Noi cittadini lavoriamo e paghiamo, paghiamo, paghiamo, mentre i nostri politicanti vivono nel lusso, quasi senza lavorare e con prezzi agevolati per ogni cosa. Sono davvero persone degne di essere chiamati “politici”? Neanche da lontano sanno cosa significhi avere delle spese REALI, famiglie da costruire o da mantenere, essere disoccupati o precari, oppure avere un buon lavoro e vedersi decurtare lo stipendio per permettere a qualcun altro di sperperare il denaro guadagnato con impegno e lavoro VERO…

Quella che citiamo qui di seguito è un’inchiesta pubblicata da “L’Espresso“, su ALCUNI dei tanti privilegi autoconcessi dai politici a sè stessi ed alla loro “categoria protetta”…

L.D.

http://inchieste.repubblica.it/it/espresso/2011/07/25/news/i_privilegi_di_montecitorio-19583946/

‘Noi, onorevoli e nullafacenti’

Carlo Monai è l’unico, dopo sette tentativi andati a vuoto, che ha accettato di raccontare a “l’Espresso” com’è cambiata la sua vita da quando è entrato nella casta. E’ un avvocato di Cividale del Friuli, ex consigliere regionale e oggi deputato dell’Idv al primo mandato parlamentare. Uno dei peones, a tutti gli effetti.

Uno coraggioso, direbbe qualcuno, visto che ha deciso di metterci la faccia e guidarci come novello Virgilio nella bolgia di indennità, vitalizi, doppi incarichi, regali, sconti e privilegi in cui sguazzano politici di ogni risma. Un paradiso per pochi, un inferno per le tasche dei contribuenti italiani, stressati da quattro anni di crisi economica e da una Finanziaria lacrime e sangue che chiederà ulteriori sacrifici. «Per tutti, ma non per noi», chiarisce Monai. «I costi della politica sono stati ridotti di pochissimo, e alcuni sprechi sono immorali. Non possiamo chiedere rinunce agli elettori se per primi non tagliamo franchigie e sperperi».

L’incontro è al bar La Caffettiera, martedì mattina, davanti a Montecitorio. Difficile ottenere un appuntamento di lunedì. «Noi siamo a Roma da martedì al giovedì sera», spiega. «Ma in questa legislatura pare che stiamo facendo peggio che mai: spesso lavoriamo due giorni a settimana, e il mercoledì già torniamo a casa. Nel 2010 e nel 2011 l’aula non è mai stata convocata di venerdì. Le sembra possibile?».

Anche in commissione l’assenteismo è da record. «Su una quarantina di membri, se ce ne sono una decina presenti è grasso che cola. Io credo che lo stipendio che prendiamo sia giusto, ma a condizione che l’impegno sia reale. Se il mio studio fosse aperto quanto la Camera, avrei davvero pochi clienti».

La busta paga di Monai è identica a quella dei suoi colleghi: l’indennità netta è di 5.486,58 euro, a cui bisogna aggiungere una diaria di 3.503,11 euro. Per ogni giorno di assenza la voce viene decurtata di 206 euro, ma solo per le sedute in cui si svolgono le votazioni. E se quel giorno hai proprio altro da fare, poco male: basta essere presenti anche a una votazione su tre, e il gettone di presenza è assicurato ugualmente. Lo stipendio è arricchito con il rimborso spese forfettario per garantire il rapporto tra l’eletto e il suo collegio (3.690 euro al mese), e gli emolumenti che coprono le uscite per trasporti, spese di viaggio e telefoni (altri 1.500 all’incirca). In tutto, oltre 14 mila euro al mese netti. Ai quali molti suoi colleghi con galloni possono aggiungere altre indennità di carica.

Monai inizia il suo viaggio. «Non bisogna essere demagogici. Parliamo solo di fatti. Partiamo dagli assistenti parlamentari: molti non li hanno. Visto che le spese non vanno documentate, preferiscono intascarsi altri 3.690 euro destinati ai portaborse e fare tutto da soli. Altri colleghi per risparmiare si mettono insieme e ne pagano uno che fa il triplo lavoro».

Ecco così svelata la sproporzione tra il numero dei deputati (630) e i contratti in corso per i segretari (230). «Non c’è più tanto nero come qualche anno fa. Anche un altro mito va sfatato: la Camera non ci regala cellulari, come molti credono, ma ogni deputato può avere altri 3.098 euro l’anno per pagare le telefonate. La Telecom ci offre poi dei contratti, chiamati “Tim Top Business Class”, destinati a deputati e senatori. Per i computer? Abbiamo un plafond di altri 1.500 euro». Anche quand’era in consiglio regionale del Friuli le telefonate non erano un problema: «La Regione copriva tutto. Se non ti fai scrupoli puoi spendere quanto vuoi. Lo sa che lì c’è pure un indennizzo forfettario per l’utilizzo della propria macchina? Per chi vive fuori Trieste, 1.800 euro in più al mese. Tutti prendevano il treno regionale, e si intascavano la differenza». Portandosi a casa solo grazie a questa voce lo stipendio di un operaio specializzato.

Già. I trasporti gratis sono un must dei politici. Monai elenca i vantaggi di cui può usufruire. «Il precario che su Internet ha svelato gli sconti che ci fa la Peugeot s’è dimenticato che anche altre case offrono benefit simili: ho ricevuto offerte dalla Fiat, dalla Mercedes, dalla Renault. Dal 10 al 25 per cento in meno. Credo che lo facciano per una questione di marketing».

‘Così viviamo a scrocco’

Carlo Monai è il nostro Virgilio, che ha accettato di guidare l'”Espresso” nella selva di privilegi e benefit di cui gode la Casta.

Il suo viaggio riparte dai vantaggi economici per gestione dell’auto privata del deputato. «Abbiamo un pass per andare ovunque, e se prendiamo una multa per divieto di sosta o eccesso di velocità c’è l’ufficio “Centro servizi” dove possiamo chiedere agli addetti di fare ricorso al prefetto: se ci sono ‘giustificate esigenze di servizio’, la multa va a farsi benedire».

A Fiumicino un mese al parking silos “E” costa agli italiani 293 euro, ai parlamentari 50. «Anche in Friuli pagavo, grazie al tesserino da consigliere, poco più di 40 euro: se hai la tessera “Fly Very Good” la vita è davvero più facile», aggiunge ironico l’avvocato.

Un privilegio, quello del parcheggio gratis o quasi, che riguarda quasi tutti i consiglieri comunali d’Italia: a Milano, per esempio, i neoeletti beneficiano di alcuni posti gratuiti nel parcheggio di Linate, senza dimenticare la convenzione con il posteggio di piazza Meda, dietro Palazzo Marino. Inoltre, come ha ricordato Franco Vanni su “Repubblica Milano”, l’Atm ai consiglieri fa uno sconto del 50 per cento sui mezzi pubblici, e dà un pass per mettersi gratis sulle strisce, blu o gialle che siano.

Se i parking a sbafo fanno aggrottare la fronte, è il capitolo “auto blu” quello che fa scandalizzare le masse. In Italia se ne contano 86 mila, secondo i dati del ministro Renato Brunetta, per un costo (tra autisti e parco macchine) superiore ai 3 miliardi di euro l’anno. Assessori, consiglieri, ministri, sottosegretari, funzionari di ogni livello sono i beneficiari principali. In Parlamento sarebbero appannaggio esclusivo dei presidenti dei gruppi, in tutto una ventina. Ma a queste vetture vanno aggiunte quelle dei servizi di scorta: in tutto sono 90, tra parlamentari e uomini di governo, più 21 tra sindaci e governatori regionali.

«Alcuni colleghi» racconta Monai «finiscono per avere l’auto blu dopo alcune minacce o presunte tali, arrivate in seguito a decisioni politiche discutibili: penso a Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, ex dell’Idv che sono passati con la maggioranza».

La casta non può fare a meno nemmeno dei voli blu, quelli effettuati con aerei di Stato: nell’ultima legislatura, rispetto a quella del governo Prodi, le ore di volo di ministri e sottosegretari sono cresciute del 154 per cento. «Mi hanno raccontato pure che i deputati chiedono un passaggio a qualche imprenditore che possiede un aereo privato», dice il deputato: «Questa è una delle cose più deprecabili, perché non bisogna mai essere ricattabili».

Ma tant’è, la vita della casta è una vita a scrocco. Ci si fa l’abitudine. Il nostro Virgilio ci mostra la tessera del Coni, che dà accesso a quasi tutte le manifestazioni sportive. «Quando ero consigliere in Friuli, se volevi assistere ai match dell’Udinese o della Triestina bastava segnalare i desiderata alla società, che hanno interesse a mantenere buoni i rapporti con la politica. Il posto è assicurato». In tribuna vip, naturalmente.

I parlamentari possono usufruire anche di uno sconto per il Teatro dell’Opera di Roma e in alcuni musei, mentre a Trieste il nostro peone aveva sempre a disposizione un palchetto al Teatro Verdi.

I vantaggi non sono un’esclusiva romana. A Milano i consiglieri comunali possono chiedere il rimborso di pranzi di lavoro (e se mangiano in Consiglio, una cena gli costa 1,81 euro), hanno diritto a biglietti gratis per San Siro (partite o concerti), e due palchi riservati alla Scala per gli appassionati di lirica. Mentre i consiglieri regionali del Piemonte godono ancora dell’autocertificazione per fantomatici impegni durante sabati, domeniche e festivi: si può intascare il gettone di presenza (122,5 euro) anche in quei giorni di riposo, a patto che dicano (senza pezze d’appoggio) di aver partecipato a convegni ed eventi. In Sicilia e Campania la lista dei privilegi comprende di tutto. All’Ars dell’isola le missioni all’estero sono la norma, non l’eccezione (un deputato regionale, Giuseppe Gennuso, nel 2009 ha trascorso quasi tre giorni su quattro fuori dell’Assemblea), mentre fino a pochi mesi fa anche coloro che avevano finito il mandato continuavano a prendere un “aggiornamento professionale” di 6.400 euro annui. E se un deputato regionale morisse avrebbe diritto a un sussidio di 5 mila euro per le esequie.

Anche nella indebitatissima Campania s’è sfiorato il ridicolo. Lo scorso novembre una delibera è stata revocata prima che creasse una rivolta popolare: prevedeva che ogni consigliere potesse avere in ufficio televisione, tre poltrone in pelle, telepass e a scelta un computer fisso, un portatile o l’iPad. Il frigobar era invece appannaggio solo di presidenti, vice e capogruppo.

Pranzo di lusso: sette euro

Risotto con rombo: 3,34 euro. Carpaccio di filetto: 2,76. Dolce: 1,74. Il tutto di servito da camerieri in livrea. E’ il ristorante del Senato. Terza puntata delle confessioni all’Espresso del parlamentare Carlo Monai: dove non ci parla solo di cibo ma anche di mutui superagevolati, di terme e di massaggi shiatsu a spese del contribuenteCarlo Monai, il deputato dell’Idv che ha deciso di raccontare tutti i privilegi della Casta, continua a stupirci.

[…] Ma i servizi dedicati ai politici non finiscono qui. Dentro Montecitorio c’è uno sportello del Banco di Napoli, diventato famoso perché il consigliere Marco Milanese ha movimentato, su un conto dell’agenzia Montecitorio, qualcosa come 1,8 milioni di euro in pochi anni. Non è il solo ad aver aperto un conto lì, visto che gli onorevoli possono approfittare di tassi agevolati per mutui e prestiti.

Precisa Monai: «Molti usano la diaria non per affittare la casa a Roma, ma per comprarla. L’importante è essere rieletti. Per un mutuo di 150 mila euro a cinque anni il tasso fisso è appena del 2,99 per cento, uno o due punti sotto quello di mercato. Idem per un prestito: possiamo avere un tasso agevolato al 2-3 per cento».

Anche le prestazioni sanitarie sono rimborsate: Monai dopo un incidente in cui ha distrutto una Mercedes ha ottenuto il rimborso di 580 euro di massaggi, e ammette che il Parlamento gli paga cinque giorni di cure termali l’anno.

I radicali hanno scoperto altri benefit: occhiali gratis, psicoterapia pagata, massaggi shiatsu, balneoterapia. Tutti servizi destinati a oltre 5.500 persone, tra deputati e familiari. Alla Camera, poi, non si chiama mai il 118: ci sono anche alcuni infermieri nascosti tra gli scranni dell’Aula adibiti a “rianimare” il deputato nel caso si sentisse male. Costano al contribuente 650 mila euro l’anno.

Dopo una vita da nababbo, l’ex parlamentare o il consigliere non viene abbandonato dalla casta. L’assegno di fine mandato non si nega a nessuno, e il vitalizio scatta per tutti. Per prendere una pensione bastano cinque anni di mandato alla Camera o al Senato, (in media 6 mila euro a testa al mese), per una spesa che nel 2013 toccherà i 143,2 milioni di euro l’anno. Tra le Regioni solo l’Emilia-Romagna ha abolito il vitalizio, tutte le altre non ci pensano nemmeno: così nel Lazio può accadere che gli ex e i trombati si prendano 4 mila euro al mese ad appena 55 anni.

Non male, in tempo di crisi.

Si mangiano 5,5 milioni di euro

“The pen is on the table”. Sono molti i deputati che hanno fatto una figura barbina davanti alla docente d’inglese venuta a fargli lezione privata nei loro uffici. D’altronde, è noto che il livello di conoscenza delle lingue straniere dei nostri politici è da sempre piuttosto bassino: nel 2006 Berlusconi fu preso in giro in mondovisione dall’ex presidente Bush per il suo inglese maccheronico.

“Proprio per questo”, spiega un funzionario della Camera, “esiste un fondo di 400 mila euro l’anno per i corsi di formazione dei parlamentari. Pensi che figuracce se non riuscissero a spiccicare mezza parola d’inglese durante gli incontri internazionali”. Così, nonostante molti onorevoli abbiano seri problemi in primis con la loro lingua madre, la casta di Montecitorio non bada a spese per l’aggiornamento culturale dei suoi fortunati membri: nel 2011 tra consulenze, formazione del personale e corsi di lingue e computer si spenderanno 1,3 milioni di euro. Serviranno a qualcosa? Difficile dirlo: di sicuro quest’anno verranno spesi 415mila euro per chiamare interpreti e traduttori capaci di destreggiarsi tra le insidie del tedesco o del francese.

Il fondo per le lezioni private è solo una delle centinaia voci di spesa che saltano agli occhi spulciando il bilancio pluriennale 2011-2013 della Camera. Il 21 luglio scorso Fini e colleghi hanno annunciato in pompa magna un ridimensionamento degli sprechi, e hanno varato una serie di tagli per ammansire l’opinione pubblica nauseata da vitalizi record e privilegi inattaccabili. Spulciando il dossier sulle spese correnti, però, ci si chiede se non potessero fare qualche sforzo in più. La grande maggioranza dei risparmi previsti (150 milioni in tre anni) arriveranno infatti non da tagli di spesa, ma attraverso il blocco degli aumenti già previsti per gli anni 2012 e 2013. Altro denaro sarà accantonato grazie all’abbandono anticipato dei costosissimi uffici di Palazzo Marini (che consentiranno un risparmio di 29 milioni di euro nel biennio), dalla chiusura di un self service e dalla forbice sugli abbonamenti di quotidiani e riviste. I deputati hanno promesso anche una “riduzione di offerte del menu” dei ristoranti interni, quelli con camerieri in livrea che servono spaghettini con alici a 1,60 euro. Qualche settimana fa, dopo un’inchiesta de “l’Espresso”, qualche onorevole s’è difeso spiegando che i contribuenti non ci rimettono un euro, visto che i locali sono gestiti da privati. In realtà leggendo i documenti ufficiali si scopre che la differenza tra il costo effettivo dei piatti (almeno una cinquantina di euro) e quello che pagano i deputati (pochi spiccioli) ce la mettono proprio gli italiani: nella previsione al bilancio 2011 la voce “servizi di ristorazione gestiti da terzi” vale ben 5,5 milioni di euro. Una cifra enorme. Nel 2007 senatori e deputati mangiavano meno: la spesa superava di poco i 4 milioni.

Onorevole, che belle penne

Solo per la ‘cancelleria’ la Camera spende un milione di euro l’anno: come faccia, è un mistero. Uno dei tanti di Montecitorio: una cittadina di tremila persone, fra deputati, questori, portaborse etc. che a Roma occupano 22 palazzi storici. Con un budget di oltre un miliardo per arredi, bollette, tendaggi, divise, saponi e pulsantiere.

___________________________________________________________________

http://inchieste.repubblica.it/static/rep-locali/inchieste/includes/inchieste-nav.html?iframeUrl=http%3A%2F%2Fespresso.repubblica.it%2Fmultimedia%2Ffotogalleria%2F30145478&inchiesta=%2Fit%2Fespresso%2F2011%2F07%2F25%2Fnews%2Fi_privilegi_di_montecitorio-19583946%2F

Il Senato lavora 8 giorni al mese

Da gennaio ad agosto, tra assemblea e commissioni, l’attività di Palazzo Madama è stata di 498 ore. Divise per otto (la giornata media di ogni dipendente) fanno 62 giorni, cioè 7,78 ogni mese. In pratica, un terzo rispetto ai comuni mortali.

(14 settembre 2011)

[…] il Senato non solo non rende pubblico ma non tiene traccia delle presenze e delle assenze durante i lavori parlamentari. Pertanto, molto probabilmente l’impegno effettivo dei senatori sarà stato inferiore rispetto le 498 ore, totale raggiungibile solo non avendo fatto neanche un’assenza. […] In particolare, poi, di quello che avviene nelle commissioni parlamentari non trapela quasi nulla. Non si sa chi partecipa (non c’è registrazione delle presenze dei membri alle sedute), non si sa cosa viene detto (non c’è, tranne rari casi, resoconto stenografico dei dibattiti), non si sa chi vota e come vota (non c’è registrazione del voto). In sostanza dunque la parte politicamente più rilevante nel processo di produzione delle leggi ha una pubblicità ridottissima, è assai opaca.

Ovviamente, la mancanza di trasparenza dei lavori parlamentari costituisce un grave danno per i cittadini, cui viene leso il diritto ad essere informati. Al tempo stesso, però, ad essere danneggiato è anche chi fra i parlamentari prende il proprio ruolo sul serio. La sua attività non è tracciabile e il suo lavoro si perde, nel migliore dei casi, nelle statistiche generali.

La possibilità di differenziare i parlamentari, separando chi lavora da chi no, sarebbe per loro anche uno sprono a fare meglio non potendo più rifugiarsi nella mediocrità generale. Inoltre, sarebbe ipotizzabile modulare lo stipendio del parlamentare (o almeno la diaria) in base alle sue effettive presenze.

Fino al 31 agosto, cioè in 8 mesi, i senatori hanno percepito, tra indennità e altri compensi, ben 118.288 euro. Ovvero, se stiamo a quanto certifica il Senato (le 498 ore), un giorno di lavoro degli eletti di Palazzo Madama è costato 1.907 euro, un’ora 237. Un’enormità che potrebbe essere ridotta prevedendo decurtazioni in caso di assenza dai lavori.

Tags: