Povera Italia e poveri noi italiani: secondo la classifica OCSE siamo quasi sul podio (quinti) nella tassazione sullo stipendio.  Peccato che i Paesi davanti a noi (Belgio, Francia, Germania, Austria) siano messi molto meglio di noi dal punto di vista della quantità e della qualità dei servizi, sia per le famiglie che per le imprese.

Le conseguenze di questa tassazione esagerata che ci sta massacrando sono almeno duplici: da una parte siamo vittime di uno Stato che, senza mezzi termini, ci sta letteralmente derubando, dall’altra non abbiamo nemmeno molte speranze di poter far fronte alle tasse con un lavoro sicuro ed un degno stipendio.

Uno dei tanti grandi problemi che abbiamo è quello del cosiddetto “cuneo fiscale”: si tratta della differenza tra quanto costa un lavoratore al suo datore di lavoro (stipendio lordo) e quanto il lavoratore percepisce effettivamente in busta paga (stipendio netto). Ebbene, l’Italia è ai primi posti al mondo proprio dal punto di vista del carico fiscale sui salari. Ora, proviamo a metterci nei panni di un imprenditore: dovendo pagare a così caro prezzo un lavoratore con un contratto a tempo indeterminato, chi glielo fa fare di assumere nuovo personale fisso? Cercherà di mettere in campo tutte le strategie ed i contratti strampalati possibili pur di non assumere personale in più, dato il suo gravoso costo sull’azienda. Non è colpa delle aziende dunque se le assunzioni non vengono fatte, ma di un sistema che prevede costi fissi elevatissimi per i dipendenti e contratti cosiddetti “flessibili” che permettono sfruttamenti legalizzati…

Allora, cari Ministri, ci decidiamo a fare qualcosa in merito? Possiamo cominciare a dire addio allo “sviluppo” se continueremo ad andare avanti così…

L.D.

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-05-11/ocse-italia-primi-posti-140443.shtml?uuid=AaqcMDWD

Ocse: Italia ai primi posti al mondo per le tasse sui salari, stipendi ben sotto la media

di Claudio Tucci

I salari italiani restano sotto la media Ocse, mentre il peso del fisco continua ad aumentare […]

A salire è intanto il peso delle tasse sui salari. Nel 2010, secondo lo studio dell’Organizzazione parigina, il cuneo fiscale, la differenza cioè tra quanto percepito dal lavoratore e quanto effettivamente pagato dal suo datore di lavoro, sempre per un single senza figli, è salito dal 46,5% al 46,9%, collocando l’Italia al quinto posto. L’Italia supera così in classifica l’Ungheria al 46,4%, e si colloca alle spalle di Austria (47,9%), Germania (49,1%), Francia (49,3%) e Belgio (55,4 per cento). La media Ocse è pari al 34,9 per cento. Peggio, in proporzione, vanno le cose in Italia per un lavoratore sposato con due figli. In questo caso il cuneo fiscale pari al 37,2% colloca l’Italia al terzo posto, dietro soltanto a Belgio (39,6%) e Francia (42,1%), a fronte di una media Ocse pari al 24,8 per cento. Diversi i segnali nel resto del mondo. […]

http://www.repubblica.it/economia/2011/05/11/news/ocse_italia_resta_indietro_sui_salari_ma_aumenta_il_peso_delle_tasse-16080178/

L’Italia ha salari tra i più bassi e carico fiscale tra i più alti

Lo studio dell’organizzazione ci pone al quinto posto della classifica della tassazione sullo stipendio con una pressione in crescita dello 0,4% nel 2010. Il cuneo fiscale è almeno 11 volte superiore rispetto alla media ed è tornato ai livelli del 2000.

[…] A salari bassi si aggiunge il carico fiscale, aumentato di 0,4 punti percentuali rispetto al 2009, quando si attestava al 46,5%. Il cosiddetto cuneo fiscale, che calcola la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente finisce in tasca al lavoratore, in Italia è “almeno di 11 punti più alto della media Ocse per ogni tipo di famiglia” ed è al 46,9% se si considera il lavoratore single senza figli. […] Il rapporto Ocse mette in risalto che l’inasprimento del peso fiscale sulle retribuzioni l’anno scorso ha riguardato 22 paesi sui 34 dell’organizzazione e che l’Europa che si conferma l’area dove il cuneo fiscale drena gli stipendi di oltre il 40% per i single e oltre il 30% per le famiglie con figli. Negli Stati Uniti il cuneo fiscale incide per il 29% sui single e per il 16,3% sulle famiglie con figli.

Con la stessa pressione tributaria della Germania, gli italiani risparmierebbero 1.400 euro l’anno di tasse. In termini di gettito complessivo, sempre a parità di condizioni fiscali tra i due paesi, l’erario italiano riceverebbe 82 miliardi in meno”. […] Infatti, a fronte di una pressione tributaria in italia pari al 29,1% del pil, il carico fiscale tedesco raggiunge il 23,7% del pil: praticamente 5,4 punti in meno. “Se, come dimostrano i dati Ocse, i lavoratori dipendenti presentano un livello di tassazione non più sostenibile – conclude Bortolussi –  le cose non vanno certo meglio per le imprese, anzi. Sempre secondo una nostra elaborazione su dati Ifc e World bank, l’Italia presenta il record europeo di importo totale delle tasse sugli utili di impresa (68,6%). Le imprese tedesche, sempre per fare un confronto con il nostro paese, registrano un carico fiscale del 48,2% sugli utili, vale a dire 20,4 punti in meno“.

11 maggio 2011

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-05-01/tasse-eccessive-burocrazia-soffocano-081518.shtml?uuid=Aaix8QTD

«Tasse eccessive e burocrazia soffocano le Pmi»

di Daniele Lepido

MILANO – «I mali assoluti che opprimono l’Italia produttiva sono una burocrazia folle e un fisco extralarge, smisurato: soffocano le imprese e spengono lo slancio imprenditoriale facendo perdere competitività a un Paese che invece volerebbe».

A pochi giorni dalle Assise, il vicepresidente di Confindustria Aldo Bonomi, con deleghe per le politiche territoriali e i distretti, traccia un quadro desolante del sistema-Italia, schiacciato da quelli che lui stesso definisce «mali assoluti» oppure «nemici che ogni imprenditore deve combattere tutti santi i giorni distraendosi dal lavoro vero».
Classe 1951, bresciano di Lumezzane, Bonomi bacchetta la politica e delinea un’analisi impietosa dei ritardi cronici dell’Italia e di alcune storture divenute, secondo lui, non più tollerabili. E rilancia sulle possibili soluzioni: «Riscoprire la manifattura di qualità e le reti d’impresa per crescere meglio». Con un monito agli imprenditori: «Innovare sempre, nessuno vive di storia». [Vedi l’articolo: “L’Italia invecchia e non innova: questa la nostra grande debolezza“]

[…] abbiamo una fiscalità di tre punti percentuali più elevata rispetto alla media europea. Cosa ne pensa?

Questo fisco non fa altro che rendere le imprese meno competitive, soprattutto per chi lavora in ambito non solo locale, ma anche internazionale, e si deve confrontare con Paesi come la Germania, per esempio, dove il tax rate è di poco superiore al 48%, contro quasi il 70% dell’Italia. Senza contare che il nostro problema è doppio: costi superiori dovuti alla burocrazia si sommano a queste tasse più salate.

La Germania, dal punto di vista industriale, è un nostro parente stretto, con un tessuto fatto soprattutto di piccole e medie imprese e alcuni grandi campioni nazionali. Com’è che da loro le tasse sono più basse?
La risposta più ovvia è che in Germania le tasse le pagano tendenzialmente tutti, c’è un sistema-Paese che funziona, ci sono le infrastrutture, a partire dalla banda larga, e non esiste in maniera così marcata una distinzione tra Nord e Sud del Paese.

E invece da noi?
La separazione tra un Nord che produce e un Sud che produce meno è sempre più marcata. E anche qui i motivi sono sempre di carattere politico, territoriale, legati ovviamente alla piaga della criminalità, tanto è vero che nel Mezzogiorno il sommerso assume un peso maggiore. Ma al di là della geografia, la verità è che siamo invasi tutti dalle scartoffie. Per qualsiasi minimo cambiamento in azienda bisogna iniziare a fare le code in Comune o alla Asl per ottenere un qualche straccio di permesso che sicuramente arriverà in tempi lunghissimi, incompatibili con i tempi di chi lavora. […]

____________________________________________________________________________

Aggiornamento del 30 agosto 2012:

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=215424&sez=ECONOMIA

Fornero: «Troppe tasse in busta paga. Per i giovani misure mirate in arrivo»

Il ministro: «Stipendi bassi, alzare produttività». Bonanni propone credito d’imposta per chi assume giovani e spinge per un Monti-bis

 […] «Troppo fisco nelle buste paga». «La tassazione sul lavoro è troppo alta» dice il ministro del Lavoro Elsa Fornero, impegnandosi nell’ambito del governo a portare avanti e argomentare tale istanza. «Questa dovrebbe essere la prima aspirazione di un ministro del Lavoro – ha detto – Me ne assumo la responsabilità, insieme all’equilibrio dei conti».

«Stipendi bassi, alzare la produttività». «Occorre lavorare sulla produttività a parità di salario e oneri sociali. Se riusciamo ad alzare la produttivita, alle aziende il lavoro costa meno e diventano più competitive – dice Fornero – Il costo unitario del lavoro è ancora alto, mentre la retribuzione del lavoratore è troppo bassa, in questo Paese costo del lavoro alto e retribuzione bassa sono un problema. Il carico fiscale in busta paga è alto perché il disavanzo del debito e gli oneri sociali che servono a pagare pensioni e gli altri benefici welfare assorbono una parte rilevante delle risorse». 

«Decontribuzione per chi valorizza i lavoratori, ipotesi domani in Cdm». «Possiamo pensare una decontribuzione per le imprese che valorizzano il capitale umano. Si può per loro ridurre il cuneo fiscale, è un’idea su cui dobbiamo lavorare – ha poi detto Fornero al Meeting di Cl, a Rimini, annunciando che la norma su una possibile sperimentazione della decontribuzione per le imprese che sono attente al capitale umano sarà domani all’esame del Cdm. […]

____________________________________________________________________________

Aggiornamento del 17 settembre 2012:

Molto interessante, in proposito, è la puntata di “Nove in punto – La versione di Oscar” del 14 settembre 2012, dal titolo “Meno cuneo per i giovani“, nella quale viene proposta, con argomentazioni più che ragionevoli, una riduzione del cuneo fiscale in particolare per i giovani. Tale misura potrebbe infatti agire positivamente sui livelli occupazionali, sulla produttività del lavoro e sui consumi:

‘Il nodo del costo del lavoro per unità di prodotto va sciolto rapidamente e rappresenta uno dei principali ostacoli all’inversione di tendenza per la crescita’ così il presidente Monti ha rilanciato il tema della riduzione del costo del lavoro e delle tasse che vi gravano (cuneo fiscale). Fabio Pammolli, propone in particolare una riduzione delle aliquote per i neo occupati. 

____________________________________________________________________________

Aggiornamento del 20 dicembre 2013:

Fin’ora di tagli al cuneo fiscale non se ne sono ancora visti e dietro gli annunci del governo Letta si nasconde in realtà una priorità differente da quella che ci viene venduta:

http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1373729/Cuneo-fiscale–la-fregatura–priorita-al-rigore-dei-conti–poi-meno-tasse-sul-lavoro.html

Cuneo fiscale, la fregatura: priorità al rigore dei conti, poi meno tasse sul lavoro

18-12-2013

[…] Prima il rigore dei conti pubblici, poi la sopravvivenza di imprese, lavoratori dipendenti e pensionati. Commissione Bilancio della Camera e governo svuotano il fondo taglia-cuneo tanto strombazzato dal premier Enrico Letta nei giorni scorsi. In quel portafoglio, destinato a ridurre le pressione fiscale, finiranno sì i soldi recuperati a partire dal 2014 dalla spending review da un lato e dalla lotta all’evasione dall’altra. Ma come sottolinea il Sole 24 ore, il guaio, sancito dall’emendamento di Montecitorio, è che queste risorse (già di per sé ipotetiche e aleatorie) verranno destinate al fondo taglia-cuneo fermo restando “il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica”. Tradotto fuor di burocratese: se i conti dell’Italia peggiorano (per esempio, a causa di minori introiti dall’Iva, più che probabili), i soldi di spending review e lotta all’evasione fiscale andranno a tappare la falla e non finiranno nelle tasche di imprese, artigiani, lavoratori dipendenti e pensionati. Sulla carta, il fondo taglia-cuneo andrà al 50% per aumentare le deduzioni per le imprese (compresi liberi professionisti e piccole aziende con meno di 181mila euro di valore della produzione) e al 50% per aumentare le deduzioni riservate a lavoratori dipendenti e pensionati. […]

____________________________________________________________________________

Aggiornamento del 6 ottobre 2014:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/29/lavoro-per-sostituire-cig-in-deroga-arriva-un-aumento-dello-05-dei-contributi/1137213/

Lavoro, per sostituire cig in deroga arriva un aumento dello 0,5% dei contributi

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 29 settembre 2014

[… per una platea di circa 2 milioni di dipendenti e i loro datori di lavoro arriva un aumento degli oneri contributivi. Tradotto: il famigerato cuneo fiscale, cioè la differenza tra quello che l’azienda sborsa e quello che resta in tasca al lavoratore, attualmente poco sotto il 50%, anziché ridursi si allarga ulteriormente. Di quanto? Lo 0,5%. Che equivale in media, secondo i consulenti del lavoro, a 140 euro all’anno, di cui due terzi a carico dell’impresa e un terzo a carico del dipendente. 

E’ l’effetto dell’articolo 3 della riforma Fornero, che ha istituito un “Fondo di solidarietà residuale” destinato a tutelare i lavoratori delle imprese con oltre 15 dipendenti e appartenenti a settori non coperti dalla cassa integrazione ordinaria e straordinaria: per esempio gli studi professionali, le imprese commerciali che impiegano meno di 50 persone, quelle dello spettacolo e le cooperative industriali. Tutti soggetti che attualmente hanno accesso alla cassa in deroga, quella finanziata dalla fiscalità generale, che sempre in base alla legge Fornero è destinata a sparire a fine 2016. Al suo posto, appunto, arriveranno le prestazioni erogate dal Fondo residuale. Che però sarà costituito interamente con contributi privati, pari appunto allo 0,5% della retribuzione mensile. […]

Tags: , , , , , ,