Bel pasticcio questa crisi dei mercati e soprattutto questa situazione drammatica (senza troppo pessimismo, siamo realmente sull’orlo del baratro…) in cui si trova proprio l’Italia, epicentro della crisi e banco di prova per la tenuta del sistema economico basato sull’Euro. L’Europa ed il mondo intero stanno osservando da vicino le nostre mosse…

Cosa ci attenderà? Difficile saperlo, bisogna solo sperare che il Governo tecnico di Mario Monti, fresco di nomina, dia fiducia ai mercati e faccia in modo che non ci buttino fuori dal sistema Euro, cosa che provocherebbe di colpo un’inflazione spaventosa e incontrollata ed il conseguente ‘impoverimento di noi italiani.

Pochi si sono accorti, in questi ultimi mesi, che la crisi stava avanzando inesorabilmente e che il nostro Governo (Berlusconi in primis) non stava facendo molto (anzi quasi nulla) per evitarlo. Ora la situazione si è resa più drammatica, tanto da non avere a disposizione nemmeno il tempo di andare alle elezioni. L’Europa ed i mercati finanziari si stanno aspettando da noi delle risposte concrete ed immediate, per questo non possiamo più permetterci di tergiversare, come ha fatto il Governo di Berlusconi in questi ultimi mesi, anzi, in pratica da sempre, fin da quando il PdL ha vinto le elezioni.

Ma mi viene ora da chiedermi: chi è stato in questi ultimi anni/mesi bello comodo in quell’aula del Parlamento, di cosa si è interessato mentre l’Italia stava di giorno in giorno andando sempre più a picco? Noi che stiamo scrivendo su questo sito non siamo neanche lontanamente degli economisti, ma ci siamo accorti della gravità della situazione semplicemente informandoci da fonti serie ma accessibili a chiunque.

I politici non si sono accorti di molte cose, ma a cosa stavano pensando? Sono pagati molte volte più del necessario per sedersi in quel Parlamento… Oppure se ne sono accorti ma hanno sottovalutato o ignorato deliberatamente il problema? Ora siamo davvero in un bel pasticcio. Se la Spagna, grazie alle dimissioni di Zapatero ed alle elezioni anticipate, è riuscita ad prevenire e ribaltare la sorte che la stava attendendo, risollevandosi in tempo ed arrivando addirittura a superarci economicamente, noi (politici e cittadini) non abbiamo fatto niente. Ed ora ne stiamo pagando le conseguenze, i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Grazie alle manovre farsa del duetto Berlusconi-Tremonti, ora siamo costretti a correre ai ripari in fretta e furia. Il nostro destino è affidato a Mario Monti… e penso che, se riuscirà a guidarci fuori da questo tunnel, dovremo proprio farlo Santo!

N.B. Non c’è nessun complotto nè alcuna congiura massonica contro l’Italia, se ci troviamo in questa situazione è solamente a causa di puri e semplici dati oggettivi, in particolare:

In aggiunta a queste ragioni storiche, che da un buon ventennio ci trasciniamo in concomitanza con il loro graduale  accrescimento con il passare degli anni, quest’ultimo Governo non ha preso in considerazione le reforme che l’Europa ed i mercati ci stavano chiedendo, per questo siamo stati  puniti (giustamente, purtroppo) dagli stessi mercati.

Questa è la situazione attuale dell’Italia.

 

Scrive Alessandro Penati nell’articolo “Il debito pubblico incubo per l’Italia” pubblicato su La Repubblica del 23 luglio 2011:

«(…) con gli oneri sul debito pubblico che pesano per circa il 4 per cento, e una crescita del Pil nominale a poco più del 3 per cento, il rapporto tra debito e reddito aumenta anche se lo Stato non spende più di quanto incassa. Minore la crescita, maggiore l’austerità necessaria per mantenere lo status quo. Peggio quando l’avanzo primario, come nella nostra manovra, è ottenuto prevalentemente aggravando le imposte sul reddito, perché si incide ulteriormente sulla crescita. Deprimente, ma è così»

«Per un Paese che ha un costo medio del debito di circa il 4,5% nominale, e che ha un Pil nominale che cresce di circa il 3% o poco più (il Pil nominale è infatti la somma di crescita reale ed inflazione), ciò significa che l’Italia resta con uno sbilancio negativo, cioè che siamo condannati (in assenza di un colpo di reni nella crescita) a rincorrere il saldo primario, cioè la differenza tra entrate e spese al netto degli interessi sul debito. Il tutto in un contesto di rendimenti di mercato in salita, per volontà della Banca centrale europea. Sembrano tecnicismi, ma si tratta in realtà della differenza che passa tra un paese fiscalmente sano (o risanato) grazie alla crescita economica, ed un paese condannato a manovre correttive più o meno dichiarate, per continuare a convincere i mercati della propria probità (o meglio, non colpevolezza) fiscale. Il rischio è quello di un circolo vizioso in cui continue strette fiscali correttive deprimono ulteriormente la crescita di un paese che è già fermo da troppo tempo»

N.N.B. Non avevamo altre alternative, poichè Berlusconi non poteva più rimanere al Governo, vista la totale assenza di credibilità sia sua personale che dell’intera maggioranza, mentre per andare alle elezioni non avremmo avuto tempo, considerata la situazione di estrema urgenza. Ritengo che tutti i politici che auspicavano nuove elezioni non abbiano ben capito questa cosa, dunque per me sono politici che non meritano il ruolo che hanno, per almeno due motivi:

1. non hanno capito qual è la reale situazione nè quali  sono le priorità del Paese

2. mancano di senso di responsabilità (detto in altri termini, se ne fregano delle sorti future dell’Italia)

Le priorità del nuovo Governo saranno, dal mio punto di vista, le seguenti:

1. abbattere gli interessi corporativi, le cosiddette “caste” (io le chiamerei anche “metastasi”), che probabilmente cercheranno di autoproteggersi intralciando l’attuazione e la prosecuzione delle riforme (anche se hanno gà fatto da intralcio a dire la verità, non accettando il Governo tecnico e cercando in tutti i modi di andare alle elezioni!)

2. ridare fiducia ai mercati, puntando innanzitutto sulla crescita economica

3. modificare l’attuale legge elettorale (n. 270/05), definita non a caso “porcellum”, per avere in futuro dei Governi più forti e stabili

Sulla legge elettorale, dal sito www.duitbase.it:

“[…] sistema proporzionale con premio di maggioranza ed elezione di più parlamentari contemporaneamente in collegi estesi, senza la possibilità di indicare preferenze. In sostanza, il cosiddetto Porcellum attribuisce ai gruppi dirigenti dei partiti un grande potere nella scelta delle candidature. Il che significa che, nella scelta degli eletti, gli elettori non hanno la possibilità di votare per i candidati, ma solo per le liste e per le coalizioni. Questo sistema elettorale fa molto comodo ai partiti ma rende ancora di più insopportabile agli occhi della popolazione la cd. “casta”, già piena di privilegi, che grazie a questa legge gode di un meccanismo del tutto autoreferenziale nella scelta del corpo legislativo. Non è indispensabile, infatti, il confronto con gli elettori sul territorio, non bisogna rispondere ad essi del proprio operato ma direttamente alle gerarchie dei partiti, che sono libere di compilare a proprio piacimento le liste elettorali, senza la possibilità, per l’elettorato, di incidere, con le preferenze, sulla scelta dei propri rappresentanti in parlamento.”

Un ulteriore problema che mi affligge è tuttavia la totale assenza di chiarezza politica da parte di TUTTI gli attuali schieramenti (di destra, centro o sinistra che siano) e la mancanza di doti di leadership da parte degli attuali cosiddetti “leader” di partito (“Il dilemma di noi italiani: votare secondo PAURA o DISPERAZIONE… o NON VOTARE AFFATTO!“).

Non ci resta, nel frattempo, che sperare in un miracolo italiano, forza Monti!

 L.D.

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10877

Bisogna sconfiggere la spesa, molto più di quanto non includa il maxi emendamento

La tempesta finanziaria che ha investito l’Italia e ha preso di mira il debito pubblico (con gli interessi sui Btp ormai al di sopra del 7%) non può essere addebitata alla cattiva sorte o agli speculatori (infatti vi sono persone esperte convinte del fatto che in questa faccenda gli attacchi speculativi non centrino proprio nulla!), e neppure soltanto a chi ha governato in questi ultimi anni il Paese: anche se Silvio Berlusconi e il super-ministro Giulio Tremonti hanno certo le loro responsabilità. Il disastro è però figlio dell’intera storia italiana del dopoguerra, ossia di quella cultura assistenziale all’origine di un debito pubblico che, ora, minaccia il nostro presente e ancor più il futuro. È evidente che molte colpe sono da addebitarsi ai politici di professione (di livello nazionale e locale), ma non si pensi che processare la Casta basti ad assolvere il resto della società. Per decenni, in nome di una malintesa idea di “solidarietà”, si sono elargiti fondi in quantità al Mezzogiorno, regalati immensi capitali alle grandi imprese, attribuiti privilegi al Trentino e alle altre regioni autonome, mandati in pensione lavoratori statali dopo meno di sedici anni di contribuzioni, tenuti in vita monopoli pubblici improduttivi e fuori mercato (dalle poste alla ferrovie). Quasi ogni gruppo organizzato che promettesse sostegno elettorale ha ricevuto la sua quota di privilegi: i sindacati come i notai, i farmacisti come i costruttori edili, i agricoltori come i commercianti. Il risultato è che il debito ormai si avvicina ai due mila miliardi di euro e assorbe una quota sempre più alta della spesa. Le imprese e le famiglie sono tassate per finanziare in primo luogo quanti possiedono i Btp, e non già per far funzionare la giustizia, costruire le strade, retribuire medici e insegnanti. In questa situazione il rischio è quello di replicare il “caso greco”, trovandoci presto a dover tagliare del 50%, o giù di lì, i salari del settore pubblico.
[…] è però evidente che ora bisogna sconfiggere la spesa: e ci vorrà molto più di quanto non includa il maxi emendamento. Sicuramente non abbiamo bisogno di nuovi populisti che chiedano altre tasse (a partire dalla patrimoniale) o dell’ennesima crociata contro gli evasori: tanto più che siamo già al terzo posto nella speciale classifica mondiale riguardante la pressione fiscale.Serve, invece, il coraggio di tagliare le uscite ed eliminare i privilegi di quanti vivono fuori dalle logiche di mercato. È questa zavorra che sta facendo affondare un’economia la quale, al suo interno, contiene pure realtà produttive di valore. Bisogna sconfiggere la Casta, certo, ma soprattutto bisogna eliminare la rete di clientele e benefici illegittimi cresciuta attorno alla funzione pubblica, alla spesa di Stato, al sistema delle regolamentazioni.
Da La Provincia di Varese, 10 novembre 2011
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Aggiornamento dell’11 gennaio 2013:

Ci vuole un bel pelo sullo stomaco da parte di Berlusconi per arrivare a dire che c’è stata una congiura contro il suo governo… contro l’Italia, semmai, potrebbe esserci stata una congiura proprio da parte sua!!!
L.D.

http://www.asca.it/news-Berlusconi__si__contro_di_me_una_congiura_nazionale_e_internazionale-1235399-POL.html

Berlusconi: si’ contro di me una congiura nazionale e internazionale

05 Gennaio 2013

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