Indegni nipoti, proprio così. Perchè la scienza tendenzialmente non ci interessa, anzi l’ignoranza scientifica regna sovrana, sia dal punto di vista storico che attuale, così ci ritroviamo ad essere un popolo che cade vittima di campagne elettorali demagogiche, anti-scientifiche, anacronistiche ed oscurantiste. Si tratta di un tema ricorrente nel nostro blog: la conoscenza e la scienza prima di tutto, perchè solo queste possono essere le basi di partenza per progettare e costruire coscientemente un futuro migliore, per noi e per i nostri figli e nipoti. Nella speranza che essi possano rendere di nuovo onore a Galileo e a tutti gli scienziati italiani di cui oggi ignoriamo sia le identità che le eredità. Che indegni nipoti…

L.D.

Libro “I nipoti di Galileo” di Pietro Greco

L’Italia è la patria di Galileo, il pioniere della scienza moderna. Vantiamo un passato di geni isolati, ma oggi siamo fanalino di coda negli investimenti in ricerca e università. Eppure, nonostante tutto, l’Italia è ancora terra di eccellenza scientifica, e in tutti i campi fondamentali della scienza ci sono uomini e donne di assoluto valore. Questo libro vuole inaugurare la collana Zenith-Orizzonti della scienza italiana proprio partendo dalle storie di questi «nipoti di Galileo», riconosciuti eccellenti dai loro colleghi di tutto il mondo. Scienziati che, con le loro storie «esemplari», dimostrano coi fatti come anche in Italia si fa ricerca di punta. Sono: Alessio Figalli, matematico, che a 26 anni è già docente in un’università degli Stati Uniti; Lucia Votano, prima donna-fisico a dirigere il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso; il chimico Vincenzo Balzani, tra i maggiori esperti mondiali di «macchine molecolari»; la biologa Elena Cattaneo, paladina delle staminali; Pier Giuseppe Pelicci, lo scopritore del gene dell’invecchiamento; Attilio Maseri, cardiologo, che ha avuto in cura Giovanni Paolo II e la Regina Elisabetta II d’Inghilterra; Giacomo Rizzolatti, il neuroscienziato che ha scoperto i «neuroni specchio» e le basi dell’apprendimento per imitazione; Bruno Siciliano, punto di riferimento mondiale per la robotica. Questo racconto corale non solo fa capire come nasce la passione scientifica, ma tratteggia una «storia più grande», quella delle prestigiose «scuole» di matematica, fisica, biologia ecc. del Novecento italiano, fino al presente difficile e alle ricadute delle ultime scoperte sulla società di domani. Ciascuno dei protagonisti parla delle difficoltà ma anche delle opportunità che il nostro paese offre a chi fa scienza. I progetti scientifici che ha nel cassetto. Lo sviluppo prevedibile della sua disciplina. Il contributo che darà a consolidare l’ingresso dell’Italia e dell’intera umanità nella nuova «era della conoscenza».

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http://www.lastampa.it/2011/08/01/scienza/il-cielo/i-nipoti-di-galileotra-neutrini-e-big-bang-NI7HpSExw5BtSFvBvz6epI/pagina.html

I nipoti di Galileo tra neutrini e Big Bang

Piero Bianucci

Laureato in chimica e passato al giornalismo scientifico, Pietro Greco in un libro di 360 pagine pubblicato da Dalai ci presenta “I nipoti di Galileo”: scienziati italiani di oggi dalla statura internazionale intervistati e raccontati nel contesto della loro disciplina. […]

La prima osservazione che viene in mente nello scorrere l’indice del libro di Greco è che apparentemente Galileo non avrebbe lasciato nipoti nella disciplina che occupò gli anni più fecondi della sua carriera scientifica: l’astronomia.

In realtà non è così. Lucia Votano rappresenta bene anche la scienza dell’universo in quanto dirige un Laboratorio dedicato a quel recente ambito di ricerca che va sotto il nome di fisica astro-particellare. In altre parole, l’indagine sull’estremamente piccolo del mondo subatomico e l’indagine sull’estremamente grande della cosmologia si sono intrecciate al punto che non si può studiare il microcosmo senza studiare il macrocosmo, e viceversa.

Così, LHC, il super-collider del Cern, è uno strumento per riprodurre in miniatura fenomeni che avvennero nei primi istanti seguiti al Big Bang, ed esperimenti come “Auger” catturando particelle dei raggi cosmici ad altissima energia servono a indagare su fenomeni che per ora sono lontanissimi dalla portata degli acceleratori di particelle e forse lo saranno per sempre. Sicché l’universo intero è diventato un laboratorio di “esperimenti naturali” dove osservare le particelle elementari in condizioni estreme.

La storia di Lucia Votano è anch’essa un segno dei tempi che cambiano. Figlia di un medico, è nata nel secondo dopoguerra a Villa San Giovanni, cittadina calabrese che certo non offre grandi opportunità a chi non voglia lavorare nelle attività portuali. Lucia Votano prende la maturità classica in un liceo di Reggio Calabria e si iscrive a Fisica alla Sapienza di Roma. Di qui spicca il volo con gli strumenti che le offre il Cern, entra nella collaborazione internazionale che dà vita al Laboratorio del Gran Sasso, e ora è la prima donna a guidare un santuario della fisica di quel livello.

Un esperimento Cern-Gran Sasso chiamato “Opera” pochi mesi fa per la prima volta ha documentato l’oscillazione dei neutrini, cioè la trasformazione di un tipo di neutrino in un altro (se ne conoscono tre: il neutrino dell’elettrone, quello del muone e quello della particella Tau). L’ipotesi dell’oscillazione risale a Bruno Pontecorvo. La conclusione è che, per quanto piccola, il neutrino ha una massa, e ciò ha conseguenze importanti sia per il Modello Standard delle particelle elementari sia per la cosmologia, benché la leggerezza dei neutrini non possa risolvere la questione della “materia oscura” che, insieme con l’”energia oscura”, è il grande problema dell’astrofisica di questi anni.

Possiamo domandarci se tra questi nipoti di Galileo ci siano anche futuri premi Nobel del nostro paese. La risposta è delicata, perché nel Nobel agiscono meccanismi complessi di cooptazione associati a sottili valutazioni scientifiche. Certo i neuroni specchio di Rizzolatti sono ottimi candidati, e risultati altrettanto interessanti possiamo aspettarci dalle staminali di Elena Cattaneo, dalle macchine molecolari di Balzani e dagli esperimenti sulle astroparticelle del Gran Sasso. Proprio in quest’ultimo campo fu assegnato un Nobel per la fisica che vide tra i premiati Riccardo Giacconi.

Il libro di Greco ne evoca un altro, nel quale Angelo Guerraggio, professore di matematica alla “Bocconi”, e Pietro Nastasi, storico della matematica all’Università di Palermo, hanno raccontato diciotto storie esemplari di scienziati italiani dall’Unità d’Italia ai nostri giorni.

Esemplari non significa eccezionali. Alcune lo sono – Golgi, Marconi, Fermi – altre sono ordinarie ma non meno istruttive, come il viaggio che un gruppo di matematici fece in Europa nel 1858. Altre ancora sono vicende di inventori accomunati dalla mancanza di supporto industriale (Antonio Meucci, Galileo Ferraris, Alessandro Cruto) o di istituzioni con luci e ombre (Sips e Cnr, entrambi legati a Vito Volterra), o di docenti universitari che non giurarono fedeltà al fascismo (dodici in tutto, l’uno per cento del totale).

Purtroppo l’insieme racconta un declino che diventa drammatico negli Anni 60 del secolo scorso, quando politici miopi e/o in malafede fecero piazza pulita della nostra ricerca biologica (caso Marotta), nucleare (caso Ippolito), informatica (Olivetti) e chimica vicende Montedison). Si distinse Saragat: fare centrali nucleari è come tagliare alberi per fare segatura, i computer non hanno futuro, meglio le macchine per scrivere…

C’è il medagliere dei Nobel, per carità. Ma Luria (1969), Giacconi (2002) e Capecchi (2007) sono naturalizzati americani. Daniel Bovet divenne italiano, ma era svizzero. Tiene alta la bandiera tricolore Rita Levi Montalcini, 102 anni compiuti il 22 aprile scorso, ultima italiana “vera” festeggiata a Stoccolma. Nel 1986.

01/08/2011

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Libro “L’Italia degli scienziati. 150 anni di storia nazionale” di Angelo Guerraggio e Pietro Nastasi

Non solo poeti, santi e navigatori, ma anche scienziati, tecnici e inventori hanno fatto – e, talvolta, fatto grande – l’Italia. Tuttavia, dal 1861 a oggi, questo aspetto della storia nazionale non ha sempre ottenuto adeguata attenzione. A 150 anni dall’Unità, è giunto il momento di raccontare il ruolo significativo che la cultura scientifica ha avuto e continua ad avere nella storia d’Italia, nei suoi intrecci fondamentali con politica e società, insieme alla rilevanza profonda dei contributi applicativi e delle scoperte che hanno inciso sulla struttura economica e sul benessere della nazione. “L’Italia degli scienziati” ripercorre questa storia appassionante, a partire dalle vicende dei suoi protagonisti. Dai matematici coinvolti nelle guerre d’indipendenza, che trasferirono in seguito il proprio impegno civile nelle aule parlamentari, ai pochi scienziati che nel 1931 rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo, come il chimico Giorgio Errerà e il matematico Vito Volterra, passando per lo storico incontro tra l’espatriato Meucci e un Garibaldi inedito, appassionato cultore di materie scientifiche; dagli inventori di fama internazionale come Guglielmo Marconi, adottato dalla propaganda fascista in veste di testimonial dei progressi della scienza e della tecnica italiane, ai “ragazzi di via Panisperna”, che collaborarono alle ricerche sull’energia nucleare di Enrico Fermi, per arrivare fino agli ultimi Nobel novecenteschi, Renato Dulbecco, Carlo Rubbia e Rita Levi Montalcini.

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/litalia-degli-scienziati-150-anni-di-storia-nazionale

Attraverso una ventina di microstorie, centrate attorno a un personaggio o ad un evento significativo, il libro offre una incisiva panoramica del ruolo svolto dalla comunità scientifica italiana nello sviluppo dei 150 anni di storia unitaria, sia sotto il profilo dei contributi apportati dagli scienziati italiani alle rispettive discipline, sia e soprattutto sotto l’aspetto del peso esercitato nella vita culturale e politica del paese.

Non è un volume rivolto agli storici di professione, e non contiene inedite rivelazioni sul piano storiografico; ma ha il non piccolo pregio di offrire ad un vasto pubblico colto ma non addetto ai lavori, grazie anche ad una scrittura molto scorrevole, i principali risultati delle novità che la ricerca storica più recente ha prodotto su un tema finora largamente ignorato o sottovalutato. Le novità si devono soprattutto all’emergere di una generazione di ricercatori con una solida formazione scientifica alle spalle, che ha rivisitato e messo in discussione alcuni stereotipi consolidati e aperto nuovi orizzonti di ricerca su terreni finora trascurati (pressoché tutti i lavori di ricerca su cui questa rassegna critica si basa sono debitamente indicati nelle note, permettendo così al lettore desideroso di approfondimenti di risalire alle fonti originali). E’ così possibile suggerire chiavi di lettura non scontate anche trattando personaggi e  momenti ben noti, quali Guglielmo Marconi o la saga dei “ragazzi di via Panisperna” raccolti intorno ad Enrico Fermi. Ma soprattutto vengono portati all’attenzione figure, e situazioni, che impongono una sostanziosa revisione dell’immagine che comunemente si tende ad avere della presenza della scienza nella storia del nostro paese, quella cioè di una realtà spesso culturalmente osteggiata, comunque marginale e sostanzialmente estranea alla definizione delle linee di sviluppo e delle politiche espresse dalle classi dirigenti. Sotto questo aspetto risultano molto istruttive le pagine dedicate ad alcune questioni che, pur essendo ormai terreno familiare agli storici di professione, sono invece largamente assenti dalla percezione collettiva della nostra vicenda nazionale. Menzioniamo sommariamente alcuni di questi nodi: la presenza attiva e diretta della generazione postrisorgimentale di scienziati nella definizione delle linee di sviluppo culturale e economico del nuovo stato unitario, e la attenzione rivolta alla creazione di nuove istituzioni scientifiche (una figura emblematica per tutte, quella di Vito Volterra); la questione (assai più complessa del semplice rapporto di indifferenza reciproca cui la si è troppo a lungo ridotta) del rapporto della comunità scientifica con il fascismo, che si integra nel quadro più generale della continuità delle relazioni tra gli intellettuali italiani e il potere, prima, durante e dopo il ventennio; la connessa vicenda della legislazione razziale, che ha visto tra gli scienziati italiani molte delle sue vittime illustri, ma anche alcuni dei suoi artefici e ispiratori, e con cui i conti – culturali prima ancora che giudiziari – non sono mai stati fatti fino in fondo; il miracolo della ricostruzione postbellica e la successiva distruzione negli anni sessanta di un sistema della ricerca che era riuscito a portare l’Italia all’avanguardia in molti settori chiave dell’innovazione scientifica (e non si tratta solo delle storie più familiari della parabola di Mattei o della vicenda giudiziaria di Ippolito, legate ai settori dell’energia: chi ha memoria di ciò che è stato, nel panorama della ricerca biomedica, l’Istituto Superiore di Sanità in quegli anni, quando vi lavoravano due premi Nobel?)

La storia non ci dà prescrizioni per stabilire come muoversi dal nostro presente verso il futuro. Ma ci permette, opportunamente interrogata, di capire come e perché siamo arrivati a questo presente: e ci mette così in mano gli ingredienti essenziali per decidere responsabilmente verso dove andare. In un momento in cui le fondamenta del ruolo della ricerca scientifica nello sviluppo del paese sono in discussione, questo libro costituisce uno strumento importante per fornire ai cittadini sensibili alla questione parte di quegli ingredienti.

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