Con i bassi stipendi, la lungimirante precarietà e l’assenza di meritocrazia che caratterizzano il lavoro del ricercatore in Italia, non c’è da stupirsi se poi i cervelli migliori se ne vanno a lavorare all’estero… se non si fa qualcosa per arrestare questa emorragia di teste pensanti dall’Italia, la nostra capacità di creare conoscenza ed innovazione sarà destinata a scomparire lentamente, con le relative conseguenze negative sulla nostra già incerta condizione economica che ciò comporterebbe…

Il nostro appello è questo: cerchiamo di salvare questa sorta di “specie” in via di estinzione rappresentata dai ricercatori e cerchiamo di dare loro un “habitat” più consono al ruolo strategico che rivestono. Perchè, anche se non è facile ed immediato rendersene conto, la loro presenza ed il loro lavoro è una pura linfa vitale per l’economia (vedi l’articolo “Perchè è importante investire in ricerca?“).

L.D.

Il misero stipendio dei ricercatori italiani fa scalpore su Nature

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore 22/04/2008

Un ricercatore italiano racconta i guai del mondo accademico italiano ed elenca gli stipendi dei ricercatori sul blog della celebre rivista Nature. E si scatena il dibattito, perché i suoi colleghi stranieri non possono credere che uno scienziato in Italia guadagni così poco

Massimo Pinto, che sta svolgendo un post-dottorato in Radiobiologia all’Istituto Superiore di Sanità ha ricevuto dal professore con cui lavora una tabella nella quale sono illustrati gli stipendi annui lordi degli Assistenti professori – quindi personale altamente specializzato che si è formato in almeno dieci anni di studio universitario al 1 gennaio 2006 (le cose non sono cambiate da allora):

Anzianità

Salario annuo (Euro)

1 anno

21.258,89

2 anni

26.527,36

3 anni

26.933,57

Da 4 anni

30.739,17

“Impressionante, no? E va aggiunto”, scrive Pinto, “che è rarissimo arrivare a questa posizione prima dei 35 anni, che è l’età in cui mediamente hai una famiglia e figli da mandare a scuola. E ci domandiamo perché la nostra ricerca non è competitiva e non attrae scienziati stranieri?”

I colleghi stranieri del ricercatore non mancano di commentare con stupore le cifre comunicate da Pinto, e – dopo essersi sincerati che il costo della vita in Italia sia paragonabile a quello degli altri Paesi europei – si associano all’amarezza del ricercatore italiano. Persino il clima splendido e il cibo squisito non possono compensare stipendi così bassi, né rendere l’Italia attraente per scienziati provenienti da Paesi industrializzati”, è l’amara conclusione.

Bibliografia. Pinto M. “Science in the Bel Paese” – Nature Network Blog 12/04/2008.

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http://www.molecularstation.com/forum/forum-biologia/13634-capecchi-esempio-di-fuga-dal-belpaese.html

Capecchi esempio di fuga dal belpaese

So esattamente che il premio Nobel è italoamericano, che è vissuto e
ha studiato negli USA, ma volete mettere lo schiaffo in faccia alla
nostra classe politica ed accademica, di un nome così chiaramente
italiano, a caratteri cubitali sul sito di un’Università straniera
dell’University of Utah di Salt Lake City, invece del sito di qualche
nostra facoltà? E se non fosse emigrato? Cosa ne sarebbe stato di
questo ragazzino che ha vissuto praticamente di stenti dai 4 ai 9 anni?
L’avrebbe mai cag..to nessuno in questa terra di poeti, scienziati e
navigatori? Allora anche io posso sperare, a 39 anni suonati di essere
una scienziata quantomeno decente da altre parti del Mondo. Molti mi
accusano di essere una testarda (e qui l’origine mezzosangue
barbaricina regna) e sognatrice ad oltranza, ma a volte le fate
madrine delle Cenerentole esistono. Io ci credo, nelle fate madrine
degli scienziati. Sono un po’ sonnacchiose, è vero, ma, per favore, non
toglietemi le illusioni, altrimenti non riesco a vedere la luce. Non
spegnete mai la luce della speranza, sopratutto davanti a chi vi
scoraggia, a chi vi dice che la scienza non paga, a chi vi sventola
davanti una bella laurea in economia alla Bocconi; non spegnete la
voglia di crederci, come penso abbia fatto questo ex bambino che
moriva di stenti in qualche ospedale prima di essere ritrovato dai
suoi affetti.

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Aggiornamento del 14 luglio 2014:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-07-09/in-10-anni-formati-65mila-ricercatori-ma-universita-ne-ha-assunti-meno-7percento-170907.shtml?uuid=ABa84AZB

In 10 anni formati 65mila ricercatori ma l’università ne ha assunti meno del 7%

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Aggiornamento del 26 febbraio 2015:

Film “Smetto Quando Voglio – Meglio ricercati che ricercatori”

http://www.mymovies.it/film/2013/smettoquandovoglio/

Roma, i nostri tempi. A un ricercatore universitario viene negato il rinnovo dell’assegno di ricerca; ha 37 anni, una casa da pagare, una fidanzata da soddisfare, molti amici accademici finiti per strada, stesso destino. Pietro Zinni, un chimico, non vuole fare la loro stessa fine, non vuole essere umiliato facendo il lavapiatti in un ristorante cinese, né il benzinaio per un gestore bengalese. Le sue qualifiche e il suo talento non possono essere buttati al vento. Si ingegna e scopre una possibilità ai limiti della legalità: sintetizza con l’aiuto di un suo amico chimico una nuova sostanza stupefacente tra quelle non ancora messe al bando dal ministero. La cosa in sé è legale, lo spaccio e il lucro che ne derivano no. Ma fa lo stesso, i tempi sono questi. Pietro recluta così tutti i suoi amici accademici finiti in rovina, eccellenti latinisti, antropologi e quant’altro e mette su una banda. Lo scopo è fare i soldi e vedersi restituita un briciolo di dignità. Le cose poi prendono un’altra piega…
Sydney Sibilia, il regista, è un esordiente, giovane salernitano con in testa il sogno del cinema. Smetto quando voglio oltre ad essere un film che intercetta una condizione sociale diffusa, il precariato d’eccellenza, è anche un tuffo vertiginoso nel cinema contemporaneo di genere, soprattutto americano. Questa strana combinazione, ovvero una storia tipica della commedia italiana, certo rivista ai tempi della crisi, messa in scena come fosse un film hollywoodiano è il suo elemento di originalità. […]

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Aggiornamento del 19 gennaio 2015:

http://it.blastingnews.com/lavoro/2016/01/cnr-licenzia-ricercatori-per-mancanza-risorse-ma-ai-dirigenti-vanno-1-2-mln-d-indennita-00734595.html

CNR LICENZIA RICERCATORI PER ‘MANCANZA RISORSE’, MA AI DIRIGENTI VANNO 1,2 MLN D’INDENNITÀ

Sconcertanti contraddizioni emerse nell’utilizzo dei fondi, con i posti di lavoro dei ricercatori che non vengono tutelati.

[…] La questione è emersa durante una protesta messa in atto nella sede di Pisa del CNR, dove numerosi ricercatori erano stati avvertiti della possibilità di perdere il loro lavoro, a causa della “mancanza di fondi”, secondo le notizie giunte all’ente da Roma. Il personale a rischio licenziamento beneficia di uno stipendio annuo che si aggira intorno ai 20.000 euro, ma lo scandalo è scoppiato quando, pochi giorni prima del benservito, il CDA dell’ente ha stanziato la ragguardevole cifra di 1,2 milioni di euro per finanziare le “indennità di responsabilità” ad alti dirigenti, tra l’altro già adeguatamente remunerati. […]

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