http://www.gennarocarotenuto.it/13377-e-campus-luniversit-come-piace-a-silvio-berlusconi/

E-Campus: l’università come piace a Silvio Berlusconi

L’Università italiana, quella vera, pubblica, protesta per la riforma Gelmini in dirittura d’arrivo in Parlamento e 9.000 ricercatori si asterranno dalla didattica il prossimo anno. Per avere un’idea dell’università del futuro, l’università come la vuole il PdL, basterebbe accompagnare stamattina Silvio Berlusconi ad E-Campus, l’università telematica del CEPU dove sono stati precettati (abbigliamento informale, chiede la convocazione immaginando già il bagno di folla e la photo-opportunity) tutti i 3.000 studenti iscritti. Questi pagano salato per ritrovarsi in un ateneo che con appena 56 docenti, tutti rigorosamente precari, offre addirittura 12 lauree diversissime, da Ingegneria a Giurisprudenza a Psicologia.

di Gennaro Carotenuto

Chissà chi glielo fa fare a Silvio Berlusconi di cominciare la settimana visitando una pseudo-università quando avrebbe da visitare decine di università vere con le quali confrontarsi democraticamente sull’Università del futuro. Il fatto è che Berlusconi alle università vere preferisce quelle di plastica, gli esamifici, quelle dove non si fa ricerca ma si è sempre promossi e un pezzo di carta (pagando) non si nega a nessuno. E allora domani andrà a E-Campus, la più scalcinata tra le in genere scalcinatissime università telematiche italiane sorte come funghi all’epoca di Letizia Moratti e oggetto di più di una polemica e di dubbi serissimi su serietà e qualità. E-Campus è di fatto un’emanazione del CEPU, la Scuola Radio Elettra del XXI secolo, che da anni prepara gli studenti somari ma danarosi e quelli troppo impegnati per avere tempo di studiare e che, oltre ad avere meritato critiche di ogni genere (l’importante non è conoscere, ma passare gli esami) ha visto il padrone, Francesco Polidori, più volte sfiorato da scandali di natura fiscale.

Non è un caso che E-Campus è l’unica tra le università telematiche italiane ad essere stata attivata con il parere contrario del CUN e del comitato di valutazione nazionale delle università (quelli che dovrebbero verificare il merito al quale tiene tanto Mariastella Gelmini). Era il 2006 e su E-Campus furono tutti contrari meno l’allora Ministro Letizia Moratti che non sentì ragioni e fece partire un affare da milioni di Euro che con l’alta formazione ha poco a che vedere. Ancora poche settimane fa gli stessi CUN e CNVSU hanno di nuovo segnalato E-Campus al ministro Gelmini (ovviamente indifferente) per molteplici irregolarità e incongruenze ed è prevista entro l’anno un’ispezione che potrebbe portare E-Campus addirittura alla chiusura. Tutto ciò basta e avanza per il mensile Campus (quasi omonimo ma nessuna parentela) per sconsigliare a Berlusconi la visita ad E-Campus, che di sede sta a Novedrate, il paesello lumbard famoso per essere stato citato in una canzone antileghista di Pino Daniele.

Ma come funziona E-Campus? Come per il CEPU (ma in maniera ancora più grave) E-Campus ha pochissimi docenti, ben di meno di quelli obbligatori nelle università statali, tutti precarissimi. Berlusconi sarà accolto da un rettore in pensione, Lanfranco Rosati che, dopo una carriera a Perugia, a 72 anni viene chiamato (non eletto) da Polidori a Novedrate. Con lui lavorano appena tre “professori ordinari a tempo determinato”. Quella di ordinario precario è una figura di fatto inesistente nell’ordinamento italiano e forse al mondo. Sono 35 in tutta Italia, compresi i tre di Radio Elettra (pardon CEPU, anzi E-Campus) e lavorano tutti per università telematiche o private. I tre di Novedrate sono un giurista, un economista e un ingegnere. Immaginiamo che il giurista, l’ingegnere e l’economista siano anche i presidi di tre delle cinque facoltà di E-Campus, generali senza esercito e ovviamente senza stato maggiore. Ma chi sarà a presiedere la facoltà di Psicologia o quella di Lettere dove non ci sono prime fasce neanche precarie? Un ricercatore non confermato? Sarà Vittorio Sgarbi, indicato tra i docenti a contratto? A spulciare troviamo che il preside di Lettere sarebbe Paolo Trovato che insegna linguistica a Ferrara ma a E-Campus fa il Preside di una Facoltà nella quale non è neanche incardinato. Chissà se si può fare. E quantunque fosse corretto chissà che senso abbia. Quelli che però mandano avanti la baracca con Polidori e il fido Rettore Rosati, solo un po’ più giovane di Silvio nostro, sono una cinquantina di ricercatori (tutti rigorosamente precari) che immaginiamo impegnati in tutto meno che a far ricerca.

Così cinquantasei docenti in tutto dovrebbero dunque far funzionare la bellezza di 12 corsi di laurea: Servizi Giuridici per l’Impresa, Laurea Magistrale in Giurisprudenza, Letteratura, Musica e Spettacolo, Ingegneria Informatica, Ingegneria Civile, Ingegneria dell’Automazione Industriale, Ingegneria Energetica, Design e Discipline della Moda, Economia e Commercio, Psicoeconomia (sic), Scienze bancarie ed assicurative, Scienze e Tecniche Psicologiche.

Chiunque, anche non addetto ai lavori, capirebbe che con quattro docenti e spiccioli in media non si tiene in piedi un corso di laurea. Ha i “requisiti minimi” E-Campus? I “requisiti minimi” sono quei parametri che stabiliscono che un corso di laurea può stare in piedi solo se ha un certo numero di docenti di ruolo distribuiti tra le varie discipline fondamentali del corso stesso.

Visto che in tutta Italia si stanno chiudendo (a volte giustamente) centinaia di corsi che non hanno il giusto rapporto tra corsi e docenti, come mai se non ha i requisiti minimi E-Campus non solo non viene chiusa ma riceve la visita del capo del governo? Passereste sul ponte progettato da un ingegnere civile laureato ad E-Campus? Vi affidereste ai servizi di uno psicoeconomista di E-Campus? E-Campus è il modello di Università che vogliono Berlusconi, Gelmini, Tremonti e con loro Polidori. Comprereste una laurea da questa gente?

 

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/gelmini-promuove-ecampus%3Cbr-%3E/2138731

Gelmini promuove eCampus

di Letizia Gabaglio

Grazie a un decreto del ministro, basterà una semplice richiesta per parificare alle università private gli atenei telematici, compresi quelli che il Comitato di valutazione giudica negativamente. Il Cepu in pole position. La riforma dell’Università forse non passerà prima che sia crisi conclamata, ma un risultato il ministro Gelmini lo porterà a casa: dare la possibilità alle università telematiche di diventare atenei a tutti gli effetti, anche se privati.

Insomma, permettere a realtà come eCampus di sedere allo stesso tavolo della Bocconi o della Luiss. A sdoganare le telematiche è il Decreto ministeriale per la programmazione 2010-2012 trasmesso dal Ministero agli organi consultivi (Conferenza dei Rettori, Consiglio nazionale degli studenti e Consiglio universitario nazionale) […]

Dell’ascesa quasi inarrestabile di eCampus, l’università telematica di Francesco Polidori, fondatore del Cepu e grande amico di Silvio Berlusconi, che promette corsi superabili con due ore di studio al giorno, sufficienti a passare un esame ogni mese e mezzo, L’espresso ha già parlato. E proprio in quell’inchiesta si dava conto del fatto che molte università private sono considerate negativamente dal Comitato nazionale di valutazione eppure ricevono dei finanziamenti pubblici. Le telematiche, però, non sono ancora ammesse ai finanziamenti. Ecco quindi che, in zona Cesarini, così come era accaduto per l’accreditamento firmato dal ministro Moratti poche settimane prima della fine del suo mandato, Francesco Polidori potrebbe contare su una “promozione”.

A permettere il passaggio di categoria è l’articolo 6 del Decreto, che al punto “c” prevede “nelle prospettive del potenziamento della formazione a distanza presso le università non telematiche, la trasformazione delle università non statali telematiche esistenti in università non statali (non telematiche), su proposta delle interessate”. Quindi basterebbe che uno degli undici atenei telematici si proponesse per la conversione in università tradizionale per ottenere l’accreditamento. […]

L’Espresso 22.11.10

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Aggiornamento del 16 ottobre 2012:

http://oggiscienza.wordpress.com/2012/10/11/la-classe-globale-va-in-paradiso/

La classe globale va in paradiso

Pubblicato da Valentina Daelli su 11 ottobre 2012

CULTURA – Rivoluzionare il sistema educativo nel mondo. Con una modesta ambizione sono stati lanciati questo autunno i primi corsi gratuiti di edX, l’organizzazione fondata dalla Harvard University e dal Massachusetts Institute of Technology con lo scopo di sviluppare un sistema di insegnamento online di tipo interattivo.

Forse qualcuno ricorda gli improbabili corsi di matematica trasmessi anni fa a tarda notte su qualche canale televisivo italiano. Con un vecchio professore alla lavagna che non brillava certo per vitalità e un auditel prossimo allo zero. Ecco, niente di tutto questo.

Il progetto pilota di edX, chiamato MITx e testato la scorsa primavera, ha raccolto le iscrizioni di 155.000 studenti distribuiti in 160 paesi. Anche se il numero di studenti effettivamente arrivati a sostenere l’esame finale è sceso a 7.200, Anant Agarwal, presidente dell’organizzazione e docente del primo corso offerto, ha calcolato che ci sarebbero voluti 40 anni di insegnamento tradizionale per raggiungere la stessa cifra.

Le due università di Cambridge, al cui progetto si è unita lo scorso luglio anche l’università di Berkeley, non sono le uniche realtà del mondo accademico anglosassone a muoversi in questa direzione. Fondata lo scorso aprile dalla Stanford UniversityCoursera fornisce oggi quasi 200 corsi gratuiti online, dispensati da professori di 33 tra le più importanti università del mondo. In pochi mesi di attività, i suoi corsi sono stati seguiti da più di un milione di studenti.

Mentre la rapidità di diffusione dei corsi online fa riflettere i manager delle migliori università del mondo sul futuro dell’insegnamento accademico, a che punto sta l’Italia nella corsa alla scuola in digitale?
Le istituzioni sono lente, e allora il cambiamento arriva dal basso.
Se ne è parlato a Roma lo scorso 10 ottobre con iSchool, un incontro tra i protagonisti di diverse esperienze italiane che hanno cercato di introdurre l’innovazione nel nostro sistema scolastico.

Tra i progetti presentati c’è Oilproject, nata nel 2004 come scuola online gratuita di informatica e oggi la maggiore piattaforma per l’insegnamento libero in rete. Con oltre 400 corsi e 250.000 studenti nell’ultimo anno, il sito è un progetto aperto, che continua ad accogliere i contributi didattici di chi vuole partecipare, dall’elettrostatica alla letteratura inglese, da Aristotele alla teoria cellulare.

Molte le esperienze rappresentate a iSchool, dal tablet di Marco Iannacone studiato per aiutare l’apprendimento dei bambini dislessici al progetto FriuliAdd, promosso nel 2008 da un allora tredicenne Federico Morello per ridurre il digital divide e portare la banda larga nel suo paese, Sequals, in Friuli Venezia Giulia.

Lo ricorda Nicola Greco, 19 anni, tra i Top 10 Italian Digital Natives nominati da Wired: “La scuola non è più un edificio. La scuola è ovunque.”

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Aggiornamento del 23 dicembre 2013:

http://piergiovannimometto.nova100.ilsole24ore.com/2013/12/dal-miur-arriva-la-stroncatura-per-le-universit%C3%A0-telematiche-italiane.html

Dal MIUR arriva la stroncatura per le università telematiche italiane

20 DICEMBRE 2013 – di Piergiovanni Mometto

E’ stata resa nota in questi giorni la relazione prodotta dalla Commissione di studio istituita dal MIUR nel giugno scorso con la finalità di analizzare le questioni afferenti alle università telematiche e formulare proposte volte a tutelare la qualità dell’offerta formativa. […]

La scadente definizione dei piani didattici, la poca chiarezza sugli obiettivi formativi, il numero insufficiente di docenti e tutor e una attività di ricerca praticamente inesistente, le motivazioni adotte per le 47 bocciature.  Ci penseranno poi i vari tribunali amministrativi ai quali le università hanno fatto ricorso a riammettere una buona parte dei corsi di laurea, senza entrare tuttavia nel merito dei presupposti didattici, ma rimane il fatto in sé: la proposta formativa delle università telematiche italiane – salvo rarissime eccezioni – non è degna di questo nome per gli esperti dell’ente incaricato di valutare la qualità dei servizi offerti dalle università italiane.

[…] Concludendo la Commissione formula tre proposte per migliorare il sistema: rendere omogenea la disciplina relativa alle Università telematiche rispetto a quella vigente in materia di Università tradizionali; imporre il soddisfacimento dei requisiti quantitativi relativi al personale docente e introdurre l’obbligo a svolgere attività di ricerca. La commissione indica anche gli strumenti da utilizzare per raggiungere questi obiettivi: una delega al ministero competente per il riordino della farraginosa normativa attuale e l’adozione del regolamento previsto dall’art.2, comma 148, del D.L. n. 262 del 2006 e finora mai attuato.

[…] Probabilmente la maggior parte delle università telematiche italiane che fino ad oggi si sono dimostrate dei semplici “dottorifici” uscirebbe dal mercato lasciando il campo alle uniche tre o quattro che hanno dimostrato fino ad ora di funzionare veramente oppure sarebbe costretta a compiere un importante processo di aggiornamento. Si aprirebbe così un positivo processo di concorrenza che potrebbe portare a migliorare anche l’offerta formativa online del sistema universitario pubblico. […]

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