L’argomento trattato in questo post è particolarmente importante, anche perchè riguarda, tanto per cambiare, l’ennesimo ritardo dell’Italia. Si tratta del fenomeno definito come “digital divide” o “divario digitale”.

http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/12/20/news/pc_internet_e_banda_larga_i_dati_istat_per_l_italia-26916138/

Pc, Banda larga e Internet. Italia al 22° posto con la Lituania

[…] Nonostante in Italia internet si trovi sempre in più case, il Paese è però ancora tra gli ultimi in Europa. Considerando la percentuale di famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni che possiede un accesso a internet da casa, a fronte di una media europea pari al 73%,l’Italia si posiziona solo al ventiduesimo posto della graduatoria internazionale, con un valore pari al 62% ed equivalente a quello registrato per la Lituania.

[…] Secondo l’Istat, inoltre, il 41,7% delle famiglie dichiara di non possedere l’accesso a Internet perchè non ha le competenze per utilizzarlo; il 26,7% considera Internet inutile e non interessante, il 12,7% non ha accesso a Internet da casa perchè accede da un altro luogo, l’8,5% perchè considera costosi gli strumenti necessari per connettersi e il 9,2% perchè ritiene eccessivo il costo del collegamento.  […]

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PERCHE’ E’ IMPORTANTE AVERE DELLE CONNESSIONI ULTRAVELOCI (alias “FIBRA OTTICA”)?

http://daily.wired.it/news/economia/piu-fibra-ottica-meno-co2.html

La banda larga? Aiuta lo sviluppo

Una nazione connessa è una nazione che cresce. Lo dimostrano il boom dei paesi asiatici e l’esempio di piccoli paesii in Austria e Svezia. Ce ne parla Hartwig Tauber, presidente del Ftth

21 gennaio 2011 di Silvio Gulizia
 
Attraverso l’uso della connessione in fibra ogni famiglia produrrebbe in un anno meno CO2 per una quantità pari a quella emessa da un auto in viaggio per 4.600 chilometri. Questo è solo uno dei vantaggi della fibra ottica, come dice il FTTH, Fiber to the home Council Europe. 

Il suo presidente Hartwig Tauber, con il quale abbiamo chiacchierato alla presentazione della conferenza internazionale che sarà ospitata a febbraio da Milano, facendo il punto sullo  stato della fibra in Italia, ci ha raccontato: “ In Austria e in Svezia i comuni di zone in depressione si sono uniti per creare la propria rete in fibra ottica e nel giro di cinque anni sono tornati a essere zone prosperose”.

A Großschönau, St Martin e Bad Großpertholz, che si andavano spopolando per la disoccupazione, Telekom Austria si rifiutava di portare una connessione moderna confinando gli abitanti ai 56 kb. Nel 2003 i sindaci hanno deciso di investire su una rete comune in fibra a 100 Megabit, con la quale si è poi consentito alle piccole imprese di condividere i server e si è realizzato il primo villaggio di case passive, divenuto presto centro di eccellenza per la ricerca in tema di low-energy housing. I ricercatori qui lavorano in stretto contatto con quelli dell’ Università di Vienna, grazie alla fibra. Per fare un bilancio vero però è presto.

Nella svedese Hudiksvall,  nel 1999, è stato avviato un piano di investimenti dopo dieci anni in cui la popolazione si era andata riducendo via via. Dal 2004 il numero di imprese è cresciuto costantemente a un ritmo fra il 6 e il 14%. La Sverige Bygger, azienda che vende servizi di database legati al mondo delle costruzioni, ha già raddoppiato il fatturato. Per l’espansione sul mercato norvegese ha chiesto ai norvegesi di andare a lavorare a Hudiksvall: “ Grazie alla fibra offriamo servizi on line a una velocità quattro volte superiore a quella dei nostri competitor, e a un costo minore”, spiegano.

Concorrenza sleale? No, fibra. Sorride Tauber quando chiosa: “ In cima alla classifica dei paesi in cui è maggiormente diffusa la fibra ottica ci sono quelli asiatici. Non abbiamo dati scientifici, ma i numeri indicano che il boom economico di questi paesi è coinciso con il loro raggiungimento di un sistema di connessione maturo”. Laddove con maturo si intende una penetrazione del 20%, raggiunta da Giappone e Corea del Sud nel 2007 e da Taiwan nel 2009. La Cina ci arriverà nel 2016, secondo le stime dell’FTTH. L’Italia, oggi ferma all’1.56%, dovrà aspettare il 2018.

Prima però bisogna risolvere il problema del digital divide. “ È una questione politica – sottolinea Tauber – L’obiettivo principale non può non essere quello di connettere le zone rurali, perché in queste zone non ci saranno investimenti dei privati e se non si interviene saranno lasciate indietro”.

Di quello che la fibra a 100 Mbps può portare, abbiamo già  parlato: scaricare un blu ray in 33 minuti, un dvd in 6, o uploadare 300 foto in 58 secondi sono solo un esempio. È però nel cloud computing, nell’e-learnig, nella telemedicina, nel gaming on line e nel business, a partire dalle conference call con più persone, che la fibra farà la differenza nei prossimi anni. 

Così come nel wireless: “ L’infrastruttura per delle valide connessioni Wi Fi – conclude Tauber – richiede l’uso della fibra ottica”.

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QUANTO E’ DIFFUSA LA FIBRA OTTICA IN ITALIA?

http://www.businessonline.it/news/12251/Fibra-ottica-in-Italia-situazione-2011-e-prospettive.html

Fibra ottica in Italia: situazione 2011 e prospettive

Cresce la fibra ottica in Europa. Situazione arretrata in Italia. I dati

Cresce in Europa molto rapidamente, ma in Italia molto lentamente: protagonista di questo andamento è la fibra ottica, tema su cui ormai da tempo si discute nel Belpaese. A Milano, durante la FTTH Conference 2011, occasione in cui si delinea la situazione della fibra in Europa, Chris Holden e Hartwig Tauber, rispettivamente Presidente e Direttore Generale di FTTH Council Europe, hanno presentato i dati sul mercato della fibra ottica in Europa per il 2010.

Dallo studio emerge che nel complesso l’adozione della fibra ottica in Europa è cresciuta, registrando un 18% di abbonati fiber-to-the-home (FTTH) in più nel giro di 6 mesi. La seconda metà del 2010 ha, soprattutto, rappresentato un momento di forte crescita per le reti in fibra ottica in termini sia di edifici cablati sia di abbonati.

Ciò significa che complessivamente oggi in Europa sono quasi 3,9 milioni gli abbonati FTTH. Per quanto riguarda la classifica interna dei singoli Paesi, la penetrazione più alta della fibra ottica vede al primo posto la Lituania, seguita da Svezia, Norvegia, Slovenia e Slovacchia. Crescono anche Portogallo e Lettonia. In questo quadro, l’Italia non si pone certo bene.

Il Belpaese, infatti, si piazza in penultima posizione nella classifica della penetrazione della fibra e conta a fine dicembre 2010 circa 348mila abbonati con questa tecnologia. Peggio dell’Italia ha fatto solo la Turchia, ultima in classifica. E il futuro non si prospetta certo meglio per l’Italia.

Secondo gli analisti l’Italia raggiungerà il 20% della penetrazione, percentuale minima per definire maturo lo sviluppo della tecnologia, non prima del 2019.  “Speriamo che l’Italia metta in campo delle strategie di sviluppo per i prossimi mesi”, ha dichiarato Hartwig Tauber, direttore generale di Ftth.

Marianna Quatraro

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QUALI SONO LE CAUSE DEL RITARDO ITALIANO?

Digital divide

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il digital divide è il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione (in particolare personal computer e internet) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale. I motivi di esclusione comprendono diverse variabili: condizioni economiche, livello d’istruzione, qualità delle infrastrutture, differenze di età o di sesso, appartenenza a diversi gruppi etnici, provenienza geografica. Oltre a indicare il divario nell’accesso reale alle tecnologie, la definizione include anche disparità nell’acquisizione di risorse o capacità necessarie a partecipare alla società dell’informazione

Situazione in Italia

La copertura ADSL italiana e il digital divide

In Italia il Digital divide si può individuare nell’esclusione di milioni di cittadini dal collegamento veloce ad Internet garantito dalla tecnologia DSL, chiamato anche banda larga. La banda larga, definita alla luce della tecnologia attuale a partire da un valore soglia di 1.2 megabit/sec., non è contemplata né dalla legislazione italiana né da quella europea come obbligo di servizio universale. L’Articolo 3 della Costituzione italiana sembrerebbe però sottoindenderlo, e similmente qualcuno, come il giurista Stefano Rodotà, ha proposto di aggiornare l’articolo 21 in questo senso:

« Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale. »
(Proposta di Stefano Rodotà di un articolo 21-bis da inserire nella nostra Carta Costituzionale)

Al 2010, una famiglia italiana su 2 non ha un collegamento e solo una su 3 possiede Internet in banda larga. Il numero di italiani del tutto privi di copertura on line è di 2,3 milioni. Un numero che raggiunge quota 23 milioni (il 38% della popolazione), se si considerano i servizi d’accesso più tecnologici in grado di consentire fino a 100 Megabit al secondo.

Nonostante la programmazione di investimenti pubblici per la banda larga, fermatisi però al Cipe come nel caso del “Piano Romani” (si veda oltre), la riduzione del divario digitale all’interno del Paese ha coperto solo un ulteriore 5% della popolazione fra il 2004 e il 2009, di cui l’1,5% tramite Infratel, e si stima che nel 2011 ancora il 2% della popolazione sia in digital divide. La situazione territoriale è a macchia di leopardo, soprattutto per quanto riguarda la copertura di “seconda generazione” (20 Mbps), che arriva solo al 62% degli italiani. Basilicata, Calabria e Valle d’Aosta superano il 60% in termini di digital divide, mentre Lazio e Liguria sono al di sotto del 25 per cento.

La tecnologia WiMAX, per la quale il Ministero delle Comunicazioni ha assegnato le Frequenze con un bando pubblico nel 2008, grazie alle sue caratteristiche permette prestazioni comparabili a quelle dell’ADSL ordinaria, mitigando il problema del Digital Divide specialmente nelle aree a media densità abitativa e affette da carenza di infrastrutture. Anche con collegamenti via wireless sarebbe possibile una copertura totale del territorio, con l’onere di installare un DSLAM in ognuna delle 10800 centrali telefoniche italiane.

Associazioni “Anti Digital Divide” si battono da anni per abbattere tale fenomeno negativo, per diffondere la banda larga in Italia e per la diminuzione delle tariffe ADSL.

La vicenda del “piano Romani”

Il “piano Romani” (a volte “piano Romani-Brunetta“) prendeva il nome da Paolo Romani, allora viceministro per lo Sviluppo con delega alle Comunicazioni. Tale piano, nato nel giugno del 2009, consisteva nel portare la banda larga ad almeno 20 Mbps al 96% della popolazione, e almeno a 2 Mbps alla parte restante, entro il 2012. Rappresentava una prima soluzione parziale per il territorio italiano, piuttosto arretrato dal punto di vista della connettività internet (il 12% degli italiani non può avere nemmeno i 2 Megabit).

Per attuare il “piano Romani” erano previsti 800 milioni di euro in un progetto complessivo da 1,47 miliardi. Per mesi quei fondi sono rimasti indisponibili: un decreto già da prima dell’estate 2009 li stanziava per la banda larga, ma il Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, ne ha rimandato l’assegnazione. Vi sono state pressioni per sbloccare gli 800 milioni da parte di Telecom Italia, di Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), dello stesso Romani e del ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta.

Il 4 novembre il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio in carica, Gianni Letta, dichiara un “congelamento” del piano. Sostiene inoltre che i fondi siano sempre rimasti al Cipe, e non quindi dirottati altrove come si era talvolta paventato. Essi, comunque, saranno sbloccati solo una volta usciti dalla crisi, non essendo la banda larga una priorità. !!!!!!!!!

Invece, il 17 settembre 2010 viene annunciata una definitiva riduzione dei fondi a soli 100 milioni, che potrebbero già ricomprendere la quota di finanziamento proveniente dalle regioni. L’investimento è stato ritenuto nuovamente una spesa da evitare in tempo di crisi economica, e non un’opportunità di sviluppo !!!!!!!!!. L’annullamento del piano ha suscitato dubbi sul futuro sviluppo economico e culturale italiano.

I palliativi del mercato italiano

Le tecnologie disponibili nel mercato italiano sono penalizzanti, e nemmeno confrontabili con la qualità della banda larga via cavo. Queste “tecnologie” sono la connessione unidirezionale via satellite e le connessioni UMTS, tramite modem USB o cellulare. Ciò introduce un secondo tipo di digital divide, fra:

  • zone servite da una banda larga stabile e a prezzi accessibili, via cavo (doppino e fibra ottica);
  • località dove i cittadini possono solamente scegliere fra una connessione lentissima a 56 k, la parabola per la satellitare o connessioni UMTS (a dire la verità in diverse zone non è disponibile nemmeno quest’ultima opportunità). Queste connessioni costano in media fra i 25 e i 40 euro al mese, ma hanno un livello di servizio nemmeno confrontabile con quello della banda larga via cavo.

Interruzioni della connessione e ping molto alti penalizzano chi “scarica” o gioca in rete.

La velocità in termini di megabyte/secondo non è l’unico parametro rilevante. Rispetto a un ADSL via cavo:

  • la velocità rallenta non solo per il congestionamento della rete e perché gli operatori fanno overbooking, ma per le condizioni atmosferiche. Come connessioni wireless, sono soggette alle interferenze che subisce qualunque segnale viaggi nell’etere (maltempo, disturbi dovuti ad altri segnali). I rallentamenti della velocità dipendono da questi fattori, oltreché dal numero di utenti collegati.
  • la connessione può essere interrotta: si tratta di connessioni dial-up, tramite modem remoto. L’ADSL, invece, per quanto lenta possa essere, non interrompe mai del tutto il collegamento, e i download in corso, proprio perché con l’ADSL non viene composto nessun numero di connessione. Se la connessione viene interrotta: l’utente deve attendere anche un minuto per ricomporre il numero e riavviare la connessione, spesso il download non può ripartire dal punto in cui è stato interrotto e riparte da zero, e l’utente paga al megabyte scaricato due volte per avere lo stesso file. Questo problema può essere (solo parzialmente) risolto con l’ausilio di un download manager.

Progetto Anti Digital Divide (Alice-Telecom Italia)

Un sistema alternativo per “tentare” di colmare il digital divide è stato adottato a partire da settembre 2006 e prevede una copertura parziale delle centrali senza dslam adsl, ma con un dslam di capacità inferiori non richiedente la necessità di fibra ottica già a partire dalla prima centrale.

Se lo Stadio di Linea non coperto da ADSL, ovvero senza la fibra ottica, è sufficientemente vicino ad un’altra centrale coperta da ADSL, il problema si può risolvere senza onere eccessivo tirando un cavo in rame dalla capacità di 2 Mbit/s dalla centrale scoperta da ADSL fino alla centrale vicina dove arriva la fibra ottica e allacciandolo al rispettivo DSLAM. Nella centrale senza DSLAM viene installato un DSLAM (SIEMENS o Marconi) a capacità limitata di 48 profili a connessione teorica massima di 640 kbit/s, usando il massimo overbooking consentito (4x). Nei centri in cui le 50 connessioni non sarebbero comunque sufficienti, vengono tirati due cavi in rame in modo da portare la capacità a 100 utenze.

Il numero massimo di DSLAM mini utilizzati in parallelo è due.

In questo modo si passerà da una copertura dell’80% della popolazione al 95% della popolazione. La restante parte non potrà mai avere una connessione ADSL via cavo, in quanto si trova a più di 5 km di distanza dallo Stadio di Linea e dovrà aspettare una qualche tecnologia Wireless come ad esempio il Wimax.

Da settembre 2006 a oggi sono state coperte 2150 centrali su 10500 totali stimate con questa mini copertura.

Progetto 1.000 Comuni (Vodafone)

A Ottobre 2010 Vodafone investe oltre un miliardo di euro per aiutare i comuni così detti “Digital Divisi”, con questa iniziativa si propone di portare l’ADSL attraversno l’UMTS, l’HSPA+ e nel prossimo futuro con l’LTE a oltre 1000 comuni con il ritmo di un comune al giorno, dando la precedenza ai più svantaggiati. L’iniziativa partirà da Gennaio 2011 per concludersi nel giro di 2 anni; la velocità garantita è di 2 Mbps mentre la soglia minima riconosciuta a livello internazionale è di 1Mbps.
Il vantaggio della distruzione del Digital Divide via etere è la semplicità della copertura, non necessitando di opere di posa di cavi o fibre ottiche; d’altro canto l’installazione di nuove antenne atte a trasmettere segnali UMTS porteranno inevitabilmene nuovo inquinamento elettromagnetico.

Progetto “Banda larga per le aree rurali della toscana”

Dal 2007 Regione Toscana ha intrapreso, tramite un finanziamento pubblico contenuto nel programma POR CReO (http://web.rete.toscana.it/bandalarga), un progetto per fornire della connessione a banda larga le aree della Toscana. Tramite una gara d’appalto, che ha visto coinvolti Eutelia, Nettare e Telecom Italia, si è cercato di colmare il divario digitale arrivando alla copertura del 99,7% della popolazione. Per quanto riguarda Eutelia e Nettare sono stati utilizzati apparati wi-fi 802.11a prodotti da SICE, mentre Telecom ha tentato di coprire il divario digitale con tecnologia ADSL terrestre.

Programma di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche

Il Piano del governo italiano, finanziato con il 10 per cento delle entrate ottenute con la gara Umts, considera la transizione verso la Società dell’informazione come priorità strategica; parte dal presupposto che le tendenze allo sviluppo e all’adozione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) sono largamente spontanee e decentrate.

Il programma di sviluppo delle tecnologie didattiche 1997-2000 ha interessato moltissime scuole di ogni ordine e grado. Tre gli obiettivi:

  1. promuovere fra gli studenti la padronanza della multimedialità;
  2. accrescere l’efficacia dei processi di insegnamento-apprendimento e la stessa organizzazione della didattica;
  3. migliorare la professionalità degli insegnanti.

Per sviluppare politiche di sostegno alle scuole il ministero ha attivato un insieme di risorse, avviando una politica di accordi con le imprese private, che presenteranno alle scuole consulenza tecnologica, servizi e azioni di stimolo (premi, concorsi ecc.). Il Programma ha previsto un investimento complessivo di mille miliardi di lire negli anni 1997-2000.

La legge finanziaria per il 2000 ha poi destinato 450 miliardi di lire negli anni 2000-2002 all’acquisto di attrezzature informatiche da parte di istituzioni scolastiche che intendono completare questo progetto. È prevista inoltre la totale esenzione da ogni onere fiscale ai fini dell’Iva, e delle imposte sui redditi, per le cessioni a titolo gratuito di dotazioni informatiche (purché non ulteriormente commercializzabili) a istituti penitenziari e a scuole.

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UNA PROPOSTA PER RIDURRE IL DIGITAL DIVIDE IN ITALIA FAVORENDO LA CRESCITA ECONOMICA

http://mag.wired.it/news/storie/manifesto-svegliaitalia.html

Il Manifesto di Sveglia Italia!

Ecco le 10 priorità di Wired per far crescere Internet, innovazione, sviluppo, occupazione ed efficienza nel nostro Paese

26 gennaio 2011 di Wired.it Staff

1- L’accesso a Internet è un diritto. E va scritto in Costituzione  (firma l’appello)
2- La banda larga è l’unica grande opera di cui ha bisogno l’Italia
3- Rottamare i cavi in rame: l’unica vera banda larga è in fibra ottica
4- La banda larga è necessaria per far crescere economia e occupazione
5- Nei luoghi pubblichi il wi-fi deve essere libero, senza complicati sistemi di registrazione
6- Le frequenze della tv analogica devono essere destinate per la banda larga mobile
7- Ogni amministrazione locale pubblica (regioni, province e comuni) deve impegnarsi in prima persona per la diffusione della banda larga
8- Nel 2020 ogni studente italiano dovrà poter disporre di un computer (o simile)
9- Nel 2020 Pubblica amministrazione dovrà essere solo online
10- La conoscenza è un patrimonio comune che la Pubblica amministrazione deve rendere accessibile all’utente cittadino

Rapporto di Confindustria “Servizi e Infrastrutture per l’innovazione digitale del Paese” (pdf)

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Aggiornamento del 2 agosto 2013:

E invece il governo cosa fa? Taglia 20 milioni alla banda larga!!! Complimenti per non aver ancora capito quali sono le priorità per l’Italia!!!

http://www.linkiesta.it/banda-larga-veloce

La velocità di internet nel mondo, paese per paese

24/07/2013

L’Italia ha la peggiore velocità media di connessione via banda larga d’Europa, secondo i dati diffusi dall’Internet Quarterly Report redatto da Akamai […] L’Italia non figura fra i primi venti paesi per velocità media di internet a banda larga.

Se la media mondiale di velocità della connessione è migliorata del 4% arrivando a 3.1 Mbps, la media dei paesi europei vede l’Italia ultima con 4.4 Mbps di media. Prima la Svizzera con poco oltre i 10 Mbps, seguita da Olanda, Lettonia, Svezia, Danimarca e Regno Unito. Gli ultimi quattro posti sono occupati, oltre dall’Italia, da Germania (6.9), Portogallo (5.3), Spagna (5.2) e Francia (5.2).

http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/22590_decreto-del-fare-taglia-20-milioni-alla-banda-larga.htm

Decreto del Fare taglia 20 milioni alla banda larga

I fondi tolti dai 150 milioni stanziati dal Crescita 2.0 per eliminare il digital divide nel Centro Nord. Salvaguardati gli indennizzi alle tv locali. La Fiom: “Atto gravissimo che mette a rischio l’Agenda digitale”

di E.L.

[…] Vengono però salvaguardati i 174 milioni alle Tv locali (174 milioni e 684.709 euro) che erano stati previsti dalla legge di stabilità 220/2010 come indennizzo per il rilascio delle porzioni di spettro vendute con gara agli operatori di Tlc. […]

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Aggiornamento del 30 gennaio 2014:

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2014-01-28/-italia-lumaca-e-ultima-europa-velocita-internet-211112.shtml?uuid=ABLj5ts

Italia Cenerentola della banda larga: è ultima in Europa per velocità internet

di Alessandro Longo – 29 gennaio 2014

C’è qualche motivo di ottimismo, ma pur sempre una solenne bocciatura per l’Italia, nell’ultimo rapporto di Akamai sullo Stato di Internet. L’Italia compare al 48esimo posto al mondo per velocità della connessione internet misurata, il che la pone in fondo alla classifica dell’Unione Europea. […]

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Aggiornamento del 30 gennaio 2014:

http://www.huffingtonpost.it/2014/01/30/letta-rapporto-caio-banda-larga_n_4693755.html?utm_hp_ref=italy

Rapporto Caio sulla banda larga, Letta chiede più investimenti e chiarisce: “lo scorporo della rete è un’ipotesi estrema”

L’Huffington Post  |  Pubblicato: 30/01/2014

L’Italia deve compiere rapidi progressi sullo sviluppo della rete di nuova generazione. Tutti gli operatori devono investire di più, se non mantengono gli impegni presi resta in piedi l’ipotesi dello scorporo e della pubblicizzazione della rete di Telecom Italia. […]

Il premier ha spiegato che “serve una forte accelerazione” per lo sviluppo della banda larga e ha precisato quale deve essere il ruolo dei privati e quale quello del pubblico. I privati “devono fare gli investimenti, è assolutamente necessario che avvenga, anche di più rispetto a quelli fatti finora”, mentre il pubblico, in particolare il Governo, “deve costruire una matrice di impegni vincolanti e di obiettivi. Questa matrice dev’essere basata su scadenze certe e scadenze periodiche con le quali verificare gli impegni che i privati si prendono, in modo tale che siano verificabili dalla pubblica opinione e dai poteri pubblici”. […]

In tre anni la rete di nuova generazione raggiungerà il 50% della popolazione. È quanto emerge dal rapporto “Raggiungere gli obiettivi Europei 2020 della banda larga in Italia: prospettive e sfide” commissionato dal governo a tre superesperti come Francesco Caio, Gerard Pogorel e Scott Marcus, in cui si afferma che “i piani analizzati giustificano un cauto ottimismo su sviluppo e penetrazione della banda larga e ultra larga in Italia. Gli operatori hanno piani concreti per raggiungere l’obiettivo di copertura del 50% circa della popolazione con tecnologia FTTCab/VDSL2 entro il 2017 circa”.

Il rapporto avverte tuttavia del fatto che “in assenza di un forte, sostenuto e continuo impegno del Governo italiano, gli obiettivi dell’Agenda digitale europea non saranno completamente raggiunti”. Per questo si raccomanda che “il Governo affronti questi punti aperti, nel rispetto delle sue responsabilità istituzionali, e nel rispetto delle competenze e indipendenza dell’Ue e delle Autorità di Regolamentazione (Agcom e Antitrust)”. Quanto agli “aspetti critici” da risolvere per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda europea “non vi sono piani operativi di dettaglio per superare il 50% della copertura delle linee con servizi a banda larga e ultra larga, anche se alcuni gestori hanno piani preliminari per raggiungere il 70% al 2020″.

Sul fronte del target del 50% della penetrazione a 100Mbps al 2020, “i piani degli operatori attualmente non prendono servizi a 100Mbps. Se i piani FTTCab illustrati saranno realizzati secondo quanto previsto, è ragionevole ipotizzare che nelle aree a più alta densità la banda disponibile possa raggiungere i 60-70 Mbps circa. Il raggiungimento di questo obiettivo richiederà iniziative e monitoraggio anche sul fronte della domanda”.

Il rapporto suggerisce alcune azioni: in primo luogo il “monitoraggio dei piani degli operatori”; in secondo luogo “l’utilizzo dei Fondi Strutturali Ue per assicurare a tutta la popolazione l’accesso alla rete a 30 Mbps entro il 2020 considerando un approccio bilanciato tra risorse infrastrutturali fisse, mobili, fisse wireless e anche satellitari”; in terzo luogo “misure per ottimizzare gli investimenti, comprese la promozione della condivisione di investimenti infrastrutturali”; infine”, misure per “intervenire sul ritardo della domanda per i servizi a banda larga in Italia, considerando i programmi di alfabetizzazione digitale dell’Agenda”.

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Aggiornamento del 4 aprile 2015:

http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2015-04-03/piano-banda-larga-4-miliardi-bloccati-084208.shtml?uuid=ABTOayJD

Piano banda larga, 4 miliardi bloccati

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Aggiornamento del 17 maggio 2015:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/antonio-pilello-intervista-massimo-carboni/banda-ultra-larga-litalia-parte

Banda ultra larga: l’Italia parte in svantaggio

La diffusione della rete in fibra ottica in Italia supera di poco l’1%. Tuttavia, secondo le intenzioni del governo, questo digital divide “infrastrutturale” dovrebbe essere colmato nel giro di pochi anni. In effetti, nel documento La strategia italiana per la banda ultralarga, presentato a inizio marzo 2015, l’obiettivo principale è quello di sviluppare una nuova rete sull’intero territorio nazionale, garantendo al 50% della popolazione un collegamento ad almeno 100 megabit per secondo (Mbps) entro il 2020. Il resto dei cittadini potrà invece contare su circa 30 Mbps. Al momento, solo il 21% della popolazione può trasmettere dati a questa velocità, rispetto alla media dei paesi europei che ha già raggiunto il 64%. L’Italia parte quindi da una situazione di svantaggio, con un ritardo stimabile in circa 3 anni.

Da un punto di vista organizzativo, il territorio italiano verrà suddiviso in 4 tipologie di cluster con costi e complessità delle infrastrutture crescenti. La quota di 100 Mbps verrà garantita nei cluster A e B (probabilmente solo in parte) mentre quelli C e D arriveranno con ogni probabilità a 30 Mbps. […]

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