Il saggio Oscar Giannino regala come sempre idee e soluzioni intelligenti, in questo caso proprio su un tema di grande attualità e di estrema difficoltà, quello della crisi economica. Giannino for president!

L.D.

 

Dal sito: http://www.chicago-blog.it/2010/08/09/crescere-di-piu-non-frottole-politiche/#more-6732

Crescere di più, non frottole politiche

Di Oscar Giannino

 […] Quel che serve oggi, da parte della politica, è uno sforzo straordinario per consentire alle imprese di collocarsi più dinamicamente nella ripresa mondiale. Servono cioè iniziative rapide per rispondere a tre obiettivi: più capitale, più produttività, più occupati.

1. Per dare più equity alle imprese leader sull’export, si può e si deve rendere immediatamente operativo il Fondo per la capitalizzazione delle piccole e medie aziende che era stato convenuto tra imprese e governo ormai un anno fa, ma che non è decollato. Se ci sono problemi per l’autorizzazione necessaria da parte di Bankitalia, forse è perché il modello su cui hanno trattato banche e Tesoro rischia di apparire più una scelta di risulta a favore di soggetti a cui le banche negano capitale, che un vero veicolo di mercato capace di scegliere i soggetti che razionalmente e internazionalmente è più utile sostenere, per i prodotti e le tecnologie di cui dispongono. Ma è un nodo da sciogliere anche a ferragosto se necessario, perché dal primo settembre il Fondo sia finalmente operativo e il più rapido possibile nelle sue procedure e decisioni.

2. Quanto alla produttività, occorre un’operazione-verità. Dalle grandi crisi, escono prima e più forti le economie che consentono alle imprese la più rapida e decisa ristrutturazione, per rispondere meglio al mutare della domanda. Ristrutturare significa investire, ma anche rivedere le piane organiche dei dipendenti in eccesso. Invece, non solo in Italia ma persino negli Stati Uniti, la politica preferisce non affermare questa elementare verità e si fa mettere sotto da coloro che dicono che finché non si torna alla piena occupazione allora la ripresa è finta, e riguarda solo il capitale. Nell’Italia di oggi, dove a distanza di 20-22 mesi preferiamo tenere i cassintegrati in deroga nell’illusione che torneranno tutti a lavorare dove stavano, bisognerebbe autorizzare le imprese che non hanno prospettiva di riassorbirli a recedere. La parola d’ordine dovrebbe essere “una-dieci-cento Pomigliano”. Non “Pomigliano è solo un’eccezione”.

3. Dopodiché si potrebbe giustamente dire: ma che costo sociale comporterebbe, questa politica economica straordinaria fatta di capitale e produttività alla tedesca? E’ la stessa domanda alla quale ha risposto da par suo Edmund Phelps sul New York Times tre giorni fa. Si riferiva agli USA di Obama, dove la ripresa promessa dai keynesiani al potere stenta malgrado il deficit pubblico stellare. E faceva l’esempio di Singapore, la frontiera più avanzata del libero mercato.  Ma quel che ha proposto vale anche per l’Italia. Meglio, molto meglio, un piano governativo di detassazione aggiuntiva per chi assume in altre imprese i disoccupati strutturali vittime della crisi, piuttosto che tenerli in cassa integrazione impedendo alle imprese di ristrutturare.

Sono solo tre esempi, non ho alcuna pretesa – né alcuna voglia, a dire il vero, perché è buona regola che ciascuno risponda del suo, e il tempo mi sembra e spero voglia avvicinarsi – di sostituirmi al ministro Tremonti , a Berlusconi e all’intero governo. Ma se la politica oggi perde di vista che l’economia mondiale corre e punisce i distratti, non ci sarà raffinata alchimia personale capace di evitare che l’Italia cresca meno di quel che potrebbe e dovrebbe.

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