Sono da diversi anni profondamente rattristata dalla popolarità del calcio in Italia. Squadre e giocatori sono arrivati ormai al punto tale da essere come “divinizzati”: soldi, popolarità, automobili e lussi di ogni genere. Ma secondo voi, senza voler offendere o denigrare la categoria dei calciatori, per carità, ma si meritano davvero tutto ciò? Gente che ha preso giusto il diploma di terza elementare o a malapena di scuola superiore? In più, oltre ad essere plurimilionari, per loro immensa fortuna e senza dover investire un centesimo di euro, ancora non si accontentano ed hanno il pelo sullo stomaco di ricettare ulteriore denaro attraverso il controllo dei risultati delle partite e le relative scommesse clandestine. Sono davvero vergognosi… Ma poi, non so se vi rendete conto, ma parliamo, ripeto, di MILIONI DI EURO ALL’ANNO guadagnati!! Scusate ma provate a fare due conti, quanti anni ci mette una persona normale per guadagnare dei MILIONI DI EURO? A noi, gente comune, non basta una vita intera di lavoro per guadagnare così tanto!!! E poi scusate, ma non sarà mica da considerarsi un lavoro quello del calciatore? Per favore, facciamo scendere questa gente dall’Olimpo in cui attualmente si trova! Se vogliamo una società più meritocratica, cerchiamo di fare in modo che la meritocrazia valga per tutti, anche per i calciatori…

L.D.

1. Gli stipendi dei calciatori

http://www.blitzquotidiano.it/sport/calcio-tavecchio-stipendi-calciatori-oltre-la-decenza-940308/

Calcio, Tavecchio: “Stipendi calciatori oltre la decenza”

ROMA – Troppe squadre, giocatori troppo pagati, giovani lasciati ai margini. Queste le accuse al calcio professionistico in Italia lanciate dal presidente della Lega Dilettanti e vice-presidente vicario della Figc, Carlo Tavecchio, in un’intervista a Calciomercato.it, in cui ha parlato anche di calcioscommesse e dello scudetto 2006.

Tavecchio ha le idee chiare sulle principali cause della perdita di competitivita’ del calcio italiano: ”In un momento di crisi – ha detto – non possiamo permetterci 132 società professionistiche quando ce ne sono 60 in Inghilterra, meno di 50 in Spagna, in Francia e in Germania. Poi – ha aggiunto – le remunerazioni hanno superato il limite della decenza: la media degli stipendi in Serie A è di 1,3 milioni l’anno”.

Altro tasto dolente è quello dei giovanili, visto che ”le società di A utilizzano quasi tutti stranieri e così non si riesce a tirar fuori i nostri”. ”La politica fatta dai professionisti ha procurato vantaggi solo al di fuori del nostro sistema – ha concluso il vicepresidente federale – Credo che la Figc debba prendere in mano il pallino, perchè il futuro, così impostato, non valorizza la materia prima calcio in Italia”. […]

17 agosto 2011

http://www.gazzetta.it/Calcio/SerieA/07-09-2010/paghe-un-miliardo-711054690589.shtml

Tutti gli stipendi di serie A. Ingaggi tagliati? Non è vero

L’inchiesta della Gazzetta dimostra come, nonostante il monte-salari lordo di base sia sceso 802,5 milioni di euro, le stelle della serie A vengano ugualmente accontentate attraverso contratti flessibili, bonus e spalmature. Con il Milan che sorpassa l’Inter per totale di emolumenti: Ibrahimovic il più pagato.

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2. Calcio scommesse

 Calcio scommesse (da Wikipedia)

Il Calcio scommesse è un tipo di gioco d’azzardo legato all’esito di eventi di carattere calcistico.

Introduzione

Le scommesse legate ai risultati di gare e competizioni calcistiche hanno avuto un primo grande sviluppo in Inghilterra, gestite direttamente dai bookmakers che, come per le gare di ippica o per qualsiasi altro evento oggetto di scommessa, applicano delle “quote” in proporzione alle quali viene stabilità l’entità della vincita per lo scommettitore.

Il gioco in Italia

In Italia le scommesse gestite dallo Stato e legate agli eventi calcistici sono state legate per vari decenni al solo Totocalcio; a questo si sono aggiunti altri concorsi similari che hanno però finito col togliere allo stesso Totocalcio buona parte degli introiti. A ciò si è aggiunta la sempre maggior popolarità del Superenalotto che ha catalizzato la gran parte degli interessi dei giocatori italiani. Questi fattori hanno accelerato la decisione di gestire anche in Italia le scommesse calcistiche allestendo sale scommesse di tipo anglosassone, nelle quali lo scommettitore può puntare liberamente su uno più eventi conoscendo in anticipo la quota spettante in caso di vittoria. […]

Scommesse clandestine

Al Calcio scommesse regolarmente gestito dallo Stato fanno da contraltare le numerose “iniziative private” spesso gestite direttamente dalla criminalità organizzata e che continuano a creare un gran giro d’affari nonostante la liberalizzazione del gioco in sale autorizzate.

Il Calcio scommesse salì alla ribalta delle cronache nazionali nei primi anni ottanta, con lo scoppio del Totonero prima e del Totonero-bis qualche anno più tardi. Entrambi gli scandali riguardarono un giro di scommesse clandestine, nel quale furono coinvolti direttamente società calcistiche e giocatori disposti ad alterare il regolare andamento di gare e tornei per favorire l’esito di ingenti giocate illegali; dopo un processo sportivo vennero penalizzate varie società professionistiche con la retrocessione a tavolino o con punti di penalizzazione da scontare nella stagione successiva, e vennero radiati o squalificati molti giocatori e dirigenti. Emblematica è in tal senso la figura dell’allora calciatore del Bologna Carlo Petrini che, nella sua autobiografia Nel fango del dio pallone, racconta di come lo scandalo delle partite truccate lo abbia travolto in prima persona, facendogli subire una lunga squalifica dai campi di gioco.

Nell’estate del 2011, il mondo del calcio italiano fu sconvolto dall’ennesimo scandalo legato al calcio scommesse. Giornalisticamente noto come Scommessopoli, lo scandalo del 2011 vide coinvolti giocatori, dirigenti e società di Serie A, Serie B, Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti (Divisione Calcio a 5).

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Libro “Nel fango del dio pallone” di Carlo Petrini

Nato a Monticiano (Siena) nel 1948, Carlo Petrini è stato uno dei più noti calciatori degli anni Settanta. Dalle giovanili del Genoa, passò al Lecce (serie C, 1965-66), tornò al Genoa (serie B, 1966-68), quindi cominciò l’avventura professionistica ai vertici del calcio italiano come centravanti: al Milan di Nereo Rocco (1968-69), al Torino (1969-70), al Varese (1971-72), al Catanzaro (1972-74), alla Ternana (1974-75), alla Roma di Nils Liedholm (1975-76), al Verona (1976-77), al Cesena (1977-79), e approdò infine al Bologna (1979-80). Nella primavera del 1980 risultò coinvolto nello scandalo del calcio-scommesse: a Petrini venne inflitta una pesante squalifica che in pratica mise fine alla sua carriera. In questa autobiografia, sincera fino a essere spietata, Petrini racconta quello che «nel calcio si fa ma non si deve dire». Tutte le miserie che ha conosciuto e vissuto in prima persona – come protagonista, o come testimone – all’interno di un mondo dorato ma permeato di ipocrisia: i pareggi “concordati” e le partite “vendute”, il doping e l’espediente per eludere i controlli, i soldi “in nero” e le sfrenatezze sessuali. Non manca il racconto di alcuni retroscena inediti dell’epocale scandalo del calcio-scommesse. Una coraggiosa auto-confessione nella quale l’autore ripercorre inoltre le sue peripezie extra-calcistiche successive: le amicizie “pericolose” e un crac finanziario, la fuga all’estero e gli anni di solitudine e di paura, l’indigenza e le malattie, fino alla morte del figlio.

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Scandalo del calcio italiano del 1980 (da Wikipedia)

Scandalo del calcio italiano del 1986 (da Wikipedia)

Scandalo del calcio italiano del 2011 (da Wikipedia)

Lo scandalo del calcio italiano del 2011 è uno scandalo che colpì il calcio italiano (ed il calcio a 5) nella stagione agonistica 2010-2011, vedendo coinvolti giocatori, dirigenti e società di Serie A, Serie B, Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti (Divisione Calcio a 5). L’accusa principale nei confronti degli indagati era quella di truccare le partite per favorire guadagni illeciti attraverso le scommesse sportive. Lo scandalo emerse alla luce nel giugno 2011 quando, a seguito di indagini condotte dalla Procura di Cremona nell’ambito dell’inchiesta denominata Last bet, furono eseguiti numerosi provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di varie persone legate al mondo del calcio e a quello delle scommesse sportive. La Procura di Cremona si avvalse sin dall’inizio delle informazioni fornite ai media, e denunciate alle autorità competenti, dall’operatore austriaco SKS365 Group. Fra i nomi più noti, spiccavano quelli del capitano dell’Atalanta Cristiano Doni e degli ex calciatori Stefano Bettarini e Giuseppe Signori. Nell’indagine sportiva, condotta dal Procuratore Federale Stefano Palazzi nel luglio 2011, furono deferiti alla Commissione Disciplinare della Federcalcio 26 tesserati e 18 società, con accuse che spaziavano dall’illecito sportivo alla semplice violazione del divieto di scommettere per i tesserati. I processi sportivi di primo e secondo grado, svoltisi nell’agosto 2011, videro gli organi giudicanti della FIGC accogliere sostanzialmente l’impianto accusatorio di Palazzi: furono irrogate pesanti squalifiche nei confronti di molti tesserati, ritenuti colpevoli di illecito sportivo, e diversi punti di penalizzazione nei confronti delle società coinvolte per responsabilità oggettiva o presunta. Due società (Alessandria e Ravenna) furono ritenute direttamente responsabili e pertanto furono retrocesse di categoria.

Il 19 dicembre 2011 furono eseguiti nuovi arresti nell’ambito della seconda tranche dell’inchiesta della procura di Cremona. Fra gli altri furono arrestati l’ex calciatore Luigi Sartor e l’ex capitano dell’Atalanta Doni, già squalificato per tre anni e mezzo dalla giustizia sportiva. Doni, che cercò di sottrarsi all’arresto con un tentativo di fuga, fu accusato di tentato inquinamento delle prove. Finirono sotto inchiesta diverse partite (anche di Serie A e di Coppa Italia) non solo della stagione 2010-2011, ma anche di quella precedente (2009-2010) e di quella in corso (2011-2012). Il 4 febbraio 2012 fu arrestato anche il portiere del Piacenza Mario Cassano. L’inchiesta della magistratura penale è tuttora in corso e non ci sono gradi di giudizio espressi a carico degli indagati da parte del Tribunale competente, che è quello di Cremona. Nel gennaio 2012 anche la Procura FIGC ha avviato un secondo filone di indagini per valutare eventuali illeciti non giudicati nei processi estivi.

Durante la seconda fase la Procura di Cremona ha rivelato che si è giunti all’arresto dei nuovi indagati in seguito ad una inchiesta transnazionale sul calcio scommesse che parte da Singapore, in particolare grazie alle dichiarazioni di Wilson Raj Perumal, cittadino di Singapore arrestato in Finlandia. L’organizzazione sarebbe stata gestita da Eng See Tan detto “Dan”. L’organizzazione aveva poi delle diramazioni in tutto il mondo e in particolare in Italia tramite il gruppo dei “bolognesi”, riconducibile a Signori, e quello degli “zingari” riconducibile a Gegic e Gervasoni. La forza economica e corruttiva del “Dan” sarebbe stata tale da arrivare a ipotizzare l’acquisto dell’Albinoleffe al fine di truccare le partite.

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Aggiornamento del 15 gennaio 2013:

Puntata di “Presa Diretta” del 13/01/2013: “Ladri di calcio”

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8333ee62-1053-44f8-9891-3959f17352d7.html?refresh_ce#p=

Tre procure della Repubblica stanno ancora indagando sul CALCIOSCOMMESSE e dai nuovi interrogatori di Almir Gegic, il serbo capo del gruppo che corrompeva i giocatori per truccare le partite, ci si aspetta un nuovo allargamento delle indagini. Finora sono dieci le squadre di serie A messe sotto inchiesta, metà di tutto il campionato più importante. Ma poi ci sono 9 squadre di serie B e 15 della Lega Pro, la vecchia serie C per complessivi 61 giocatori coinvolti. Ma lo scandalo del CALCIOSCOMMESSE è ancora più grande. A PRESADIRETTA portiamo le prove che sono più di 800 le partite sospette nel solo campionato 2010 – 2011.

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Aggiornamento del 6 maggio 2014:

http://notizie.it.msn.com/approfondimento/la-violenza-negli-stadi-costa-45-milioni-allanno#scpshrjwfbs

La violenza negli stadi costa 45 milioni all’anno

La spesa è interamente a carico dello Stato con risultati desolanti: ogni domenica seimila uomini fronteggiano un esercito di 60 mila persone

45 milioni di euro all’anno: è il prezzo da pagare per mantenere l’ordine pubblico negli stadi in Italia. Ed è tutto a carico della collettività, a differenza di quanto avviene in Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, dove i costi per la forza pubblica impiegata all’interno degli stadi sono a carico delle società sportive che organizzano le partite. All’estero i club garantiscono infatti l’ordine pubblico attraverso la formazione e l’impiego di propri stewards. I numeri (calcolati dal quotidiano La Stampa) parlano chiaro: ogni domenica sono circa seimila gli uomini delle forze dell’ordine impegnati nella sicurezza, che devono fronteggiare una galassia di 300 gruppi ultrà distribuiti nelle varie tifoserie. I disordini, inoltre, richiederebbero forze fresche che spesso non ci sono. […] Eppure se le società di Serie A e B contribuissero al prezzo della security se la caverebbero mediamente con poco: 230 mila euro a testa. Un costo più che sostenibile considerando che ogni club incassa ogni anno in media almeno 900 milioni di euro per i diritti tv e 240 milioni dagli sponsor. Per ogni partita lo Stato deve spendere invece almeno 40 mila euro, cifra che raddoppia per gli incontri che il comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico considera “caldi”, tenendo conto delle rivalità tra le tifoserie. I costi tengono conto di tutto: straordinari e festivi, pasti, benzina per camionette e auto, utilizzo di mezzi e unità cinofile. Senza contare dei danni che gli scontri con i tifosi provocano: riparazioni dei danni ai mezzi e giornate di malattia per infortuni di servizio. Il sindacato di polizia Siulp chiede che le società sportive partecipino ai costi di gestione dell’ordine pubblico in base al “principio di sussidiarietà”, caricando cioè sugli organizzatori le spese accessorie e gli eventuali danni, che poi si ripercuotono sulla sicurezza collettiva. Il presidente della Fgic Giancarlo Abete ribatte che le tasse pagate dal mondo del calcio allo stadio ammontano già a “un miliardo e 300 milioni di euro l’anno”.

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Aggiornamento del 10 ottobre 2014:

http://bocca.blogautore.repubblica.it/2014/10/02/il-calcio-non-vuole-pagare-gli-straordinari-delle-migliaia-di-agenti-che-impiega-per-la-sicurezza-e-cioe-650-euro-lora/

Il calcio non vuole pagare gli straordinari delle migliaia di agenti che impiega per la sicurezza. E cioè 6,50 euro l’ora…

2 – OTTOBRE 2014

Non sarebbe poi una cattiva notizia se il calcio si fermasse davvero, qualora Renzi gli affibbiasse l’obbligo di pagare 25 milioni l’anno di straordinari e indennità per le forze dell’ordine che presidiano le partite. Il netto no dei club si è sollevato alto, come 10, 20 o 30 anni fa quando veniva affrontato il problema nella stessa identica maniera: il calcio produce costi di sicurezza enormi che pesano sulle pubbliche casse.

Ora, a parte che 25 milioni, non mi sembrano una cifra altissima per club che con quei soldi ci pagano appena un buon attaccante (Iturbe tanto per dire è costato di più) credo che con una serrata dei club scopriremmo che in fin dei conti del calcio italiano se ne può fare a meno. […]

Il calcio ribatte che paga già un miliardo di tasse, che ha diritto alla sicurezza come ce l’hanno tutti i cittadini e che dunque questa è demagogia pura. Al calcio benemerito che paga così tante tasse, dovremmo però anche dire che in tutti questi anni ha scarsamente provveduto alla “sicurezza”. Visto che nei pressi di una partita si prendono spesso anche coltellate e pistolettate. Si muore anche nei pressi di uno stadio. Le partite di calcio spesso stravolgono la vita normale e serena di una città.

Si chiede il pagamento degli straordinari e delle indennità per un impegno particolarmente gravoso. Non il pagamento dell’intero costo della sicurezza, quello sì dovuto a chi paga le tasse. La vicina Juventus-Roma muoverà circa un migliaio di agenti, per pagarne straordinari e indennità serviranno circa 80.000 euro. Non vorrei fare il populista ma un agente di pubblica sicurezza di straordinario prende 6 euro e mezzo all’ora…

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