“La ricerca è sviluppo” di Giorgio Sirilli (ISSiRFA-CNR)

Link: ricerca&sviluppo_Sirilli

Si tratta di uno studio condotto sullo stato degli investimenti in ricerca e sviluppo in Italia e su quanto tali investimenti possano essere redditizi nel medio-lungo periodo. E’ legittimo domandarsi se investire in questo settore sia redditizio o meno. La risposta è univoca e non lascia spazio ad interpretazioni: SI, è un investimento MOLTO redditizio. Ma si tratta di un altro capitolo che, purtroppo, manca nell’attuale agenda politica…

L.D.

Definizione di Ricerca e Sviluppo (R&S)

L’attività di ricerca e sviluppo (R&S) è definita come il complesso di lavori creativi intrapresi in modo sistematico sia per accrescere l’insieme delle conoscenze (ivi compresa la conoscenza dell’uomo, della cultura e della società) sia per utilizzare tali conoscenze per nuove applicazioni

(Manuale di Frascati, OECD, 2002).

Ricerca di base: lavoro sperimentale o teorico intrapreso principalmente per acquisire nuove conoscenze sui fondamenti dei fenomeni e dei fatti suscettibili di osservazione, non finalizzato ad una specifica applicazione o utilizzazione.

Ricerca applicata: lavoro originale intrapreso principalmente per acquisire conoscenze e finalizzato anche e principalmente ad una pratica e specifica applicazione o utilizzazione.

Sviluppo sperimentale: lavoro sistematico, basato sulle conoscenze esistenti, acquisite attraverso la ricerca e l’esperienza pratica, condotto al fine di completare, sviluppare o migliorare materiali, prodotti e processi produttivi, sistemi e servizi.

Cosa “produce” la scienza?

La scienza produce conoscenza:

  • Conoscenza nelle scienze esatte, fisiche, naturali e dell’ingegneria, e nelle scienze sociali ed umane;
  • Conoscenza a fine a se stessa (fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza);
  • Conoscenza per fini utilitaristici.

Vi è un generalizzato accordo nell’affermare che l’investimento nella ricerca ha effetti positivi sulla produzione e sul benessere, effetti che sono tuttavia differiti nel tempo. I rendimenti degli investimenti privati sono elevati, ma ad alto rischio. La ricerca pubblica ha rendimenti che vanno dal 20 al 60%. Ma attenzione: queste stime sono discutibili. I rendimenti sociali sono più elevati di quelli privati.

Pactum sceleris tra scienziato e mass media: la ricerca in corso viene comunicata come se il risultato fosse già raggiunto (con conseguente delusione). Vedi i casi della “fusione fredda” e Di Bella.

Di fronte ai tagli alla ricerca l’opinione pubblica rimane indifferente. Rimane turbata di fronte alla chiusura di un ospedale o all’aumento del prezzo delle medicine, ma non è sensibile alle stagioni lunghe e costose della ricerca. Lo stesso vale per la cultura: lo stiamo verificando in questi giorni con i tagli della finanziaria.

Distinzione tra scienza e tecnologia

La tecnologia ti dà tutto e subito. La scienza procede adagio.

I mass media confondono l’immagine della scienza con quella della tecnologia.

Quello che della scienza traspare attraverso i mass media è soltanto il suo aspetto magico, quando trapela, e quando trapela è perché promette tecnologia miracolosa, “la pillola che …”  (Umberto Eco)

 La conoscenza come bene pubblico

  • Non rivalità: il consumo di un utente addizionale non comporta costi addizionali à costi di riproduzione nulli
  • Non escludibilità: il consumo di un individuo non riduce l’ammontare del bene disponibile ed è difficile escludere le persone dal consumo à  non appropriabilità

I ricercatori italiani sono bravi?

Il “rendimento” dei ricercatori pubblici italiani è allineato con quelli di altri paesi (pubblicazioni scientifiche).

Il “rendimento” dei ricercatori delle imprese italiane è allineato con quelli di altri paesi (brevetti europei).

 La differenza sta nel volume delle risorse!!!!

Le pubblicazioni e brevetti

 Per una ricerca ‘inutile’

Da vari anni il dibattito sull’intervento pubblico per la R&S è dominato dall’esigenza di dimostrarne la valenza economica. La ricerca si legittima in quanto promotrice dell’innovazione tecnologica, e non tanto per le sue ricadute sui versanti della salute dell’uomo, dell’ambiente, dell’energia, della difesa. I ricercatori pubblici vengono “incoraggiati” ad uscire dalla loro “torre d’avorio” ed a ristrutturare la propria agenda in vista delle necessità dell’industria. I governi hanno orientato le proprie politiche nella direzione della creazione di un sistema di regole teso ad incentivare gli organismi pubblici di ricerca a promuovere collaborazioni con il mondo dell’impresa, il trasferimento delle tecnologie, la brevettazione dei risultati. Dunque l’ordine di scuderia è: impegnarsi nella ricerca “utile” (utile per le imprese).

Tale “filosofia” va totalmente ripensata. Le università e degli enti di ricerca pubblici già producono un’ampia gamma di output di rilevante valore sociale, il loro coinvolgimento con il mondo della produzione è superiore a quanto di norma si creda, e una virata troppo brusca verso la commercializzazione delle conoscenze imposta dai governi può comprometterne la missione fondamentale e generare gravi distorsioni.

Né a livello teorico, né di esperienze maturate, è possibile dimostrare che i vantaggi dell’appropriazione privata delle conoscenze acquisite nelle università e negli enti pubblici di ricerca siano superiori agli svantaggi.

Per una ricerca ‘inutile’. Che fare?

In attesa che si dimostri la “bontà” della strategia ‘utile’:

– va mantenuta l’integrità del sistema di ricerca pubblico;

– va rivista l’impostazione dell’intervento pubblico;

– va spostato il pendolo verso la ricerca “inutile” (utilizzabile, cioè, dalla società nelle sue varie espressioni e senza vincoli di proprietà intellettuale).

 

La rincorsa europea: un obiettivo mancato

L’Europa spende in media l’1,9% del Pil, gli Usa il 2,6%, il Giappone il 3,1% (dati 2003).

L’obiettivo di Barcellona del 3% nel 2010: fallito.

L’obiettivo del 3% per l’Italia rappresenta(va) un salto enorme: non raggiungibile perché natura non facit saltus. Si poteva ipotizzare di arrivare all’1,5%

 

Conclusioni

La legittimazione dell’investimento in R&S nella società italiana.

Si investe troppo poco in R&S. Il problema italiano della ricerca è prevalentemente quantitativo, non qualitativo (sistema a macchia di leopardo con punte di eccellenza e laboratori da “rottamare”)

Il ritardo dell’industria

L’Europa è in ritardo e l’Italia è ancora più in ritardo!!!

  • Ruolo centrale delle risorse umane (brain drain, invecchiamento)
  • Traino del settore pubblico – anche nel futuro prossimo
  • Ripensare il rapporto tra scienza, economia e società

Una sfida epocale: mettere la conoscenza al centro dell’agenda politica.

 

Prospettive

Ci dobbiamo preoccupare veramente?

 

Si può recuperare?

 

Riaffermare i valori della scienza e dell’etica pubblica

Il sistema della ricerca è tra i più efficienti (ed i meno corrotti) del paese

 

Che fare?

Resistere, resistere, resistere

Lavorare, lavorare, lavorare

 

Libro: “Tecnologia e democrazia. Conoscenze tecniche e scientifiche come beni pubblici” di Gallino Luciano

Grazie alla tecnologia e alle cosnoscenze scientifiche che incorpora, un terzo della popolaziona mondiale gode oggi di condizioni e di una durata della vita enormemente migliorate rispetto a un secolo fa. Gli altri due terzi del mondo vivono invece come un secolo fa, o peggio, perché di tecnologie non dispongono, o di esse hanno conosciuto solo i costi ambientali e umani.

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