http://www.giovanimprenditori.org/dett_presidenza.asp?id_a=1772

Manovra, Morelli: senza riforme siamo al capolinea

“L’Italia e’ vicina al naufragio. Diciamo agli italiani la verità: o profonde ed organiche riforme economiche e strutturali, oppure, a breve, il capolinea. Se non agiremo subito con serietà, nemmeno l’Europa potrà salvarci. Ci sono volute ben cinque manovre consecutive per tentare di raggiungere un temporaneo equilibrio finanziario, ma quante ancora ne serviranno per garantire sviluppo e crescita all’Italia? Le nuove misure vanno nella direzione di risanare i conti pubblici ma è solo un equilibrio di breve periodo e tutto basato sull’aumento delle entrate invece che sul taglio alla spesa” – con queste parole Jacopo Morelli, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, ha aperto oggi il Consiglio Centrale dei Giovani Imprenditori, riunito in seduta straordinaria.

“Servono decisioni coraggiose troppo a lungo rimandate. La politica oggi è debole, capace forse di far tornare i conti con provvedimenti estemporanei ma non di dare una soluzione duratura alle questioni di oggi e una visione credibile per il domani. Chi governa – ha aggiunto Morelli – non può solo rincorrere un consenso immediato ma deve pensare al futuro. A cominciare dalle nuove generazioni, per le quali colpisce nella manovra l’assenza totale di provvedimenti in loro favore.

La classe politica metta l’interesse nazionale al di sopra di quelli locali, di parte e di partito, unendo rigore civile e competenze. Dimezzi le spese di istituzioni che costano più’ del doppio della media delle democrazie europee, rinunci a privilegi inaccettabili, spieghi la reale situazione e la grande maggioranza degli italiani accetterà anche provvedimenti severi.

Un Paese sano chiede progetti seri, insieme a una robusta crescita economica, che consenta alle imprese di creare ricchezza e lavoro. In un mondo cambiato e con forti tensioni produttive e finanziarie, l’Italia può riconquistare forza e credibilità intervenendo subito su:

– recupero di risorse dal patrimonio pubblico per abbattere il debito;

– dimezzamento dei costi della politica, portandoli sulla media delle altre democrazie europee;

– certezza del diritto e tempi della giustizia;

– innalzamento dell’età pensionabile, legandola all’aspettativa di vita;

– riduzione dei contributi che pesano sulle buste paghe di tutti i lavoratori e riducono la competitività del nostro sistema.

I Giovani Imprenditori sono pronti a contribuire, con coraggio; lo stesso che chiediamo a tutti, per garantire il presente ed il futuro dell’Italia. Basta manovre last minute, riforme incisive da subito”.

08.09.2011

http://www.confindustria.toscana.it/notizia/futuro-dellitalia-parte-banchi-scuola

Il futuro dell’Italia parte dai banchi di scuola

Nella sua prima conferenza stampa Jacopo Morelli, neopresidente dei giovani di Confindustria, ha lanciato le sue proposte su giovani, formazione, scuola, merito e lavoro convinto che «un Paese che rinuncia a occuparsi dei giovani si condanna alla morte» […]

Cinque le parole d’ordine alla base del suo programma: giovani, imprenditorialità, leadership, merito e futuro. Da dove occorre partire?

«Bisogna partire dai giovani e agire nel loro interesse per avere delle prospettive e poi concentrarsi sull’imprenditorialità perché la priorità del Paese in questo momento è la crescita economica e la creazione di posti di lavoro per i giovani attraverso le nuove imprese che sono quelle in grado di generare maggiore occupazione. Stiamo proponendo che venga utilizzato già nella scuola un sistema meritocratico, per fare in modo che gli studenti che hanno più capacità, indipendentemente dalle condizioni economiche della famiglia di origine, possano emergere. Occorre poi adottare degli standard internazionali di valutazione, in modo tale che le famiglie conoscano fin dall’inizio la qualità dell’istituto superiore o dell’università a cui si iscrivono i propri figli. […]».

Tre i settori su cui puntare ha citato la scuola, il lavoro e l’energia. Come procederà?

«Abbiamo proposto una fiscalità di vantaggio, con aliquote tendenti allo zero per i giovani e le donne che entrano nel mondo del lavoro. Anche la Banca d’Italia ha evidenziato come i salari di riferimento per i giovani siano drammaticamente scesi in questi ultimi anni e allora bisogna fare in modo che i giovani, all’inizio della loro carriera, possano avvantaggiarsi di una pressione fiscale meno accentuata. Questo porterebbe loro un vantaggio economico e l’iniziale sacrificio dell’Erario verrebbe ripagato subito in termini di sviluppo economico. Quanto all’energia c’è da dire che il Paese, con i recenti referendum, si è espresso sul nucleare n maniera netta, anche se dobbiamo mettere in conto che sul risultato ha pesato l’emotività determinata dai fatti di Fukushima. Per questo c’è ancora maggiore necessità di una classe dirigente che, nel rispetto della volontà degli italiani, sia comunque capace di prendere delle decisioni sul lungo periodo in maniera logica e lucida e che, con una seria politica, si adoperi per la messa in sicurezza dell’approvvigionamento energetico nazionale».

Ha spesso sottolineato che il futuro dell’Italia inizia dai banchi di scuola. Quanto occorre potenziare la qualità dell’insegnamento universitario?

«Perché la parola merito torni ad avere pieno significato non si può prescindere dal rilancio dell’università. Dove, è vero, ci sono straordinarie realtà, poli di eccellenza che puntano sulla ricerca, sull’innovazione e sull’internazionalizzazione, ma sono casi isolati perché altre realtà invece sono preda di vecchi modelli, di parentele e anzianità. Per spingere il sistema verso una competizione virtuosa fra atenei, dobbiamo avere il coraggio di abolire il valore legale dei titoli di studio, che alimenta l’illusione che tutte le scuole e le università siano uguali e che tutti i diplomi e le lauree siano uguali. L’università deve invece evolversi, in maniera più incisiva rispetto alle pur apprezzabili riforme attuali. Libertà di azione e merito sono gli unici parametri da adottare. Per aumentare autonomia e concorrenza nel sistema universitario, bisogna eliminare il tetto alle tasse universitarie e incrementare le borse di studio. Perché il successo di un Paese si misura sulla capacità di creare premi Nobel e attrarre studenti da tutto il mondo».

Come ritiene che sia possibile trattenere i nostri talenti ed essere anche una calamita di cervelli, talenti e saper fare in Italia?

«Più che trattenere dobbiamo preoccuparci di attrarre talenti e cervelli, perché dei quasi 3 milioni di studenti che tutti gli anni vanno in giro per l’Europa a studiare, noi riusciamo a intercettarne circa l’1,7% che è un dato irrisorio. Dobbiamo fare in modo di puntare anzitutto sulla qualità degli insegnamenti, che devono essere in molti casi presentati in inglese perché siano motivo di attrattività per gli studenti stranieri che non parlano l’italiano, poi c’è bisogno di un sistema universitario che dia spazio ai docenti – anche con cattedre temporanee – e a insegnamenti in grado di suscitare interesse e garantire libertà di ricerca e organizzazione del lavoro a chi sceglie l’Italia».

Il suo lavoro sarà di continuità rispetto a quello di Federica Guidi?

«È naturale che ci sia continuità, ho lavorato per tre anni intensissimi e bellissimi con Federica. È vero, allo stesso tempo, che le priorità e gli obiettivi cambiano, proprio perché viviamo in un tempo e in una società in continuo divenire, e se non reagissimo agli stimoli modificando anche la nostra agenda avremmo già perso la sfida di dare un contributo concreto allo sviluppo economico e sociale del Paese».

«Abbiamo sicuramente bisogno di un Paese che sia più moderno e più libero» ha dichiarato riferendosi alla competitività del mercato. In cosa bisogna effettuare un deciso cambio di rotta?

«Abbiamo una serie di ostacoli fortissimi nel sistema scolastico e universitario e questo pregiudica la libertà di ricerca scientifica che spesso non è adeguata ai tempi. C’è poi una giustizia civile che è lunga e genera incertezze e questi sono tutti impedimenti che rendono difficile creare nuove imprese e investimenti».

L’innovazione tecnologica è la ricetta per far ridestare il Paese «che con i suoi cronici ritardi ormai da quindici anni cresce meno di tutti i suoi concorrenti». In quale settore ritiene sia più necessario intervenire?

«Guardando alle piccole e medie imprese occorre indirizzarle verso un utilizzo più massiccio delle possibilità derivanti dal web. Le nostre imprese, rispetto alle altre europee, utilizzano ancora troppo poco e non nel modo migliore tutto quello che la rete può dare in termini di organizzazione del lavoro o di processi di acquisto delle materie prime attraverso internet. All’interno di molte imprese, soprattutto piccole, manca questo tipo di professionalità e ciò influisce in maniera negativa sulla produttività del Paese e sulla capacità di crescita. Quanto all’innovazione tecnologica dovremmo partire col garantire un’ampiezza di banda tale per cui i dati possano circolare con la stessa velocità con cui avviene negli Stati Uniti. Ci sono ancora tante zone del Paese che non sono coperte in maniera estesa dalla banda larga e in generale bisogna avere una forte capacità di lettura delle necessità del mercato».

Lei è presidente e amministratore delegato di Mobilmarket, conosce bene la realtà imprenditoriale cittadina. Cosa può proporre per l’economia di Firenze, partendo dai giovani?

«Non c’è una ricetta per Firenze o una per Siracusa, c’è una ricetta per l’Italia: diventare un Paese per giovani. L’ingrediente principale perché riesca in questo processo è detassare le nuove imprese. Se la disoccupazione giovanile è in crescita, abbattere l’Irap sulle start-up incentiverebbe l’imprenditorialità, a partire dai più giovani. E importante sviluppare la cultura d’impresa e celebrarne i successi e sviluppare il mercato del capitale di rischio, che premi progetti e innovazione. Israele, un Paese di 7 milioni e mezzo di abitanti, meno di quanti ne abbia la Lombardia, è stato definito “start-up nation”, perché attraverso un uso consapevole della fiscalità ha saputo mettere vento nelle vele dei nuovi imprenditori. Israele oggi ha 125 imprese quotate al Nasdaq: più di tutti i paesi europei, Giappone, Corea, India e Cina messi assieme. L’Italia deve entrare con forza nella classifica dei Paesi che creano, che investono, che finanziano le idee, perché le energie e le competenze ci sono, e risiedono nei giovani».

Per lo sviluppo del territorio su quale settore possono puntare i giovani imprenditori toscani?

«La Toscana vanta delle “risorse intangibili” uniche, ossia quell’insieme di conoscenze, competenze e rapporti che le imprese hanno sviluppato e creato nel tempo. I giovani imprenditori devono raccogliere questa eredità dei settori tradizionali, come il tessile, il turismo, l’agroalimentare e l’editoria, e trasformarle grazie alle nuove competenze, al connubio tra creatività e tecnologia, allinnovazione di prodotto e alla forte attenzione verso i mercati internazionali. Il settore dell’e-commerce per la moda è un esempio per tutti: il nostro Paese vanta eccellenze a livello internazionale in questo settore, che hanno saputo mettere insieme le nuove modalità di comunicazione, le ultime tendenze a livello di distribuzione e la tradizione del prestigio del marchio tessile italiano».

La sua prima uscita ufficiale è avvenuta presso l’Accademia navale a Livorno, una sede di formazione d’eccellenza sul territorio nazionale, si è parlato di formazione dei giovani. Qual è l’impegno di Confindustria nei confronti dei percorsi tecnici e professionali?

«L’incontro con gli allievi e gli ufficiali dell’Accademia navale di Livorno è stato un momento importante, che mi ha arricchito anche umanamente. Ho conosciuto giovani con un’idea sana e forte di cosa significhi, oggi, amore per la collettività e dedizione all’interesse comune, impegno e coraggio. Ma non solo, sono uscito dal confronto rafforzato nell’opinione che fra il mondo militare e quello delle imprese ci siano molti punti di contatto, come la valorizzazione del merito e della leadership. Da Livorno è nata la voglia di approfondire ancora di più il rapporto e, al nostro primo convegno di Santa Margherita Ligure, tutto incentrato sulle nuove generazioni, abbiamo invitato come relatrice il sottotenente Giordano, la prima donna pilota italiana, che ci ha raccontato la sua esperienza di giovane di talento al servizio della Patria. In questo senso c’è il nostro impegno e la nostra volontà di sviluppare la conoscenza e la collaborazione con i percorsi professionali, dalla fase della formazione, nelle accademie come negli Istituti tecnici e nei centri di ricerca applicata, sino alla creazione di progetti in comune».

di Renata Gualtieri

6 Luglio 2011

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