“La dittatura è una forma autoritaria di governo in cui il potere è accentrato in un solo organo, se non addirittura nelle mani del solo dittatore, non limitato da leggi, costituzioni, o altri fattori politici e sociali interni allo Stato.

In senso lato, dittatura ha quindi il significato di predominio assoluto e perlopiù incontrastabile di un individuo (o di un ristretto gruppo di persone) che detiene un potere imposto con la forza. In questo senso la dittatura coincide spesso con l’autoritarismo e con il totalitarismo. Sua caratteristica è anche la negazione della libertà di espressione e di stampa. La dittatura è considerata il contrario della democrazia. Va inoltre detto che il dittatore può giungere al potere anche democraticamente e senza violenza (valga l’esempio di Adolf Hitler, eletto dal Popolo Tedesco). “

Ora, non sembra anche a voi che la nostra “casta” di politici assomigli un po’ troppo ad una dittatura “allargata”? Si tratta nello specifico di un gruppo di persone che sono riuscite a raggiungere gli organi di governo e che da questi cercano di mantenere intatte il più possibile le loro posizioni, i loro lauti stipendi e le loro monarchiche agevolazioni. Questa forma di regime si potrebbe appunto chiamare “dittatocrazia“, poichè tutti i partiti, nessuno escluso, siano essi di destra, centro o sinistra, si sono tacitamente alleati per proteggere a vicenda le loro “poltrone”. Queste persone non sono dove si trovano grazie ad esperienze meritevoli o carriere di successo in ambito politico o in altri settori lavorativi, ma si trovano lì solo grazie al fatto di aver frequentato per lungo tempo un partito. Sono persone vecchie, sia anagraficamente che mentalmente, con idee vecchie e senza il coraggio nè tantomeno le motivazioni necessarie per fare delle vere riforme che possano far ripartire l’economia di questo Paese. Da lì non se ne andranno mai se non si farà qualcosa, non se ne andranno finché non porteranno a compimento la rovina di questo Paese…

Vorrei dire un’ultima cosa: che la meritocrazia dovrebbe partire proprio da lì, dalla classe politica.

L.D.

 

Da “Il grande dittatore”, film del 1940 diretto, prodotto e interpretato da Charlie Chaplin:

Mi dispiace, ma io non voglio fare l’imperatore, non è il mio mestiere. Non voglio governare, nè conquistare nessuno, vorrei aiutare tutti se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro.

In questo mondo c’è posto per tutti: la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotti a passo d’oca fra le cose più abbiette.

Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità, più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza, e tutto è perduto.

L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente.

A coloro che mi odono io dico: non disperate! L’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano.

L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. E il potere che hanno tolto al popolo, ritornerà al popolo. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.

Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare! Che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Non vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore! Voi non siete macchine, non siete bestie, siete uomini! Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore! Voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l’amore altrui!

Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel vangelo di San Luca è scritto: “il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo”, non di un solo uomo, o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini! Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza. Uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo, che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza.

Promettendovi queste cose, dei bruti sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. I dittatori forse sono liberi, perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse. Combattiamo per liberare il mondo eliminando confini e barriere, eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza! Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere.

Soldati! In nome della democrazia, siate tutti uniti!

Hannah, puoi sentirmi? Dovunque tu sia, abbi fiducia.

Guarda in alto, Hannah! Le nuvole si diradano, comincia a splendere il sole. Prima o poi usciremo dall’oscurità verso la luce e vivremo in un mondo nuovo, un mondo più buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio, della loro brutalità.

Guarda in alto, Hannah! L’animo umano troverà le sue ali e finalmente comincerà a volare, a volare sull’arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro, il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi.

Guarda in alto, Hannah.”

 

Dal sito www.labsus.org

http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1013&Itemid=138

La democrazia in 30 lezioni

Giovanni Sartori, professore emerito della Columbia University, ha recentemente pubblicato un libro sulla democrazia: “La democrazia in 30 lezioni“. Più che a un libro, assomiglia ad un pamphlet, una piccola opera che una persona passando in libreria non può non prendere in mano o per lo meno non può ignorare.
07 maggio 2008
Martina Visentin
In maniera ironica, talvolta provocatoria, generale, ma non generalista, l’autore puntualizza i punti chiave della democrazia occidentale. Così è soprattutto un libro che invita alla riflessione sulla generosità della democrazia, sempre potenzialmente a rischio, ma affidata essenzialmente alla cura dei cittadini. Ma è utile leggere questo libro, adatto a tutti, perché questo pamphlet può apparire come la cornice ideale in cui contestualizzare la cittadinanza attiva, termine inflazionato nel dibattito attuale, frameimportante da non dare per scontato.Così l’autore in maniera semplice, ma mai banale, in 30 lezioni pensate prima per la televisione e poi approfondite diventando questo libro, prova a mantenere viva quella “speranzella” di far riflettere le persone, giovani in primis, sull’epoca in cui viviamo lanciando spunti e provocazioni. Il tutto per non arrendersi all’idea di Ortega y Gasset di un “cittadino invertebrato” che non sa affrontare le sfide a cui è chiamato (pp.99-100).

Dalla lezione 1, Sartori inizia a chiarire il significato etimologico di democrazia partendo dai Greci, passando per i Romani fino a riflettere su che cos’è la democrazia e a come si può quantificare (lezione 10). Ogni lezione ha un titolo diverso, affronta una caratteristica democratica peculiare, ma è anche vero che ognuna è collegata all’altra da un inestricabile filo rosso che è il liberalismo e che accompagna la definizione della democrazia moderna. Altro punto interessante è la lezione 2 dove focalizza la diversità fra la titolarità di un diritto e l’esercizio di tale diritto, ricordandoci che il potere effettivo è sempre di chi lo esercita declinandolo anche nella democrazia rappresentativa. O ancora la lezione 13 dove approfondisce il concetto di libertà politica sottolineando l’importanza della successione delle “libertà di” alle “libertà da” proprio perchè la legge è allo stesso tempo coercizione e tutela, costituita da norme che si applicano indistintamente a tutti.

Nell’ultima lezione Sartori si chiede se la democrazia è in pericolo, chiudendo il cerchio da cui era partito. Se all’inizio del libro si augura (citando un epigramma del Giusti “Il fare un libro non è men che niente/se il libro fatto non rifà la gente”) di tener viva una speranza sulle generazioni future, alla fine lancia una provocazione che lascia però una porta socchiusa.

E credo che questa porta sia anche un po’ il libro stesso. Nel provare a capire ogni giorno come si fa a essere cittadini, qual è il modo ideale di esercitare i nostri diritti e doveri, credo che questo pamphlet sia un semplice, ma non banale, strumento di orientamento per focalizzare i confini entro cui agiamo. Proprio perchè, per partecipare e attivarsi come cittadini, per prendersi cura della comunità in cui si vive, sempre nell’interesse generale, è fondamentale che siano riconosciuti e garantiti i diritti di libertà e i diritti sociali.

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