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L’estate in cui l’Italia perse la sovranità, o quasi

Non è ancora « commissariamento », ma lo sarà se la politica non reagisce

“Italia commissariata dall’UE ?” No, anche se certamente l’acquisto di bond italiani da parte dell’UE sembra consolidare l’idea di un’Unione Europea a più velocità, dove la Germania fa le politiche, la Francia le comunica e il resto chiede aiuto. Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, i Pigs tanto per intenderci, vivono dunque la stessa situazione dell’Italia, e quindi potrebbero essere considerate altrettanto commissariate, ma ora possono tranquillizzarsi, sono “in buona compagnia”

Ha iniziato Di Pietro, dell’Idv, parlando di “Italia sotto tutela”, poi Bersani del Pd e Camusso, leader del sindacato Cgil : “L’Italia è ormai commissariata dalle Istituzioni comunitarie, perchè il nostro governo non ha più la credibilità necessaria per governare”.

Non sono bastati i discorsi di Silvio Berlusconi alla Camera e al Senato, il cui effetto è durato mezza mattina, abbastanza per far esclamare allo Scilipoti di turno : “Il discorso ha rassicurato i mercati”. Tempo qualche ora, e uno dei tonfi più sonori per Piazza Affari ha messo l’Italia all’angolo, portando con sé mezza Europa, inclusa quella Germania che ormai guarda più verso Cina e India che verso l’Unione che pure ha contribuito sostanzialmente a creare.

Italia commissariata ? Ma da chi ? Chi vuole prendersi la patata bollente ? Sarà la BCE, su cui Berlusconi e Tremonti hanno persino attuato un bizzarro siparietto sulle sue prerogative istituzionali ? Un governo tecnico, come voluto da Mario Monti, porterebbe quelle misure profonde e urgenti, oppure meglio tenere lo stesso timoniere nella tempesta, come suggerisce Romano Prodi ? Mai come di questi tempi i titoli di giornali differiscono gli uni dagli altri, ha sottolineato Luca Telese nell’unico talk show politico estivo in Tv, su La7, chiedendosi : “Commissariati o salvati ?”. Non solo, mai come in questi giorni tutte le testate aprono sullo stesso tema (Scontri in Regno Unito permettendo) “L’Europa commissaria il Pd”, titolo di Libero (e occhiello del Giornale) Vs “La Bce all’Italia : Vendetevi tutto” del Manifesto. “Italia commissariata da Francia e Germania ?” si chiede Radio24, “A chi piace l’Italia commissariata ?” è il titolo de La Repubblica, che riflette un po’ questo strano ferragosto passato in spiaggia a chiedersi se davvero non ci resti che imparare il cinese ed emigrare.

Se nel Regno Unito la protesta (criminale) dei giovani delle periferie ha messo a soqquadro intere città, costringendo chi si può permettere le ferie in Toscana, come il premier David Cameron, a tornare dritto a Londra, in Italia ci è voluto questa ennesima crisi finanziaria a svegliare i giornali dal torpore estivo. Non è un caso infatti che fino a pochi giorni fa, le notizie fondamentali delle testate italiane riguardavano le mance date (o non date) dal premier inglese a baristi e camerieri, mentre dall’altra parte continuava il tormentone di “Con chi esce stasera Federica Pellegrini ?”

Di certo non è questo che ci si aspetta da un paese che rischia di essere la goccia che fa traboccare il vaso, come l’Italia nona candidata al rischio fallimento in tutto il mondo, secondo la classifica stilata dalla CMA, subito dopo Grecia e Spagna. “Too big to fail”, questo è il commento che passa di bocca in bocca tra gli economisti, l’Italia è troppo grande per poter fallire. O meglio, l’Italia è troppo grande per lasciarla fallire. Se falliamo noi insomma, ci portiamo dietro la tanto vituperata moneta comune e i destini comunitari che solo una manciata di anni fa sembravano idilliaci.

La crisi del 2008 ha messo alla prova il capitalismo mondiale, quella del 2011 rischia di metterlo knock out, con le borse che perdono un 10% del loro valore totale in meno di una settimana, e un premier come quello italiano che, invece di prendere seriamente i rischi di un possibile tracollo, si accontenta di osservare che “siamo in buona compagnia”.

Paradossalmente, per Silvio Berlusconi il fatto che anche gli Usa siano strozzati dal debito dovrebbe essere di sollievo per l’Italia. Peccato però che non tutti possano essere “too big to fail”, quindi se qualcuno tra i paesi del G7, ad esempio, dovrà perire per far salvare gli altri, questo è l’Italia. Se è vero infatti che il mercato italiano conta quanto Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna messi insieme, questo non significa che l’Italia com’è oggi sia indispensabile. Innanzitutto, ed è questo che molti già temono, sono in arrivo “misure fortemente liberali e nuovi principi costituzionali”. Basteranno questi a convincere la Germania a pagare per gli ultimi della classe ? D’altronde, se anche il premier italiano dichiara di essere “in trincea” con le sue aziende quotate in borsa, vuol dire che Berlusconi non può prendere sottogamba il concreto rischio di insolvenza che attanaglia l’Italia.

“Italia commissariata dall’UE ?” No, anche se certamente l’acquisto di bond italiani da parte dell’UE sembra consolidare l’idea di un’Unione Europea a più velocità, dove la Germania fa le politiche, la Francia le comunica e il resto chiede aiuto. Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, i Pigs tanto per intenderci, vivono dunque la stessa situazione dell’Italia, e quindi potrebbero essere considerate altrettanto commissariate, ma ora possono tranquillizzarsi, sono “in buona compagnia”. Se Zapatero però ha indetto nuove elezioni anticipate, con tutte le incognite che ogni elezione porta con sé, il premier italiano Berlusconi ha deciso di fare “all’italiana”, giocando di sponda con chiunque possa essere utile al momento delle votazioni parlamentari, prima erano “I Responsabili” di Scilipoti & Co., ora sono il ritorno al dialogo di Casini e il nulla osta di Romano Prodi.

Insomma, o l’Italia si governa uniti, come spera il centrodestra, oppure si viene commissariati davvero, dimostrando una volta per tutte l’insostenibilità di una politica, quella italiana, che per decenni ha fatto credere di poter vivere al di sopra delle proprie possibilità per decenni. In questo quadro, le responsabilità di Berlusconi non riguardano di certo il debito pubblico, fuori controllo da tempo, ma a lui sono di sicuro imputabili la propaganda di un’Italia al sicuro e in crescita, proprio quello che ora viene smentito dai fatti. L’Italia non cresce, il debito è stabile e il pareggio di bilancio nel 2013 potrebbero bastare per far rieleggere il Pdl senza dover ricorrere a misure troppo impopolari, ma non basteranno di certo riforme – pure se costituzionali – a dare fiducia a un mercato sconfortato dall’immobilismo economico italiano a fronte di un trasformismo politico che dà l’idea di un Titanic, come già annunciato drammaticamente dal ministero dell’Economia Tremonti. “Siamo sul Titanic” – ha detto il superministro – “E rischiamo di fare tutti la stessa sorte”, con la differenza però che sul Titanic, i primi a scendere sono stati quelli di prima classe, che tra l’altro hanno occupato per meno di un terzo le scialuppe di salvataggio, condannando così a morte molti tanti altri passeggeri. Certo, almeno in caso di naufragi, il comandante è sempre l’ultimo a lasciare l’imbarcazione, dovremmo aspettarci lo stesso dal presidente del Consiglio Italiano, o forse è meglio sperare, come fa Di Pietro dell’Idv, che il “caro Silvio” vada a vivere ad Antigua o in un’altra delle sue innumerevoli proprietà defiscalizzate ?

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Marcegaglia: o il governo è in grado di operare o tragga le conseguenze

Chianciano, 09-09-2011

“Oggi – ha sottolineato il numero uno degli industriali – è una giornata difficile, lo è davvero: si è dimesso il membro tedesco della Bce in contrasto con la decisione della Bce di comprare titoli italiani e spagnoli. Questo ha portato un aumento dello spread. E il dato ancora più preoccupante è che si sta allargando anche lo spread a nostro sfavore tra noi e la Spagna. Siamo considerati meno credibili della Spagna, che aveva una situazione politica difficile, poi Zapatero ha detto ‘non ce la faccio più, non ho più la credibilità dei mercati, vado a elezioni’. Noi che facciamo impresa sappiamo che il nostro sistema manifatturiero è molto meglio della Spagna con tutto il rispetto”.

“Abbiamo un problema di credibilità. O il governo, molto velocemente dimostra che è in grado di fare una grande operazione, in termini di quantità ma anche di equità, superando i veti, oppure penso che dovrebbe trarne le conseguenze perché non possiamo restare in questa incertezza”. Lo dice Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria nel corso di una tavola rotonda alla festa dell’Udc.

Marcegaglia ha criticato duramente la manovra perché “per il 60% è composta da nuove tasse. Passiamo a una pressione fiscale pari al 44,5%, cioè il massimo storico in Italia. È una manovra depressiva”. Inoltre, ha insistito il presidente di Confindustria, “non contiene interventi strutturali: bisogna affrontare il nodo pensioni, fare le
liberalizzazioni e le privatizzazioni”.

Marcegaglia ritiene che si debba intervenire anche sui costi della politica “senza fare demagogia, perché in un momento complicato come questo non bisogna accendere la miccia dell’antipolitica”. Ma “per riuscire a tornare a crescere dobbiamo dare più fiducia alla gente. Ognuno di noi deve fare un passo indietro perché in questa fase ognuno protegge se stesso.
Quindi tutti facciano sacrifici a partire da chi ha di più: bisogna mettere insieme un sistema per cui abbassiamo le tasse su chi tiene in piedi il paese, cioè i lavoratori e le imprese, e alzarle sul resto: Iva, patrimoni, rendite, su tutto quello che è necessario”.

Maroni: ossessione delle pensioni
“Se la Marcegaglia intende toccare le pensioni di anzianità, cosa che ultimamente pare essere diventata un’ossessione di Confindustria, noi diciamo che non siamo d’accordo”. Lo ha affermato questa sera a Novara, alla festa del Carroccio, il ministro dell’ Interno, Roberto Maroni.

“C’è un documento Ue che dice che l’Italia è un paese con i conti previdenziali a posto – ha aggiunto Maroni – quindi si rassegnino perche’ quella non è la strada giusta”.

Qui di seguito potete leggere l’intervista de “Il Sole 24 Ore” a Jacopo Morelli, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria: “Un Paese al capolinea senza riforme strutturali“.

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