Dal sito di Radio 24, consiglio l’ascolto della puntata di “Nove in punto. La versione di Oscar” del 13 aprile 2011, intitolata “I precari del lavoro“:

Precari in piazza nello scorso fine settimana con lo slogan “il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta”. Insieme all’immigrazione è il più grande fenomeno sociale degli ultimi venti anni.

Secondo la Cgia di Mestre sono 3.941.400, di cui il 56% circa è occupato nelle Regioni del Centro Sud. Sono concentrati perlopiù nel settore della ristorazione, degli alberghi e nei servizi in generale. Un vero e proprio esercito è quallo dei precari della scuola. A Nove in punto Fausto Bertinotti, Presidente Fondazione della Camera nonché ex presidente della Camera, Giuliano Cazzola, vicepresidente commissione Lavoro della Camera (PdL) e Marco Panara, giornalista de la Repubblica ed autore del libro “La malattia dell’Occidente – perché il lavoro non vale più”.

In questa puntata sostanzialmente si sottolinea il fatto che NON SI PUO’ CREARE VALORE CON LAVORATORI PRECARI E SOTTOPAGATI e che NON SI PUO’ PUNTARE TUTTO SULLA RIDUZIONE DEI COSTI DEL LAVORO. E’ necessario fare alcune riforme che nella manovra non sono state neanche lontanamente considerate, come ad esempio:

1. riallineare il mercato dell’offerta di lavoro con quello della domanda;

2. istituire dei validi ammortizzatori sociali per gli inoccupati;

3. tutelare maggiormente il lavoro precario, prevedendo dei minimi salariali che tengano conto appunto dello stato di precarietà e degli scatti di anzianità;

4. realizzare una strutturazione delle carriere anche per chi ha un lavoro precario;

5. adottare criteri di assunzione meritocratici.

Ecco qui il link per vedere il servizio delle Iene sui cosiddetti “Bamboccioni“!! Con tutte le difficoltà che ci creano e senza rendersi minimamente conto di cosa significhi essere precari e con stipendi quasi da fame, questi politici hanno anche la faccia tosta di insultarci e dirci che siamo appunto dei “bamboccioni” perchè non andiamo a vivere da soli. Chissà quanti ragazzi/e vorrebbero crearsi la propria indipendenza o crearsi una famiglia… se non lo facciamo non è per pigrizia o voglia di restare dei Peter Pan, ma soltanto perchè economicamente è un’impresa molto molto ardua, che soltanto pochi di noi (coloro che fortunatamente hanno trovato un lavoro fisso) si possono permettere! Come si suol dire: oltre al danno pure la beffa!!

L.D.

 

http://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&doc=33466

Sacconi, disallineamento tra offerta di lavoro e domanda troppo alto

“L’Italia è il paese dove il disallineamento tra offerta di lavoro e domanda è più forte, il disallineamento è il grande problema italiano”.

Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, avverte che, a fronte di “una ripresa discontinua e selettiva a livello mondiale, rischiamo di non avere le competenze necessarie per agganciarla fino in fondo”. Nel commentare i risultati del rapporto Excelsior sull’occupazione elaborato da Unioncamere e dallo stesso ministero del Lavoro, Sacconi insiste sulla necessità di “una formazione adeguata alle esigenze dei nuovi mercati, mentre troppo spesso le famiglie attuano le scelte educative dei figli «per convenzioni sociali e con scarse informazioni”. “Il risultato – prosegue – è il disadattamento sociale, creare cioè quei giovani-vecchi, con alle spalle carriere scolastiche tutt’altro che brillanti, che entrano tardi e male nel mondo del lavoro e sono destinati ad essere disadattati sociali“.
“Per questo il governo intende rafforzare iniziative e focus sulla formazione (il rapporto Excelsior da annuale diverrà semestrale), ha detto Sacconi, evidenziando che il problema dei mestieri introvabili è particolarmente forte nella fascia alta delle professioni, e in quanto a formazione l’Italia difetta soprattutto di profili scientifici, matematici, tecnici“.

(LF)

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6875&ID_sezione=&sezione=

Bamboccioni, le soluzioni degli altri

20/1/2010 – di IRENE TINAGLI

Una società non cambia «cultura» così in fretta: questo fenomeno ha importanti radici economiche. Ciò non significa, attenzione, che questi «bamboccioni» siano davvero tutte vittime, costretti a stare a casa da una totale mancanza di lavoro. Significa però che, per come sono strutturati il mercato del lavoro e il mercato della casa, è economicamente più conveniente stare con i genitori piuttosto che fare tanta fatica per veder solo peggiorare il proprio stile di vita. E’ pura razionalità economica.

Possiamo dare la colpa ai nostri ragazzi, che oggi sono più pigri, più viziati, più ignoranti e arroganti di un tempo, possiamo lamentarci perché non ci sono più i bravi giovani volenterosi di una volta e così via. Ma, a parte i casi estremi portati alla luce da certe sentenze (che non possono essere additati come rappresentativi di milioni di ragazzi), questi giovani non sono né pigri né presuntuosi: semplicemente fanno quello che possono, si arrangiano, si fanno due conti in tasca e si comportano di conseguenza. Il ragionamento è molto semplice: se sei un tirocinante che prende 5-600 euro al mese, o anche un operatore di call center che ne prende 800 (e i call center pullulano di laureati), difficilmente ti puoi permettere di spenderne altrettanti per l’affitto di un appartamento. O vai a vivere in condivisione con estranei (come fanno molti immigrati e anche molti dei nostri che emigrano in altre città), oppure, se hai una famiglia alle spalle, decidi di restare con i tuoi. E almeno su questo i nostri ragazzi sono bravi e capaci di fare i conti tanto quanto i loro colleghi stranieri.

Infatti, questo problema non affligge solo i giovani italiani. Basta alzare lo sguardo oltreconfine, per renderci conto che la questione dell’indipendenza dei giovani non è solo nostra. Proprio nel mese di Dicembre in Inghilterra ha fatto scalpore un report dell’Ufficio di Statistica Nazionale che ha rivelato come il numero di giovani che vivono con i genitori ha toccato un picco mai visto in venti anni. Negli Stati Uniti invece già da alcuni anni si parla del fenomeno dei “figli boomerang”, ovvero quelli che se ne vanno da casa per andare all’università, ma che poi vi rientrano subito dopo la laurea perché incapaci di mantenersi da soli lavorando. Un fenomeno in forte aumento anche in Canada, dove il censimento del 2006 ha mostrato che il 43.5 per cento dei giovani sotto i 30 anni vive ancora con i genitori, contro il 32 per cento di venti anni prima. In Spagna l’età media in cui un giovane va a vivere da solo è costantemente aumentata fino a raggiungere, lo scorso anno, la drammatica soglia dei 30 anni.

Persino in Svezia, uno dei Paesi in cui tradizionalmente i figli se ne vanno a 18 anni, l’estate scorsa è scattato il primo l’allarme. Nuovi dati hanno mostrato che il 21 per cento dei giovani sotto i 27 vive ancora con i genitori, in netto aumento nel giro di pochi anni. E giusto un paio di settimane fa un sondaggio ha mostrato che il 70 per cento dei giovani svedesi tra i 20 e 25 anni vorrebbe andare a vivere da solo, ma non ce la fa economicamente. Non è un caso se i genitori svedesi sono già in agitazione e iniziano ad iscrivere i propri figli alle liste per accedere alle case «popolari» sin dall’adolescenza. Insomma, si tratta di un fenomeno serio e di portata internazionale, legato principalmente a due fattori. L’andamento del mercato immobiliare da un lato – con la bolla speculativa degli ultimi dieci anni che ha portato costi e affitti alle stelle. E la progressiva frammentazione e flessibilizzazione del mercato del lavoro dall’altro, che ha colpito soprattutto i più giovani, in Italia come altrove. Gli altri Paesi stanno iniziando a pensarci e a muoversi. La Spagna ha istituito gli affitti di emancipazione, un contributo all’affitto per i giovani lavoratori che escono da casa. A Parigi si stanno progettando case per la condivisione, ovvero appartamenti pensati per accogliere in modo decente più di un inquilino, in modo che ciascuno abbia il proprio bagno e i propri spazi vitali, senza mortificare la dignità. In Svezia si sta parlando di una sorta di «piano casa» che porti a costruire nuovi alloggi specificatamente per i giovani, con affitti controllati. Sono misure recenti, ne valuteremo gli effetti, ma intanto in questi Paesi c’è la consapevolezza di un problema serio da affrontare con misure concrete di politica economica, edilizia e di Welfare. Da noi nulla, ci si focalizza sulla pigrizia, ma non stupiamoci poi se tra altri venti anni anziché averne il quaranta per cento a casa ne avremo il sessanta.

http://giorgiopartecipativo.myblog.it/archive/2010/01/27/brunetta-sappi-che-i-bamboccioni-sono-il-futuro-dell-italia.html

BRUNETTA, SAPPI CHE I “BAMBOCCIONI” SONO IL FUTURO DELL’ITALIA!

Se il giovane fatica a staccarsi dalla famiglia e raggiungere la propria autonomia, la colpa non è ne dei genitori  ne dei giovani, la responsabilità cade solo su uno Stato che non protegge il popolo ed il benessere comune.
Stanchezza e malcontento regnano nell’animo degli italiani di fronte ad uno stato che li ha abbandonati, di fronte a politici furbetti che in qualsiasi modo cercano di ingannare e fuggire dalle loro responsabilità; negatività e sconcerto emergono quotidianamente dalle parole dei giovani che non vedono, o peggio, non credono in un buon avvenire, soprattutto quando si parla del raggiungimento di una propria autonomia, che permetta loro una degna vita futura nella costruzione di una famiglia.
Ed è proprio quando si parla di giovani che c’è da preoccuparsi; loro, futuro del mondo, sono troppo spesso abbandonati da uno Stato che dovrebbe prendersi la responsabilità di loro, fungere da “culla” e protezione di questo prezioso patrimonio.
Credo che il sostegno dei giovani nell’ottenimento dell’indipendenza dalla famiglia, un degno supporto in questo passo importante, sia essenziale per una nazione, credo donerebbe interesse per quelle che si possono definire le “questioni importanti della vita e del vivere”, che fino al giorno prima erano gestite dai genitori;  parallelamente stimolerebbe un interesse per quel che riguarda politica e società, che indubbiamente inizieranno ad essere argomenti di maggior rilievo e peso nella propria vita. Per concludere, con uno stacco da quel “mondo virtuale” che per molti e troppi giovani è racchiuso nella tv e nei videogiochi.
Il raggiungimento dell’indipendenza dalla famiglia significa il passaggio dalla giovinezza al mondo degli adulti, dall’essere un giovane all’essere un uomo che si autogestisce ed indubbiamente rappresenterebbe una vittoria che restituirebbe un po’ più di valore alla forza del ragazzo/a, ora più partecipe della propria vita, più soddisfatto e speranzoso in riguardo al futuro.
Il ministro Brunetta ci propone 500€ al mese come aiuto e sostegno, proposta degna, se solo non andasse a toccare le pensioni dei nostri padri o nonni ma tirasse fuori questi soldi là dove i soldi girano veramente.
Purtroppo in Italia, se sei un giovane e non hai genitori alle spalle che ti aiutano nelle spese della vita quotidiana, non so che tipo di futuro tu ti possa costruire. A malapena ce la faresti a vivere alla giornata, a meno che, per avere un futuro tu non decida di fare una vita da schiavo lavorando 14 ore al giorno (sempre che ci sia il lavoro) o andando a rubare.
E che non ci chiami bamboccioni, tirando fuori la grana con poche ciance, in quanto NOI GIOVANI abbiamo voglia di costruirci un degno futuro!
Marco Gambarri

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Il protocollo sul welfare visto dai bamboccioni (incazzati)” (pdf) di Federico Mello – dicembre 2007

In questo breve saggio si parla del protocollo sul welfare varato dal secondo governo Prodi. Risale al 2007, ma da allora la situazione non è di certo migliorata…

“Bullismo Istituzionale in quanto atto di prepotenza, vera e propria spacconata tesa ad umiliare chi non rientra «nel modello identitario» della classe dirigente italiana, ovvero tutti coloro che non sono assimilabili al modello consunto e autoreferenziale del branco dei nonni al potere, dei governanti in età da bocciofila e tombolate che in Italia si adoperano a tempo pieno per tenere saldamente occupate le poltrone del potere. TPS infatti, a cuor leggero, altro non ha fatto che dare voce al suo mondo, a chi si riconosce nel modello dominante dei nonni egoisti che continuano a decidere sulle spalle delle nuove generazioni.”

“Abbiamo infatti deciso di guardare al pacchetto di misure sullo stato sociale, proprio dal punto di vista degli italiani tra i 20 e i 35, i cosiddetti Bamboccioni. Abbiamo scelto però il punto di vista della gran parte di questi Bamboccioni, ovvero il punto di vista di tutti quei cittadini incazzati che, seppur più giovani della media, solo in minima parte si configurano come “figli di”, come rampolli dell’establishment che hanno buon gioco ad essere pigri in un paese in cui il successo e le possibilità dei singoli, dipendono più da prerogative feudali ereditate per filiazione, che da opportunità offerte a tutti grazie ad una normale mobilità sociale. […]  Il punto di vista anche delle donne italiane, spesso costrette a rimandare ogni ipotesi di maternità perché un welfare ritagliato a misura del posto fisso e delle donne casalinghe è quanto offre l’Italia. Abbiamo deciso di usare la prospettive dei cittadini italiani tra i 20 e i 40 anni, consci che questi non siano gli unici soggetti sui quali vengano scaricati i tanti problemi del sistema Italia, ma altrettanto consapevoli che è proprio chi è nato dagli anni Settanta in poi, chi si trova oggi a pagare il prezzo più caro di tutti i ritardi del nostro paese. […]”

“È insomma necessario che le politiche pubbliche mettano al centro di ogni scelta le nuove generazioni, invece di continuare ad usarle come cestino di rifiuti – peraltro non riciclabili – nel quale scaricare le scelte più dolorose. Questo è infatti quanto avvenuto negli ultimi vent’anni, e proprio questo continua anche oggi, con un protocollo sul welfare che, come andremo a vedere, intende mantenere per altri dieci anni tutte le storture di uno stato sociale iniquo che risultava vecchio già dieci anni fa.”

“Oggi, sul totale della nostra spesa sociale, infatti, il 61,7 per cento delle risorse continua ad essere assorbito dalle pensioni (contro 45,7 della media UE25), mentre solo l’1,8 per cento va alla disoccupazione (contro il 6,6 per cento della media UE25) e solo lo 0,3 all’abitazione e all’esclusione sociale (contro il 3,5 per cento della media UE25).”

“Un’indagine di Esping Andersen e Sarasa, dimostra come, esclusa la spesa sanitaria, in Italia si spenda pochissimo per le nuove generazioni. Il rapporto tra la spesa per le generazioni anziane e spesa per le generazioni più giovani, è pari in Italia a 3,5: per ogni 3 euro e mezzo che si spendono per la popolazione anziana, si spende appena 1 euro per la popolazione più giovane. Questo rapporto stride con la media europea che risulta di 1,7 per cento nell’Europa continentale, di 1,2 nei paesi anglosassoni, e di 0,8 nei paesi scandinavi.”

“TPS, infatti, non ha scagliato la sua alabarda contro i vari potentati che tengono tirato il freno della nostra Italia, non si è speso contro lo strapotere economico mafioso che imperversa in gran parte del Sud con forti ramificazioni a livello nazionale e internazionale, non ha messo all’indice il nostro capitalismo all’italiana tutto insider trading e scatole cinesi, un capitalismo in cui 75 set-tan-tacin-que mandarini ricoprono ciascuno da un minimo di 21 ad un massimo di 61 incarichi A TESTA nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa. No. Il ministro TPS non è intervenuto contro una pubblica amministrazione spesso inefficiente né si è speso a favore dei consumatori e del loro diritto di un economia che offra servizi in concorrenza tra loro e dove la regola non sia quella cartelli; né, tanto meno, TPS si è mosso con piglio risoluto contro tutte le caste e gli ordini professionali che tengono in scacco il nostro paese e aprono le loro porte solo ad adepti e cooptati che possano mantenerne in piedi il potere di veto nei secoli dei secoli. Non si è speso, infine, il nostro TPS, contro la baronia universitaria alla quale in Italia è stato affidato un potere specifico di carattere medioevale, con cattedre assegnate tramite incoronazione tra consanguinei, con commissioni d’esame che bocciano incauti aspiranti colpevoli unicamente di avere, da soli, più titoli di quanti ne abbiamo tutti i membri della commissione esaminatrice messi insieme. No, TPS non ha fatto niente di tutto ciò, non lo ha fatto perché se solo ci avesse provato tegole pesanti gli sarebbero rovinate sul capo canuto, non ha fatto nulla di ciò perché mafiosi, lobbisti, notai, mandarini, fannulloni, professionisti, baroni, sono tutti soggetti che in Italia hanno rappresentanza politica e potere di veto. Non si è scagliato contro di loro perché avrebbe poi pagato politicamente e professionalmente per l’uscita imprudente. Ha deciso di scagliarsi contro i giovani italiani, contro i Bamboccioni che non sono rappresentanti da nessuno.”

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