Ricordate la nostra tanto amata compagnia di bandiera? Quella che amavamo così tanto che per proteggerne l’italianità abbiamo sborsato 150 euro a testa per tenerci sopra la nostra bandierina per 5 anni?

Sarà un caso, ma l’ambasciatore italiano degli USA sembra aver scritto a riguardo alcune paroline raggelanti in merito: la fonte è wikileaks, pubblicata su l’Espresso.

Sotto trovate il link e la copia dell’articolo, di cui questo è solo un breve riassunto:

  1. Alitalia va male e Air France-KLM vogliono comprarla
  2. L’accordo Air France-KLM è caduto in seguito alle dichiarazioni di Berlusconi e all’opposizione sindacale
  3. viene modificato su misura la legge fallimentare italiana che consente alla società di essere divisa in due, con i passivi e i debiti per 1 miliardo di euro che resteranno nella “bad company”, che sarà responsabilità del governo italiano (ovvero paghiamo noi) . La CAI conserverà la parti redditizia (fortunelli) e le sarà anche consentito di mantenere un monopolio di fatto della redditizia rotta Roma-Milano (pure), così come di altre rotte interne. L’unico concorrente è il freccia rossa (molto economico e pratico come concorrente)

Il commento fa paura:

“La saga dell’Alitalia è un triste monito di come funzionano le cose in Italia e dell’aderenza piuttosto debole del primo ministro Berlusconi ad alcuni principi centrali del capitalismo del libero mercato. Berlusconi ha avuto la possibilità di lasciare che la cosa fosse gestita come una questione di mercato, ma ha scelto di politicizzarla. Sotto forma di un desiderio piuttosto bizzarro (e distintamente contrario alla UE) di conservare l’italianità della società, un gruppo i facoltosi compari di Berlusconi è stato allettato a rilevare le parti sane dell’Alitalia, lasciando i debiti ai contribuenti italiani. Le norme sul fallimento sono state cambiate in corso di partita per soddisfare le necessità del governo. Berlusconi ce l’ha fatta, ma il suo coinvolgimento probabilmente costerà un mucchio di soldi al contribuente italiano. Il modo in cui è stata gestito questo affare – compari, interferenza politica, preferenza per acquirenti italiani, leggi fatte su misura – ha fornito al mondo un monito chiaro delle carenze del clima degli investimenti in Italia.”

Fine commento.

QUESTO IL LINK:

http://racconta.espresso.repubblica.it/espresso-wikileaks-database-italia/dettaglio.php?id=58

L’ALITALIA VOLA ANCORA SOTTO BANDIERA ITALIANA MA A CARO PREZZO PER L’ITALIA

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Aggiornamento del 24 dicembre 2012:

http://www.repubblica.it/economia/2012/12/21/news/alitalia_salvataggio-49189043/

Alitalia sul baratro, il salvataggio è da rifare

Le ipotesi: vendita scontata ad Air France o ritorno nelle mani dello Stato. La compagnia perde 630mila euro al giorno. Nei 4 anni di gestione privata “rosso” di 735 milioni. Rivalutazione Mille Miglia per tamponare le falle

di ETTORE LIVINI

La telenovela Alitalia a quattro anni dal salvataggio targato Silvio Berlusconi e puntellato da 3 miliardi di soldi pubblici  –  torna al punto di partenza. I conti, malgrado il lavoro della cordata dei patrioti, non quadrano ancora: la compagnia perde 630mila euro al giorno, i 735 milioni di rosso accumulati nei quattro anni di gestione privata hanno bruciato quasi tutto il capitale, la liquidità in cassa si è assottigliata a 300 milioni. E i soci – divisi tra di loro e a corto di quattrini – si preparano a giocare il jolly della finanza creativa (lo spin-off con maxi-rivalutazione delle Mille Miglia) per evitare di dover metter mano al portafoglio e ricapitalizzare l’azienda. […]

21 dicembre 2012

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Aggiornamento dell’11 ottobre 2013:

Ci risiamo. Quanto ci costerà ancora mantenere una compagnia aerea di bandiera, compagnia che non viene nemmeno utilizzata dalla maggior parte degli italiani in quanto molto più costosa rispetto ai concorrenti?!?

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-10-10/alitalia-spunta-ipotesi-poste-202044.shtml?uuid=AbBASVsI

Poste salva Alitalia con un intervento da 75 milioni. Lupi: ce l’abbiamo fatta

con un’analisi di Gianni Dragoni – 10 ottobre 2013

http://phastidio.net/2013/10/11/contribuenti-italiani-ce-un-pacco-per-voi/

Contribuenti italiani, c’è un pacco per voi

FRIDAY, 11 OCTOBER, 2013

Il comunicato con cui il governo italiano “esprime soddisfazione per la volontà di Poste SpA di partecipare, come importante partner industriale, all’aumento di capitale di Alitalia”, è un esempio da manuale di come sia possibile partire dal presupposto che i cittadini-elettori siano in realtà dei minus habens o profondamente disinformati, forse perché in altre faccende affaccendati (le loro vite, ad esempio), oppure sufficientemente rimbecilliti dalla visione dei talk show politici che, mai come in questa fase della vita del paese, rappresentano le vere armi di distrazione di massa.

[…] Questo è solo l’ennesimo ponte verso il nulla, realizzato gettando dalla finestra denaro di una entità (Poste Italiane) che appare in salute economica e finanziaria grazie alla componente finanziaria della propria gestione, quella legata al Bancoposta ed all’esercizio delle assicurazioni vita.

E questo gigantesco sussidio incrociato, grazie al quale non siamo ancora riusciti né ad intervenire sul core business del recapito né a tentare la quotazione in borsa di Poste Italiane, permette di giungere oggi a questa “soluzione” senza capo né coda, mentre dovremmo solo chiedere conto del danno erariale a Silvio Berlusconi, il Grande Leader che ha portato il paese sull’orlo del dissesto (anche oltre, in realtà), con l’alacre collaborazione del Partito democratico e delle sue primordiali pulsioni pansindacali. […]

Ora, che possano esistere “sinergie industriali” tra Alitalia e Poste Italiane, e che si riesca pure a citare Mistral Air, la compagnia fondata da Bud Spencer un trentennio addietro, che vanta ben 7 (sette) aeromobili e che ogni anno scava diligentemente una piccola voragine nei conti di Poste Italiane, è segno del più assoluto disprezzo per l’intelligenza dei cittadini. Mistral Air, come potete esaustivamente leggere qui, era già stata posta illo tempore da Corrado Passera (nome assai ricorrente, nelle italiche vicende) sulla rampa di lancio della dismissione (o più probabilmente della liquidazione), causa rosso cronico. Nel frattempo si arrabatta con due attività antitetiche, che fanno perno sulle illusioni (il turismo religioso) e sui drammatici risvegli alla realtà (le espulsioni ed i trasferimenti di immigrati clandestini). Forse si pensa di poter saturare la capacità produttiva di Alitalia nello stesso modo, chissà.

Che dire, quindi? La speranza è che Air France continui a rifiutare di sottoscrivere pro-rata la propria parte di aumento di capitale, per giungere a tirare le conclusioni. Ma forse siamo troppo ottimisti: per salvare Alitalia non vorremmo che qualcuno si inventasse una manovra sulle accise.

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Aggiornamento del 12 novembre 2013:

http://www.generazioneitalia.it/2013/09/25/quando-litalianita-danneggia-litalia-quanto-ci-e-costato-il-salvataggio-di-alitalia-quanto-limu/

Se l’italianità danneggia l’Italia: quanto ci è costato il salvataggio di Alitalia? Quanto l’IMU!

Il nazionalismo degli italiani è “a reazione”. Emerge, cioè, solo se attaccati. Se ci offendono, se qualche straniero ripete i soliti luoghi comuni sull’Italia, se quanche imprenditore straniero compra un’azienda italiana. I politici lo sanno, e ne approfittano. Da più di un secolo. Così sta accadendo per Telecom, così è accaduto per Alitalia. Una grande operazione di salvataggio della nostra compagnia di bandiera, ci disse Berlusconi nel 2008. Tutti ad applaudire – anche a sinistra – i patrioti che avevano salvato Alitalia dalle grinfie di Air France. Brutti francesi, che due anni prima avevamo battuto in finale ai mondiali di Berlino. Livello del dibattito questo è.
Poi si scopre che questo trionfo di italianità a reazione – nessun nazionalismo ci fu nel contrastare gli sprechi e le perdite di Alitalia, ovviamente – è costato a tutti noi 5 miliardi di euro, quanto l’IMU che è stata eliminata senza copertura e che forse richiederà l’aumento dell’IVA. Ci è costato 5 miliardi, ricordatevelo. Ci è costato un mercato aeroportuale bloccato per favorire in tutti i modi Alitalia. Il monopolio di alcune tratte, tra lui la Fiumicino-Linate. E oggi, gli stessi che allora applaudirono l’italianità – vedi il ministro Lupi – stanno cercando di beccare qualche spicciolo dai francesi, che renderanno Alitalia una compagnia regionale. Cosa che non sarebbe accaduta nel 2008. Si chiama potere contrattuale. L’Italia ne ha poco oggi. E deve ringraziare l’italianità invocata da grande stampa, partiti e i soliti imprenditori. […]

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Aggiornamento del 4 giugno 2014:

http://www.lavoce.info/alitalia-incubo-termine/

Alitalia terminal

“E io pago!” … con Alitalia la morale è sempre quella. Il conto della mancata vendita di Alitalia ad Air France continua a salire, ma quello che non cambia è il pagatore ultimo: noi contribuenti. Ma anche dalle storie peggiori possiamo cercare di trarre qualche lezione.
Non si tratta di aiuti di Stato, ma dell’ennesimo, necessitato, intervento a tutela di chi perde il posto di lavoro. Il fatto che anche questa avventura imprenditoriale non avesse molto senso industriale era stato – ahimè – ampiamente previsto da molti, ma non dai capitani di impresa che la hanno creata. Contavano sulla protezione pubblica? Sul fatto che il mondo non sarebbe cambiato rispetto all’epoca delle compagnie di bandiera? O semplicemente sono stati “pagati” su un altro tavolo? Poco conta, ormai.

POLITICHE INDUSTRIALI SBAGLIATE

Il tentativo di difendere l’italianità di Alitalia – già costato svariati miliardi all’erario – continua a produrre effetti negativi alle nostre affaticate finanze pubbliche. Quindi, la lezione numero uno è che i tentativi di violentare i mercati sono palliativi che hanno conseguenze che si trascinano nel tempo. Valutare il costo dell’interferenza del Governo di allora sarà possibile solo al termine di una storia che ora vive un altro capitolo. […]

http://www.corriere.it/economia/14_giugno_04/ali-indebitate-memorie-corte-e7df472e-eba6-11e3-85b9-deaea8396e18.shtml

Ali indebitate memorie corte

Le responsabilità del caso Alitalia

Sergio Rizzo – 4 giugno 2014

[…] E siamo a oggi. Per aver voluto difendere strenuamente l’italianità della nostra compagnia dai francesi la venderemo agli arabi. Con il consueto strascico di altra cassa integrazione pagata, a quanto pare, dai viaggiatori con una tassa supplementare sui biglietti. Ma con una differenza: che i sindacati questa volta dovranno ingoiare un boccone decisamente più amaro di quello che gli sarebbe toccato sei anni fa. Ci sta, visto com’è andata. Ma ci starebbe ancora meglio se i responsabili di questo fallimento politico, sindacale e imprenditoriale chiedessero una volta tanto scusa agli italiani. 

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