Quali saranno gli effetti della manovra?
Dal sito: affaritaliani.libero.it
Manovra – Consumatori: “Perdita del potere d’acquisto da oltre 1300 euro a famiglia”
Dal sito: blog.panorama.it/
Punto per punto, la manovra finanziaria della discordia
claudiadaconto
Mercoledì 24 Agosto 2011
Pensioni
E’ uno dei nodi più dibattuti. Quello su cui si sta misurando tutta la distanza tra Pdl e Lega. Mentre per gran parte dei partito del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con in testa i frondisti guidati dal sottosegretario all’Economia Guido Crosetto, l’unico modo per lasciare invariati i saldi della manovra senza gravare troppo sugli enti locali è anticipare l’innalzamento dell’età per l’uscita dal mondo del lavoro, il Carroccio ha categoricamente escluso ogni intervento in questo senso. Si tratterebbe, in sostanza, oltre che di anticipare l’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne, di far partire la cosiddetta “quota 97” già nel 2012, per cui un lavoratore dipendente potrà andare in pensione o con 36 anni di contributi e 61 di età o con 35 + 62 (un anno in più gli autonomi). Ciò farebbe risparmiare 400 milioni di euro già nel primo anno, ma già 1,2 miliardi nel 2013.
Oltre al Pdl, a favore si sono schierati Udc e Italia Futura, la fondazione del presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, sempre più vicino ad entrare direttamente in politica. Contrari Idv e Pd che propone invece di anticipare l’andata a regime della riforma Dini del ‘95 e l’uscita volontaria dal lavoro tra i 61 e i 68 anni. No deciso da parte della Cgil che per il prossimo 6 settembre ha indetto uno sciopero generale di 8 ore.
Ma vi pare questa una cosa giusta? Non è certo un provvedimento che guarda al futuro, si risparmierà pure nel breve termine, ma vorrei fare due piccole considerazioni:
- se si allungano i tempi di pensionamento, si allungherà anche il tempo necessario per entrare nel mercato del lavoro da parte dei giovani (e consideriamo il fatto che già ora la disoccupazione giovanile in Italia è la più alta d’Europa!)
- i lavoratori al termine della loro carriera costano anche di più alle aziende, mentre se potessero assumere lavoratori giovani il loro costo sarebbe molto inferiore ed i margini per le aziende aumenterebbero (e consideriamo che in questa fase di grave crisi economica le aziende stanno arrancando per poter andare avanti)
Lady Donkey
Comuni
I sindaci dei piccoli comuni, quelli sotto i 1000 abitanti condannati dalla manovra a sparire dalle carte geografiche, sono già sul piede di guerra. Ieri hanno manifestato a Torino (il Piemonte è la regione più coinvolta), venerdì saranno a Roma e il 29 agosto a Milano. In totale sarebbero 1.963 i centri da tagliare ma per Franca Biglio, presidente Anpci, l’associazione dei piccoli comuni, il loro costo per la collettività è pari a quello di 13 deputati “5,47 euro l’anno. Uno spreco?”. A dar man forte ai sindaci è soprattutto la Lega. Tutti d’accordo, invece, sulla cancellazione delle province nonostante qualche settimana fa una mozione dell’Idv fu affossata alla Camera grazie soprattutto all’astensione del Pd. Altra questione relativa agli enti locali è la sforbiciata da 7,4 miliardi sui trasferimenti statali ai comuni “non virtuosi”. Secondo l’Ifel, il centro studi dell’Anci, anche portando al massimo (0,8%) l’addizionale Irpef, il 60% dei sindaci saranno costretti ad aumentare le tariffe (a Milano, per esempio, è già stato ritoccato il costo del biglietto dell’autobus) e a ridurre i servizi. Tutte le forze politiche chiedono a gran voce di ridurre al massimo i tagli. Ma la coperta è corta e sarà difficile riuscirci soprattutto senza mettere mano alle pensioni.
Consiglio in proposito di ascoltare in streaming la puntata di “Nove in punto. La versione di Oscar” (dal sito di Radio24) del 23-08-2011, intitolata “Manovra e Province”:
Patrimoniale
Apparsa e scomparsa a più riprese, è l’incubo di Silvio Berlusconi che finora ha sempre detto di non volerla per niente al mondo. Si tratterebbe, in sostanza, di mettere un’imposta dello 0,5% su tutto ciò che si possiede (case incluse) e non solo sul reddito. D’accordo con lui il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia mentre il suo predecessore Montezemolo la ritiene giusta per i patrimoni superiori ai 10 milioni di euro. Dalla sua parte la segretaria della Cgil Susanna Camusso. Nessun cenno ad essa nel decalogo presentato ieri dal Pd per una contro-manovra.
La patrimoniale riguarderebbe pertanto al 99% quei ceti medi e medio-bassi che di tasse già ne pagano in quantità. Il risultato sarebbe un’imposta che da un lato non risolverebbe il problema del debito, dall’altro verrebbe vissuta, e non a torto, come odiosa vessazione da una parte consistente della popolazione.
Se poi consideriamo la patrimoniale sotto il suo aspetto simbolico, che per molti versi è quello principale, ci sarebbero da assumere misure ben più significative e urgenti. Un esempio eloquente: oggi un operaio Fiat devolve al fisco come minimo il 23% del suo salario, al quale va aggiunto un ulteriore 10% per trattenute previdenziali. L’amministratore delegato Sergio Marchionne il cui stipendio annuo, calcolato secondo parametri americani, tenendo conto delle stock options e delle azioni gratuite, si aggira intorno ai quaranta milioni di euro l’anno e paga al fisco una percentuale del 12,5 sulla plusvalenza derivata dalla cessione delle azioni ricevute.
Non chiediamo che si arrivi al “pericoloso estremismo” del liberalismo classico, secondo cui le imposte dovrebbero essere calibrate progressivamente sulla base dei guadagni effettivi. Ci accontenteremmo della parità. Considereremmo una buona base di partenza un fisco che chiedesse a Marchionne e alla speculazione finanziaria la stessa percentuale che si esige agli operai, ai precari, agli artigiani, alla piccola e media impresa.
Sul piano simbolico sarebbe una rottura molto più profonda della patrimoniale una tantum. Sul piano concreto non penalizzerebbe fasce ampie di popolazione già tartassate da anni e decenni.”
L.D.
Contributo di solidarietà
E’ l’altro nodo, insieme a quello sulle pensioni, di cui si discute di più. La proposta consiste nel chiedere a chi ha redditi superiori a 90mila euro di versare un contributo di solidarietà del 5% e a chi supera i 150mila del 10%. Per Idv e Pd è inaccettabile perché a sacrificarsi sarebbe il cosiddetto ceto medio (più che altro “medio-alto” visto che nessun operaio o impiegato arriva nemmeno a sfiorarli 90 mila euro), quello che ha sempre pagato regolarmente le tasse. Uniti nel voler abolire la proposta anche i “frondisti” del Pdl (da Scajola a Martino) e Italia Futura. Di provvedimento “indigeribile” parla anche Generazione Italia che fa riferimento al Gianfranco Fini. Come non detto dunque? Niente affatto. La soluzione potrebbe essere la rimodulazione del contributo in base al famoso “quoziente familiare”: indipendentemente da quanto si guadagna, paga di meno chi ha più figli a carico. A spingere in questa direzione soprattutto l’Udc
Una piccola nota: è DETRAIBILE DALLE TASSE AL 50% !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
E sarebbe meglio che anche i calciatori lo pagassero senza fare tante storie! Non hanno nemmeno il cuore e la sensibilità di contribuire a sostenere il Paese e le persone che gli permettono di guadagnare stipendi milionari, dovrebbero vergognarsi! Dovrebbero diventare un po’ più umili e ritornare sul pianeta Terra, invece di vivere nel mondo delle favole… magari proprio grazie ad un bel taglio di stipendio!
L.D.
Iva
Aumentarla o no? E di quanto? E su quali generi? Sono i dilemmi ancora non risolti sull’imposta indiretta che si paga quando si acquistano beni e servizi. E’ vista come la soluzione per eliminare o ridurre il contributo di solidarietà imposto al ceto medio. Ma se l’aumento dell’Iva riguardasse tutti i beni (da quelli alimentari in testa) allora sarebbe sempre il ceto medio a pagare, mentre se, come si dice, si intervenisse solo sui beni di lusso allora quasi tutti d’accordo, soprattutto la Cgil. Finora si è parlato di un aumento dell’1%, ma di questa mossa non c’è alcuna traccia nel decreto legge varato dal governo. A chiederla a gran voce è Confindustria secondo cui non è affatto vero, come sostiene invece Confcommercio, che un rialzo così limitato possa sortire effetti depressivi sui consumi. Di tutt’altro avviso i commercianti e il ministro del Turismo Brambilla.
Così chi pagherà? Ancora e sempre noi, naturalmente.
L.D.
Lavoro
Torna lo spauracchio dell’abolizione dell’articolo 18 del Contratto nazionale del Lavoro, quello che impone la riassunzione del dipendente licenziato senza giusta causa. Sui giornali è stato scritto che si vorrebbe compensare la mancata riassunzione con un indennizzo in denaro. In realtà nel decreto del 13 agosto non c’è scritto da nessuna parte che si voglia abolire l’articolo 18. Ci sono invece due interventi, contenuti nell’articolo 8, su cui mondo politico e sindacale si stanno dividendo. Il primo riguarda la possibilità che in situazioni di crisi gli accordi aziendali possano regolare le condizioni di lavoro derogando dal contratto nazionale e dalle leggi. La seconda norma estende la validità erga omnes, verso tutti i lavoratori, anche agli accordi Fiat di Pomigliano e Mirafiori. Pd, Idv, Sel e Cgil denunciano l’attacco ai diritti dei lavoratori e si dicono pronti a scendere in piazza (la Cgil lo farà il 6 settembre con lo sciopero generale di 8 ore). Per il Pdl, Cisl e Uil si tratta invece di offrire maggiori opportunità alle parti sociali.
Diritti che sono stati faticosamente conquistati dalla classe dei lavoratori dipendenti non dovrebbero essere mai messi in discussione… Questo provvedimento potrebbe tuttavia funzionare in un momento difficile come questo, purchè il contratto sia reversibile all’immediato ritorno di una situazione di normalità e purchè venga preso entro certi limiti: non possiamo mica diventare i cinesi d’Europa!
L.D.
Liberalizzazioni
E’ uno dei cardini su cui si innesta la manovra, nonché un altro dei fronti su cui si sta combattendo la battaglia visto che si tratterebbe di intervenire anche sulle professioni e i loro privilegi. Si è passati, infatti, dall’ipotesi di abolizione degli Ordini all’eliminazione degli Esami di Stato. Ipotesi tramontate per la strenua opposizione di ampi settori dello stesso Pdl. Adesso si parla, invece, di rendere obbligatorie la retribuzione per i praticanti, l’assicurazione professionale e la formazione continua permanente. Sulle privatizzazioni, le operazioni più facili e veloci potrebbero riguardare Enel e Fincantieri. Le più complicate quelle su Poste e Ferrovie dello Stato. C’è di mezzo anche la Rai: Montezemolo propone la messa sul mercato di almeno due canali. In tutto la vendita delle società potrebbe rendere circa 100 miliardi di euro.
Su questo punto mi dichiaro senza dubbio a favore!
L.D.
Caro-politica
Per arrivare a ridurre i costi della politica il decreto legge prevede di equiparare gli stipendi dei nostri parlamentari a quelli degli altri europei, un contributo del 10% dai quei senatori e deputati che hanno redditi superiori a 90mila euro e del 20% su redditi superiori a 150mila. Il vero nodo rimane però quello della riduzione del numero di scranni a Montecitorio e Palazzo Madama. Il Pd propone il dimezzamento secco. D’accordo sul tagli anche il Pdl ma comunque all’interno di un processo di revisione costituzionale che potrebbe avere tempi più lunghi di quanto in realtà l’opinione pubblica si aspetterebbe.
Rinvio ad un altro articolo pubblicato nel nostro blog: cliccate qui.
L.D.
Tags: crisi economica, finanziaria



