Non c’è proprio niente da fare. Tutti i maggiori esperti di economia sono concordi nel BOCCIARE questa tormentata manovra finanziaria 2011. Le motivazioni sono molto semplici, tra queste il fatto che non siano previste riforme strutturali e che il suo impianto si basi su un unico obiettivo: prelevare ancora più soldi dai nostri sempre più risicati risparmi.

Riporto il giudizio di Tito Boeri, docente e ricercatore dell’Università Bocconi (dal sito www.italiachiamaitalia.it):

Secondo Boeri “i mercati, gli investitori, hanno percepito che le proposte del governo non erano sufficienti. Così, si è innescata una crisi di credibilità che ha messo in gran difficoltà l’Italia; una crisi di credibilità che ha rischiato di avviare quei processi viziosi che purtroppo tutti conosciamo. Sono gli stessi processi viziosi già avvenuti in altre nazioni e che, alla lunga, conducono all’insolvenza del Paese”.

Parlando della manovra, “gli ultimi correttivi, quelli aggiunti con il decreto varato dal Consiglio dei ministri venerdì 12 agosto, risultano ancora una volta insufficienti. Come italiano, mi auguro naturalmente che il giudizio dei mercati, alla fine, sia positivo, tenendo conto delle potenzialità  Paese. Ma non c’è dubbio che una volta ancora il nostro governo non ha fatto quello che andava fatto, di fronte ad una situazione così difficile”. Certo, l’intervento della Banca Centrale d’Europa, che sta acquistando titoli di Stato italiani, è assai gravoso, ma in ogni caso “non può sostituirsi ai mercati”.

L’economista è convinto che si possa fare di più e meglio: “Sarebbe stato fondamentale intervenire sulla spesa. Agendo su questa in modo mirato si riuscirebbe ad avere effetti recessivi minori. Questa manovra, invece, sceglie una volta ancora la strada più facile: far pagare a quelli che lo hanno sempre fatto. E, cioè, ai lavoratori dipendenti. Inoltre, c’è da segnalare che i tagli previsti sono tali solo sulla carta e, soprattutto, interessano gli enti locali. Quindi i tagli finiranno col trasformarsi in un incremento di tasse; in un aumento locale della pressione fiscale. Sono già molti i comuni, tante le regioni che hanno fatto alcune addizioni sull’Irpef”.

Boeri snocciola alcuni dati: “L’Italia, negli ultimi 5 anni, ha conosciuto una lunga stagnazione. E poi, una pesantissima recessione. Il reddito medio, quello pro-capite, è rimasto ai livelli del 1998-1999. E’ come se l’economia, dal punto di vista del reddito delle famiglie, non fosse cresciuta negli ultimi 12 anni. Siamo l’unico paese dell’area Ocse in queste condizioni. Una manovra come questa non solo non fa nulla per la crescita ma risulta recessiva negli effetti. Rischia, quindi, di rendere più lunga questa situazione. Purtroppo, non vedo provvedimenti orientati a rilanciare la vocazione di crescita della nostra economia”.

Il professore univesitario ritiene che molto si potrebbe fare nell’ambito della liberalizzazione dei servizi, “a cominciare dagli ordini professionali per arrivare ai mercati dei beni”. In questi, sostiene Boeri, “vi sono ancora molte formule di protezione; spazio per la concorrenza”. “Da tutto ciò trarrebbero un gran giovamento le aziende. Dove c’è poca concorrenza nei servizi, questi costano di più. Quindi, le nostre imprese affrontano costi superiori rispetto alle concorrenti con le quali si confrontano nei mercati internazionali. Non riescono ad esportare. Questi sono solo alcuni esempi”.

Tornando alla manovra che da domani terrà banco in Parlamento ed alla crescita economica, Boeri afferma: “Purtroppo temo che questa manovra non affronti nessuno dei problemi strutturali del Paese. Espone la nazione ad una crisi di credibilità. Dico ‘crisi di credibilità’ perchè non mi piace parlare di attacchi speculativi”.

Nell’intervista viene affrontato anche il tema del mondo del lavoro: per quel che riguarda il precariato, Boeri è convinto che “si tratti di un problema sicuramente assai grave”. Da parte nostra, rivendica, “abbiamo presentato alcune proposte. Da diversi anni, abbiamo lanciato l’idea di un contratto unico a tutte le progressive; un contratto unico che permetta di superare il fenomeno del precariato”. E spiega: “Il giovane viene assunto subito con un contratto a tempo indeterminato. Ma questo contratto, i primi tre mesi, concede al datore di lavoro la possibilità di licenziamento e al lavoratore tutele che crescono nel tempo”. Una proposta che “permetterebbe d’incoraggiare l’assunzione immediata di giovani con contratti senza limiti di tempo” e “di incentivare la formazione. Ed è questo il punto fondamentale. Ieri i giovani erano oggetto di formazione; oggi, purtroppo, non piú. E’ forse questo il dato più inquietante“.

Consiglio, a chi ancora non l’ha fatto, di guardare la puntata di Presadiretta “Senzasoldi”, andata in onda il 18 settembre su RaiTre. La potete trovare a questo link.

La puntata è dedicata alla crisi e alla manovra del governo.

Come siamo arrivati a questo punto? Riuscirà il governo a traghettare il paese lontano dalle speculazioni finanziarie in atto? Perché per anni sono arrivate solo parole rassicuranti da parte di chi ci governa?  Quanti sono i posti di lavoro persi nell’industria, evasione fiscale che prosegue impunemente, crisi della politica.

Dico solo una cosa: preparatevi a piangere, perchè i problemi sono seri e la situazione attuale è molto molto grave.

Si parla, tra le varie cose, del caso disperato della Sardegna e dell’iniziativa provocatoria del blog “L’isola dei cassintegrati“: la prima protesta operaia raccontata sul web, questo blog narra le storie di lotta e rivendicazione lavorativa provenienti da tutta Italia. La storia di questo blog viene raccontata nel libro “Asinara Revolution” di Michele Azzu e Marco Nurra:

Un musicista che studia jazz in Inghilterra e un giornalista praticante al quotidiano spagnolo El Mundo: le loro vite di giovani di talento fuggiti dalla Sardegna all’estero incrociano la protesta degli operai cassintegrati della Vinyls di Porto Torres. I due ragazzi creano il gruppo Facebook L’isola dei cassintegrati per sostenere la protesta, intuendo la possibilità di dare vita per la prima volta a un reality “reale”, che possa dar voce alla lotta operaia. Il successo riscosso in Rete dà vita a un blog, un luogo d’informazione e discussione su una generazione in lotta per il proprio futuro. I media si interessano al caso e i due devono fronteggiare la sfida più grande: sfuggire agli ingranaggi della macchina della comunicazione. Perché qualcosa, grazie a loro, possa cambiare davvero. Il racconto, dalla viva voce dei protagonisti, del fenomeno che ha cambiato il modo di pensare la lotta operaia, che ha saldato nella resistenza generazioni diverse, che ha fatto parlare il mondo intero. Prefazione di Flavio Soriga.

“Asinara Revolution” non è solo una lettura appassionante, ma anche importante… se pensate, come noi, che qualcosa in questo paese deve cambiare.

Dal sito www.firstonline.info

Il balletto della manovra: ma ci fanno o ci sono?

Da diverse settimane, seguendo le peripezie della manovra governativa, sono assillato da un interrogativo: ma questi nostri governanti ci sono proprio o ci fanno? Cioè fanno apposta a sembrare finti tonti per gettare un po’ di fumo negli occhi agli operatori dei mercati ed alle autorità di Bruxelles oltre che ovviamente ai propri cittadini, puntando in realtà a salvaguardare la propria bottega. Oppure proprio non capiscono, hanno perso il contatto con la realtà e non sono in grado di recepire i disperati messaggi che hanno mandato gli esperti di tutti i colori e le stesse autorità internazionali, Bce per prima?
Vedendo i pasticci fatti sul contributo di solidarietà, sulle pensioni di anzianità, sull’abolizione delle Province, sarei tentato di propendere per la seconda affermazione. E ogni giorno arrivano nuove conferme. Sentire Berlusconi dire che, nel caso ci fosse bisogno, si potrebbe aumentare l’Iva di due punti per tre mesi, viene proprio da pensare che al Governo c’è gente che non ha la minima idea di come funziona una economia di mercato e di quali sono in particolare i problemi che l’Italia deve urgentemente affrontare per uscire dal pantano in cui si trova. Nessun peso viene dato alle aspettative, cioè alla necessità di dare messaggi chiari e stabili nel tempo, per creare negli operatori e nei cittadini un clima di fiducia sulla capacità del manovratore di tenere veramente sotto controllo la situazione.
Ed invece abbiamo assistito ad un incredibile balletto di provvedimenti che, già mal concepiti fin dall’inizio, sono via via peggiorati in quanto si sono di fatto ridotti al lumicino i provvedimenti strutturali ed i tagli di spesa e sono aumentate le dosi di demagogia ed i giochi illusionisti. Pensiamo alla lotta all’evasione. La creazione di uno “stock di galeotti” per motivi fiscali era una idea del compianto Andreatta, lanciata a metà degli anni settanta e la cui attuazione (avvenuta anni dopo ed in maniera annacquata) non ha prodotto i risultati sperati. In realtà l’evasione in Italia è un fenomeno complesso e di massa. Per combatterla non basta inasprire i controlli o andare a caccia delle società di comodo, ma occorrerebbe una profonda revisione di tutta la macchina, non solo fiscale, ma amministrativa dello Stato che spesso obbliga i cittadini a vivere nell’illegalità e quindi a creare riserve in “nero” per poter soddisfare le richieste dei politici, dei burocrati o della criminalità.
Soprattutto, nonostante i richiami degli esperti, manca del tutto qualsiasi idea di rilancio della nostra economia, qualsiasi tentativo di creare le condizioni per un incremento di produttività e quindi per valorizzare il potenziale di crescita del Paese. Ma non è solo colpa del Governo. La canizza dei sindaci, presidenti di Province e Regioni è stata veramente vergognosa. […]
Forse noi pensiamo, come al solito, di essere più furbi di tutti gli altri. Berlusconi dice che si è lavorato per cercare di aggiustare le cose senza dare troppo fastidio ai cittadini. Ma al punto in cui siamo il problema non è questo. Il vero problema è di come distribuire gli inevitabili sacrifici del risanamento in modo che tutti siano chiamati a fare la loro parte e soprattutto come ridare una prospettiva positiva di crescita così da offrire concrete speranze ai tanti giovani che non vedono come sistemarsi se non andando all’estero. […] i giudizi della stampa internazionale sulla manovra sono molto negativi e lasciano capire che nuvole nere si stanno addensando all’orizzonte.  […]
02/09/2011

 

 

 

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