Il caso della società che si occupa della riscossione dei tributi, Equitalia appunto, è paradigmatico di una condizione in cui i diritti di noi cittadini italiani vengono quotidianamente calpestati da uno Stato sempre meno democratico e sempre più dittatoriale (vedi il nostro articolo “La dittatocrazia italiana“). Da una semplice multa non pagata si è arrivati ad accumulare milioni di euro di debito se non addirittura il blocco del conto corrente e l’ipoteca della casa. Questo è successo proprio alla giornalista autrice del libro che in questo articolo vi proponiamo, intitolato “Resistere a Equitalia”. Proprio così, tutto ciò potrebbe succedere a vostra insaputa. Perchè Equitalia non manda cordiali lettere di avviso o solleciti di pagamento dopo pochi mesi dalla nostra mancanza (come sarebbe d’obbligo fare, se costoro lavorassero onestamente al servizio di noi cittadini anzichè come braccio armato dello Stato), ma invia dopo molti anni, talvolta addirittura decenni, un conto onerosissimo da pagare. Tutto ciò è indecente e oltraggioso nei confronti di onesti cittadini che pagano fin troppe tasse per quel poco che ricevono in cambio dallo Stato. Se non ci credete provare a fare delle ricerche in internet, non stiamo cercando di fare terrorismo. Le testimonianze sono numerosissime, potete anche guardare in proposito la puntata di “Report” che trovate segnalata nell’articolo qui di seguito. Gli attentati alle varie sedi di Equitalia, che si stanno succedendo in questi giorni, sono indice di una situzione di forte tensione, che trova purtroppo sfocio  in questi atti di violenza. La violenza sembra essere l’unico modo per attirare l’attenzione e fare scalpore nell’opinione pubblica, in questo come in tanti altri casi, poichè ogni tentativo di dibattito civile sembra essere destinato a rimanere inascoltato da una politica chiusa su sè stessa che non vuole e non cerca di entrare in contatto con la realtà del paese.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/04/14/i-tartassati-di-equitalia/20887/

I tartassati di Equitalia

Eroi (che riescono a far pagare le tasse agli italiani) o vessatori (che spremono i cittadini al di là di ogni ragionevolezza)? Gli uomini di Equitalia, la società pubblica di riscossione dei tributi, sono di nuovo al centro di dure polemiche, riattivate dall’inchiesta di Giovanna Boursier andata in onda su Raitre domenica sera, nella puntata di Report, il programma di Milena Gabanelli. Chi fa pagare le tasse non è mai amato: questo fa parte del gioco. Ma ciò che fa saltare il gioco è il dubbio di parzialità. Come documentato da Report, e ieri da Il Fatto quotidiano (che ha riportato un documento dell’azienda), Equitalia è stata morbida con soggetti eccellenti (come alcuni partiti politici, Alleanza nazionale, Forza Italia, i Ds), mentre è inflessibile con migliaia di contribuenti a cui in caso di ritardo nei pagamenti fa lievitare enormemente il debito, a cui dispone il blocco dell’automobile, a cui ipoteca la casa. Con spese d’iscrizione e cancellazione che raddoppiano se il debito è sopra i mille euro e addirittura triplicano se è sopra i 5 mila. E questo in un momento di non grande efficienza di Equitalia, visto che le entrate tributarie sono in calo: nel primo bimestre del 2010 si sono attestate a quota 53,479 miliardi di euro, contro i 54,892 del primo bimestre del 2009. Sono moltissime le segnalazioni arrivate dopo la puntata di Report. Molte sono proteste di cittadini che si ritengono vessati soprattutto per la riscossione di multe.

Scrive una signora: “Ho ricevuto cartelle esattoriali per più di 3 mila euro, per multe che non avrei pagato. Ma non ho mai ricevuto i verbali di quelle multe, che hanno comunque date in cui il veicolo non era neppure intestato a me e riguardano infrazioni stradali in luoghi dove io non sono mai stata. Eppure sono rassegnata: devo pagare. Perché non posso farmi bloccare l’auto, che mi serve per spostarmi e per le visite in ospedale: sono invalida e ho una pensione di 250 euro”. Ecco invece il racconto di un cittadino che si ritiene tartassato per la riscossione della tassa sui rifiuti: “Ho vissuto a Cagliari negli anni Settanta, per dieci mesi. Nel 2004 ho avuto il fermo macchina per non aver pagato la tassa sui rifiuti del 1996, 1997, 1998. Da 26 anni vivevo in un’altra regione d’Italia. La legge che impone di segnalare al Comune il cambio di residenza è degli anni Novanta, ma a me è stata applicata con una retrodatazione di 25 anni!”.

Il responsabile di un’associazione di consumatori, il Codacons di Lucca, testimonia che nella sua provincia sono state spedite da Equitalia ben 22 mila raccomandate “per ipotetiche pendenze dei cittadini ignari, tutte con minaccia di fermo amministrativo dell’automobile. Un’ecatombe! Un impresario edile, per esempio, per pochi euro non pagati, ha avuto la chiusura dei conti correnti in banca. Così non ha potuto vendere le sue case. Dopo l’intervento del Codacons ha avuto ragione, ma ha dovuto pagare le spese della cancellazione ipotecaria e alla fine è fallito”. C’è chi ha visto lievitare il debito per un piccolo errore: “Per una differenza Irpef di 50 euro nella denuncia dei redditi del 1986 (uno sbaglio banale), nel 2009 mi è stato fatto un fermo amministrativo dell’auto, che mi è costato all’incirca 250 euro. Non mi avevano informato prima, eppure non ho mai cambiato indirizzo. Mi hanno poi spiegato che Equitalia affigge la comunicazione dell’ingiunzione di pagamento nell’Albo notorio del Comune. Ma è possibile che un utente debba passare in Comune a controllare se ci sono comunicazioni che lo riguardano? E poi: per 50 euro mi è stata data la caccia dal 1986, ne valeva la pena?

Per i grandi evasori, invece, è stato creato uno scudo fiscale che ha fatto risparmiare, ai poveri ricchi, molti soldini. La crisi economica, poi, può avere effetti dirompenti se si somma con l’inflessibilità di Equitalia. “Spesso si diventa morosi a causa di problemi economici”, scrive un ex muratore. “Il nostro Parlamento ha approvato lo scudo fiscale per i paperoni, mentre si continua a colpire il piccolo artigiano non evasore. Le tasse le devono pagare tutti, ma in un periodo di crisi si sarebbe potuto approvare un condono sulle multe e sugli interessi spropositati applicati ai morosi. Non sarebbe stato un condono fiscale, ma una sorta di indulto in campo civile. Io ho effettivamente un arretrato con il fisco a causa di una attività imprenditoriale (muratore, ndr) che mi è andata male. Tasse non pagate? Circa 20 milioni di lire. Ma oggi devo a Equitalia circa 140 mila euro e mentre scrivo la somma continua ad aumentare. Il tutto mai notificatomi. Oggi lavoro come ingegnere con uno stipendio dignitoso: pensavo di essermi risollevato, invece non mi aspettavo di essere colpito in malo modo proprio dallo Stato”.

Libro “Resistere a Equitalia. Con un manuale operativo per difendersi dalle ingiuste cartelle esattoriali (e non farsi pignorare case, auto e moto)” di Elena Polidori

Che cos’è Equitalia? Quali sono i suoi scopi? Perché da strumento per uno Stato più efficiente si è trasformata nell’incubo dei contribuenti? E, soprattutto, come difendersi da eventuali errori dell’agenzia di riscossione? A queste e altre domande l’autrice dà risposta in questo saggio che si interroga sulla reale efficacia della lotta all’evasione e sulla possibilità di un fisco più giusto e veramente equo. Questo volume comprende una breve guida – stilata con l’aiuto delle associazioni per la tutela dei consumatori e aggiornata alle ultime disposizioni di legge – per comprendere meglio il funzionamento di Equitalia e fornire strumenti di difesa di fronte a errori o ingiustizie.

http://isegretidellacasta.blogspot.it/2012/03/equitalia-illegittime-le-sanzioni-sulle.html?m=1

18 marzo 2012

Equitalia: illegittime le sanzioni sulle multe

C’è una sentenza, datata febbraio 2007, che potrebbe annullare le sanzioni di migliaia di cartelle di Equitalia. Una sentenza della Corte di Cassazione per anni introvabile anche nei database giuridici più forniti. Una pronuncia che, almeno sulla carta, segna un piccolo gol a favore dei debitori del fisco, dichiarando “illegittime” le sanzioni che la società di riscossione applica sulle multe e sulle ammende amministrative. A partire dalle infrazioni del codice della strada. Per cinque anni, da quando cioè la Cassazione s’è pronunciata, nessuno ne ha mai sentito parlare. Fino a quando un avvocato di Bari, Vito Franco, ha deciso di andare in fondo alla vicenda. Abbonato a una delle più prestigiose banche dati giuridiche private d’Italia, si mette a dare la caccia alla sentenza fantasma. Eppure anche negli archivi telematici per i professionisti non trova alcun riscontro. Quel pronunciamento fantasma sembra non esistere. La ricerca si trasferisce online, fra siti, blog giuridici, forum di discussione fra fiscalisti. Anche qui niente. L’unica soluzione è andare a Roma e spulciare negli archivi cartacei della Suprema Corte. E così, si mette a scartabellare fra mucchi di carte alti come armadi. E alla fine ecco che spunta la sentenza annulla-sanzioni. E’ stata depositata in Cassazione il 16 luglio 2007. Porta il numero di protocollo 3701. E parla chiaro: gli interessi del 10 per cento semestrale applicati da Equitalia sono illegittimi. Una pretesa del fisco, insomma, che i giudici contestano, spiegando che non è diritto dello Stato incassare quella specie di tassa sulle multe. Eppure, anche di fronte a una decisione del genere, dal 2007 a oggi Equitalia ha continuato ad applicare il rincaro: “Non è cambiato nulla. Le maggiorazioni continuano a essere presenti in tutte le cartelle relative alle sanzioni amministrative”, spiega l’avvocato Franco. Proprio come risulta da centinaia di cartelle esattoriali. Gli esempi possono essere molti. Una, ad esempio, chiede la riscossione di 13.561 euro per un cumulo di multe non pagate. Ecco che nel conto di Equitalia ben 3.292 euro di maggiorazioni, secondo la sentenza della Cassazione, sarebbero “illegittime”. Un caso molto diffuso, visto che gli automobilisti in debito con il fisco sono una percentuale piuttosto alta dei “clienti” di Equitalia: “A occhio e croce potrebbero rappresentare il 30 per cento delle cartelle emesse”, spiega il legale, che fa da consulente anche a un’associazione di tutela dei consumatori, l’Assdac di Bari, che negli ultimi anni ha presentato oltre 3.500 ricorsi. A fare due conti le sanzioni “irregolari” creano maggiorazioni di milioni di euro, soldi che non sarebbero dovuti, secondo la Cassazione. Che sul “no” alla sovrattassa del 10 per cento parla chiaro: in caso di ritardo nel pagamento della sanzione, va applicata “l’iscrizione a ruolo della sola metà del massimo edittale e non anche degli aumenti semestrali del 10 per cento. Aumenti, pertanto, correttamente ritenuti non applicabili”.

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Aggiornamento del 24 giugno 2014:

Davvero geniale questo video di Natalino Balasso:

Balasso è l’ispettore Poaret (di Equitalia)” (video YouTube)

“Abbiamo pensato di impoverire il Paese per evitare che il Paese si impoverisca. E’ una povertà preventiva insomma”

Microfilm di 6 minuti. L’ispettore Poaret di Equitalia. In un paese in cui per fare un partito il primo passo è depositare un logo, in un paese in cui se viene un terremoto i giornalisti ti chiedono “Ha avuto paura?”, in un paese in cui le prime notizie al telegiornale parlano di papi, regine e zoccole come nell’800; c’è un uomo che lotta contro l’ingiustizia in nome di un’altra ingiustizia. L’ispettore Poaret si tiene stretto il suo lavoro perché non ne ha un altro.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/lagenzia-delle-entrate-manda-rovina-litalia-1019982.html

“L’Agenzia delle entrate manda in rovina l’Italia”

Il funzionario pentito: “Spara accertamenti a caso, perde il 50% delle cause e uccide l’economia per ingrassare i tributaristi”

Stefano Lorenzetto – Dom, 18/05/2014 

[…] Dissegna si è dimesso nel 2009 per protesta, accettando il prepensionamento con otto anni di anticipo, perché ritiene d’aver constatato di persona come l’Agenzia delle entrate sia un carrozzone pachidermico e inefficiente, in una parola inutile. «Procura più danni che vantaggi alla nazione. Peggio: arriva a comportamenti che rasentano il falso, la minaccia, la violenza, la ritorsione e persino l’estorsione, come documentato in un esposto indirizzato da un mio assistito alle autorità preposte e rimasto lettera morta. Più che quella delle entrate, se fossi Matteo Renzi io istituirei l’Agenzia delle uscite per mettere sotto controllo la spesa pubblica, il vero cancro di questo Paese». […]

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