Riportiamo due brevi estratti dal famoso libro “Cuore” di Edmondo De Amicis sul tema dell’amor di patria, seguiti dall’analisi di Emilio Gentile (uno dei maggiori storici contemporanei in Italia) sull’attuale scarsamente percepibile e precario amor di patria degli italiani.

L.D.

Poiché il racconto del “Tamburino” t’ha scosso il cuore ti doveva esser facile, questa mattina, far bene il componimento d’esame – Perché amate l’Italia. Perché amo l’Italia? Non ti si son presentate subito cento risposte? Io amo l’Italia perché mia madre è italiana, perché il sangue che mi scorre nelle vene è italiano, perché è italiana la terra dove son sepolti i morti che mia madre piange e che mio padre venera, perché la città dove son nato, la lingua che parlo, i libri che m’educano, perché mio fratello, mia sorella, i miei compagni, e il grande popolo in mezzo a cui vivo, e la bella natura che mi circonda, e tutto ciò che vedo, che amo, che studio, che ammiro, è italiano. Oh, tu non puoi ancora sentirlo intero quest’affetto! Lo sentirai quando sarai un uomo, quando ritornando da un viaggio lungo, dopo una lunga assenza, e affacciandoti una mattina al parapetto del bastimento, vedrai all’orizzonte le grandi montagne azzurre del tuo paese; lo sentirai allora nell’onda impetuosa di tenerezza che t’empirà gli occhi di lagrime e ti strapperà un grido dal cuore. Lo sentirai in qualche grande città lontana, nell’impulso dell’anima che ti spingerà fra la folla sconosciuta verso un operaio sconosciuto, dal quale avrai inteso, passandogli accanto, una parola della tua lingua. Lo sentirai nello sdegno doloroso e superbo che ti getterà il sangue alla fronte, quando udrai ingiuriare il tuo paese dalla bocca di uno straniero. […]

Tuo padre

Italia

Salutala così la patria, nei giorni delle sue feste: – Italia, patria mia, nobile e cara terra, dove mio padre e mia madre nacquero e saranno sepolti, dove io spero di vivere e di morire, dove i miei figli cresceranno e morranno; bella Italia, grande e gloriosa da molti secoli, unita e libera da pochi anni; che spargesti tanta luce d’intelletti divini sul mondo, e per cui tanti valorosi morirono sui campi e tanti eroi sui patiboli; madre augusta di trecento città e trenta milioni di figli; io, fanciullo, che ancora non ti comprendo e non ti conosco intera, io ti venero e t’amo con tutta l’anima mia e sono altero d’esser nato da te, e di chiamarmi figliuol tuo. Amo i tuoi mari splendidi e le tue Alpi sublimi, amo i tuoi monumenti solenni e le tue memorie immortali, amo la tua gloria e la tua bellezza, t’amo e ti venero tutta come quella parte diletta di te, dove per la prima volta vidi il sole e intesi il tuo nome. V’amo tutte di un solo affetto e con pari gratitudine, Torino valorosa, Genova superba, dotta Bologna, Venezia incantevole, Milano possente, v’amo con egual reverenza di figlio, Firenze gentile e Palermo terribile, Napoli immensa e bella, Roma meravigliosa ed eterna. Ti amo, patria sacra! E ti giuro che amerò tutti i figli tuoi come fratelli; che onorerò sempre in cuor mio i tuoi grandi vivi e i tuoi grandi morti; che sarò un cittadino operoso ed onesto, inteso costantemente a nobilitarmi per rendermi degno di te, per giovare con le mie minime forze a far sì che spariscano un giorno dalla tua faccia la miseria, l’ignoranza, l’ingiustizia, il delitto, e che tu possa vivere ed espanderti tranquilla nella maestà del tuo diritto e della tua forza. Giuro che ti servirò, come mi sarà concesso, con l’ingegno, col braccio, col cuore, umilmente e arditamente; e che se verrà un giorno in cui dovrò dare per te il mio sangue e la mia vita, darò il mio sangue e morrò, gridando al cielo il tuo santo nome e mandando l’ultimo bacio alla tua bandiera benedetta.

Tuo padre

http://www.ilgiornale.it/cultura/unita_ditalia_storico_italiani_non_si_sentono_parte_nazione/comune_genova-cronaca-attualit-unit_ditalia/05-03-2011/articolo-id=509959-page=0-comments=1

Unità d’Italia, lo storico: «Italiani non si sentono parte di una nazione»

Emilio Gentile a «Focus Extra»: «Cittadini non si sentono liberi e uguali di fronte allo Stato»

di Nino Materi – 05 marzo 2011

«L’immagine che gli italiani hanno dello Stato è oggi di un’enorme macchina che depreda le risorse per sperperarle nel lusso di una classe politica che non rappresenta più il Paese, o per dirottarle su regioni improduttive o su imprese che nulla hanno a che fare con i cittadini, mentre sta aggravandosi una grave diseguaglianza sociale». Questa l’analisi che Emilio Gentile, uno dei maggiori storici contemporanei in Italia, fa del nostro “amor di patria” attraverso le pagine di Focus Extra, il periodico Gruner+Jahr/Mondadori diretto da Sandro Boeri, in edicola con un numero monografico dedicato all’Unità d’Italia. «Ciò che oggi è successo in Italia è che è decaduto lo Stato in quanto istituzione riconosciuta e rispettata dai cittadini. È questo che negli ultimi decenni ha portato all’oblio della nazione. Molti italiani non si sentono più parte di una nazione perchè non si sentono cittadini liberi e uguali di fronte allo Stato. Fattore che ha indebolito il senso della nazione». […] Secondo Gentile «la nostra vera patologia riguarda la decennale disfunzione dello Stato nazionale, nel quale i cittadini non si riconoscono più, e che dunque ritengono privo di valore. Gli italiani sono orgogliosi della propria cucina, della nazionale di calcio e dei propri musei. Ma della propria storia o della bandiera se ne infischiano. In verità, la maggioranza degli italiani è orgogliosa anche della propria storia e della propria Costituzione. Ma al tempo stesso dichiara che la propria migliore qualità è l’arte di arrangiarsi, e il proprio peggior difetto lo scarso senso civico. Le due dichiarazioni sono inconciliabili. Ci si arrangia in un mondo disordinato, di furbi e di arrivisti, non in uno Stato sano. […]

Tags: