Aumentare l’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) significa aumentare, seppur in maniera indiretta, la pressione fiscale e quindi i soldini che ogni cittadino deve sborsare. La domanda è: era proprio una misura necessaria? Considerando che sia il precedente governo Berlusconi che l’attuale governo Monti non hanno potuto fare a meno di inserirla nelle rispettive manovre, forse una misura necessaria lo è davvero. Come tante gocce d’acqua che alla fine riempiono un vaso, allo stesso modo un lieve aumento dell’IVA consente evidentemente di riempire dei vuoti di denaro nel bilancio dello Stato.

Salvo rare eccezioni, gli stipendi in questo periodo non aumentano molto, anzi nella maggior parte dei casi non aumentano affatto, tuttavia i prezzi continuano a salire, se poi ci si mette anche lo Stato con l’IVA rischiamo di finire come la Grecia, dove l’austerity è ormai divenuta realtà…

L.D.

Settembre 2011: il governo Berlusconi aumenta l’IVA dal 20 al 21%

http://www.corriere.it/economia/11_settembre_08/iva-misure-manovra-basso_c94cbfd0-d9d9-11e0-89f9-582afdf2c611.shtml

Dai giocattoli ai detersivi. La nuova Iva per le famiglie

I consumatori: l’aumento al 21% costerà 385 euro l’anno

Detersivi, giocattoli e tv, ma anche auto, moto, abbigliamento e scarpe. Così pure caffè, vino, cioccolata, pacchetti vacanze e una serie di servizi, dalle riparazioni dell’idraulico al taglio del parrucchiere. Sono i «protagonisti» dell’aumento dell’Iva dal 20 al 21% deciso in extremis dal governo. La scelta impopolare almeno porterà nelle casse dello Stato tra i 4 e i 5 miliardi all’anno. E avrà un impatto sui prezzi dello 0,8%. In teoria. In pratica i timori delle associazioni dei consumatori è un aumento indiscriminato dei prezzi. Con conseguente penalizzazione dei consumi, già in sofferenza per la crisi prolungata che ormai si sta facendo sentire sulle famiglie. Per il presidente del Codacons Carlo Rienzi «il rialzo porterà a un aumento di tutti i prodotti indistintamente perché l’Iva viene scaricata sui consumatori. Saremo destinati a veder salire anche l’inflazione».

Le stime
Il termine ricorrente è «stangata». Che il Codacons quantifica in 290 euro l’anno, ma che salirebbero fino a 385 euro per una famiglia di 4 persone. I calcoli della Cgia di Mestre, l’associazione degli artigiani, è invece meno catastrofista e parla di «aggravio contenuto», valutando la misura del governo il «male minore». La Cgia ha diviso le famiglie per disponibilità di spesa, prendendo in considerazione le fasce di reddito che vanno da un minimo di 15 mila a un massimo di 55 mila euro e per ognuna è stata calcolata l’incidenza dell’aumento in tre casi: contribuenti senza familiari a carico, famiglie con coniuge e 1 figlio a carico e famiglie con coniuge e 2 figli a carico. Nell’elaborazione è stato tenuto conto dei fattori che possono influenzare il reddito disponibile e la diversa propensione al consumo. Il risultato mostra un aumento della spesa annua che va da 37,54 euro a 60,64 per chi ha un reddito di 15 mila euro senza familiari a carico oppure con coniuge e 2 figli. Per chi guadagna 30 mila euro l’aumento va da 58,27 a 77,84 euro. Più si sale con il reddito e più aumenterà l’incidenza: per le famiglie con entrate da 55 mila l’aumento andrà da un minimo di 99,75 a un massimo di 123,21. Federconsumatori, invece, ha fatto un calcolo solo sul rincaro della benzina: un esborso aggiuntivo di 32 euro l’anno, che se si somma agli aumenti a caduta da agosto 2010 si potrà arrivare a oltre 470 euro in più all’anno per fare il pieno.

Il conflitto di interessi
Certo, l’aumento dell’Iva sulla bolletta elettrica sarà pagato in automatico e così sul caffè o sul vino, sulla tv o sui giocattoli. Ma c’è tutta una serie di servizi sulla quale crescerà la tentazione all’evasione. Niente ipocrisie. Chiunque si è trovato a dover dare una risposta alla domanda «con o senza Iva?». E in alcuni casi la differenza non sarà stata certo di poco conto. […]

Francesca Basso
08 settembre 2011

http://www.romatoday.it/politica/manovra-adoc-aumento-iva.html

Manovra, Adoc: “Aumento dell’Iva produrrà riduzione del Pil per 11 miliardi”

L’aumento dell’Iva dell’1%, così come previsto dalla Manovra finanziaria appena approvata al Senato, produrrà una riduzione del Pil nazionale pari a circa 11 miliardi di euro secondo le stime dell’Adoc, con una diminuzione della spesa annuale delle famiglie pari a 180 euro. “In una fase recessiva come l’attuale, aumentare di un punto l’Iva è deleterio sia per lo Stato che per le famiglie – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – queste ultime, secondo le nostre stime subiranno una diminuzione di spesa pari a 180 euro l’anno, diminuzione che porterà ad una riduzione dell’impatto della spesa privata sull’economia pari a 540 euro l’anno per singola famiglia. A livello nazionale, quindi, il Pil subirà una decurtazione di circa 11 miliardi di euro. Che per lo Stato si traduce in una riduzione delle entrate pari a circa 4,5 miliardi di euro. Aumentando l’Iva si abbattono i consumi, secondo le nostre stime il calo dovrebbe attestarsi sul 2-3%, alcuni settori come l’abbigliamento, la ristorazione e l’automobilistico subirebbero un colpo terribile”.

Comunicato Stampa inviato da Ufficio stampa Adoc

08/09/2011

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Dicembre 2011: il governo Monti aumenta l’IVA dal 21 al 23%

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2011/12/5/AUMENTO-IVA-L-esperto-con-la-manovra-di-Monti-famiglie-piu-povere-Di-almeno-1000-euro-l-anno/226841/

AUMENTO IVA/ L’esperto: con la manovra di Monti famiglie più povere. Di (almeno) 1000 euro l’anno

Paolo Costanzo – 5 dicembre 2011

MANOVRA MONTI, L’AUMENTO DELL’IVA – Nessun aumento dell’Irpef. Questa è la buona notizia. L’unica, forse. Seguono le cattive. Un profluvio, di cattive, per la verità, annunciate, ieri, nel corso della conferenza stampa immediatamente successiva alla conclusione dei lavori del Consiglio dei ministri. A partire dell’aumento delle aliquote Iva del 21% e del 10% che saliranno, rispettivamente, al 23% e al 12%. «Un tale aumento comporterà un incremento significativo della spesa per tutti gli acquisti. Riguarda, infatti, tutti i beni di consumo, anche quelli con aliquota al 10%, corrispondenti, prevalentemente, ai beni alimentari di prima necessità», spiega, interpellato da ilSussidiario.net, Paolo Costanzo, Commercialista dello Studio di consulenza aziendale Costanzo & Associati. Va da sé che essere costretti a spendere di più, a parità di redditi, significa una sola cosa: «Si verificherà un oggettivo e significativo impoverimento delle famiglie medie italiane». […]

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http://www.presseurop.eu/it/content/article/689451-la-vita-ai-tempi-dell-austerity

La vita ai tempi dell’austerity

1 giugno 2011

Martoriati dalla crisi e dai tagli, i greci sono costretti a rivoluzionare il loro stile di vita. E imparano a rinunciare non solo ai lussi e ai divertimenti, ma anche a necessità primarie come l’alimentazione e le operazioni.

Il famoso paniere della casalinga non si riempie più facilmente come prima della crisi. Le cifre parlano chiaro: solo il 12 per cento dei consumatori spende più di cento euro al supermercato. E anche chi ci va molto spesso evita gli articoli di marca e sceglie prodotti generici. Il rapporto dell’istituto Mrb è inequivocabile: su un campione di 11mila persone il paniere della casalinga 2010 è molto diverso da quello dell’anno precedente. I consumatori scelgono prodotti come le patate, il riso e la farina, e il 40 per cento di loro ha smesso di comprare le grandi marche di detersivi. Solo i prodotti biologici sembrano tenere, così come la frutta e la verdura di origine nazionale.

La crisi ha dato un serio colpo allo stereotipo del greco che si diverte e fa tardi tutte le sere. Adesso molti greci hanno ritrovato la gioia del cocooning ed evitano di andare al ristorante. Un serio problema per il presidente dell’Unione dei ristoranti greci: “Ci sono dei giorni in cui non abbiamo neanche un cliente”. Nel suo ristorante al Pireo l’atmosfera è sempre più pesante: “lunedì in cassa c’erano 350 euro, martedì 230 e mercoledì 400, ma le spese quotidiane di base sono 1.500 euro”. Il presidente dell’associazione stima che il fatturato dei commercianti si sia ridotto del 55 per cento e afferma che tutti sperano in una buona stagione turistica. Nel frattempo quasi seimila ristoranti hanno già chiuso i battenti. Ed entro la fine dell’anno ne chiuderanno altri 20-25mila. Anche la ristorazione economica è in crisi, con una riduzione del 30-35 per cento.

Per i problemi di salute, “vedremo più avanti”. Questa osservazione è sempre più frequente fra i greci. Chi avrebbe mai creduto a una cosa del genere in un paese come la Grecia, regno degli ipocondriaci dove i farmaci si vendono come il pane? L’acquisto di vitamine e di antibiotici si è sensibilmente ridotto; le analisi del sangue, le radiografie e le mammografie sono state rinviate a data da destinarsi, così come gli interventi alla cistifellea.

Il discorso è simile per quanto riguarda le bollette dell’elettricità. I greci non possono più pagarle e colgono l’occasione per “dimenticarle”. La compagnia elettrica nazionale ha annunciato che le fatture non pagate ammontano a 200 milioni di euro. E non è finita qui. Anche se fra i lati positivi si può osservare che i greci prendono sempre meno la macchina per spostarsi, la situazione è particolarmente grave nel campo dell’istruzione. Le lezioni private, vera e propria istituzione in Grecia dove servono a colmare le lacune di un sistema educativo poco efficiente, sono in netto calo. Per Giorgos Petropoulos, dell’Unione delle lezioni private, “la riduzione è del 40 per cento. Si tratta di un dato preoccupante, soprattutto per i primi anni di liceo”.

I greci cercano di spendere sempre di meno. Per bere un caffè i pensionati si danno appuntamento nei centri per anziani ed evitano i bar di Atene diventati troppo cari. Nei supermercati tutti cercano i primi prezzi, mentre gli altri prodotti sono completamente ignorati.

traduzione di Andrea De Ritis

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Giugno 2013: il governo Letta rimanda di 3 mesi l’aumento dell’IVA predisposto dal governo Monti (ma aumentano gli acconti di Ires, Irap e Irpef)

http://www.corriere.it/economia/13_giugno_27/slitta-aumento-iva-baccaro_695dd800-deed-11e2-b08d-5f4c42716abd.shtml

Slitta l’aumento Iva, ma acconti al 110%

Il governo blocca il rincaro al 22%. Crescono i versamenti di novembre per Irpef, Ires e Irap

[…] Quanto agli interventi fiscali, a novembre la misura degli acconti Irpef e Irap, passa dal 99% al 100%, in pratica se ne anticipa il saldo, quella dell’Ires dal 100% al 101%. Infine, per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2013 e per quello successivo, il versamento di acconto dovuto dagli istituti di credito sulle ritenute viene fissato nella misura del 110%. […]

Antonella Baccaro – 27 giugno 2013

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