Ma che cos’è questo misterioso “contributo di solidarietà” su cui tanto si dibatte? La risposta è molto semplice: è una tassa (pardon, un “contributo”) che verrà applicata per i prossimi tre anni (quindi non è altro che una pezza temporanea) ai contribuenti il cui reddito supera una certa soglia. Oltre al fatto di essere appunto una tantum, è anche in parte detraibile dalle imposte. Detto ciò, mi viene da pensare: tanto rumore per nulla, perchè alla fine il contributo per le casse dello Stato sarà inferiore rispetto a quanto preventivato ed il contributo per il miglioramento della nostra situazione economica nel lungo periodo sarà precisamente… nullo! 

L.D.

 

Dal sito  www.ilpost.it

Tutto sul “contributo di solidarietà”

Chi non lo pagherà, chi lo pagherà, da quando e per quanto, e come chiamarlo: oggi il Sole 24 Ore lo definisce “super IRPEF”

La più incisiva e discussa misura della manovra di emergenza approvata venerdì sera dal Governo è quella che istituisce il cosiddetto “contributo di solidarietà”, e già si pone la prima questione: come chiamarla. “Contributo di solidarietà” è la formula scelta dal Governo, tutt’ora utilizzata dalla maggior parte dei quotidiani. Oggi però il titolo di apertura del Corriere della Sera la definisce “superprelievo” mentre quello del Sole 24 Ore la definisce “super IRPEF”. E ha ragione.

Che cosa è
L’IRPEF è l’imposta sul reddito delle persone fisiche, con cui lo Stato guadagna abitualmente circa un terzo delle sue entrate. Il “contributo di solidarietà” è, di fatto, un aumento straordinario dell’IRPEF per la durata di tre anni. Fino al 2013, insomma, quando il Governo conta di raggiungere il pareggio di bilancio.

Chi lo paga
Tutti i cittadini – lavoratori dipendenti, pubblici e privati, lavoratori autonomi, pensionati – purché il loro reddito oltrepassi una certa soglia. Qui si pone un altro nodo. Inizialmente era previsto che la soglia per i dipendenti fosse 90.000 lordi, circa 4.000 euro netti al mese, mentre per gli autonomi fosse 55.000 euro, circa 2.500 euro netti al mese. La disparità tra dipendenti e autonomi si doveva alla necessità di “incorporare” la diffusa evasione fiscale tra gli autonomi, ma sarebbe stata incostituzionale: quindi pagheranno tutti i cittadini, siano questi dipendenti o autonomi, che hanno redditi superiori a 90.000 euro lordi. E quindi, di fatto, pagheranno praticamente solo i dipendenti. Scrive il Corriere della Sera:

“Agire in modo diverso sarebbe stato incostituzionale, ma in questo modo la stragrande maggioranza dei professionisti sarà esentata dalla sovrattassa: solo notai, farmacisti e dirigenti d’azienda dichiarano, in media, più di 90 mila euro l’anno. I medici e i chirurghi non arrivano a 65 mila euro, i commercialisti dichiarano poco più di 50 mila euro, per non parlare degli psicologi (20 mila euro l’anno) e dei gioiellieri (14 mila euro lordi annui).”

Quanto si paga
Chi ha redditi superiori a 90.000 euro lordi pagherà il 5 per cento in più ogni anno. Chi eccede i 150.000 euro lordi pagherà il 10 per cento in più ogni anno. Essendo il “superprelievo” un contributo e non una tassa, è deducibile dalle imposte. Per questo la prima soglia dal 5 per cento verrà effettivamente ridotta al 3-3,5 per cento, mentre la soglia del 10 per cento oscillerà concretamente tra il 6 e il 7 per cento. Per i redditi più alti ci sarà una soglia di sbarramento, così che il prelievo fiscale non possa in alcun modo superare il 48 per cento del reddito.

In quanti pagheranno
Scrive il Corriere della Sera che, fatti i conti del caso, il “superprelievo” colpirà in tutto 511.000 contribuenti. A versare il contributo di solidarietà, a conti fatti, saranno appena 511 mila contribuenti.

Quanto si ricaverà
Secondo la relazione tecnica del decreto – ancora non definitiva – il gettito frutto del superprelievo sarà di 726 milioni di euro nel 2012, di 1,6 miliardi nel 2013 e nel 2014.

Quando si comincerà a pagarlo
Scrive il Corriere della Sera:

“Le modalità di applicazione del prelievo saranno stabilite con un provvedimento del Tesoro entro fine settembre. I dipendenti senza altri redditi vedranno decurtarsi la busta paga a partire da gennaio, mentre gli altri pagheranno in sede di dichiarazione dei redditi 2011, cioè a maggio-giugno.”

Le polemiche
Considerato quanto sopra, non sono sorprendenti le molte polemiche registrate oggi dai giornali: politici, di centrosinistra ma anche di centrodestra, analisti e commentatori sono concordi nel definire il cosiddetto “ceto medio” come il principale bersaglio della manovra e soprattutto del superprelievo. Pagherà di più chi paga già le tasse, mentre non pagherà niente chi le evade. Oggi in Italia il prelievo fiscale si trova intorno al 43 per cento del prodotto interno lordo, ma a causa dell’evasione fiscale di fatto chi paga le tasse, scrive il Corriere, “subisce in realtà un prelievo medio di circa il 52 per cento del proprio reddito”.

“Su 41 milioni e mezzo di contribuenti Irpef appena 143.368, cioè 3 ogni mille, hanno dichiarato nel 2010 (anno d’imposta 2009) più di 150 mila euro. E sapete chi sono questi Paperon de’ Paperoni? Quasi tutti, circa 120 mila, dipendenti o pensionati, che ogni mese subiscono la trattenuta in busta paga o sul cedolino Inps. Anche se abbassiamo la soglia di “ricchezza”, fino ai 90 mila euro dopo i quali scatterà il contributo di solidarietà deciso dal governo, la situazione cambia poco: i contribuenti soggetti al balzello del 5% (10% sopra i 150 mila euro) sono in tutto l’1,2% dei contribuenti Irpef, 511.534. L’impossibilità di evadere non consente loro di sottrarsi al prelievo aggiuntivo. Che non farà che aumentare il già grande contributo che essi danno al Fisco. Basti pensare che da questo 1,2% di contribuenti viene il 20% del gettito Irpef totale, come ricorda la Cgia di Mestre.”

I dati dell’IRPEF sono eloquenti. Il 49 per cento dei contribuenti, uno su due, dichiara meno di 15.000 euro all’anno: 1.250 euro lordi al mese.

“L’Italia sarebbe insomma un Paese di poveri. Tanto che dei 41,5 milioni di contribuenti, ben 10,5 milioni pagano zero euro di imposta per via dei redditi bassi, mentre quelli che dichiarano più di 35 mila euro, pur essendo il 10% del totale, contribuiscono per più della metà (il 52%) all’incasso Irpef.”

Il superprelievo e i parlamentari
Il superprelievo è raddoppiato per i parlamentari – 10 per cento per chi guadagna più di 90.000 euro e 20 per cento per chi guadagna più di 150.000 euro – ma incide soltanto sull’indennità. Restano fuori la diaria e i vari contributi forfettari, che ogni mese compongono la busta paga dei parlamentari per oltre 7.000 euro. I parlamentari che percepiscono anche redditi da un’altra professione – avvocati, notai, medici, commercialisti, eccetera – vedranno invece dimezzarsi la loro indennità se il reddito dell’altra professione “è uguale o superiore al 15 per cento dell’indennità medesima”

14 agosto 2011

Riporto un estratto dall’articolo pubblicato su Libero il 19 agosto 2011 “Perchè la supertassa non aiuta nessuno ma affonda l’Italia”:

[…] Di sicuro c`è che il governo di centrodestra sta facendo esattamente quanto hanno sempre fatto i governi passati: prende tempo e per non fare scelte coraggiose preferisce quelle comode, evitando di affrontare il nodo della spesa statale.

Come si è accumulato uno dei debiti pubblici più spaventosamente elevati che ci sia al mondo? Proprio nel modo in cui sta procedendo il governo. Invece di riconoscere che un Paese è come una famiglia e se spende troppo deve ridurre le uscite, l`esecutivo continua a finanziare le proprie ricorrendo ad espedienti, ovvero a nuove tasse. I ministri più onesti e provveduti ne sono a conoscenza e sanno che la spesa di alcune Regioni del Sud è insostenibile.

Così come lo sono gli ospedali che non servono a curare ma a garantire stipendi. O i lavori socialmente inutili, le municipalizzate create dalla megalomania di alcuni enti locali e i molti milioni versati ai sindacati. Tagliare queste spese – meglio sarebbe chiamarli sprechi – richiede però la forza di affrontare gruppi o lobby organizzate che vi si oppongono. Mettendo in conto rumorose contestazioni e una rottura della pace sociale.

In questo momento il governo non se la sente o per lo meno ritiene di non averne la forza: proprio come hanno fatto molti esecutivi della prima Repubblica. In tal modo, perpetuando l`intervento pubblico per consentire l`occupazione là dove non c`è, continuando a sostenere un welfare che non è più sostenibile e concedendo sussidi a un`industria che non ce la fa a stare sul mercato, non si salva l`Italia: la si affonda. E per evitarlo non servirà aumentare le tasse sul ceto medio. Anzi. Paradossalmente l`imposizione di nuovi tributi confermerà nei propri convincimenti chi pensa che le misure possano essere allontanate, barattando il contributo di solidarietà con una riforma delle pensioni che tutta Europa ci chiede ma noi ottusamente tardiamo a fare.

In un momento di difficoltà non serve prendere tempo o nascondere la testa sotto la sabbia: bisogna agire. Invece di fare discorsi populisti […]

Ecco perché siamo contrari alla tassa su chi guadagna più di 90 mila euro. Non si tratta di egoismo ma di realismo. A questo Paese teniamo più di molti cattivi predicatori che tardivamente si sono scoperti paladini della nazione. E sappiamo che la medicina per evitare il peggio non è far ingrassare lo Stato con le tasse, ma metterlo a dieta. […]

 

 

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