“La nostra lingua è bella perché capricciosa: ha regole contraddette da eccezioni. In più si trasforma come tutto ciò che è vivo.”

Giorgio De Rienzo, linguista del Corriere della Sera

E’ importante conoscere la storia della nostra lingua, ma è anche importante saperla utilizzare correttamente. Attualmente mi sembra che si stiano perdendo da una parte i dialetti locali e dall’altra parte la capacità di parlare una lingua italiana forbita e con un ricco vocabolario. Anzi peggio: sto notando sempre più spesso l’incapacità di coniugare correttamente i verbi, addirittura anche da parte di persone che di mestiere fanno l’insegnante oppure il giornalista!!! La nostra lingua si sta letteralmente impoverendo ed appiattendo, si sta trasformando in un italiano semplificato, sempre più grezzo, comune alla più parte degli italiani. Stiamo perdendo, sostanzialmente, gran parte della nostra cultura linguistica, e questo è un vero peccato.

Come recuperare e mantenere i dialetti locali?

Io direi che la scuola ha già parecchie altre cose da fare, perciò questa dovrebbe essere una preoccupazione delle associazioni culturali locali e delle Pro Loco…

Come recuperare un buon livello medio di conoscenza dell’italiano?

Magari con un bel libro di grammatica ed un vocabolario di italiano nel cassetto del comodino, o comunque a portata di mano, da sfogliare ogni tanto, anche solo a tempo a perso. Troppo spesso quello che ci viene insegnato a scuola viene tralasciato e dimenticato. E’ come quando dobbiamo imparare a parlare in un’altra lingua, in inglese ad esempio: se non lo parliamo frequentemente, se non ci manteniamo allenati, pian piano perdiamo sempre di più le conoscenze acquisite. Allo stesso modo accade con la lingua italiana: il livello di base ovviamente lo manteniamo tutti, ma il livello più avanzato, che dovremmo imparare a scuola (ma che spesso non impariamo nemmeno a causa di carenze da parte degli stessi docenti), non lo alleniamo mai, perchè tendiamo ad usare sempre le stesse parole e sempre gli stessi verbi, spesso e volentieri con le stesse coniugazioni (sbagliate!). Basterebbe così poco per allenare e migliorare il nostro italiano…

L.D.

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Sul sito  www.italica.rai.it (questo è il link: http://www.italica.rai.it/monografie/storia_lingua_italiana/index.php), potete trovare un’interessante storia della lingua italiana. Davvero consigliato!

Queste è l’indice degli argomenti trattati:

Confini politici e confini linguistici

  • Comunità e comunità linguistiche
  • Comunità e migrazioni
  • Al di qua e al di là dei confini di terra: l’italiano e le altre lingue
  • La formazione dei confini politici italiani: implicazioni linguistiche
  • I “confini” mediterranei

 Un mondo in movimento: ieri

  • Italia ed emigrazione
  • L’italiano coloniale
  • Fattori di diffusione dell’italiano fuori d’Italia
  • Prima dell’Italia unita: la proiezione mediterranea di Venezia
  • Gli scambi linguistici nel Mediterraneo e la lingua franca

 Un mondo in movimento: oggi

  • Invasioni albanesi in Italia?
  • Immigrazione e rapporti fra lingue
  • Due modelli per l’immigrazione: integrazione o sviluppi separati?

Lingue diverse dall’italiano in Italia

  • Le “penisole” linguistiche: ancora sulla situazione linguistica dei confini di terra
  • Le “isole” linguistiche
  • Gli insediamenti albanesi in Italia

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TROFEO DELLA LINGUA ITALIANA

www.trofeodellalinguaitaliana.it/

[…] Il Progetto ha lo scopo di richiamare l’attenzione sull’importanza che la lingua ha avuto nel processo unitario del Paese e celebrarne il valore attuale nella dimensione nazionale e internazionale. Inoltre, vuole essere un’occasione per promuovere la lettura, sviluppare la creatività dei giovani e avvicinare gli scrittori agli studenti.

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I libri che hanno come argomento la lingua italiana, la sua storia ed i suoi dialetti sono davvero numerosi. Qui ve ne consigliamo quattro:

Libro “Fatti di lingua” di Cristiana De Santis

Fin dalla nascita, i bambini sono «fatti di lingua», pronti cioè a entrare in relazione con gli altri grazie alla capacità più straordinaria che abbiamo: parlare. Ma quando e come si impara a parlare? Di che cosa sono fatte e come nascono le parole? Perché parliamo lingue diverse? Gli uomini hanno sempre parlato? Gli animali possono parlare? Durante le vacanze, una mamma linguista cerca di rispondere a queste e a tante altre domande per soddisfare le curiosità di sua figlia e di un gruppo di ragazzini. Un racconto chiaro e semplice,ma scientificamente rigoroso e aggiornato, fatto di parole, ma anche di immagini. Tutti i curiosi dai 9 anni in poi che vogliono scoprire, divertendosi, i segreti della lingua che parliamo; insegnanti delle scuole elementari e medie inferiori che vogliono trasmettere l’amore per l’italiano e per le sue regole. Il libro contiene divertenti esercizi per giocare con la lingua.

Libro “Storia linguistica dell’Italia disunita” di Pietro Trifone 

Un ritratto ironico e leggero della grammatica e del vocabolario della disunione italiana, a cominciare dalle aggressive formule usate da italiani contro altri italiani. Che non risparmiano neppure il nome del paese, apertamente deriso attraverso parole come “Italietta”, “italioti”, “italico”, “italiesco” o locuzioni come “Italia alle vongole” e “all’italiana”. Di questi e di tanti altri stereotipi negativi (da “terrone2 a “polentone”, da “sudici” a “lumbard”, da “beduino” nel senso di ‘meridionale’ a “baluba” nel senso di ‘settentrionale’) è ricostruita una storia divertente oltre che istruttiva. Il libro discute anche della faziosità attribuita a Dante; confronta i problemi linguistici della giovane Italia unita del 1861 con quelli di oggi, spiegando perché gli italiani non capiscono le parole dell’inno nazionale; descrive Roma come capitale “alla matriciana”, anzi come “capoccia”; tratteggia le diverse immagini del paese che emergono dai neologismi di origine dialettale.

Libro “Ciliegie o ciliege? E altri 2406 dubbi della lingua italiana” di Valeria Della Valle e Giuseppe Patota 

Chi può dire di non aver mai avuto un dubbio, scrivendo un tema, un articolo, o anche solo una mail (o un mail?), di non essersi mai trovato faccia a faccia (o a faccia a faccia?) con una parola dall’accento incerto? Sbagliare non è questione d’ignoranza o della sclèrosi (o scleròsi?) delle nostre arterie, ma dipende spesso dalla complessità della nostra bella lingua. Non è dunque il caso che ci vergognamo (o vergogniamo?) quando ci chiediamo se sia meglio comprare un ananas o un’ananas, consultare due chirurghi o due chirurgi, partire alle tre e mezzo o alle tre e mezza. Capita a tutti. E grazie a questo libro, decidere sarà questione di un attimo!

Libro “Questo è il punto. Istruzioni per l’uso della punteggiatura” di Francesca Serafini 

Si può imparare a usare la punteggiatura divertendosi come quando si guarda un film? La risposta è sì, se a spiegarci come e dove mettere il punto e la virgola ci pensa una sceneggiatrice con un passato da linguista. Ecco che allora, tra una divagazione narrativa e l’altra, il grande narratore russo Isaak Babel’ si trova catapultato nello stesso universo di Perry Cox – il medico scorbutico e irresistibilmente comico della serie televisiva Scrubs creata da Bill Lawrence – per aiutarci a capire come va usato quell’insieme astruso di segnetti che costituisce la punteggiatura. Francesca Serafini usa tutto questo e molto altro (attingendo gli esempi a un serbatoio variegato di materiali: dalla grande letteratura al videogioco, dai social network alla linguistica scientifica) per dimostrare come, per imparare a usare punti e virgole, bisogna superare la vecchia concezione secondo cui la punteggiatura serve a riprodurre nello scritto le pause della respirazione nel parlato. I segni interpuntivi sono infatti, prima di tutto, un prezioso strumento sintattico che, usato consapevolmente, rende chiara la scrittura ed efficace la comunicazione. Nella guida pratica contenuta nel libro, a ogni segno corrispondono regole ed eccezioni d’autore, in una successione di consigli utili a chiunque scriva per mestiere, per passione o semplicemente per comunicare, in un’epoca in cui – tra Facebook, Twitter, e-mail e sms – la scrittura, a dispetto della complessità, conosce un’espansione sorprendente.

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Associazione per la Storia della Lingua Italiana (Asli)

 www.storiadellalinguaitaliana.it

L’Associazione per la Storia della Lingua Italiana (ASLI) è stata costituita nel 1992 a Firenze e ha sede presso l’Accademia della Crusca. […]  Si tratta di un’associazione professionale che riunisce i docenti universitari di storia della lingua italiana e di linguistica italiana (docenti di prima e seconda fascia, ricercatori, docenti in pensione) o di materie affini (l’affinità è stabilita dall’assemblea dei soci). Oltre ai cosiddetti “strutturati”, fanno parte dell’Associazione i dottori di ricerca e gli assegnisti; prendono però parte alle attività e parlano ai congressi dell’Associazione anche borsisti e dottorandi. Attualmente l’ASLI conta oltre 230 iscritti, compresa una ventina di soci stranieri.

Le ragioni che hanno determinato la nascita dell’ASLI sono in gran parte analoghe a quelle, di volta in volta specifiche, che hanno ispirato iniziative consimili (come, per restare in ambiti affini, le associazioni di italianisti e filologi romanzi): si tratta in primo luogo «di promuovere gli studi di storia della lingua italiana, ad ogni livello culturale, scientifico e didattico» e di «tutelare la dignità e la professionalità delle discipline afferenti» (come si legge nell’art. 2 dello statuto).

Avendo a che fare con la lingua nazionale, l’ASLI ha alcuni campi d’azione specifici, nella società e nella scuola. Nel primo caso, si tratta di corrispondere al “bisogno di lingua” che viene dal largo pubblico per motivi sempre più vari e numerosi legati, tra l’altro, alle esigenze della comunicazione istituzionale, amministrativa, aziendale, mediatica e così via. Nel secondo, di favorire un più efficace insegnamento della lingua nelle scuole dei vari ordini e gradi, nella convinzione che la materia scolastica denominata “Italiano” o “Lettere italiane” comprenda in realtà due settori ben distinti, nel merito e nell’approccio didattico: la lingua e la letteratura. Non si può pensare che una buona conoscenza della letteratura, o anche una vasta esperienza di letture personali (entrambe auspicabilissime) abiliti di per sé al consapevole ed efficace uso della lingua parlata e scritta: un uso che deve essere addestrato e stimolato con strumenti specifici, autonomi rispetto a quelli richiesti dal testo letterario. Con la lingua non facciamo solo letteratura, ma anche matematica, scienze, geografia; né scriviamo solo testi scientifici o elaborati scolastici, ma anche verbali di condominio, ordini del giorno, richieste di riscatto lavorativo. […]

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Associazione degli Italianisti Italiani

www.italianisti.it

L’Associazione degli Italianisti (ADI) si è costituita formalmente l’11 maggio 1996, con l’obiettivo di rappresentare le categorie professionali degli universitari italiani che operano nell’ambito delle discipline afferenti agli studi dell’Italianistica.
Le sue ragioni sociali sono inscritte nello Statuto:

  • tutelare e rafforzare la funzione istituzionale e culturale delle discipline afferenti all’Italianistica, in primo luogo negli ordinamenti universitari, e quindi in ogni sede istituzionale, scolastica e didattica;
  • sostenere e promuovere la ricerca scientifica e la sua diffusione, adoperandosi nei confronti degli Enti pubblici e privati per un adeguato potenziamento delle risorse finanziarie e strumentali;
  • rafforzare – tramite apposite convenzioni – i collegamenti scientifici e culturali nazionali e internazionali, con analoghe Associazioni, con Istituzioni pubbliche e private, con gruppi di studiosi e anche con singoli studiosi;
  • favorire e potenziare la circolazione e lo scambio delle esperienze e dell’informazione all’interno e all’esterno dell’Associazione.

Se il suo assetto statutario riserva la qualifica di socio al personale strutturato nell’Università italiana, l’ADI ha subito responsabilmente assunto una doppia apertura strategica: verso i giovani in formazione nei Dottorati di Italianistica (o addottorati), verso la categoria degli insegnanti di italiano nel sistema scolastico nazionale.
I primi sono diventati i protagonisti dei Congressi annuali, dove portano i risultati delle loro ricerche. Gli insegnanti di italiano hanno costituito nell’ADI la “Sezione Didattica”, con l’obiettivo di promuovere e organizzare la rappresentanza di tutta la categoria. E in particolare:

  • per dare vita a un laboratorio di esperienze comuni fra ricerca universitaria e scuola secondaria in ambito di didattica dell’italiano (lingua e letteratura);
  • per partecipare attivamente e criticamente al processo di riforma degli ordinamenti scolastici, con riferimento specifico alle problematiche dell’educazione linguistica e dell’educazione letteraria;
  • per predisporre uno strumento di coordinamento e di cooperazione per la realizzazione di progetti ed esperienze di aggiornamento e di formazione permanente degli insegnanti;
  • per raccordare, nell’ambito delle scuole di specializzazione finalizzate all’insegnamento delle materie letterarie, attività formativa e dinamica dei bisogni di formazione emergenti dall’università e dalla scuola.

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Aggiornamento del 7 gennaio 2014:

Vi proponiamo qui un brevissimo estratto della puntata di Moebius (Radio24) del 16 novembre 2013, nella quale il professor Gianmarco Gaspari, docente di Lingua e letteratura italiana all’università dell’Insubria, ci parla della condizione in cui versa oggigiorno la lingua italiana:

Gaspari_lingua italiana (mp3)

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Aggiornamento dell’8 gennaio 2016:

https://it.wikipedia.org/wiki/Gioco_del_dizionario

Gioco del dizionario

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il gioco del dizionario è un gioco da tavolo di carta e matita per il quale è necessario un dizionario. Si richiede un minimo di 3 giocatori, ma l’ideale è giocarlo in gruppi numerosi. Oltre al dizionario, occorrono un foglio di carta e una penna o matita per ciascun giocatore.

Il gioco

Si gioca a turni. Il giocatore di turno prende il dizionario e sceglie una parola, possibilmente ignota o poco nota ai presenti, annunciandola ad alta voce e trascrivendone segretamente la definizione sul proprio foglio. Il giocatore che tiene il dizionario è escluso dalla competizione per quel turno (svolge la funzione di “moderatore” o “banco”).

Ciascuno degli altri giocatori procede quindi a scrivere sul proprio foglio, segretamente, una ipotetica definizione del termine scelto. Ai fini del gioco non è rilevante che la definizione proposta dai giocatori coincida con quella data dal dizionario, basta che essa sia vera e corretta nella sostanza.

Terminata questa fase, i giocatori consegneranno i propri fogli (piegati in modo da nasconderli alla vista degli altri giocatori) al giocatore che ha scelto il termine. Quest’ultimo legge tutte le definizioni proposte, in ordine casuale, ad alta voce, includendovi anche la definizione “vera” presa dal dizionario (che può semplicemente trascrivere; o, meglio, se la riscrive con parole sue più semplici o stringate).

A questo punto tutti gli altri giocatori dovranno “puntare” sulla definizione che ritengono essere quella vera. Nel caso in cui non si sappia né si intuisca in alcun modo il significato della parola, è possibile bluffare dando una definizione “camuffata“, espressa nel modo più plausibile da convincere gli altri giocatori che si tratti di quella vera, di modo da ricevere comunque un punteggio, anche se non si è indovinata la definizione giusta; in questo caso quindi è più importante che la definizione che si propone sia verosimile, e dunque avrà un peso non secondario lo stile in cui essa verrà scritta.

Il punteggio

Quando tutti i giocatori hanno scelto la definizione che reputano essere quella giusta, si procede al conteggio dei punti, come segue:

  • ogni giocatore che ha puntato sulla definizione vera guadagna un punto;
  • ogni giocatore guadagna un punto extra per ciascun avversario che ha puntato sulla “sua” definizione.

Secondo un’altra versione del gioco, il punteggio è più articolato e si differenzia a seconda della situazione come segue:

  • 3 punti a chi azzecca la giusta definizione fin dal primo momento;
  • 2 punti a chi indovina o riconosce la giusta definizione dopo la lettura di tutte le definizioni;
  • 1 punto a chi rende plausibile la propria definizione errata ad altri (si riceve 1 punto per ciascun giocatore che ha scelto la propria definizione errata; ad eccezione di sé stessi, naturalmente).

Poiché il giocatore di turno non partecipa alle puntate e non può per quel giro guadagnare punti, una partita deve contare tanti turni quanti sono i giocatori che vi partecipano, oppure poi avere un numero di turni che sia un multiplo dei partecipanti (cioè, per finire, tutti i giocatori debbono avere avuto il dizionario lo stesso numero di volte).

Curiosità

Parte della meccanica di questo gioco sta alla base di Dixit, Spiel des Jahres 2010. Esiste anche una versione online chiamata Gioco Vocabolario, curata da DiLemmi e pubblicata da Zanichelli Editore. Esiste anche la versione rivisitata in formato “gioco da tavolo” intitolata DiLemmi, edita da Kaleidosgame.

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Aggiornamento del 12 febbraio 2016:

https://www.helloworld.it/benessere/parole-italiano-desuete

LE PAROLE DELL’ITALIANO CHE NON USIAMO PIÙ E CHE DOVREMMO COMINCIARE A USARE DI NUOVO

20 Dic 2015

L’italiano è una lingua viva, in perenne evoluzione. A differenza delle altre lingue europee, ufficialmente l’italiano non è mai nato, ma si è formato grazie al contributo della letteratura. Dante, Petrarca e Boccaccio sono stati i suoi padri e dal loro uso, in dialetto fiorentino, si è lentamente canonizzato nella lingua che usiamo oggi.

Aperto ad accogliere nuovi termini diffusi nel parlato, l’italiano arricchisce ogni anno il suo lessico. Ma per fare spazio ai neologismi qualche parola deve farsi da parte, diventando desueta, fuori moda.

Le parole che stanno scomparendo dal nostro vocabolario, però, acquistano un fascino in più, come un oggetto vintage. Ne abbiamo raccolte alcune, con la speranza che questa breve guida possa regalare loro un po’ di fortuna e, magari un giorno, farle rientrare nel nostro uso.

Sagittabondo

Lo spunto è preso dal segno zodiacale. Ma in più, il termine, ha un’accezione romantica. Le frecce che scocca il sagittabondo “sono sguardi che fanno innamorare“.

Sciamannato

Letteralmente “disfare la manna“, quest’ultimo un altro termine bellissimo di origine ebraica che significa “dono“, con il tempo diventato sinonimo di “cosa gustosa, gradita”. Sciamannato è allora qualcuno disordinato sia nei modi che nell’abbigliamento.

Stoltiloquio

È un vero peccato che questo termine sia così poco usato, vista la sua perfezione nel descrivere discorsi privi di senso, che ascoltiamo così spesso e non passano mai di moda.

Luculliano

Riferito a Lucio Licinio Lucullo, uomo politico romano passato alla storia soprattutto per il suo fasto. Aggiungere luculliano accanto a ogni parola la rende magnifica.

Obnubilare

L’origine latina aveva a che fare con il meteo: “rannuvolare”. Poi è stata usata in senso figurato per descrivere un particolare stato di sensi o di coscienza.

Lapalissiano

Si riferisce invece al capitano francese del 1500 Jacques de Chabannes signore de La Palice. Il suo nome è diventato un aggettivo per identificare una tautologia: qualcosa che viste le premesse risulta ovvia, scontatissima. In realtà però il tutto è frutto diun’incomprensione.

Alla more di La Palice i suoi commilitoni hanno scritto l’epitaffio: “Qui giace il signor de La Palice. Se non fosse morto, farebbe ancora invidia“. In francese però la effe di “ferait” (farebbe) si è confusa con la esse, date le due grafie simili, diventando “serait” (sarebbe). In più “l’invidia”, envie, per dare senso al nuovo verbo è stata staccata, leggendola en vie(in vita). Così alla fine l’epitaffio diceva: “Qui giace il signor de La Palice. Se non fosse morto, sarebbe ancora in vita“.

Abbacinare

Vuol dire “abbagliare” o anche “trarre in errore”. L’origine si fa risalire alla pratica antica diaccecare l’occhio di un nemico con un “bacino”, uno strumento di metalloincandescente. Oggi fortunatamente è rimasto solo il suo senso figurato.

Sacripante

È un personaggio dell’Orlando innamorato di Boiardo e poi dell’Orlando di Ariosto. È ilre della Circassia, valoroso e forte. Il sacripante è oggi l’uomo robusto che dall’aria fierae minacciosa incute timore e soggezione. Lo scrittore Gadda, grande virtuoso della lingua, ha anche inventato il verbo sacripantare.

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