria necessità la nazione, aiutare e distribuire in maniera equa le risorse? Distaccati dai beni materiali e dai loro egoismi personali, la cui missione è migliorare la società senza avere nessun profitto personale?

O lo Stato è un azienda? dove l’obiettivo principale è guadagnare e produrre? Dove i capi sono i più scaltri, furbi, bugiardi e bramosi di potere? Che danno direttive per guadagnare di più senza limiti ne buonsenso? Schiacciando ogni altro aspetto della vita…

E la qualità della vita? L’intelligenza, l’arte, la creatività, gli affetti, i sensi profondi?

Il Mondo è un azienda? Dove c’è una gerarchia e un capo che deve guadagnare? Dove le persone valgono e guadagnano esclusivamente a seconda del livello in questa gerarchia? Dove più sei in alto e piu guadagni, più hai potere di controllare e gestire, fino all’apice dove puoi imporre le leggi a tua preferenza differenziandoti dagli altri? Produrre e consumare per fare arricchire sempre di più i pochi che hanno potere e fare diventare sempre di più i poveri… creando divisioni e conflitti eterni…

La vita è occuparsi prevalentemente di lavorare e cercare di campare in una routine disumana a vantaggio di pochi che vogliono diventare ricchi in maniera innaturale?

Il Mondo, il cielo, i suoi mari che stiamo inquinando, i laghi, le foreste che stiamo disboscando, le risorse che stiamo finendo, gli animali…

Se il mondo è un’azienda chi è il Padrone?

_____________________________________________________________

“Noi, sedicenti uomini liberi della civiltà occidentale, non ci rendiamo neanche più conto sino a qual punto siamo manipolati dagli interessi commerciali della grande industria. […] è certo e provato che la distruzione dei prodotti appena usati per acquistarne di nuovi, l’aumento “a valanga” della produzione e dei consumi sono altrettanto stupidi che cattivi, nel senso morale della parola. Nella misura in cui l’artigianato viene distrutto dalla concorrenza dell’industria e il piccolo imprenditore, compreso il contadino, viene messo in condizione di non poter sopravvivere, noi tutti ci troviamo semplicemente costretti ad adattare il nostro modo di vivere alle esigenze della grande industria; a mangiare i cibi e a indossare gli abiti che vengono giudicati adatti per noi e, peggio ancora, il condizionamento che abbiamo avuto fa sì che non ce ne rendiamo neanche conto. […] un’umanità che crede solo nei valori commerciali, degradata a massa, estraniata dalla natura, povera di sentimento, addomesticata come i suoi animali e ormai priva della sua tradizione culturale […]

Brano tratto dal libro “Gli otto peccati capitali della nostra civiltà” di Konrad Lorenz.

Tags: , ,