Si taglia a tutto e a tutti, ma i costi della politica (che caso strano) non si tagliano mai! Anche con quest’ultima “ultraritoccata” manovra finanziaria siamo alle solite: parlano parlano ma i fatti concreti si riducono sempre all’osso. I costi gravosi della politica e delle amministrazioni pubbliche rimangono tal quali, come fossero sacri e spettanti di diritto. L’ipocrisia e la mancanza di vergogna di questa classe politica sono davvero intollerabili! Se l’Italia deve fare dei sacrifici, loro dovrebbero farli per primi, sia per fare da esempio ai cittadini che per riportare in un ordine di grandezza decente i loro stipendi eccessivamente gonfiati!

L.D.

http://www.corriere.it/economia/11_settembre_08/sconti-oonorevoli_c32e500a-d9d9-11e0-89f9-582afdf2c611.shtml

Sconto agli onorevoli, tagli quasi annullati

Ammorbidite le norme sull’incompatibilità

[…]

In attesa del promesso disegno di legge costituzionale per il dimezzamento del numero dei parlamentari, che forse non arriverà neanche oggi sul tavolo di Palazzo Chigi, l’articolo 13 della manovra sui costi della politica è stato abbondantemente rivisitato. Con una bella riduzione del taglio delle indennità dei membri di Camera e Senato, almeno sei volte di meno rispetto a quanto previsto nel testo originario, e l’ammorbidimento dell’incompatibilità del loro mandato con gli altri incarichi pubblici.

Tanto per cominciare, il taglio delle retribuzioni o delle indennità di carica dei componenti degli organi costituzionali (il 10% per la parte eccedente i 90 mila euro, il 20% su quella che supera i 150 mila), non si applicherà più da domani e per sempre, ma solo per quest’anno, il prossimo, e il 2013. E dalla sforbiciata, grazie alla modifica approvata ieri con il voto di Palazzo Madama, vengono fatti salvi «la presidenza della Repubblica e la Corte costituzionale».

[…]

Nessuna parola, né da Castelli, né dagli altri quasi mille rappresentanti della Camera e del Senato, sull’alleggerimento dei tagli all’indennità parlamentare, che pure l’emendamento prevede. Se un deputato o un senatore fa anche un altro mestiere e incassa più di 9.847 euro netti, l’indennità di carica di 5.486 euro mensili netti (cui poi si sommano tra diaria e rimborsi spese altri 7.193 euro, che non vengono toccati), non sarà più tagliata del 50% come prevedeva il testo originario. La sforbiciata si farà sul totale annuo percepito a titolo di indennità, e sarà pari al 20%, ma solo per la quota eccedente i 90 mila euro, e al 40% per quella che supera i 150 mila euro.

Non bastasse, anche il regime dell’incompatibilità dei parlamentari, prima ferreo con l’impossibilità di ricoprire «qualsiasi altra carica elettiva pubblica», viene notevolmente annacquato. Nella nuova versione del testo, infatti, l’incompatibilità è circoscritta alle altre cariche elettive «di natura monocratica» e relative a «organi di governo di enti pubblici territoriali aventi popolazione superiore ai 5 mila abitanti». Traduzione: i parlamentari potranno continuare a fare i sindaci nei Comuni piccoli e medi. Ma potranno anche avere l’incarico di assessore in tutti i municipi, compresi quelli delle grandi città.

Mario Sensini
08 settembre 2011

Consigliamo anche un articolo pubblicato su Libero il 19 agosto 2011:

“La casta non capisce. E’ giunta l’ora di tagliarla a metà”

Niente, non c`è niente da fare. Non lo vogliono capire. Fuori dai loro palazzi privilegiati c`è un paese che non ne può più della Casta e questi che fanno? Bigiano la seduta del Senato, quella introduttiva alla manovra lacrime e sangue. Imbarazzante, per non dire penoso. Come le scuse che tirano fuori per giustificare quel vuoto di poltrone impressionante. «Ma non era una seduta importante», hanno balbettato un po` tutti. Come se un dipendente o un dirigente potesse andare a lavorare solo quando ci sono cose importanti da fare o da decidere!

[…]

Diciamo che non c`è la volontà. E la sfacciataggine con cui i parlamentari umiliano le istituzioni (quelle istituzioni che diventano sacre quando c`è da salvaguardare la poltrona) ne è la prova. Al lavoro si va quando si ha genio, il ristorante con prezzi da mensa dei poveri ma con menu da ristorante per ricchi. E poi i privilegi, pensioni e vitalizi, insomma tutte voci che ci hanno promesso mille volte di togliere e invece restano lì perché quando una mano li toglie l`altra li rimette. Si può andare avanti così? No.

Con che spirito, domando, la classe politica pensa di affrontare gli affanni dell`Italia quando coi fatti dimostra di essersi messa su un piedistallo? Forse non se ne sono resi conto ma nel Paese sta montando la rabbia. La politica dimostri di essere umile, si ricordi di essere al servizio del Paese e non al traino. E soprattutto si rassegni a dimagrire: la velocità con cui le Borse e gli andamenti economici mettono a soqquadro il pianeta si scontra con la lentezza della Casta.

 

Tags: , , , ,