Il problema della cosiddetta “fuga dei cervelli” è un problema reale e gravissimo che affligge il nostro paese. I risvolti sono sia economici che psicologici, per gli stessi “cervelli” in fuga e per le loro famiglie. Dal punto di vista economico infatti spendiamo molti soldi per formare questi giovani potenziali ricercatori, che poi sono quasi costretti ad andarsene, portando così vantaggi al paese in cui espatriano anzichè al nostro ragliante belpaese, che ha speso (tutti noi italiani abbiamo speso) tanto denaro per loro. Dal punto di vista psicologico e societario invece questi giovani si trovano, al termine del loro percorso di studio, di fronte ad una drammatica decisione. Essi dovranno infatti scegliere se puntare tutto sulla propria carriera, trasferendosi all’estero naturalmente, ed allontanandosi quindi dalla propria famiglia e dalle proprie amicizie, oppure se rinunciare alla carriera o comunque accontentarsi di quel poco che possono fare qui in Italia (ammesso di avere le giuste conoscenze…), se non sono disposti ad abbandonare i propri affetti. Vi sembra giusto tutto ciò? Troverete in questo articolo le principali iniziative che si sono fin’ora distinte come strumenti per dar voce al piccolo ma grande dramma di queste persone. So cosa significhi, poichè è un bivio al quale io stessa mi sono trovata di fronte in prima persona. Ho scelto di accontentarmi, anche se fare questa rinuncia non è facile e lascia in bocca un sapore molto amaro…

L.D.


I blog “La Fuga dei Talenti” e “Vivo altrove” lanciano un’iniziativa senza precedenti: un Manifesto degli Espatriati, che condensa in dieci punti i motivi che stanno portando -e hanno portato- centinaia di migliaia di giovani qualificati e ad alto potenziale a lasciare il Paese.

 Il “Manifesto”, aperto alla sottoscrizione di tutti coloro che vivono all’estero, resterà online nei prossimi mesi per le vostre sottoscrizioni, prima di essere inviato a: Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio, Presidenze di Camera e Senato, Ministero della Gioventù, nonché alle principali testate giornalistiche nazionali.

1. Il fenomeno dell’espatrio dei giovani professionisti qualificati dall’Italia è un’emergenza nazionale. Si parte, ma non si torna (se non per assoluta necessità), né si attraggono giovani di talento da altri Paesi. In Italia non esiste “circolazione” dei talenti.

2. L’Italia non è un Paese per Giovani. È per questo che siamo dovuti andar via, o non possiamo a breve farvi ritorno. L’Italia è un Paese col freno a mano tirato, nella migliore delle ipotesi. Un Paese dove la classe dirigente -che si autoriproduce da decenni- ha fallito. All’estero i giovani hanno uguale diritto di cittadinanza delle generazioni che li hanno preceduti.

3. Il processo selettivo all’estero è di gran lunga più trasparente e meritocratico rispetto all’Italia. Anche la quantità di offerte lavorative è maggiore, di migliore qualità e meglio pubblicizzata.

4. Il percorso di carriera all’estero è chiaro, definito e prevede salari mediamente di gran lunga maggiori rispetto all’Italia, soprattutto per giovani neolaureati.

5. All’estero non conta l’anagrafe: puoi ottenere posizioni di responsabilità a qualsiasi età, se vali. Anche a 25 anni.

6. La “raccomandazione” all’estero è trasparente: chi segnala ci mette la faccia e si gioca la reputazione. In Italia è nascosta, premia i mediocri, i “figli-nipoti-cugini di” e i cooptati. Il nepotismo è una piaga nazionale, da debellare anche mediante l’introduzione di uno specifico reato penale.

7. All’estero si scommette sulle idee dei giovani. Le si finanzia e le si sostiene, nel nome dell’innovazione. In Italia -invece- i finanziamenti vanno prevalentemente a chi ha un nome o un’affiliazione.

8. All’estero esiste -in molti casi- un welfare state che sostiene i giovani, per esempio attraverso un reddito minimo di disoccupazione o sovvenzioni per il pagamento dell’affitto. In Italia il Welfare State è quasi interamente “regalato” agli anziani. I giovani sono abbandonati a se stessi, a carico delle famiglie. Il vero “ammortizzatore sociale” nel Belpaese sono le famiglie: lo Stato, la politica, hanno fallito.

9. All’estero esiste il ricambio generazionale: in politica, come in imprenditoria, come nell’accademia o negli altri settori della società civile, le generazioni si cedono il passo, per far progredire la società.

10. Noi giovani professionisti italiani espatriati intendiamo impegnarci, affinché l’Italia torni ad essere un “Paese per Giovani”, meritocratico, moderno, innovatore. Affinché esca dalla sua condizione terzomondista, conservatrice e ipocrita. E torni ad essere a pieno titolo un Paese europeo e occidentale. Ascoltate la nostra voce!

1) Blog fugadeitalenti.wordpress.com/

L’Italia non è Europa. Lo dico e lo scrivo con tutta l’amarezza di essere italiano. O meglio, un “giovane italiano”. Ancora “giovane” per gli standard di un Paese dove non invecchi fino a 40 anni (se ti va bene). Un Paese che, per dirla col regista Mario Monicelli, “due generazioni di classe dirigente hanno portato alla deriva”.

Perché questa è l’amara verità: in Italia i giovani migliori e più preparati, quelli dalla maggiore apertura e mobilità internazionale, sono invogliati a far le valigie e ad andarsene. Normalmente a lavorare in un Paese straniero, in grado di valorizzarne per davvero le capacità. Qui non c’è posto per loro: qui comanda, in ogni settore, una classe dirigente che protegge i propri raccomandati e i propri vassalli. I bravi non servono, i bravi danno fastidio: perché chiedono meritocrazia, puntano ai risultati, vogliono farsi spazio solo grazie alle proprie capacità.

Questo blog, insieme all’iniziativa editoriale che l’accompagna, si pone un unico obiettivo: far prendere coscienza alla generazione dei ventenni e dei trentenni italiani che questo è il loro Paese. Che non sta scritto da alcuna parte che i “figli di”, i leccapiedi, gli arrivisti sociali… in una parola, i “mediocri”, debbano prendersi i posti che spettano loro. E, magari, comandare pure su di loro.

Prendiamone coscienza, e cambiamo le regole del gioco. Siamo tanti, anche se non ce ne rendiamo conto. Sostituiamo questa mediocre classe dirigente, che usa un linguaggio tanto forbito quanto incomprensibile, con un’altra, fatta di giovani di talento. Che non hanno “santi in Paradiso”, ma un “Curriculum” degno di questo nome.

Dobbiamo provarci, per non perpetuare all’infinito questo “esilio” dei migliori.

2) Libro “La fuga dei talenti”

Il 20 marzo 2009 è uscito in tutte le principali librerie italiane “La Fuga dei Talenti”, un viaggio-denuncia nell’Italia che esilia i suoi talenti migliori e i suoi professionisti più preparati, lasciando le posizioni di comando nelle mani di una “casta” che privilegia due categorie di persone: i raccomandati e gli arrivisti sociali.

Sul blog sono disponibili -in versione scaricabile .pdf- la copertina, il Preambolo e cinque storie inedite. Più sotto in questa pagina potete inoltre trovare le principali recensioni uscite sulle testate italiane ed estere, insieme ai siti internet dove è possibile acquistare il volume con sconti e/o spedizione gratuita a casa.

Buona lettura!

Sergio Nava

3) www.vivoaltrove.it/il-libro/

Vivo altrove è un libro di Claudia Cucchiarato, pubblicato da Bruno Mondadori a maggio 2010. Raccoglie le storie di alcuni tra le decine di migliaia di giovani che negli ultimi anni hanno deciso di abbandonare l’Italia. Ma Vivo altrove è anche un blog dove sarà possibile mantenere aperta la discussione e continuare a raccogliere Testimonianze.

C’è chi parte per dimenticare, chi parte per poter scegliere, chi parte per paura e chi parte per scommessa. C’è l’insegnante di italiano che sbarca il lunario come cantante a Barcellona, l’avvocato che vive a L’Aia e vuole fare il deejay a Parigi, il veterinario romano che si adatta a fare il cameriere a Londra, il biologo di Latina che finisce a fare l’editore a Berlino…
Sono l’Italia fuori dall’Italia. Sono i giovani, sempre più numerosi, che hanno scelto di vivere lontani da casa, alla ricerca di un lavoro nuovo, o di una vita diversa. Questo libro racconta le loro storie, che sono piene di vitalità e venate di malinconia, scanzonate, tenere, in fondo preoccupanti. Sono il ritratto di un paese virtuale e di un futuro, forse, mancato: perché il paese che questi ragazzi hanno deciso di abbandonare continua a non ascoltarli.

Vivo altrove racconta le storie di giovani tra i 25 e i 40 anni che hanno deciso di lasciare il nostro paese: non solo cervelli in fuga, certi di trovare all’estero opportunità migliori, ma anche ragazzi “normali” che sentono questa Italia troppo chiusa, ferma, asfittica, immobile, rivolta solo a se stessa. Persone cresciute sentendosi cittadini del mondo, che male tollerano un paese preso in mille guerriglie interne – politiche, geografiche, sociali, ma soprattutto generazionali – e che cercano all’estero opportunità che mai avrebbero trovato in Italia.

Il libro raccoglie molte storie, ognuna con le sue particolarità e specificità, ma costituisce anche il ritratto di una generazione. Tutti i dati confermano che il fenomeno della migrazione di giovani all’estero è in continuo aumento: secondo il consorzio universitario Alamlaurea, negli ultimi dieci anni il numero di laureati che si è spostato oltreconfine per trovare lavoro è triplicato, mediamente oltre il 3,5% dei nostri laureati si trasferisce ogni anno all’estero. È difficile fare statistiche su un fenomeno in continua evoluzione come quello di cui si occupa questo libro, ma si calcola ad esempio che i giovani italiani (tra i 25 e i 35 anni) attualmente residenti a Berlino siano all’incirca 6.000 e quelli residenti a Barcellona da meno di cinque anni siano circa 10.000.
Potremmo chiamarla “generazione Europa”, decine di migliaia di giovani che si spostano, prediligendo le grandi città e le capitali, le cosiddette “Eurocities”, dove approdano e da dove molto spesso ripartono, non alla volta del Belpaese, ma verso nuovi paesi e nuove esperienze.
Un generazione liquida.

4) Trasmissione radiofonica Giovani Talenti (su Radio24)

Decine di migliaia di giovani lasciano ogni anno l’Italia. Si tratta molto spesso di laureati, appartenenti a tutte le categorie professionali. Provenienti dal Nord e dal Sud del Paese. E’ un’emigrazione di élite, lontana anni luce da quella degli inizi del XX° secolo. “Giovani Talenti” porta in radio per la prima volta le loro storie: il faticoso percorso lavorativo in Italia, l’occasione all’estero e l’espatrio. Le difficoltà da superare oltreconfine, fino all’affermazione finale. La trasmissione punta a rispondere alla domanda fondamentale: perché se ne vanno? E cosa dovrebbe cambiare in Italia, affinché restino… o tornino?

5) esododeicervelli.50webs.com/

Benvenuti

ESODO DEI CERVELLI nasce con lo scopo di sensibilizzare  l’opinione pubblica verso il problema della fuga dei cervelli.

Che cos’è la fuga dei cervelli? Quando un ricercatore non ha lo spazio e le risorse per esprimersi nel proprio paese decide di  emigrare all’estero verso una nazione che può offrirgli la possibilità  di mettere in pratica i propri progetti.

Chi sono questi emigranti del sapere? Questo fenomeno non  ha un’identità ben precisa poiché riguarda sia giovani ricercatori  sia scienziati affermati che, pur di poter tradurre in realtà le proprie idee, decidono di trasferirsi all’estero.

Quali settori sono coinvolti? I ricercatori italiani che non  lavorano in Italia fanno parte dei settori più disparati: dalla medicina all’astronomia, dall’ingegneria alla biologia, dalla filosofia  alla storia.

Perché non restano in Italia? Non è facile rispondere a questa  domanda. Ci sono delle ragioni di fondo a cui si aggiungono dei  motivi personali e  ideologici. Nella sezione interviste potrai  leggere le storie di alcuni ricercatori italiani e capire dalle loro risposte le motivazioni che li hanno spinti lontano dall’Italia.

Perché dovrei preoccuparmi di queste persone? La passione per la conoscenza ha mosso la curiosità dell’uomo fin dall’antichità. Le scoperte scientifiche hanno portato un certo grado di benessere a cui oggi non potremmo rinunciare. La ricerca va sostenuta perchè tante sono le battaglie aperte e tanti sono i finanziamenti necessari ad ottenere dei risultati. Ovviamente, la ricerca non è solo finanziamenti ma è anche promozione culturale delle idee, delle fisolofie e delle metodologie scientifiche. Sarebbe bello poter permettere a brillanti ricercatori di lavorare nel loro paese con le adeguate strutture perchè tutto questo potrebbe ricchezza e benessere a tutti noi. Ed del resto………sognare non costa nulla.

Nell’estate del 2005, finita l’università, mi sono ritrovato con un “pezzo di carta”, tanti obiettivi nella testa e nessuna offerta di lavoro, nonostante il mio curriculum girovagasse tra aziende ed università di tutto il mondo. A differenza di altri, io sapevo cosa voler fare ma non trovavo nessuno disposto a darmi una possibilità. E così, giorno dopo giorno, ho imparato a memoria le frasi esatte che bisogna scrivere per dire a qualcuno che l’assunzione se la può dimenticare…”Dopo un’attenta valutazione del suo curriculum e bla bla bla …ci dispiace informarla e bla bla bla …”. Il mio obiettivo, a dire il vero, non era molto preciso ma una frase risuonava nella mia testa, “Remote Sensing”. Per chi non sa cosa questa frase voglia dire, spendo qualche parola definendo il Remote Sensing come quella scienza che studia come osservare gli oggetti quando ci si trova ad una certa distanza da essi. Immaginate quando questa distanza è di migliaia di chilometri. Cosa ci sarà a quella distanza? Come posso osservare quell’oggetto? E se quell’oggetto fosse Marte o la Luna? Insomma, queste domande avevano bisogno di una risposta. Si, ma dove vado? Perché non trovare qualche centro di ricerca in Italia che mi dia la possibilità di fare ricerca in questo campo? Perché non contattare l’Agenzia Spaziale Italiana? Oh, ci sono delle aziende in Italia che si occupano di questi problemi, perché non contattarle? Morale, contattate e tutte risposte negative. Le aziende dicendomi che non avevano piani di assunzione nel breve periodo e gli istituti pubblici dicendo che bisognava seguire l’iter burocratico (domande, concorso I, concorso II e così via). Per farla breve, ora mi trovo a fare ricerca in Svizzera, eh si, proprio nel Remote Sensing. Ho risposto ad un annuncio trovato su internet e ora faccio parte del Remote Sensing Laboratories (http://www.geo.unizh.ch/rsl/) di Zurigo. Sono contento, ho ottenuto quello che cercavo e chi lo sa quale sarà la mia carriera nel bene e nel male. Ma in tutto questo c’è qualcosa che mi rammarica: non aver avuto la possibilità di esprimere le mie capacità in Italia. Il mio valore scientifico è sicuramente discutibile ma ci sono tante migliaia di ricercatori italiani di riconosciuto valore che si trovano ad offrire le loro straordinarie capacità intellettive alle corti dei paesi stranieri. Perché l’Italia non li richiama? Dov’é finita la creatività e l’estro che hanno reso inconfondibile l’Italia? Si tratta di una migrazione iniziata durante gli anni del fascismo e che non sappiamo quando finirà. Grazie alla collaborazione di altre persone di cui vi parlerò più in dettaglio prossimamente, ESODO DEI CERVELLI vuole cercare di capire quali sono i motivi di queste fughe, quali sono gli errori commessi dalle politiche scientifiche e come si potrebbe fare per risolverli.

Seguiteci numerosi in questa avventura e aiutate l’Italia ad avere il posto che le spetta nel panorama mondiale.

Francesco Dell’Endice

6) La fuga SENZA RITORNO degli italiani ed il mancato apporto di “cervelli” dall’estero (www.informazione.it)

 Lorenzo Pinna, collaboratore di Piero Angela per il programma Quark scrive nel mensile SocialNews, diretto da Massimiliano Fanni Canelles, sul merito universitario

11/12/2008

Baltimora, Stati Uniti. L’Università John Hopkins è uno dei centri più prestigiosi di ricerca astrofisica. Nei laboratori di questo Istituto lavora una ricercatrice italiana, Valentina Braito, uno dei tanti talenti che abbandonano ogni anno l’Italia per cercare condizioni migliori dove condurre i propri studi con meno ostacoli e più gratificazioni che in Italia. E’ uno dei numerosi esempi della fuga dei cervelli dal nostro paese. Non è difficile immaginare che i laureati italiani che ogni anno emigrano all’estero e riescono ad essere accettati in centri di eccellenza come la John Hopkins sono gli studenti migliori. In realtà la fuga dei cervelli non sarebbe poi così dannosa se questi giovani talenti potessero ad un certo momento ritornare in Italia. La scienza è un’impresa internazionale e un periodo di formazione all’estero è indispensabile se si vuole competere ai massimi livelli. Il problema si trova esattamente qui. Non tanto la fuga, quanto la difficoltà di tornare. Il sistema scientifico italiano è come irrigidito e ingessato e non è capace di offrire niente per attrarre questi talenti.

E la fuga dei cervelli italiani che non riescono poi a tornare è solo metà del problema. Il sistema scientifico italiano, cioè Università e Centri di Ricerca come il CNR o l’ENEA, non riescono a richiamare i talenti stranieri. Come dire che il sistema italiano non attrae l’intelligenza, la capacità, il talento. Tutti ingredienti indispensabili per rendere l’Italia più competitiva nell’economia globale e in prospettiva più ricca e con maggiori risorse da redistribuire a tutta la popolazione. Quando in certi rari casi riesce ad attrarre qualche talento poi se lo fa scappare. Ana – per convenzione la chiameremo così – è una giovane biologa croata che lavora nel centro di ricerche dell’ Humanitas a Milano.

Primo ostacolo. Gli stipendi che vengono offerti ai ricercatori: 800 euro al mese. E’ chiaro che un italiano se vive a casa dei genitori può anche permettersi una carriera scientifica. Per uno straniero che deve pagarsi tutto a cominciare dall’affitto l’impresa è impossibile.

Nel caso di Ana il centro di ricerca biomedico Humanitas presso cui lavora, ha provveduto sia ad integrare la magrissima borsa di studio, sia a trovarle l’alloggio. Ovviamente non tutti i laboratori possono permettersi di offrire queste facilitazioni per attrarre i giovani talenti dall’estero. Ma questo è solo il primo ostacolo.

Il secondo è il permesso di soggiorno e di lavoro. Un’odissea burocratica che costringe il ricercatore a infinite perdite di tempo e spesso ad essere guardato con sospetto, quasi come un immigrato entrato illegalmente. E’ vero, oggi la Comunità Europea ha pensato ad uno speciale permesso di lavoro, detto permesso blu, realizzato per facilitare l’ingresso di stranieri come la giovane biologa croata. Cioè studiosi, esperti o specialisti nelle discipline più varie. Ma nel frattempo molti guai sono stati già fatti. Uno dei laboratori del NIH, il centro propulsore delle più importanti ricerche biomediche mondiali, è diretto da Je Ming Huang, un professore di biochimica di origine cinese. I primi passi il prof. Huang li ha mossi in Italia, all’Istituto Mario Negri di Milano. Ma poi è stato costretto a lasciare il nostri paese. Insomma un bell’autogol per l’Italia, perdere uno scienziato che in parte aveva contribuito a formare. Mentre negli Stati Uniti le sue capacità sono state subito riconosciute e premiate con un posto di grande responsabilità garantendogli la possibilità di ricongiungersi con la famiglia. Non è l’unico caso, anche perché gli ostacoli che uno scienziato straniero incontra in Italia non si limitano al basso stipendio e alla difficoltà di ottenere i permessi di soggiorno e lavoro.

C’è un terzo ostacolo che scoraggia la permanenza nel nostro paese. L’estrema difficoltà di fare carriera nelle istituzione scientifiche italiane. Dove si avanza più per anzianità di servizio che per meriti e capacità. E’ questa la ragione che ha ad esempio spinto un giovane biologo cubano Fernando Martinez a lasciare i laboratori italiani e trasferirsi ad Oxford dove meriti e capacità trovano maggiori e più rapidi riconoscimenti. Fuga senza ritorno dei cervelli italiani, incapacità di attrarre e trattenere i più brillanti cervelli stranieri. Sono due segnali, niente affatto rassicuranti, sullo stato di salute della nostra ricerca scientifica. E oggi, lo ripetiamo, la competitività di un paese si misura nella sua capacità di innovare, di anticipare il cambiamento e di proporre nuove idee e nuove soluzioni. Tutte cose che non arrivano gratis dal cielo, ma che si ottengono solo con un lavoro difficile, continuo e bene organizzato. Dove i criteri per ottenere buoni risultati sono due. Primo una selezione dei progetti, delle persone e degli istituti in base al merito e alla capacità. E secondo: risorse finanziarie adeguate.

7) cervelliinfuga.com

E’ una alleanza fra compagni di avventura che si sono ritrovati in varie capitali europee e non, armati di testa, voglia di fare, e tanta grinta. Il network vuole essere:

*UN SUPPORTO: fonte di informazioni per le comunità italiane di NY e Londra, e per giovani che intendono trasferirsi

*UN NETWORK: chance per scambiare opinioni, informare su iniziative ed eventi di potenziale interesse

*UNA VOCE: modo per fare sentire la nostra voce e contribuire al dibattito e i cambiamenti nel Nostro Paese

8) Sezione “cervelli in fuga” de Il fatto quotidiano: www.ilfattoquotidiano.it/cervelli-fuga/

Nel quale potrete trovare aggiornamenti, storie e link ad articoli che parlano appunto di cittadini italiani che hanno dovuto oltrepassare i confini nazionali per poter trovare delle degne opportunità di lavoro…

9) www.emergencyexit.it

STORIE DI GIOVANI ITALIANI ALL’ESTERO.

UN DOCUMENTARIO SCRITTO E DIRETTO DA BRUNELLA FILI’

Gli Italiani sono da sempre un popolo di emigranti, ma i motivi che oggi spingono migliaia di giovani italiani l’anno a lasciare il nostro paese sono cambiati radicalmente rispetto a quelli delle vecchie generazioni. Si sente troppo spesso parlare di ‘fuga dei cervelli’, ma cosa e chi si nasconde davvero dietro questa denominazione?

Cosa vuol dire nel concreto vivere e misurarsi con un paese straniero per un giovane italiano?

Il nostro documentario è un viaggio a tappe attraverso l’Europa (e non solo), realizzato in sei mesi di incontri e interviste: racconterà cosa fanno, pensano, sognano e temono i giovani italiani trasferitisi all’estero; se resteranno o torneranno; se andare a vivere oltre confine è davvero “l’uscita d’emergenza” per cambiare il proprio precario avvenire; che Italia vorrebbero.

La percentuale dei giovani che vanno via dal nostro paese cresce ogni anno: dal 2010, sono oltre 60.000 i protagonisti di quello che viene chiamato fenomeno della ‘nuova mobilità’ o della generazione ‘Europa’. Ovvero: non solo ‘cervelli, ma anche ragazzi ‘normali’, laureati o professionalmente qualificati che si allontanano dall’Italia per affermare i propri meriti spesso e volentieri mortificati e mai concretizzati, quasi ‘obbligati’ a offrire il proprio contributo in altri Paesi, che li attirano con condizioni di lavoro migliori, salari più alti e meritocrazia.

Cittadini dimezzati, divisi fra una vita con maggiori possibilità oltre confine e il senso di mancanza, rammarico e frustrazione, che ogni sradicamento dalla propria terra d’origine comporta.

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che, anche quando non ci sei, resta ad aspettarti.

— (Cesare Pavese)

Un vivace road-movie attraverso le maggiori città europee, che dipinge allo stesso tempo un agrodolce ritratto del nostro amatoodiato Paese, visto dall’esterno: che ne è di questa Italia? E’ solo un paese che allontana i propri giovani, che non investe nel loro futuro, costringendoli a guardarla con rimpianto e nostalgia da lontano?

O è ancora possibile immaginarsi un futuro qui?

Oltre ai protagonisti, che ci racconteranno le loro esperienze da Vienna, Parigi, Berlino, Barcellona, Bergen, Londra, Chicago e altre città, cercheranno di trovare una possibile risposta anche altri testimoni autorevoli, dall’Italia: Gianni Minà (giornalista e scrittore), Daniele Silvestri (musicista), Claudia Cucchiarato (autrice di Vivo Altrove), Bill Emmott (Scrittore e ex direttore de The Economist), Franco Ferrarotti (sociologo, autore di Note sul genocidio di una generazione). E tanti altri. Le loro voci si alterneranno a quelle dei testimoni, sino a un finale tutto da scoprire per chi ha condotto il viaggio…

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Aggiornamento del 27 agosto 2013:

Le statistiche lasciano esterrefatti: negli ultimi 10 anni sono ben 1 MILIONE i giovani che sono espatriati per trovare lavoro all’estero. Per ulteriori aggiornamenti rimandiamo al Centro Studi FdT (fuga dei talenti) al seguente indirizzo:

http://fugadeitalenti.wordpress.com/centro-studi-fdt/

[…] 78.941 connazionali hanno lasciato nel 2012 il Paese, il 30% in più rispetto al 2011. Si emigra soprattutto verso la Germania (diecimila), la Svizzera (quasi 9000) eUK (7520). A seguire, la Francia, che precede Argentina, Stati Uniti, Brasile, Spagna, Belgio e Australia (fonte: AIRE). […]

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Aggiornamento del 24 marzo 2015:

http://www.repubblica.it/economia/2015/03/23/news/il_laureato_emigrante_un_capitale_umano_costato_23_miliardi_che_l_italia_regala_all_estero-110242042/?ref=HREC1-7

Il laureato emigrante: un capitale umano costato 23 miliardi che l’Italia regala all’estero

L’inchiesta. I nostri giovani studiano nelle scuole pubbliche fin dalle elementari. Poi trovano un posto in Germania, Regno Unito, Brasile. Uno spreco enorme nell’indifferenza

di FEDERICO FUBINI – 23 marzo 2015

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