Diffidate dalle notizie riportate dai giornali o nei telegiornali che riguardano il rapporto tra immigrazione e criminalità. Sono quasi sempre dati falsati o ingigantiti, che puntano a mettere in risalto gli eventi provocati da stranieri per farci puntare il dito contro di loro, per utilizzarli come capro espiatorio.

Dubitate di queste notizie, ma in generale di TUTTE le notizie che vi vengono date in pasto. Perchè il mondo del giornalismo non è così trasparente come potrebbe sembrare, ma è molto, molto, molto manipolato e strumentalizzato dalla politica.

Insomma è ora di finirla con questo luogo comune che incolpa in modo indifferenziato gli immigrati. Prendiamo per esempio l’etnia romena, che non gode di una buona fama: naturalmente anche tra di loro ci sono le brave e le cattive persone, il problema è che i delinquenti preferiscono venire in Italia poichè confidano nelle maglie larghe del nostro sistema giudiziario. Loro sanno che nel loro paese, in Romania, se commettono dei reati verranno presi e condannati, mentre in Italia, ammesso che vengano presi, verranno liberati o sconteranno, nella peggiore delle ipotesi, una pena minima.

Allora, vedendo la questione da questo punto di vista, di chi è la colpa, degli immigrati che vengono in Italia oppure dei politici italiani che non hanno saputo realizzare un sistema giudiziario efficace?

http://www.cadoinpiedi.it/2008/11/12/italia_canaglia.html

Italia canaglia

Umiliare i poveri cristi. Accerchiare di norme gli immigrati. Trasformare il permesso di soggiorno in un diritto provvisorio e a punti. Schedare i senza fissa dimora dentro a un elenco di Questura, a disposizione del ministero dell´Interno, come se essere poveri e soli e senza casa fossero reati. Autorizzare le ronde di cittadini “a presidio del territorio. Predisporre pattuglie dell´esercito per farci cento telegiornali e un po’ di teatro. Imboccare sempre la scorciatoia dei divieti, delle minacce, delle punizioni, ma poi lasciare che i processi durino dieci anni. Sollecitare rancore sociale. Ma poi schierare la legge dalla parte del più forte secondo una scala di priorità che premia sempre il privilegio: tra un commerciante e un nigeriano, stare dalla parte del commerciante. Tra un cittadino e un politico, difendere il politico. Tra un giudice e un bandito, scegliere il bandito, purché alto di casta.

Stiamo diventando un’Italia incanaglita. Che produce diffidenza. Produce paranoia. Ingigantisce la risonanza dei pericoli, propaga allarme, allestisce difese. Siamo uno dei Paesi europei con meno omicidi, meno rapine, meno violenza. Ma il flusso emotivo dei media e il tornaconto della politica disegnano trincee contro la convivenza.

L´università di Verona ha appena concluso una ricerca assai istruttiva: mai e poi mai in Italia negli ultimi vent´anni (1986-2007) è stato provato il rapimento di un bambino da parte di uno zingaro. E´ una cattiva leggenda. Un´invenzione fomentata dalla paura. Il Dipartimento universitario è quello di Antropologia culturale. E la ricerca non riguarda tanto i Rom, ma noi, italiani brava gente.

Vanity Fair, 12 novembre 08

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http://www.linkontro.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2824:istat-immigrati-regolari-a-bassissimo-tasso-di-criminalita&catid=36:lanima-e-il-corpo&Itemid=76

Istat. Immigrati regolari a bassissimo tasso di criminalità

Pubblichiamo l’analisi dei dati Istat su immigrazione e criminalità, secondo Sergio Briguglio di Stranieri in Italia.

1. Per molti dei delitti che destano maggiore allarme sociale (omicidi, furti, scippi, etc.), il numero è in netto calo in Italia (era molto più alto negli anni ’90). Alcuni delitti fanno eccezione (tra questi, le rapine, che vedono un aumento del 25 per cento rispetto ai dati del 1991).

2. Confrontando il numero di delitti commessi da italiani con quello dei delitti commessi da stranieri, per quasi tutte le fattispecie prevalgono nettamente i primi. Anche qui vi sono eccezioni (ad esempio, furti in abitazione), per le quali prevalgono i delitti commessi da stranieri.

3. Rapportando il numero di delitti commessi alla popolazione di riferimento, si ottengono tassi di criminalità molto più alti per gli stranieri che per gli italiani (es.: circa 25 volte più alti, con riferimento alle rapine). Il divario si riduce cospicuamente se per ciascuna popolazione si prende in considerazione solo la porzione “a rischio” (ad esempio, solo i giovani). Questo fatto mostra come la principale motivazione del maggior tasso di criminalità evidenziato dagli stranieri sia dovuto, piuttosto banalmente, al fatto che si tratta di un gruppo sociale che si colloca naturalmente nella parte della società dove più acuto è il disagio (giovani, meno abbienti, etc.).

4. Il numero di delitti commessi dagli stranieri, a partire dall’inizio degli anni ’90, resta sostanzialmente costante. Nello stesso arco di tempo, però, la popolazione straniera è cresciuta di un fattore 5 o 6. Benché quindi i tassi di criminalità siano molto elevati per gli stranieri, essi vanno decrescendo nel tempo: i comportamenti medi della popolazione immigrata vanno cioè normalizzandosi.

5. Anche il tasso di criminalità degli italiani è in calo. I due tassi (lo ripeto: assai diversi tra loro) calano, in percentuale, con la stessa rapidità (stesso tempo di dimezzamento)

6. Una curiosità: prendendo in considerazione la nazionalità della vittima quando l’autore del crimine è italiano o straniero, si vede che, per gli omicidi o le rapine in strada, gli italiani sono prevalentemente vittime di italiani; gli stranieri, di stranieri. Per la violenza sessuale, invece, gli italiani sono prevalentemente vittime di italiani; gli stranieri, ancora di italiani…

7. Che il tasso di criminalità tra gli immigrati regolarmente soggiornanti sia dello stesso ordine di quello osservato tra gli italiani non è cosa molto significativa. La regolarità del soggiorno è infatti condizionata al fatto che lo straniero non incorra in condanne per reati anche relativamente lievi. Questo fatto seleziona una classe di immigrati regolari a bassissimo tasso di criminalità e lascia al bacino dell’immigrazione irregolare la sostanziale esclusiva dei reati di matrice straniera.

8. Da questo non discende, però, che la condizione di soggiorno illegale sia un buon indicatore di una più spiccata propensione alla delinquenza. L’attraversamento di una tale condizione è reso infatti quasi inevitabile, almeno nel caso dell’immigrazione per lavoro, da una normativa che impedisce l’incontro legale tra domanda e offerta di lavoro. Il trovarsi illegalmente soggiornanti non è quindi frutto di una scelta deliberata di violazione delle norme (che potrebbe preludere alla commissione di crimini), ma piuttosto un aspetto “fisiologico” di ogni percorso migratorio: l’immigrato ha bisogno di soggiornare illegalmente in Italia… per potervi essere ammesso legalmente per lavoro.

9. Non si può trarre quindi dalla condizione di soggiorno irregolare un pronostico sulla futura attività criminale dello straniero, così come non si può concludere che un adolescente si renderà responsabile di atti di bullismo, combinando con il dato anagrafico l’osservazione che la grande maggioranza di questi atti e’ compiuta da adolescenti.

10. E’ assai probabile che disfacendosi degli immigrati diminuirebbe il numero di criminali. Analoghe diminuzioni si possono ottenere, però, sbarazzandosi di quanti portano la scriminatura a destra, di chi preferisce il mare alla montagna o di chi eccelle nel gioco della lippa.

1 febbraio 2010

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Libro “Carta straccia. Il potere inutile dei giornalisti italiani” di Giampaolo Pansa

“Carta straccia” non è un pedante trattato sui media. È un libro carogna, un racconto all’arma bianca, sornione e beffardo, pieno di ricordi. Mette in scena una quantità di personaggi, tutti attori di una recita alla quale ho partecipato anch’io: l’informazione stampata e televisiva, di volta in volta commedia o tragedia. Sono un signore che ha trascorso cinquant’anni nei giornali, lavorando in molte testate con incarichi diversi. Che cosa ho capito della mia professione? All’inizio pensavo che avesse la forza di un gigante, in grado di vincere su chiunque. Poi ho cambiato opinione: in realtà, il nostro è un potere inutile, serve a poco, non conta quasi nulla rispetto a quello politico, economico e giudiziario. Il perché lo spiego in “Carta straccia”. Dopo un’occhiata al passato, la mia prima macchina per scrivere e l’apprendistato ferreo imposto da direttori senza pietà, vi compaiono i capi delle grandi testate di oggi. E i misfatti delle loro truppe. La faziosità politica dilagante. Gli errori a raffica. Le interviste ruffiane. Le vendette tra colleghi. Lo schierarsi in due campi contrapposti, divisi da un’ostilità profonda. Il centrodestra, dove si affermano Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri, con le campagne di stampa condotte senza guardare in faccia a nessuno. E il centrosinistra, dominato dalla potenza guerrigliera di Ezio Mauro e dalle ambizioni politiche di Carlo De Benedetti, nemici giurati di Silvio Berlusconi”. (Giampaolo Pansa).

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Per un approfodimento sul tema dell’immigrazione consiglio di leggere il testo integrale del seguente documento, di cui riporto di seguito dei brevi estratti:

http://www.cestim.it/argomenti/11devianza/immigraz%20e%20criminalita_irene%20greco.pdf

Immigrazione e Criminalità: la sicurezza dei cittadini e degli immigrati (pdf)

In Europa si osserva oggi un clima di crescente preoccupazione per l’ondata di immigrazione che ci sta riguardando e che, dagli anni ottanta, coinvolge in modo massiccio anche l’Italia, la cui popolazione straniera rappresenta attualmente il 4,5% del totale. Dai risultati di un’indagine condotta dalla Fondazione Nord Est nel 2001, emerge che il 60 % dei cittadini comunitari è convinto che “il paese non è più in grado di accogliere immigrati, anche regolari”. Questo dato evidenzia una certa ansia nei confronti dello straniero, una sorta di “sindrome da invasione” che non è correlata alla vera (e grande) esigenza che le economie europee hanno dei lavoratori stranieri. In ogni singolo Stato europeo le popolazioni riversano sull’immigrazione le proprie paure, vedendo in questo fenomeno la causa di tutti i mali, senza dubbio aiutati, nell’accrescere le proprie fobie, dall’approccio allarmistico che i Mass Media hanno riguardo a questo argomento. Dunque, mentre la Germania vede negli immigrati una minaccia per l’occupazione e la Francia per l’identità nazionale, l’Italia è in assoluto la nazione più preoccupata per la sicurezza delle persone: gli italiani vedono l’immigrazione come un problema di ordine pubblico. L’Italia ha scontato, infatti, la brevità del periodo nel quale ha sperimentato l’incontro con i movimenti migratori e soprattutto con le fattispecie di reati che vi sono correlate. Si è così creata un’ostilità sociale diffusa, che ha alimentato ideologie politiche fondate sulla cultura del sospetto e questo ha fatto si che si realizzasse l’equazione “presenza di immigrati – maggiore insicurezza”.

[…] In Italia oggi la questione si ripropone quasi inalterata e si caratterizza con una forte propensione dei cittadini a considerare l’immigrazione un problema di ordine pubblico. Ma questi timori sono fondati? Secondo una scuola di pensiero americana, l’angoscia nei confronti del diverso, dell’invasore, serve a focalizzare le paure e le insicurezze dei cittadini verso un “nemico comune” e in un certo senso, svia dai reali motivi di inquietudine che derivano da periodi di crisi economica, politica o di sfiducia nelle istituzioni. Questo è valido anche per l’Italia dove, la politica della paura è aumentata dal contributo dei Mass Media, che captano le inquietudini degli italiani e non perdono occasione di servire allo spettatore o al lettore la sua materia preferita. Certamente un articolo che parla di un immigrato che compie un delitto, sarà più interessante agli occhi del pubblico, rispetto ad un articolo su in italiano che compie il medesimo delitto. E’ evidente che l’enfasi guidata dai Mass Media su determinati argomenti aiuta notevolmente a creare la fobia dell’immigrato o, più precisamente, del clandestino.

[…] L’insufficienza dei flussi, che ogni anno il Governo ammette, rispetto alle domande presentate, è la riprova del carattere restrittivo della legislazione italiana, la quale ha difficoltà ad adeguarsi alla reale domanda di lavoratori stranieri da parte dell’economia. Il passaggio da clandestino a regolare, senza il rispetto della procedura normativa, ma attraverso sanatorie o regolarizzazioni a posteriori, è un iter oramai consolidato, che ben mostra come sia inadeguato il metodo previsto dall’attuale legge. Il filo conduttore che vede la rigidità come estrema ratio, è caratteristica della normativa italiana sull’immigrazione, dalle sue origini ad oggi, senza particolari differenze tra schieramenti politici che, con più o meno durezza, hanno scelto di creare una netta divisione tra stranieri regolari e clandestini, creando un soggetto di per sé illegale, non per aver commesso reati, ma per il fatto stesso di appartenere alla figura giuridica del clandestino, una figura senza diritti, senza rappresentanti, un soggetto indesiderato che viene allontanato tramite il sistema delle espulsioni. Il clandestino o l’irregolare, sono generalmente più portati a delinquere, a causa delle condizioni di precarietà e disagio alle quali sono sottoposti per il solo fatto di non essere in regola e non aver diritto all’acceso ai fondamentali diritti del cittadino.

[…] E’ certo però che l’opinione pubblica, soprattutto nel Nord Italia, vede, percepisce, la criminalità straniera più di quella italiana. Alcuni autori sostengono che la maggiore visibilità degli stranieri nel mondo del crimine sia dovuta ad una sostituzione con i criminali italiani. Come nel lavoro, anche nel crimine, la bassomanovalanza, viene abbandonata dagli italiani per essere lasciata ai clandestini. I lavori meno retribuiti e più pericolosi sono oramai prerogativa degli stranieri: lo spaccio di droga al dettaglio nelle strade, la prostituzione, i borseggi, tutti crimini che aumentano l’idea che le nostre città siano diventate meno sicure. La microcriminalità infatti, è l’elemento che sembra incidere maggiormente nella domanda di sicurezza dei cittadini, il fenomeno che più viene percepito come indice del degrado urbano. Alcune ricerche hanno dimostrato infatti che, il malessere securitario degli abitanti, è assai più spesso provocato dai cosiddetti comportamenti incivili (sporcizia, arroganze e prepotenze, limitazioni di piccole libertà) che non da vere e proprie manifestazioni di criminalità. Crea più malessere in un cittadino il riproporsi ciclico di piccoli disagi, il fatto, per esempio, di non poter camminare su un determinato marciapiede per la presenza di prostitute, che il fatto di essere sottoposto a veri e propri atteggiamenti criminosi. Certamente, quindi, lo spaccio di droga nelle strade, la prostituzione, tutti quei crimini più spiccioli e più visibili, contribuiscono all’idea che il problema sia l’immigrato. In realtà, spesso questa microcriminalità, ha come sue vittime gli stessi immigrati e raramente tange il cittadino, anzi in alcuni casi svia il pericolo dal cittadino all’immigrato. Si pensi al caso della presenza di prostitute in alcune aree della città, nelle quali si è notata una riduzione di furti, di borseggi, di aggressioni nei confronti dei cittadini, in quanto la microcriminalità si sfoga sulle prostitute stesse. Inoltre, il delinquente comune, non disturba il cliente di una prostituta né lo deruba, perché intimorito dal controllo esercitato nella zona da poteri criminali più grandi, che tutelano i loro interessi. Oggetto di attenzioni criminose, sono gli stessi immigrati anche nel caso della criminalità organizzata a base etnica, particolarmente presente nel Nord Italia, dove lievemente minore è il controllo delle mafie nostrane.

[…] La vera sicurezza del cittadino, come si è visto, non si difende con la criminalizzazione di soggetti deboli o cedendo al panico dell’invasione straniera. In questo modo, si toglie forza alla lotta e alla repressione di quei delitti di criminalità organizzata e non, che tormentano l’Italia fin da prima dell’inizio del fenomeno immigrazione. La vera sicurezza del cittadino non passa solo attraverso il controllo ma anche attraverso la solidarietà e l’integrazione.

A cura di Irene Greco

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Aggiornamento dell’1 novembre 2014:

http://munafo.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/10/29/gli-italiani-sono-il-popolo-piu-ignorante-deuropa/?ref=fbpe

Il Paese che non ama 

Gli italiani sono il popolo più ignorante d’Europa. E vivono in un mondo pieno di immigrati e musulmani che non esistono

Gli italiani credono di essere circondati da musulmani, di essere stati invasi dagli immigrati, di essere tutti disoccupati, di avere troppi vecchi in giro e pensano (anche) che moriranno presto.

Una bella ricerca Ipsos Mori fatta nel Regno Unito dimostra come il nostro sia il Paese più ignorante d’Europa, nel senso che “ignora” (cit. Aldo, Giovanni e Giacomo) la reale dimensione di alcuni fenomeni e vive nella reale convinzione che tutto vada drammaticamente peggio.

La ricerca in questione fa vedere come un po’ tutti nel Continente tendano a credere che ci siano più immigrati o musulmani del reale, ma come la spariamo grossa noi davvero nessuno. Alcuni numeri credo meritino davvero di essere sottolineati (gli altri li trovate qui).

Nel nostro Paese si crede che il 30 percento della popolazione sia composta da immigrati (in realtà è il 7), che il 20 siano musulmani (sono appena il 4), che il 48 percento siano over 65 (sono in realtà il 21) e che i disoccupati siano il 49 percento (sono il 12). In pratica viviamo in un incubo.

Da questi numeri credo siano chiare due cose:

1) La politica degli allarmi, delle emergenze, del “ci stanno invadendo”, del “moriremo tutti”, attecchiscono dannatamente bene e non esiste dato statistico in grado di smentirle. Ed è ovvio quanto faccia comodo a certi partiti;

2) C’è una gigantesca responsabilità del sistema dell’informazione (di cui anche il sottoscritto fa parte) che si dimostra assai inadeguato nel descrivere la realtà e preferisce cavalcare ogni allarme.

Se ne può uscire in qualche modo? Non sono particolamente ottimista…

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