Libro “Falce e carrello. Le mani sulla spesa degli italiani” di Bernardo Caprotti

Bernardo Caprotti è l’imprenditore che ha portato all’eccellenza i supermercati in Italia. Ne ha fatto un caso di rinomanza internazionale, nel settore. A 81 anni ha deciso di rompere il suo riserbo (niente interviste, niente fotografie, poche apparizioni pubbliche, tanto lavoro) e in questo libro-denuncia racconta ciò che ha dovuto subire per mano delle Coop. Dai primi contatti con il gigante “rosso” della grande distribuzione fino alle polemiche degli ultimi mesi, il fondatore di Esselunga ricostruisce un confronto pluridecennale scambiato fino a poco tempo fa per normale concorrenza ma che, secondo l’autore, aveva il solo scopo di far sparire la sua azienda dal mercato.

www.falcecarrello.com

Nella sua particolareggiata denuncia di come la politica, attraverso il “braccio armato” delle cooperative della Lega, è riuscita a mettere le mani anche sulla spesa degli italiani, il Dott. Bernardo Caprotti, Presidente e socio fondatore della prima catena di supermercati del Paese, dimostra – prove alla mano – quanto quest’insana alleanza, fatta di accordi sottobanco e monopoli nascosti, pesa sul costo degli acquisti alimentari.

Nell’interesse della maggiore trasparenza possibile – e anche per evitare che ancora una volta una scomoda verità venga fatta scomparire – si è deciso di mettere in linea, a disposizione di chiunque, la parte della documentazione a sostegno delle dichiarazioni contenute nel libro nella sezione “Il mio atto d’accusa” che non potesse essere accolta tra gli allegati al testo.

Pertanto, la migliore guida ai contenuti del sito è lo stesso testo di “Falce e carrello, edito dalla Marsilio Editori e disponibile in tutte le librerie, nei punti di vendita Esselunga – e perfino nei reparti libri di alcuni negozi Coop…

Grazie dell’attenzione.

Falce e carrello

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
[…] Nel libro l’autore racconta la storia della propria azienda e dei contrasti con le cosiddette Coop rosse, criticando il sistema di agevolazioni fiscali e denunciando appoggi politici alle cooperative da parte di amministrazioni locali o istituzioni di centrosinistra.Caprotti documenta le scorrettezze messe in atto dalle cooperative che gestiscono i supermercati Coop (in particolare le coop emiliano-romagnole) al fine di impedire l’espansione di un concorrente “scomodo”.

Risvolti giudiziari

  • Dopo la pubblicazione del libro, Coop ha querelato e citato in giudizio civile Bernardo Caprotti per diffamazione.
  • Il 20 aprile 2010, Esselunga è condannata al pagamento di 50.000€ per concorrenza sleale denigratoria, ma assolta per diffamazione.
  • Il primo aprile 2011 Esselunga è assolta, nei confronti di Coop Estense, dall’accusa di diffamazione e concorrenza sleale (il Resto del Carlino del 2-4-2011).
  • Il 16 settembre 2011, Esselunga è condannata al pagamento di 300.000€ per concorrenza sleale e al ritiro del pamphlet dal mercato. La magistratura ha infatti sancito che il libro integra “un’illecita concorrenza per denigrazione ai danni di Coop Italia”. Oltre a Caprotti e a Esselunga spa risultano condannati anche Geminello Alvi, curatore della prefazione, Stefano Filippi coautore e la casa editrice.

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http://www.loccidentale.it/node/7038

Chi paga il prezzo dei privilegi delle Coop rosse in Italia?

di Geminello Alvi – 30 Settembre 2007

Vi proponiano la prefazione che Geminello Alvi ha scritto al libro di Bernardo Caprotti “Falce e Carrello” edito da Marsilio.

Per chi scriva come me per mestiere è almeno curioso quanto accade mentre inizio questa prefazione. Il farlo mi colma di orgoglio, e di senso del dovere. Strano sentire, che rende insignificante il resto, e mi fa scrivere con delicatezza di un libro che, alla prima lettura, m’era venuto addirittura quasi di sconsigliare. E invece adesso che ho appena finito di riorganizzarmelo nella mente, m’entusiasma. Perché questo libro di denuncia possiede una tutta sua geometria, nella quale ogni dettaglio si incastra con calma concretezza. Ed è già raro che scrivendo d’argomenti economici ci si riesca. Ma meno consueto è ancora avere il privilegio di vedere incarnate delle idee così concrete e franche in una vita vera. E questo è l’orgoglio: avere ancora davanti il viso tenace, di un tratto infantile e però pervaso di una furia del dettaglio meticolosa, di Bernardo Caprotti. E accorgermi che è l’esempio della sua vita che dà ai numeri, e persino alle furie di questo libro, una forza di verità toccante. Altro che i manuali universitari sulla concorrenza o le storie del boom, o gli sproloqui dei convertiti al liberismo. Qui c’è un libro di economia sul bene, e i troppi mali dell’Italia, ma esemplificati nella grande storia di una impresa e di una vita. Perché questo di Caprotti non è un libro di vile polemica politica, di quelle che ogni sera ci tocca di digerire solo aprendo la Tv, nello smentirsi reciproco, senza mai prova dei politicanti. È piuttosto uno splendido trattato di economia, il cui criterio di verità è il bilancio di una vita. Chi lo leggerà, se onesto, se ne sentirà contagiato e infine persuaso. […]

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http://www.biospazio.it/modules.php?file=article&name=News&op=modload&sid=945

Chi c’è dietro il marchio Coop?

La Coop è la catena più attenta a evitare le sofisticazioni e a rispettare l’ambiente. Ma può migliorare molto. Prodotti a marchio coop: li trovi dentro la Coop e ci trovi la Coop dentro. E’ uno dei più riusciti slogan della Coop, il gigante della cooperazione, che con i prodotti del proprio marchio nel 2002 ha fatturato 1.660 milioni di euro, piu’ di 3200 miliardi di lire, con un aumento del 16% rispetto al 2001. Ma chi c’e’ dietro il marchio Coop? “Cosi’ buoni da meritare un nuovo abito”. Sono i prodotti a marchio Coop che da qualche mese hanno cambiato veste. Uniformata su tutte le linee, la nuova immagine si pone l’obiettivo di dare un’identita’ piu’ forte e una maggiore riconoscibilita’ al prodotto. Ma sulle nuove confezioni le etichette non riportano piu’ il nome del fornitore. Chi acquista un prodotto Coop non sa dunque qual e’ l’azienda che l’ha prodotto per Coop. “E’ una scelta effettuata per assumersi totalmente la responsabilità del prodotto” spiega Franco Ciappelli responsabile certificazione SA8000 per Coop Italia. Ma allora chi c’e’ dietro il marchio Coop? Ci sono piccole, medie, grandi e grandissime aziende (350 in tutto). Per tutti valgono le stesse regole sia che si tratti della piccola azienda agricola siciliana sia che si tratti di una grande multinazionale come la Nestlè. Si’ perche’ anche le multinazionali producono per Coop, seppure limitatamente. Il prodotto che porta il marchio Coop, per rispondere agli obiettivi della cooperativa, deve essere buono, sicuro, etico, rispettoso dell’ambiente, libero da ogm e conveniente. Coop e’ certificata SA8000 ed i suoi fornitori devono sottoscrivere un codice di condotta etico che si rifaccia a quei principi e che risponda positivamente alla “mission” di una cooperativa di consumatori: controllare il rapporto prezzo/qualita’ e operare per determinare condizioni di mercato eque e rispettose dei diritti umani. Sa8000 e’ un sistema che definisce gli standard e il processo per la verifica della responsabilita’ sociale di impresa in particolare per quanto riguarda il lavoro minorile e coatto, la discriminazione, lo stipendio e l’orario di lavoro, le norme per la salute e la sicurezza, le condizioni dell’ambiente lavorativo, la liberta’ d’associazione. “Un controllo a tappeto sui fornitori sarebbe impossibile perche’ troppo complicato e oneroso” ammette Ciappelli, ma assicura “ogni anno vengono fatte moltissime ispezioni grazie anche alla preziosa collaborazione di ONG che operano sul territorio. Tutti i fornitori ne hanno subito almeno una”. I problemi però non mancano. Ci sono settori particolarmente critici: c’è un team di lavoro, per esempio, che controlla da tempo e accuratamente la filiera delle banane. L’impresa non e’ facile visto che a produrre le banane per il marchio coop e’ la multinazionale statunitense Dole il cui maggiore azionista e’ David Murdock. Secondo la “Guida al consumo critico” del Centro Nuovo Modello di Sviluppo nelle piantagioni di cui Dole è proprietaria (92.000 ettari di terra – 60.000 negli Usa e 32.000 in paesi del Sud del mondo) si utilizzano pesticidi considerati molto pericolosi che contaminano i suoli e i fiumi avvelenando le acque e uccidendo molte forme di vita. Come si conciliano questi comportamenti con l’impegno che Coop richiede ai suoi fornitori di rispettare l’ambiente? Nel 1999 un’indagine condotta dal Centro Nuovo modello di sviluppo di Francesco Gesualdi rilevo’ che in Kenia, nelle piantagioni Del Monte, fornitore di Coop per gli ananas in scatola, esistevano pessime condizioni di lavoro. Oggi nella piantagione Del Monte che produce per Coop la situazione e’ molto migliorata dal punto di vista dei diritti dei lavoratori. Pare sia diventata un’oasi felice grazie alla pressione di Coop sulla multinazionale della frutta. Un’oasi appunto, visto che la pessima reputazione di cui Del Monte gode è rimasta tale. Ma allora perche’ scegliere come propri fornitori le multinazionali che notoriamente violano quei codici di comportamento (nel campo dei diritti dei lavoratori, del rispetto dell’ambiente, della sicurezza) che per Coop sono cosi’ importanti? “Noi dobbiamo prima di tutto rispondere alle esigenze dei consumatori” risponde Franco Ciappelli di Coop Italia “spesso questo significa acquistare prodotti di ultima generazione che solo le multinazionali ci forniscono ad un prezzo conveniente; ma se i nostri soci, che sono i nostri padroni, ci chiedessero di non scegliere come fornitori le multinazionali noi lo faremmo; per ora non ce l’hanno chiesto”. Forse perchè non sanno. Non sanno che Dole, Del Monte, ma anche Unilever, Nestlè, Kimberly-Clark, Procter & Gamble sono produttori del marchio Coop. I fazzoletti e i tovaglioli di carta a marchio Coop sono realizzati solo con “cellulosa non proveniente da pratiche distruttive di foreste primarie e con almeno il 30% di cellulosa certificata FSC ossia proveniente da foreste gestite nel rispetto di rigorosi standard ambientali, sociali ed economici”. Ma Kimberly-Clark, la multinazionale statunitense del settore cartario (cui appartiene anche il marchio Scottex), fornitore di Coop, e’ accusata di emettere dai propri stabilimenti sostanze tossiche tre volte piu’ alte della media del settore. E Unilever, che produce per Coop prodotti per la detergenza, viene considerata tra i principali responsabili delle condizioni di poverta’ in cui versano milioni di contadini del Sud del mondo ed e’ accusata di danneggiare pesantemente l’ambiente con i propri stabilimenti. “Tutti i fornitori Coop rispettano le stesse regole di comportamento stabilite da SA8000 quando producono per noi” insiste Ciappelli, ma per un consumatore attento non e’ piacevole acquistare un prodotto Coop e poi scoprire di finanziare cosi’ la multinazionale di turno. Dall’etichetta, come dicevamo, e’ sparita l’indicazione del produttore; per saperne di piu’ ci si puo’ rivolgere al servizio assistenza clienti o scrivere una e-mail tramite il sito. Potete provarci, ma comunque si tratterebbe di un’informazione incompleta e frammentaria. Il problema resta e le contraddizioni anche: chi sceglie Coop, infatti, lo fa perche’ Coop, come fa sapere l’azienda, garantisce l’assenza di organismi geneticamente modificati, seleziona quegli allevamenti che si impegnano a utilizzare metodi naturali rispettosi dell’ambiente e degli animali, riduce gli imballaggi e gli sprechi, promuove l’agricoltura biologica e il commercio equo e solidale, si attiva in numerosi e meritevoli progetti di solidarieta’. Le sue carni sono controllate, la frutta non e’ trattata, il tonno viene pescato rispettando gli altri abitanti del mare, i prodotti per la pulizia della casa rispettano l’ambiente. “Compro spesso nei vostri supermercati perche’ preferisco dare i miei soldi ad una realtà che dietro non ha multinazionali” scriveva Andrea di Torino, il 14 luglio scorso sul Forum del sito internet. Andrea, dunque, si illude. Perche’ non sa. Se sapesse, o quando sapra’, potra’ da socio provare ad esercitare le debite pressioni che potrebbero dare vita alla piu’ grande campagna di boicottaggio di talune multinazionali mai vista in Italia e forse nel mondo. Non chiediamo la luna. La Coop senza il Nesquik chiuderebbe. Ma il suo marchio, il marchio Coop, puo’ invece diventare qualcosa di profondamente diverso. Una vera garanzia. Una garanzia totale. Per Andrea, come per tutti i soci.

Perche’ la Coop sei tu. O no?

Articolo di Sabrina Sganga comparso su Rosso Fiorentino il 1 settembre 2003

Tratto da: italy.peacelink.org/spronacoop

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