Questo è il LINK al monologo di Marco Travaglio andato in onda a “Che tempo che fa” di domenica 25 settembre 2011 (Marco Travaglio – Che tempo che fa 25 09 2011 2/2), in cui spiega quanto sono ridicole le misure prese dal governo  Berlusconi contro l’evasione fiscale.

Questi creativi e fantasiosi politici hanno anche il coraggio di propinarci in televisione degli squallidi spot contro l’evasione fiscale, in cui ci dicono che i cittadini che evadono il fisco sono i parassiti della società. Forse non si sono resi conto che, insieme a coloro che evadono seriamente il fisco per grandi somme di denaro, i veri parassiti dell’Italia sono propri loro, che pagheranno pure le tasse ma che ci derubano quantità smisurate di denaro pubblico, come potete leggere in numerosi articoli presenti nel nostro blog (per trovarli cliccate sul tag “politici da vergogna”).

Un altro poco geniale strumento che si sono inventati, ma che per fortuna non verrà messo in pratica, consiste nella pubblicazione dei redditi on-line. In questo modo, avrebbero probabilmente generato una sola cosa, ben diversa dalla repressione dell’evasione fiscale: avrebbero creato uno strumento capace di fomentare un sorta di “guerra sociale” tra comuni cittadini, totalmente inutile e piuttosto contraria al mantenimento di una pacifica convivenza civile.

Se questi si possono definire politici……

L.D.

Di seguito il link allo spot “Parassiti della società”:

Spot Governo anti evasione fiscale : Parassiti (della società)

Il Ministero dell’economia e delle finanze insieme all’Agenzia delle Entrate e al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, hanno realizzato una campagna integrata di comunicazione istituzionale per sensibilizzare i cittadini sulla necessità e l’importanza di pagare le imposte. La campagna anti-evasione è iniziata nel mese di agosto [2011] e proseguirà per tutto il mese di settembre.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/16/i-ridicoli-spot-contro-levasione-fiscale/151365/

Quei ridicoli spot contro l’evasione fiscale

Siccome nessuno sa che i servizi di cui godono i cittadini sono pagati con le entrate fiscali; e siccome nessuno capisce che chi le tasse non le paga ma gode comunque di quei servizi è un fiero farabutto che vive a spese della collettività; ecco che il ministero dell’Economia ha pensato bene di spiegare questi concetti con spot radiofonici e televisivi.

Per carità, se due evasori, convinti da questi spot, pagheranno il dovuto saremo contenti. Certo, se la lezioncina arrivasse da un governo non presieduto da un tizio che ha spiegato all’Italia che lui aveva 64 società off shore che gli servivano per non pagare le imposte; e che, oltre il 35 per cento di aliquota, l’evasione fiscale è legittima difesa; ecco, sarebbe stata recepita meglio, come dire, senza sorrisi beffardi. In ogni modo sempre di una cosa ridicola si tratta.

Per indurre qualcuno a pagare le imposte occorrono i tre seguenti presupposti:

1 – una casta politica di specchiata virtù; perché, se un ladro mi spiega che non devo rubare, io lo mando a quel paese;
2 – un controllo effettivo su tutti i contribuenti per stanare gli evasori;
3 – un apparato sanzionatorio efficace e spaventevole, in modo che chi, nonostante i controlli efficienti, ci prova lo stesso, finisca i suoi giorni in galera; così nessun altro segue il suo esempio.

Ovviamente nessuno di questi presupposti sussiste e quindi lo spot è, come ho detto, una cosa ridicola.

Sul primo presupposto non vale la pena di sprecare parole: abbiamo una classe politica a livelli minimi di etica e credibilità: Transparency International ci ha messo al posto n. 67, dietro Ruanda e Samoa. E che i nostri politici non siano in grandissima parte in prigione dipende solo dal fatto che il processo penale è ridotto a una tragica farsa.

Sul secondo presupposto, c’è poco da illudersi: i controlli sulle dichiarazioni dei redditi ammontano, per anno, al 10 per cento del totale; detto in modo più efficace, l’evasore sa che ha il 90 per cento di probabilità di farla franca. Come giocare al lotto e avere il 90 per cento di probabilità di portarsi a casa il jackpot. Inoltre, fino ad ora, abbiamo avuto una media di condoni fiscali, indulti, sanatorie, scudi e altri fantasiosi istituti cosiddetti perdonistici (pagami il 5 per cento di quello che hai evaso e siamo pari e patta) pari a uno ogni quattro anni, con un termine di prescrizione dell’accertamento fiscale di cinque anni, in genere integralmente sfruttato dagli uffici delle Entrate. Insomma, l’accertamento si fa, quando si fa, al 4°/5° anno dall’anno d’imposta esaminato, con i primi 3 o 4 anni integralmente condonati. Immaginate l’efficacia di questi controlli. Perché, in una situazione come questa, un evasore dovrebbe rinunciare a evadere proprio non si capisce.

Il terzo presupposto è quello che mi fa arrabbiare di più. Come suol dirsi, la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo; e qualcuno, pochi pochi ma qualcuno sì, alla fine lo becchiamo. Abbiamo l’evasore. E che gli facciamo? Niente. Sul piano tributario ho già detto: i condoni e il tempo gli assicurano una gloriosa conclusione del contenzioso. Sul piano penale tutto è strutturato perché l’evasore se ne torni felice e contento a casa con tante scuse. Prima di tutto ci sono le soglie di punibilità: se non ha evaso, per anno, imposte maggiori di 77.000 o 103.000 euro (frode fiscale o dichiarazione infedele), non lo si può processare: non ha commesso alcun reato! Siccome in genere l’imposta è pari alla metà del reddito evaso, stiamo parlando di gente che ha fatto “nero” per 150.000, 210.000 euro (per anno!) e che il nostro munifico Stato considera peccatori veniali, da lasciar perdere, da non “accanirsi”; e che sarà mai? Poi c’è la prescrizione: i vari reati di evasione fiscale si prescrivono in 7 anni e mezzo; siccome si scoprono 4, 5 anni dopo che sono stati commessi, la giustizia ha tempo due, al massimo tre anni, per fare indagini, primo grado, appello e Cassazione. Così l’unica pena concreta dell’evasore, quello grosso, quello che evade imposte superiori a 100.000 euro all’anno, è la parcella dell’avvocato. Per il resto lo Stato spende soldi per arrivare a una sentenza che dichiari la prescrizione. Per finire c’è il munifico regalo al popolo della partita Iva che, quando fa il “nero”, non commette frode fiscale ma dichiarazione infedele. Beh, direte voi? Eh, c’è una piccola differenza: pena massima 3 anni contro 6. Già fa ridere la pena della frode (chiedete negli Stati Uniti), figuriamoci i 3 anni (che poi diventano, con attenuanti e patteggiamento, un anno e 4 mesi).

E noi facciamo gli spot e tagliamo sulle pensioni e sui lavoratori dipendenti. Il che non è meno schifoso solo perché, nella situazione sopra descritta, è l’unica cosa da fare. Gli unici che gli si può fare qualsiasi cosa perché tanto non possono materialmente evadere, sono lavoratori dipendenti e pensionati; far pagare le imposte al popolo delle partite Iva evidentemente è impossibile.

Che si fa? L’ho già scritto: detrazione totale, pagamenti con carta di credito o bancomat, tracciabilità totale, dichiarazioni dei redditi fatte in automatico dal software di Stato, pene da 10 a 20 anni di galera per chi, nonostante tutto, ci prova. E magari questo si potrebbe anche riuscire a farlo. È a moralizzare la classe politica che proprio non ce la si fa.

Il Fatto Quotidiano, 13 agosto 2011

http://www.cadoinpiedi.it/2011/09/04/redditi_online_una_follia_normativa.html

REDDITI ONLINE: UNA FOLLIA NORMATIVA

Non c’è alcun motivo per ritenere che la pubblicazione dei redditi possa fungere da deterrente contro l’evasione. Quel che è certo, è che questa soluzione inciderà profondamente sui rapporti sociali, oltre ad essere attaccabile sotto il profilo costituzionale e della disciplina della privacy.

Stimolare e promuovere una sorta di “controllo sociale” diffuso per effetto del quale ogni cittadino dovrebbe trasformarsi in “poliziotto fiscale” e denunciare alla competente Autorità il proprio collega di lavoro o vicino di casa che dichiara poco ma spende molto è l’obiettivo perseguito dal Governo – se ancora può utilizzarsi un’espressione collegiale per riferirsi ad una somma di individualità in perenne dissidio – con una delle tante previsioni introdotte, di corsa ed in modo poco riflettuto, nel maxi-emendamento presentato lo scorso 1° settembre.

L’idea che secondo gli uomini del Ministro Tremonti dovrebbe risolvere il dilagante, ed ormai incancrenito,fenomeno dell’evasione fiscale è quella di consentire ai Comuni di pubblicare online i dati contenuti nelle dichiarazioni dei redditi di talune – non è dato sapere quali – categorie di cittadini in modo da consentire a chiunque di segnalare eventuali anomalie e/o possibili false dichiarazioni. Si tratta di una soluzione che lascia perplessi e fa sorgere il dubbio che la comprensibile preoccupazione di far quadrare i conti abbia spinto l’ex super ministro dell’economia, oggi quasi ex ministro, a sottovalutare una questione, in realtà, complessa e dalle molteplici implicazioni di carattere sociologico, politico e giuridico.

Mentre, infatti, non esiste – e sorprende che un uomo che si picca di essere uno scienziato del fisco non se ne renda conto – nessuna ragione per ritenere che la pubblicazione dei redditi online consentirà di combattere il fenomeno dell’evasione fiscale è certo che tale eventuale pubblicazione inciderà in maniera determinante sulla società e sui rapporti interpersonali nell’ambito delle piccole e grandi comunità comunali. Piccole e grandi ipocrisie potrebbero dilagare, doppie e triple identità moltiplicarsi con l’intento di nascondere anche ai nostri prossimi ed ex amici o confidenti ciò che, sebbene a torto, sin qui alcuni hanno inteso nascondere solo al fisco.

Difficile dire se si tratti di uno scenario auspicabile o, piuttosto infausto ma, tra qualche anno potremmo renderci conto che i rapporti di fiducia e solidarietà sui quali si fonda, in buona misura, la convivenza civile sono definitivamente compromessi ed appartengono al passato perché, preoccupati di difendere il nostro portafoglio dai salassi fiscali anche attraverso comportamenti assai poco virtuosi ed antigiuridici, abbiamo preferito immolare sull’altare dei soldi il rapporto con il nostro vicino di casa o, magari, quello con i genitori degli amici di nostro figlio. […]

Da un contesto nel quale, tali dati, dovevano considerarsi, a norma dell’art. 69 del DPR 600/1973, pubblici ed accessibili da parte di chiunque, si scelse di passare ad un regime – quello attuale – nell’ambito del quale, tali dati, sono accessibili solo da parte di chi vi abbia uno specifico interesse e non possono, pertanto, definirsi – giusta o sbagliata che tale classificazione possa risultare – pubblici. Oggi si vorrebbe cambiare di nuovo e, peraltro, con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri e, dunque, con un atto amministrativo si vorrebbe derogare (o magari addirittura abrogare) una previsione di legge che stabilisce, di fatto, la non pubblicabilità dei dati contenuti nelle dichiarazioni dei redditi. Schizofrenia normativa e crassa ignoranza. Ma non basta.

Il testo dell’emendamento presentato dal Governo non consente di capire a causa dell’infelice italiano nel quale è formulato, se i comuni “potranno” pubblicare i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi dei propri residenti o, piuttosto “dovranno”.  […]

Per quanto ancora dovremo tollerare di essere governati da un manipolo di scolaretti irresponsabili che giocano a fare gli statisti e gli scienziati dell’economia ma uscirebbero sconfitti da una partita a risiko con un pugno di studenti e si alzarebbero in bancarotta dal tavolo del monopoli? […]

di Guido Scorza – 4 Settembre 2011

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Aggiornamento del 27 novembre 2013:

Pare ovvio, alla luce dei fatti scoperti su Berlusconi, che i suoi governi non avessero la benché minima intenzione di contrastare l’evasione fiscale: era tutto un grande bluff!!!

Libro “Il cavaliere nero. Il tesoro nascosto di Silvio Berlusconi” di Paolo Biondani e Carlo Porcedda

Nel libro vengono pubblicati per la prima volta i documenti relativi al procedimento per frode fiscale a carico di Silvio Berlusconi. Un’inchiesta che si legge come un romanzo e che ha impegnato per anni magistrati e investigatori.

http://www.repubblica.it/economia/2013/11/23/news/mappa_tesoro_berlusconi-71709997/

La mappa del tesoro di Silvio: scoperti un miliardo e 277 mln

E’ il primato di Berlusconi rivelato in un libro inchiesta che ripercorre vent’anni di indagini sull’ex Cavaliere tra Milano, Bermuda, Bahamas, Stati Uniti, Svizzera, Hong Kong e San Marino

MILANO – In Italia c’è abbondanza di evasori. Ma anche in questo campo Silvio Berlusconi non ha rivali. Dopo la condanna definitiva per frode fiscale, consacrata il primo agosto 2013 dalla Cassazione, ora è possibile fare un primo bilancio completo e documentato sui fondi neri scoperti in vent’anni d’indagini sul proprietario della Fininvest. Il conto finale è da primato: almeno un miliardo e 277 milioni di euro. Per guadagnare la stessa cifra un maresciallo della squadra anti-evasione della procura di Milano, che ha uno stipendio di 2 mila euro al mese se fa gli straordinari, dovrebbe lavorare per 53 mila e 208 anni. […]

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