Sembra facile, ma in realtà è un grandissimo problema: come possiamo fare per essere sicuri di eleggere dei politici che siano competenti e meritevoli? Non sarebbe male, tanto per cominciare, andarsi a leggere biografie e curriculum.

I politici dovrebbero essere le persone che più di tutte onorano lo Stato Italiano e che dovrebbero dare a noi cittadini il buon esempio, a livello di onestà e princìpi morali. Riporto qui solo un paio di curriculum, per il momento, ma potrei scommettere che facendo passare i c.v. delle varie personalità politiche chissà quante incongruenze e misfatti si potrebbero trovare!!! Chissà quante Gelmini, che occupano posti che non meritano, e quanti Scajola, che approfittano della posizione privilegiata che occupano, ci sono tra i nostri politici…

Vorrei che essi potessero essere scelti, dai partiti o dal popolo, in base a 3 semplici criteri:

TRASPARENZA: gli elettori dovrebbero conoscere nei minimi dettagli chi sono coloro che li governano e che devono decidere del loro futuro

MERITOCRAZIA: i politici dovrebbero essere scelti in base al loro curriculum vitae, quindi in base alla carriera ed alle esperienze precedenti; come nelle aziende vengono fatti dei colloqui per i candidati ad un lavoro, allo stesso modo ai candidati politici dovrebbe essere fatta un’appropriata selezione; a TUTTI i cittadini dovrebbe essere data la possibilità di intraprendere una carriera politica, se ne sono meritevoli, non è possibile che solo chi è “immanicato” con un partito abbia questo privilegio, è per questo che la classe politica viene chiamata “casta”

SERIETA’: intendo voglia di lavorare e soprattutto di lavorare per gli interessi del Paese, non per i propri interessi personali

Questo deve valere sia per le cariche più alte (a livello parlamentare) sia per quelle più basse (a livello regionale, provinciale e comunale).

In assenza di politici preparati e motivati ecco in che situazione ci troviamo: uno Stato sull’orlo del fallimento, con una serie di emergenze a livello territoriale (frane, alluvioni e quant’altro) che si susseguono anno dopo anno.

C’è bisogno di un cambiamento più che radicale, a partire proprio dalla classe dirigenziale di questo Paese!

L.D.

Mariastella Gelmini

http://isegretidellacasta.blogspot.com/2011/11/gelmini-contro-benigni-nuoce.html

Diplomata in un esamificio privato dopo aver cambiato 3 licei.
Laureata dopo tre anni fuori corso con 99/110.

Scesa da Brescia fino a Reggio Calabria per superare l’esame di abilitazione per avvocato.
Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica dell’ultimo governo Berlusconi.

Claudio Scajola

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

[…] Nel 1980 venne eletto nel Consiglio comunale di Imperia. Nell’ottobre 1982 ottenne l’incarico di sindaco in sostituzione del dimissionario Renato Pilade, travolto da uno scandalo familiare. Fu il terzo membro della famiglia Scajola a ricoprire, in meno di tre decenni, il ruolo di sindaco di Imperia: oltre al già citato padre anche il fratello Alessandro, che diventò nel 1979 deputato Dc alla Camera, ricoprì la carica di primo cittadino per due mandati (1974-1975 e 1977-1979). Come il padre Ferdinando, che dovette dimettersi poiché sospettato di aver favorito il cognato per un posto di primario,dopo solo un anno di mandato, Claudio Scajola fu costretto a dimettersi a sua volta, a causa di pesanti accuse giudiziarie.

In quella vicenda, relativa all’appalto per la gestione del Casinò di Sanremo, Scajola venne inizialmente coinvolto nelle indagini per essere stato presente a un incontro segreto a Martigny (Svizzera) insieme all’allora sindaco di Sanremo Osvaldo Vento e ad una delle parti in gara (il conte Giorgio Borletti), con l’accusa di tentata concussione aggravata. Venne perciò arrestato il 12 dicembre 1983 su disposizione del procuratore di Milano Piercamillo Davigo, ma alla fine fu prosciolto da ogni accusa di richiesta di tangenti nel 1988 perché considerato estraneo ai fatti. In pratica il giudice accolse la tesi difensiva che sosteneva che l’incontro avvenne soltanto per chiedere al conte Borletti un maggiore equilibrio politico nella gestione della casa da gioco.A causa di quelle accuse fu recluso per 70 giorni in carcere a San Vittore.

Dal 1990 al 1995 ricoprì nuovamente la carica di sindaco della città. […]

Il volo Albenga-Fiumicino

Scajola era ministro dell’Interno da qualche mese quando l’Alitalia affidò ai propri manager il compito di studiare l’istituzione di un volo quotidiano dall’aeroporto di Albenga (33 chilometri da Imperia, città natale del ministro e suo collegio elettorale) a quello di Roma Fiumicino. La nuova rotta, anche grazie all’interessamento del ministro, entrò in funzione Il 17 maggio 2002 e il nuovo collegamento venne presentato ufficialmente dall’amministratore delegato dell’Alitalia Francesco Mengozzi e dal ministro dell’Interno Claudio Scajola. Ma con la stessa velocità con cui era stato istituito, il collegamento diretto Albenga-Fiumicino venne soppresso dall’Alitalia poco dopo le dimissioni di Scajola dal Viminale. L’ex deputato di Rifondazione comunista Gigi Malabarba presentò una interrogazione parlamentare affermando che il massimo storico di passeggeri registrati su quel volo era stato di 18 unità. “Era un volo ad personam per il ministro Scajola”, sottolineò. Poco dopo il rientro di Scajola al governo, questa volta come ministro per l’attuazione del Programma (28 agosto 2003), ricomparve anche il volo ma non più tra le rotte di Alitalia, bensì con Air One, in regime di continuità territoriale con i contributi dello Stato: un milione di euro che il governo Berlusconi aveva messo a disposizione dei collegamenti aerei fra le aree più “decentrate”, ma anche il volo Air One in seguito venne cancellato nel 2007, quando Scajola non era più al Governo. Nel Governo Berlusconi IV Scajola è ministro delle attività produttive ed il volo Albenga-Fiumicino viene ripristinato. […]

Il caso Anemone e le dimissioni

Nel 2010 la Guardia di Finanza trova traccia di assegni circolari per circa 900.000 euro, tratti da un conto corrente bancario intestato ad un professionista vicino al gruppo Anemone (coinvolto in un’inchiesta secondo la quale il gruppo avrebbe ricevuto appalti pubblici dalla Protezione civile quali frutti di corruzione). Interpellate in proposito, le beneficiarie degli assegnihanno affermato di averli ricevuti per la vendita a Scajola di un appartamento a Roma vicino al Colosseo. Scajola ha negato queste circostanze ribadendo in più occasioni di aver pagato l’immobile con i 600.000 euro attestati nell’atto notarile e di tasca propria, per i quali ha contratto regolare mutuo.

Sotto la pressione di questa vicenda il 4 maggio Scajola si è dimesso da Ministro, dichiarando: « Non posso avere il sospetto di abitare una casa non pagata da me. »

Cristiano Di Pietro

http://isegretidellacasta.blogspot.com/2011/10/lon-di-pietro-cristiano-e-lon-bossi_24.html

Cristiano Di Pietro è figlio dell’onorevole Antonio Di Pietro.
Oggi è consigliere regionale nel Molise.

Cristiano Di Pietro era un poliziotto da 1200 euro al mese.

Cristiano Di Pietro ha scalato velocemente la carriera politica, da consigliere comunale a provinciale, ora regionale: diventato famoso per le sue intercettazioni con Mautone, il provveditore ai lavori pubblici del Molise finito in galera, telefonate nelle quali segnalava imprenditori, ingegneri e geometri a cui affidare i lavori, nel periodo in cui il papà era ministro ai lavori pubblici.

Cristiano Di Pietro ora guadagna 10255,39 euro al mese.

Renzo Bossi

Renzo Bossi è figlio dell’onorevole Umberto Bossi.
Oggi è consigliere regionale in Lombardia.

Renzo Bossi nemmeno quello è mai riuscito a fare [il poliziotto], essendo stato bocciato per due volte all’esame di maturità.

Renzo Bossi ha preso invece l’ascensore per salire direttamente sul Pirellone, la sede del consiglio regionale lombardo.

Renzo Bossi invece  ora guadagna 12555,23 euro al mese.

Gabriella Carlucci

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Controversie [episodi di vera e propria arroganza e prepotenza, nd ItaliaCheRaglia]
  • Nel 2001, in via del Tritone a Roma, per non rispettare uno stop, ha tamponato un bus del servizio pubblico, bloccandolo per 55 minuti. Nonostante fosse stata riconosciuta dai passeggeri, non si è fermata, ma, imboccando contromano la corsia preferenziale, si è recata a Montecitorio. Una volta arrivata in Piazza del Parlamento è stata multata per aver parcheggiato la sua Porsche sul marciapiede.
  • Nel 2008 ha qualificato come “minimo” lo stipendio percepito dai parlamentari, suscitando polemiche.
  • Nel 2008 è stata protagonista di una querelle con alcuni importanti esponenti della comunità internazionale di studiosi di fisicaper aver espresso critiche sulla professionalità del prof. Luciano Maiani (all’epoca candidato alla presidenza del CNR ed osteggiato da esponenti della destra parlamentare) con riferimenti ad una sua pubblicazione scientifica del 1974 che secondo la Carlucci conterrebbe errori. Alle critiche di non aver apportato nessun contributo di rilievo rispose il premio Nobel Sheldon Glashow per testimoniare la propria stima per il contributo scientifico di Maiani.
  • Nel 2009 è stata condannata a risarcire una ex collaboratrice della sua segreteria dal luglio 2004 al giugno 2006.
  • Nel 2011 ci sono stati attimi di tensione durante un incontro con il Trio Medusa de Le Iene, recatosi davanti al parlamento con l’intento di chiedere spiegazioni alla Carlucci in merito ad alcune sue assenze in Parlamento (55 su 685). […] La parlamentare ha gettato in terra le finte carte delle multe e tentato di rompere la telecamera dell’addetto. Il bilancio dei danni causati dalla parlamentare consiste in 2 microfoni rotti (dopo esser stati sottratti con la forza e portati via, e solo in seguito riconsegnati dai funzionari di polizia di Montecitorio) e una cuffia danneggiata. In più, il gruppo è stato insultato verbalmente e a tratti aggredito fisicamente dalla donna che respingeva le accuse. In una dichiarazione successiva all’episodio ha affermato di aver “volutamente esagerato”.

http://www.historycast.org/storiusando/35.htm

Onorevole ignorante

Non voglio spendere troppe parole per commentare l’ennesima buffonata uscita fuori da un esponente politico e da un parlamentare di questo paese, l’onorevole (sic) Gabriella Carlucci che dall’alto delle sue competenze di studiosa (nulle) ha tuonato contro la faziosità dei manuali di storia e invocato una commissione per la loro revisione.

Si tratta dell’ennesimo tentativo, da parte di chi adora il pensiero unico, di veder tacitata la comunità varia e pluralista degli studiosi di storia, nazionali e internazionali. L’uscita della Carlucci deve essere solo sbeffeggiata. Denuncia un’ignoranza profonda su come funzioni il passaggio delle conoscenze dalla ricerca alla manualistica, su come dialoghi e si confronti la comunità scientifica e su come sia da evitare come la peste la creazione di un qualsivoglia organo di controllo, comunque tarato politicamente.

C’è da dire però che la Carlucci mostra almeno un’incredibile fiducia nella capacità di trasmissione delle conoscenze dei manuali di storia…  Qualcuno che pensa che servano davvero allora c’è!

http://cronacaeattualita.blogosfere.it/2011/04/gabriella-carlucci-contro-i-libri-di-storia-troppo-comunisti-richiesta-una-commissione-dinchiesta.html

Gabriella Carlucci contro i libri di storia ‘troppo comunisti’: richiesta una commissione d’inchiesta

E’ molto grave la proposta lanciata da Gabriella Carlucci (Pdl) insieme ad un gruppo di 19 parlamentari. E’ stato infatti depositato, come riporta il Corriere, un progetto di legge (assegnato alla commissione Cultura della Camera) per rivedere i testi di storia adottati nelle scuole superiori italiane in quanto sarebbero in atto “tentativi subdoli di indottrinamento per plagiare le giovani generazioni a fini elettorali”. No, purtroppo non si tratta di uno scherzo. Secondo questi parlamentari: “Si osanna l’attuale schieramento di sinistra gettando fango sui loro avversari […] la scuola non può trasformarsi in una fabbrica di pensiero partigiano”. A dare manforte all’assurdo progetto anche il ministro Mariastella Gelmini, che lo ritene un ‘problema reale’: “Il tema dei libri di testo ricorre spesso, io penso che, in generale, lì non debba entrare la politica ma una visione oggettiva dei fatti e degli eventi storici”. Sotto accusa sono finiti molti volumi tra cui “La storia” di Della Peruta-Chittolini-Capra edito da Le Monnier (marchio del gruppo Mondadori Education). Il diretto interessato, classe 1923, ricorda un brutto periodo della storia italiana: “Questa attività censoria ricorda tempi inquisitori di infausta memoria. Quei giudizi a mio avviso sono equilibrati. Ma nessuno è perfetto e ciascuno ha le proprie visioni del mondo”. La senatrice del Pd Vittoria Franco ha commentato: “Ormai i rappresentanti del Pdl vedono i comunisti dappertutto”.

Nicole Minetti

http://www.canovaccio.com/nicole-minetti-ligienista-mentale-curriculum-vitae-foto/1541

Nata 25 anni fa a Rimini, Nicole Minetti si è diplomata al liceo classico nella sua città, dove contemporaneamente ha frequentato, per dieci anni, la scuola di danza della madre inglese. Arrivata a Milano per fare la specializzazione di Igiene dentale al San Raffaele, la Minetti ha partecipato al casting per Colorado Cafè ed è stata presa, ha messo in mostra il suo fisico prorompente e ha partecipato a qualche balletto. «Ma il mio mestiere non è quello», insiste la ragazza. Che precisa: «A novembre mi sono laureata al San Raffaele, dove collaboro occupandomi di relazioni internazionali in vista dell’apertura della nuova clinica odontoiatrica». L’incontro con Berlusconi sarebbe avvenuto quando la Minetti lavorava come hostess allo stand di Publitalia coordinato da Luigi Ciardiello. La ragazza, dicono nei corridoi dell’ospedale di don Verzé, non avrebbe mai fatto mistero della sua amicizia con il premier, parlando anche di bracciali ricevuti in regalo.

Ilona Staller (in arte Cicciolina)

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Biografia

[…] a soli 13 anni, iniziò a lavorare all’agenzia di modelle ungheresi M.T.I. Sposatasi una prima volta in giovanissima età, si stabilì in Italia […] condusse un programma radiofonico intitolato Voulez-vous coucher avec moi? (Vuole venire a letto con me?) sulla celebre emittente privata di Roma Radio Luna. È uno dei primi programmi radiofonici dall’erotismo spinto ed esplicito e va in onda di notte, da mezzanotte alle due, ed è interamente dedicato alle telefonate a sfondo erotico degli ascoltatori e delle ascoltatrici, con le quali interagisce una voce femminile che li chiama con l’appellativo confidenziale di “Cicciolini” e “Ciccioline”. La voce è quella di Elena Anna alias Ilona Staller, e da qui nasce il soprannome “Cicciolina” che la porterà alla celebrità. Al cinema iniziò ad apparire dal 1974 […] . A partire dal film La liceale, diretta da Michele Massimo Tarantini, è accreditata come Ilona Staller. […] Nel 1976 portò per la prima volta in Italia il nudo integrale in un locale pubblico, una discoteca. Nel 1978 è la volta della televisione e durante la trasmissione RAI C’era due volte mostrò il seno per la prima volta nella storia della televisione italiana. Dal 1983 al 1989 fu una delle più richieste e famose pornodive […]

L’attività politica

Fin dal suo arrivo in Italia la Staller si occupò di politica, intervenendo sui temi d’attualità nelle interviste e negli spazi radiofonici a lei concessi. Nel 1979 venne candidata nella “Lista del Sole”, senza tuttavia conseguire un grosso successo personale. Nel 1985 passò al Partito Radicale, lottando contro l’energia nucleare e per i diritti umani. Venne eletta deputato nella X legislatura del Parlamento italiano nel 1987, con 20.000 preferenze, risultando seconda, nelle liste del Partito Radicale, solo a Marco Pannella. Quattro anni più tardi, insieme a Moana Pozzi, fondò il Partito dell’Amore con il quale si ripresentò alle elezioni, ottenendo questa volta pochi consensi. Cicciolina ha continuato ad essere attiva in politica, battendosi per la libertà sessuale dei carcerati, contro ogni forma di violenza e contro l’uso indiscriminato degli animali per esperimenti scientifici, per la depenalizzazione della droga, contro ogni forma di censura, e infine per una sana educazione sessuale nelle scuole, facendo campagne di informazione sui pericoli dell’AIDS. Nel 2002 tentò di candidarsi alle elezioni per il Parlamento Ungherese, ma senza successo. Più di recente, ha espresso la possibilità di candidarsi come sindaco di Milano. Il 27 settembre 2011 ha annunciato di voler rientrare in politica, fondando un partito “ottimista-futurista”; ha inoltre palesato di volersi candidare a sindaco di Monza e, in caso di vittoria, di voler rendere la città “più eccitante” e di trasformare la Villa Reale in un casinò.

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Aggiornamento del 13 dicembre 2014:

Ma soprattutto ci vorrebbe il coraggio di dare severe punizioni a coloro che si fanno corrompere: i politici corrotti, infatti, altro non sono che dei veri e propri TRADITORI DI STATO. Un esempio di punizione, ad esempio, potrebbe essere quello di togliere, vita natural durante, la possibilità di lavorare nuovamente per lo Stato a chiunque venga condannato per reati di corruzione, di qualsiasi lavoro si tratti.

http://www.riparteilfuturo.it/blog/esperti/intervista-a-carlo-stagnaro-corruzione/

“Ridurre il beneficio e aumentare il costo del malcostume: per combattere la corruzione bisogna essere freddi”. Intervista a Carlo Stagnaro

Liberalizzare e privatizzare significa delegare al mercato scelte che prima venivano compiute da politici e burocrati. Questo rende la corruzione pressochè impossibile

Indignazione, scandali, invocazione dell’onestà perduta. La lotta alla corruzione in Italia si risveglia in corrispondenza dei gravi fatti di cronaca, puntualmente cavalcati dai media, che sconvolgono a fasi alterne l’opinione pubblica. Nonostante Expo, Mose, Mafia Capitale, il Paese però continua a ristagnare e la lotta alla corruzione non è ancora recepita come un’emergenza di ordine economico. Abbiamo interpellato su questi temi Carlo Stagnaro, giornalista e direttore del dipartimento Studi e ricerche dell’Istituto Bruno Leoni. Nei suoi articoli per Il Foglio, Il Secolo XIX, Libero e altre testate nazionali Stagnaro affronta il problema della lotta alla corruzione con un punto di vista smaliziato, ponendo al centro della sua analisi questioni come le liberalizzazioni, la fiscalità, le privatizzazioni e la riforma dello Stato sociale.

Come possiamo combattere un fenomeno ormai sistemico senza impantanarsi in una trappola retorica che non porta a niente?

Per contrastare efficacemente la corruzione bisogna anzitutto capirne le ragioni: perché alcuni corrompono e altri si lasciano corrompere? La corruzione non è il risultato di un raptus di follia, ma un comportamento razionale alla luce di determinate circostanze. Alcuni corrompono, e altri si lasciano corrompere, perché ai loro occhi il beneficio atteso (cioè la tangente e la relativa “prestazione”) è superiore al costo (cioè l’entità della sanzione moltiplicata per la probabilità di essere catturati). Bisogna quindi essere freddi: se vogliamo ridurre la corruzione dobbiamo agire su tutte queste leve, cioè ridurre il beneficio e aumentare il costo del malcostume. 

Il Premier Matteo Renzi si è appena pronunciato annunciando alcuni interventi strutturali imminenti per contrastare la corruzione: aggravamento delle pene, allungamento dei tempi della prescrizione, semplificazione del processo di confisca e restituzione dei beni. È d’accordo su questa linea di intervento? Quali altri provvedimenti metterebbe in cima all’agenda di governo?

Nel breve termine, il governo si sta muovendo nell’unica direzione possibile: quella cioè di aumentare il costo della corruzione inasprendo le pene e, in parte, la probabilità di essere scoperti attraverso l’allungamento della prescrizione. Nel medio termine, però, servono anche provvedimenti di altro genere: per rendere ancora più efficace l’azione della magistratura bisogna rendere più efficiente il sistema giudiziario, velocizzando i processi, come peraltro l’esecutivo sta tentando in parte di fare. Manca per il momento un deciso intervento a riduzione del beneficio atteso: in parole povere, se voglio che la gente chieda meno “favori” a politici e funzionari, devo ridurre il numero e il valore dei “favori” possibili, e devo ridurre la discrezionalità con cui il pubblico prende decisioni che possono influenzare l’allocazione delle risorse. Cioè, devo ridurre la spesa pubblica e la facoltà di emanare regolamenti o comunque prendere decisioni che facciano pendere da una parte o dall’altro, per esempio, l’assegnazione di un appalto o l’esito del confronto competitivo nel mercato. 

La corruzione in Italia viene percepita prevalentemente con un problema di ordine morale mentre in realtà è una delle principale cause dello stallo economico. Ci spiega in che modo la corruzione scoraggia gli investimenti, influenza l’allocazione della spesa pubblica e inibisce la crescita?

La corruzione ha molti effetti negativi sulla crescita economica. Anzitutto ha l’effetto di premiare le imprese che sono più brave nel procacciare favori, anzichè quelle che sanno meglio fare il proprio lavoro. Secondariamente spinge molte imprese a non investire nel nostro paese, per timore di trovarsi impigliate in vicende poco chiare. Infine crea un incentivo per i beneficiari della corruzione – in particolare politici e funzionari infedeli – a moltiplicare le occasioni per essere corrotti, cioè a tessere un fitto intrico di regolamentazioni barocche con ampi spazi di opacità e discrezionalità. Tutto questo a sua volta scoraggia gli investimenti, in una specie di circolo vizioso.

In alcuni suoi articoli lei sostiene la ricetta della liberalizzazione. In che modo si può combattere la corruzione mediante la privatizzazione e la concorrenza?

Liberalizzare e privatizzare significa delegare al mercato scelte che prima venivano compiute da politici e burocrati. Questo rende la corruzione pressochè impossibile: io posso corrompere un politico o un funzionario, ma non tutti i consumatori! Certo, anche nel privato la corruzione esiste, ma i suoi effetti difficilmente diventano sistemici perchè, nella peggiore delle ipotesi, l’impresa vittima di dipendenti sleali fallisce. Con la corruzione pubblica, invece, il fallimento riguarda l’intera società, in virtù del meccanismo che dicevo prima. In generale, comunque, la corruzione nel privato viene scoperta molto prima di arrivare a tanto, perchè le imprese private hanno una serie di strumenti che il pubblico normalmente non ha. In pratica, un azionista si accorge di perdere dei soldi molto prima dei contribuenti!

Da pochi giorni il Corruption Perceptions Index di Transparency International ci ha confermato al 69esimo posto della classifica mondiale – ultimi in Europa. L’Indice delle liberalizzazioni dell’Istituto Bruno Leoni per cui lei collabora è uno dei parametri presi in considerazione dall’indagine internazionale? Quali considerazioni possiamo tratte dalla lettura di questi indici?

Non credo che Transparency International consideri l’Indice delle liberalizzazioni, in quanto si fonda su una serie di questionari sottoposti a imprenditori e manager per capire la loro percezione della diffusione del fenomeno corruttivo. L’Indice delle liberalizzazioni e quello sulla percezione della corruzione hanno, però, molto in comune, nel senso che misurano indirettamente cose simili: per le ragioni che dicevo, un elevato livello di corruzione è la conseguenza di un paese dove le decisioni pubbliche sono pervasive, opache e discrezionali. Chi vuole contrastare la corruzione deve impegnarsi per limitare l’esercizio del potere pubblico, aumentare la trasparenza dei processi e ridurre la “libertà di manovra” di funzionari e politici.

In che modo il Paese può riacquistare in breve tempo posizioni nella classifica (come hanno fatto ad esempio Grecia e Bulgaria che ci hanno raggiunto in un solo anno dall’80esimo e 77esimo posto rispettivamente)?

Ci sono molte cose da fare. Sia riforme strutturali di ampio raggio – come appunto liberalizzazioni e privatizzazioni – sia interventi sul funzionamento dei processi pubblici. La digitalizzazione può aiutare molto ad aumentare la trasparenza, per esempio. Inoltre bisogna evitare il consolidarsi di reti relazionali attorno ai gangli decisionali del paese: molti seguono il principio della rotazione delle cariche apicali nella Pubblica Amministrazione, per esempio. Se tu sai che dopo un certo periodo di tempo – diciamo, cinque anni – dovrai abbandonare l’incarico, è più difficile costruire relazioni opache di lungo termine, quali apparentemente erano anche quelle di cui si discute in questi giorni.

Si fa un gran parlare di trasparenza ma qual è la trasparenza funzionale di cui abbiamo realmente bisogno? In particolare quali sono le misure concrete che potrebbero agevolare l’imprenditoria?

In generale digitalizzare i processi è una misura di trasparenza importante. Inoltre bisogna semplificare le procedure: un iter tortuoso è la Disneyland dei potenziali corrotti. Infine, occorre premere l’acceleratore sulla disponibilità dei dati e delle informazioni. Il sito appena predisposto dal governo, www.openbilanci.it, è un importante passo avanti, così come lo è la scelta di rendere finalmente accessibile a tutti il sistema Siope. Ma questo non basta: sarebbe enormemente importante, per esempio, una norma che imponesse l’obbligo per tutte le società e gli enti pubblici di rendere disponibile sul loro sito il proprio bilancio, nella forma più analitica possibile. L’adozione di un Freedom of Information Act, che rendesse facilmente accessibili tutti i documenti della PA, sarebbe un passo avanti importantissimo. Tutti questi sono provvedimenti a costo ridotto o nullo nell’immediato, e gravidi di conseguenze positive nel medio termine.

 

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