La grafica proposta dal sito www.linkiesta.it mostra in modo evidente chi si è adoperato più e meno per lasciarci sulle spalle questo pesante fardello. Nella puntata di “Nove in punto” di Oscar Giannino del 30 dicembre 2011, viene messa ancora più in evidenza che se da una parte la Prima Repubblica ha sperperato, dall’altra c’è stato chi nella Seconda Repubblica non si è certo impegnato per fare del risanamento la propria bandiera… Lasciamo ad ognuno le proprie considerazioni, di certo un po’ più di risparmio non avrebbe certo fatto male.

La mentalità dei nostri politici probabilmente è  anche completamente sbagliata: lo Stato non dev’essere “ATTORE” dell’economia, non deve prendere i soldi dei cittadini per poi spenderli come vuole e dove vuole, ma dovrebbe semplicemente essere “ARBITRO” dell’economia, colui che studia e progetta le regole del gioco, lasciando poi che l’economia si adatti di conseguenza secondo le regole dei mercati, all’interno di un regime di libera concorrenza.

L.D.

http://www.linkiesta.it/debito-pubblico-italiano

Il debito pubblico italiano, quando e chi lo ha formato

Giorgio Arfaras*
Infografica: Carlo Manzo

Governo dopo governo, dagli anni Cinquanta a oggi, come si è evoluto il rapporto percentuale debito pubblico/Pil nel nostro Paese? Perché si è formato questo debito? Quali le responsabilità?

Infografica con una analisi di Giorgio Arfaras, direttore della Lettera economica del Centro Einaudi.

30 luglio 2011

Il debito pubblico, che si manifesta come le obbligazioni emesse dal Tesoro, si forma perché le spese dello Stato sono maggiori delle sue entrate – il deficit pubblico. La differenza, se non è finanziata con l’emissione di moneta, è coperta con l’emissione di obbligazioni. Si deve perciò andare alla ricerca della fonte: come si è formato il deficit.

Più o meno tutti i Paesi sviluppati hanno visto crescere smisuratamente la spesa pubblica a partire dagli anni Sessanta. Quelli che hanno registrato una crescita delle imposte non troppo distante dalla crescita della spesa, hanno oggi dei debiti contenuti. Altri, invece, hanno speso velocemente, con le imposte che crescevano lentamente. Da qui i grossi deficit, che cumulati, hanno prodotto un gran debito.

La spesa pubblica si divide in spesa pubblica “per lo Stato minimo”, e in quella “per lo Stato sociale”. La prima finanzia la polizia, i magistrati, i soldati. Ossia l’ordine, la giustizia, la difesa. La seconda finanzia i medici, gli infermieri, le medicine, gli insegnanti, ecc. Ossia l’istruzione e la salute. Le pensioni sono ambigue, perché sono pagate – attraverso un apposito organismo – a chi è in pensione da chi lavora, quindi sono un trasferimento, non proprio una spesa.

Premesso ciò, la spesa per lo stato minimo è rimasta all’incirca la stessa nel secondo dopoguerra, mentre è esplosa quella per lo stato sociale. Ed è qui il punto. Quest’esplosione è avvenuta in tutti i Paesi europei. Negli Stati Uniti un po’ meno, ma non troppo meno, se si fanno dei conti sofisticati. Dunque non è un fenomeno solo italiano. O meglio, l’Italia spende più di alcuni altri Paesi, ma non “troppo di più”. Il punto è che ha incassato di meno per troppo tempo. (I conti comparati sulla spesa pubblica per lo stato minimo e per quello sociale vanno fatti escludendo la spesa per interessi sul debito, che è il frutto del cumularsi dei deficit nel corso del tempo e non della spesa corrente).

Abbiamo così a che fare con un fenomeno storico. Se abbiamo a che fare con un fenomeno storico, allora la crescita del debito non è attribuibile – se non in minima parte – a un bravo o cattivo presidente del consiglio dei ministri. Il protagonista è il “Processo” e non l’“Eroe”.

In conclusione, l’Italia ha speso più di quanto incassasse per troppo tempo, e si trova oggi ad avere un gran debito pubblico. Fino a quando ha speso più di quanto incassasse? Fino a prima dell’ultimo governo Andreotti. Il conto è fatto guardando la spesa pubblica meno le entrate prima del pagamento degli interessi (il saldo primario). Intorno al 1990 il bilancio dello Stato va in pareggio prima del pagamento degli interessi. In altre parole, non genera un nuovo deficit prima di pagare gli interessi sul cumulato dei deficit prodotti nel corso della storia (il debito).

Da allora il saldo primario è stato o in avanzo, o in leggero disavanzo. Il deficit è stato il figlio del pagamento degli interessi sul debito cumulato. I deficit solo finanziari hanno però prodotto altro debito. La crescita economica (la variazione del PIL) non è mai stata troppo robusta, e perciò il rapporto debito su Pil o è rimasto stabile, o è appena sceso, o è cresciuto. Ultimamente il rapporto è cresciuto molto, perché il PIL (il denominatore) è caduto molto nel biennio 2008/2009 e non si è ancora ripreso.

*Direttore di Lettera economica del Centro Einaudi

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Ecco a voi un ulteriore approfondimento, sempre dal sito www.linkiesta.it:

http://www.linkiesta.it/blogs/il-picchio-parlante/abbattiamo-i-falsi-preconcetti-sul-debito-pubblico

Abbattiamo i falsi preconcetti sul debito pubblico

Francesco Formisano – 13 ottobre 2011

Circa un mese fà si è tenuto a Roma, per iniziativa dei Radicali, un forum sull’anatomia del debito pubblico italiano e sulle proposte dell’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione. L’intervento che ho apprezzato maggiormente è stato quello di Oscar Giannino, noto economista vicino al centrodestra […].

Ebbene, la sua relazione, ci aiuta a sfatare dei falsi miti che ci vengono quotidianamente proposti quando si parla di finanze pubbliche. Spesso ci siamo sentiti dire, che si sconta un’eredità pesante dalla prima repubblica, in quel periodo che va dalla nascita della repubblica fino agli anni roventi di Tangentopoli; ed i numeri ci dicono che è un’assurdità! In 46 anni di storia, i 50 governi (dc-psi) hanno accumulato uno stock di debito pari a 795 miliardi di euro, circa il 40% di quello attuale. Smontiamo ogni possibile critica dicendo che il rapporto è stato rivalutato già con il cambio lira euro e corretto d’inflazione.

I due governi tecnici Amato-Ciampi, in soli due anni hanno contribuito ad alimentarlo con quasi 200 miliardi, prima del governo Berlusconi, che in meno di un anno ha contribuito a creare ulteriore debito per 80 miliardi. Giannino, proponendoci una spesa giornaliera, mette in evidenza come questo governo detenga il record storico di accumulazione del debito; 330 milioni di euro al giorno! Ed è tallonato, proprio dal governo in carica, che in poco più di 3 anni, ha aumentato lo stock di debito di quasi 250 miliardi, con una media giornaliera di 217 milioni di euro.

Nel mezzo, è possibile notare come la propensione all’indebitamento giornaliero resti comunque alta con Dini (207 milioni), per scendere vertiginosamente con ambedue i governi Prodi (96 milioni), superati in economicità solo dal governo D’Alema (76milioni giornalieri, peccato – da questo punto di vista – che sia durato meno di due anni). Amato bis e il secondo governo dell’attuale premier, si attestano ad un livello di indebitamento giornaliero di 124 milioni di euro.

I dati sono stati recuperati da Bankitalia, e grazie al contributo di Giannino possiamo facilmente intuire che la riforma fiscale promessa sin dalla “discesa in campo” non c’è stata minimamente. Essendo poi a conoscenza di chi detiene il record di “migliore spendaccione” dei soldi pubblici in tutta la storia repubblicana, è di cattivo gusto sentirsi dire dagli attuali esponenti della maggioranza: “abbiamo tenuto i conti in ordine”. O hanno la memoria corta, oppure non si riferiscono ai (nostri) conti pubblici.

Intervento di Oscar Giannino al Forum “Anatomia del debito pubblico italiano”.1 parte

Intervento di Oscar Giannino al Forum “Anatomia del debito pubblico italiano”. 2 parte

 

N.B. La spesa pubblica italiana è comunque in linea con quella europea: noi non spendiamo più degli altri Stati europei, solo che spendiamo male e sprechiamo tanto, troppi soldi vanno a finire in stipendi e troppo pochi ne rimangono per gli investimenti in infrastrutture e servizi, perciò di quello che viene speso ritorna poco e nulla allo Stato. Anche se non è una buonissima notizia, ci dà almeno un’idea di dove vadano a finire tutti questi soldi…

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Aggiornamento del 5 aprile 2013:

DEBITI P.A.

 

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Aggiornamento del 21 giugno 2015:

Libro “Il conto degli errori. Stato e debito pubblico in Italia” di Leonida Tedoldi

Per ben quarantadue volte in 136 anni di storia unitaria il debito pubblico ha superato in Italia il prodotto interno lordo. Addentrandosi nei meandri dello Stato, Leonida Tedoldi riflette sulle ragioni politiche della crescita del debito italiano, ne sottolinea l’uso ‘di governo’ praticato tra gli anni Settanta e Novanta e ne analizza le ricadute sull’economia. Dalla sua ricostruzione emergono passaggi storici delicati e sorprendenti, uno su tutti: la fase di rottura del 1985-87, durante la quale l’indecisione politica del governo non condusse a una reale politica di rientro del debito, raggiungendo così un punto di non ritorno. L’autore spinge la sua analisi agli anni più recenti, fino all’alterazione della ‘sovranità’ del debito italiano, dovuta all’ingresso consistente di soggetti stranieri nel novero dei detentori di titoli di credito.

 

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