Da bambina avevo un sogno: fare la ricercatrice. Purtroppo, nonostante i miei sforzi, questo sogno non si è avverato e temo che mai si avvererà. Tuttavia, se anche avesse dovuto avverarsi, rimanendo naturalmente qui in Italia, penso che non ne sarebbe valsa poi così tanto la pena, considerando le condizioni di precarietà ed i miseri stipendi dei ricercatori italiani…

L.D.

http://archiviostorico.corriere.it/2008/ottobre/31/ricercatori_All_estero_guadagnano_doppio_co_9_081031107.shtml

I ricercatori? All’ estero guadagnano il doppio

Dove conviene fare ricerca? Domenico Pantaleo, segretario generale Flc-Cgil, non ha dubbi: quasi sempre all’estero, fuori Europa, ma, principalmente, fuori Italia. «Soprattutto – spiega – per chi è nella parte iniziale della carriera e per i precari». E una recente indagine sul tema, elaborata da Flc su dati della società di consulenza strategica spagnola Carsa, conferma la sua tesi.

Secondo lo studio, gli Usa sono in assoluto la meta economicamente più vantaggiosa per il ricercatore: il potere d’acquisto di uno stipendio annuo lordo americano supera di qualcosa come 22 mila euro quello medio europeo (considerando sia il settore pubblico sia il privato). E il vantaggio per chi sceglie Australia e Giappone è di poco inferiore (e sempre maggiore di 20 mila euro). Non solo: pure l’India paga gli scienziati un buon 10% in più dell’Ue dei 25, in rapporto al costo della vita. «Non a caso – commenta Marco Merafina della Sapienza, coordinatore nazionale dei ricercatori universitari – ingegneri e fisici indiani, per quanto molto richiesti nel mondo, cominciano a restare nel proprio Paese».

Anche rimanendo all’interno del Vecchio Continente, però, ci sono ben 15 Paesi più “riconoscenti” ai loro cervelli dell’Italia dal punto di vista economico. Primo fra tutti l’Austria, “generosa” quasi quanto l’America: il potere d’acquisto della retribuzione media annua austriaca supera i 60 mila euro. Pure Germania, Gran Bretagna, Irlanda e Francia, solo per fare qualche esempio, sono intorno ai 50 mila euro, contro i 34 mila dell’Italia.

UN VANTAGGIO SOPRATTUTTO ALL’INIZIO DI CARRIERA

Ma varcare il confine nazionale conviene, soprattutto, nelle prime fasi di carriera: chi “emigra” arriva a guadagnare più del doppio. «Negli Usa, nei Paesi Scandinavi o in Inghilterra persone anche molto giovani hanno la possibilità di svolgere attività di ricerca di alto livello con una retribuzione elevata, ben lontana dai nostri 1000-1200 euro iniziali», afferma Sveva Avveduto, dirigente di ricerca del Cnr-Irpps. «Ma la fuga di cervelli è anche verso la Francia, la Germania e c’è qualcuno che addirittura va in Spagna», aggiunge il professor Merafina.

Il Paese “migliore” per firmare contratti a termine o collaborazioni in Europa? La Germania: quasi 40 mila euro di media contro i nostri neanche 20 mila. Però non è l’unico a “superarci”. Come spiega Domenico Pantaleo: «Da noi i ricercatori precari hanno una retribuzione pari a circa il 38% dei colleghi a tempo indeterminato, mentre all’estero la forbice è inferiore». Per chi punta a un potere d’acquisto alto (oltre i 60 mila euro) in tempi relativamente brevi (nell’arco di 11-16 anni di esperienza), infine, la scelta in Europa è piuttosto ampia: si va dall’Austria alla Gran Bretagna, dai Paesi Bassi al Lussemburgo, dalla Germania al Belgio fino a Cipro.

Certo, va detto che il salario non è l’obiettivo principale delle migliori meningi. «Da noi, infatti, non ci sono posizioni bandite rimaste inoccupate. Il punto è che, purtroppo, abbiamo meno posti per la ricerca di quelli che ci sembrerebbero interessanti», chiarisce Giovanni Azzone, prorettore del Politecnico di Milano.

Iolanda Barera – Corriere della Sera

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http://www.lastampa.it/2008/06/06/cultura/opinioni/buongiorno/precari-da-favola-vKnu4CeBnR91nJfIWCPvZO/pagina.html

Precari da favola

06/06/2008

Questa è la storia più avvincente del mondo. Dieci ricercatori italiani hanno realizzato un telescopio rivoluzionario che la Nasa manderà in orbita mercoledì prossimo da Cape Canaveral. A Houston lo chiamano Tiger Team, Squadra della Tigre: ragazze e ragazzi intorno ai 30 anni, laureati a Pisa in Fisica nucleare. Giovani, ottimisti, consapevoli di aver scelto un mestiere stupendo e di esportare la faccia sorridente dell’Italia. Il loro stipendio? 950 euro al mese.

Questa è la storia più avvilente del mondo. Un mondo dove un fisico nucleare che realizza telescopi per la Nasa guadagna 950 euro al mese, mentre quel manager telefonico che parlava per frasi fatte confondendo Waterloo con Austerlitz ne prende cento volte tanto. Il problema contro cui si sta inchiodando il liberismo è che non collega il salario al talento e all’impegno del lavoratore, ma alla commerciabilità del prodotto. E’ giusto che i compensi li faccia il mercato. Ma in questo mercato senza regole prevalgono sempre le pulsioni più basse: sesso, calcio, tv, cellulari. Il fisico dei telescopi guadagna cento volte meno del manager dei telefonini o del centravanti della Nazionale perché voi e io usiamo i telefonini e guardiamo le partite della Nazionale, mentre dei telescopi non sappiamo che farcene. Il giorno in cui quegli aggeggi servissero a scovare petrolio nel sistema solare o a rintracciare terzini sperduti nelle galassie, immediatamente il loro valore di mercato si impennerebbe, trascinando al rialzo anche lo stipendio del Tiger Team.

Torno a leggere le notizie di calciomercato sul telefonino, ma mi sento un verme.

 

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