admin on luglio 18th, 2013

Volete scrivere anche voi su questo blog?

Volete scriver articoli per il nostro blog? è sufficiente fornirci la vostra email (email@italiacheraglia.com): in modo del tutto anonimo vi creeremo un account ed un accesso riservato. Potrete scrivere il pezzo che preferite. Noi lo vaglieremo e, se sarà in linea con la filosofia e l’etica del nostro blog, lo pubblicheremo. A livello indicativo, ci teniamo a illustrarvi quanto finora ha ispirato i nostri articoli nella pagina dedicata:

http://www.italiacheraglia.com/index.php/collaboragliamo/

admin on aprile 3rd, 2013

Di nuovo si sono aperte le polemiche sul fatto che, in un territorio che era risaputo essere ad elevato rischio sismico, non si è stati in grado di investire in interventi di prevenzione. Si aspetta finché non succede il disastro e solamente dopo, quando tutto è crollato, quando troppe persone sono ormai morte ed i sopravvissuti hanno perso tutto ciò che avevano, ci si fa in quattro per ricostruire.

UNA POLITICA CHE NON CONOSCE (O FA FINTA DI NON VEDERE)

La politica, sia a livello locale che a livello centrale, dovrebbe avere le competenze per vedere in anticipo la presenza di un rischio e predisporre gli investimenti necessari affinché i possibili danni derivanti da questo rischio siano quanto più possibile limitati. Nelle aziende si fanno dei corsi di sicurezza sul lavoro, proprio per la prevenzione del rischio e la riduzione dei potenziali danni. La stessa cosa dovrebbe valere per i politici: è loro competenza occuparsi di questo tema importante che è appunto la “prevenzione del territorio”. Perché non se ne occupano allora? Perché non conoscono il territorio o perché fanno finta di non vedere i rischi, per non investire in interventi che potrebbero salvare decine, a volte purtroppo anche centinaia, di persone?

P.S.: Smettiamola di credere a chi spaccia proposte infattibili, come quella di donare ai terremotati il jackpot del Superenalotto. Piuttosto, perchè il Governo non pensa di riorganizzare i propri finanziamenti, prendendo in considerazione, ad esempio, la possibilità di togliere i fondi che vengono dati alle regioni a Statuto Speciale (senza che vi siano ormai più delle valide ragioni, come tutti quanti sappiamo) e darli invece ai terremotati e alle opere di prevenzione sul territorio???

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/24/terremoto-centro-italia-boschi-prevenzione-insufficiente-in-italia-si-costruisce-bene-solo-dopo-sismi-gravi/2992995/

Terremoto Centro Italia, Boschi: “Prevenzione insufficiente. In Italia si costruisce bene solo dopo sismi gravi”

Terremoto Centro Italia, inchiesta per disastro colposo. Si indaga anche su scuola e campanile restaurati di recente

di F. Q. | 25 agosto 2016

[…] La scuola di Amatrice “Romolo Capranica” (che ospita diversi ordini e gradi, dalle scuole d’infanzia alle medie) era stata inaugurata nel 2012 dopo alcuni lavori di ristrutturazione che avevano riguardato anche l’adeguamento della “vulnerabilità sismica”. Ma dopo il terremoto dell’altra notte la parte sinistra della struttura, soprattutto la facciata, è crollata. Il taglio del nastro era avvenuto il 13 settembre del 2012. In quella sede fu spiegato dal sindaco Sergio Pirozzi che i lavori avevano interessato la fasciatura di tutti i pilastri con fibre di carbonio, il rinforzo tradizionale dei pilastri centrali, la messa in sicurezza delle tamponature esterne e delle tramezzature interne”. Costo totale dell’operazione oltre mezzo milione di euro. Il caso della scuola, assicura il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, “sarà oggetto di indagine. L’edificio in realtà non è crollato ma lesionato”. […]

www.gonews.it/2016/08/26/terremoto-parlano-geologi-60-del-patrimonio-edilizio-costruito-delle-norme-aree-sismiche/

Terremoto, parlano i geologi: “Il 60% del patrimonio edilizio è costruito prima delle norme per aree sismiche”
26 agosto 2016

“Il 60% del patrimonio edilizio italiano è stato realizzato prima della Legge 64/1974, che ha introdotto le norme tecniche per la costruzione in aree sismiche, per cui è evidente la vastità del costruito potenzialmente coinvolto e l’enorme impegno economico, pubblico e privato, che deve essere messo in campo per dare loro sufficiente sicurezza. Un Paese che rispetta le legittime aspettative di sicurezza della sua popolazione è anche in grado di chiamare a raccolta tutte le migliori professionalità tecniche di cui dispone, accademicamente preparate allo studio dei fenomeni sismici e lavorare con loro, fianco a fianco, per la soluzione dei problemi o perlomeno per ridurne il rischio”. Lo ha affermato Paolo Spagna , Consigliere Nazionale dei Geologi e Vice Presidente della Fondazione Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi . “Tuttavia, in questo panorama davvero preoccupante, bene fa lo Stato a continuare a supportare con incentivi e detrazioni fiscali tutte queste opere antisismiche, ma purtroppo non basta. La strada maestra è e rimane la prevenzione. Riduce fino al 10% i costi generali – ha proseguito Spagna –  e limita il rischio di perdite umane tra i 22 milioni di persone che vivono in zone ad elevato rischio sismico. La mancata prevenzione del rischio sismico è costata all’Italia dal dopoguerra ad oggi quasi 200 miliardi di euro e un numero impressionante di vittime. Non possiamo più continuare così. Servono tra l’altro leggi snelle, che semplifichino l’iter burocratico di avvio dei lavori nelle zone terremotate, cogliendo ciò che di buono è stato fatto per esempio dopo il terremoto in Emilia-Romagna del 2012, a seguito della Legge 122/2012 di conversione del DL 74/2012, ma che prevedano soprattutto la preventiva necessità di indagare il sottosuolo e la propagazione locale delle onde sismiche prima di ogni intervento di messa in sicurezza statica degli edifici”. L’unica arma è la prevenzione! “Chissà per quanto tempo, a valle di quest’ultimo evento sismico che ha colpito il centro Italia sentiremo parlare di sicurezza sismica – ha concluso Spagna – di sicurezza degli edifici, di necessità di intervenire per prevenire i crolli, di vite umane coinvolte, di patrimonio immobiliare inadeguato, di mancata prevenzione e via di questo passo. Ancora una volta si ripartirà da zero, come se fossero cose mai dette, come se gli esperti del settore avessero in passato giocato con i dati statistici e le mancate condizioni di protezione, come se la popolazione intera si potesse prendere in giro disattendendo puntualmente le promesse con la scusa delle risorse insufficienti, mentre sappiamo che ciò che manca è la volontà di affrontare in modo serio e fino in fondo il tema del rischio sismico, per il quale, onestamente, nessuno ha la “bacchetta magica” che risolve tutti problemi con un tocco. Oggi, come ogni volta accade in queste occasioni, si rimane di nuovo attoniti di fronte a tanta insipienza, che offende le coscienze e l’etica di un popolo che da sempre è costretto a subire la triste convivenza con questi fenomeni, mentre vorrebbe vivere in un Paese moderno, evoluto, dove questi problemi sarebbero affrontati con logica programmatica da parte del governo e non solo nella fase dell’emergenza”.

Fonte: Ordine Nazionale dei Geologi Articoli correlati

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http://www.lastampa.it/2016/08/25/societa/perch-il-jackpot-del-superenalotto-non-pu-essere-destinato-ai-terremotati-w58dtY2ZzZU6RPiVIFgI1I/pagina.html

Perché non si può destinare il jackpot del SuperEnalotto ai terremotati

FRANCESCO ZAFFARANO – 25/08/2016

[…] Il problema è che il Superenalotto è un gioco d’azzardo gestito da SISAL, cioè da un’azienda privata. Non si capisce, quindi, come possa il governo decidere di destinare il jackpot ai terremotati. Tra l’altro, il montepremi del Superenalotto si forma sommando i soldi scommessi dai giocatori: si tratta, quindi, di un contratto che non può essere rescisso unilateralmente. Chi ha scommesso lo ha fatto a delle condizioni e non può vedersi sottrarre quella somma di denaro. Non è l’apologia del gioco d’azzardo ma, purtroppo, funziona così.

Quello che può fare il governo, se mai, è decidere di destinare ai terremotati il denaro che dalle scommesse finisce nelle casse pubbliche: SISAL opera su concessione dello Stato e sulle vincite si pagano le tasse.  […]

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Il referendum è uno strumento che, messo nelle mani sbagliate ed utilizzato nel modo sbagliato, può essere molto pericoloso. Questa è la lezione che dovremmo aver imparato dalla Brexit. Per questo dobbiamo stare molto molto attenti quando una certa politica (se così si deve definire) ci lusinga con idee surreali come quella della “democrazia diretta”. Vi consigliamo la lettura di questo bell’articolo di Vitalba Azzollini:

http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2016/06/30/brexit-e-il-prezzo-della-democrazia/

Brexit e il prezzo della democrazia

scritto da Econopoly il 30 Giugno 2016

Pubblichiamo un post di Vitalba Azzollini, autrice di paper e articoli in materia giuridica che lavora presso la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, Divisione Corporate Governance. Le opinioni espresse non riflettono il punto di vista dell’istituzione.La cosiddetta Brexit e le conseguenze negative che ne potranno scaturire inducono a domandarsi se il referendum sia uno strumento utile nelle democrazie rappresentative, ovvero se esso non comporti più danni che vantaggi alle popolazioni interessate, nonché a quelle indirettamente coinvolte. […]

Stabilita, dunque, la funzione dello strumento referendario, affinché esso operi al meglio occorre, innanzitutto, un elettorato consapevole: la democrazia può compiersi solo con un “popolo informato” (Tocqueville), altrimenti essa diviene “il preludio a una farsa o a una tragedia, e forse ad entrambe” (Madison).

Poiché, tuttavia, come accennato, non tutti dispongono di “tempo” per approfondire il tema oggetto di consultazione, compito dei rappresentanti è consentire ai rappresentati di acquisire una coscienza chiara delle diverse opzioni, motivando in maniera argomentata le posizioni proposte sulla base di analisi preventive circa i costi e i benefici che esse potranno comportare. Tuttavia, se pure nelle proprie scelte “la gente utilizza scorciatoie informative” e “un voto competente sui referendum (…) necessita di una certa quantità di informazione, ma meno di quanto comunemente si ritiene” (Lupia e Johnston), il frequente ricorso da parte dei politici a semplificazioni e banalizzazioni, atte a incidere più sull’emotività che sulla ragione, distorce gli elementi di valutazione forniti all’elettorato.

Analogamente, la riduzione del confronto pubblico a una competizione tra sostenitori e oppositori del quesito – e talora dei propri rispettivi interessi – con il conseguente protagonismo degli esponenti dei partiti, produce l’effetto di ottundere il senso critico, anziché stimolarlo con considerazioni ragionate circa la sostanza della decisione in gioco. Dunque, non può imputarsi al referendum la cattiva gestione che ne viene fatta da chi detiene il potere ovvero da chi aspira a conquistarlo.

Parimenti, tuttavia, non vanno sottaciute le responsabilità di cittadini, la cui propensione all’apatia e alla deresponsabilizzazione atrofizza ogni capacità di cognizione politica. Se, come sempre più sovente accade, essi votano rappresentanti nei quali non si riconoscono del tutto, ma da cui discordano meno rispetto ad altri, la delega conferita sulla base di una fiducia non piena dovrebbe indurli a una verifica più oculata su quanto viene loro presentato come scelta maggiormente vantaggiosa: esperti indipendenti dalla politica offrono a chi sia interessato, anche se non “addetto ai lavori”, critiche qualitativamente argomentate sull’operato dei pubblici decisori. Infine, alcuni media, troppo attenti a farsi portavoce delle contrapposte posizioni e poco impegnati ex ante ad analizzarne nel dettaglio le implicazioni, hanno contribuito a rendere il voto referendario non “stupido”, bensì “razionalmente ignorante” (Henderson).

Ma se è vero che “non c’è scampo al problema dell’ignoranza, perché nessuno sa abbastanza per governare da solo. Presidenti, senatori, governatori, giudici, professori, filosofi, editori e così via sono solo un po’ meno ignoranti di noi. Persino un esperto è una persona che sceglie di essere ignorante su molte cose in modo da poter almeno sapere tutto di una” (Schattschneider), la soluzione al quadro sopra delineato non può essere quella di escludere dal voto su determinati temi, con limitazioni variamente declinate, coloro i quali vengono reputati inidonei ad esercitarlo: il rischio è quello di rendere il popolo ancora più “suddito” di governanti che non sempre dimostrano di agire per il bene di tutti, o comunque con maggiore buon senso rispetto alla gente comune.

“There ain’t no such thing as a free lunch”: è, dunque, sufficiente che ognuno dei soggetti coinvolti paghi il prezzo – salato – della democrazia.

La politica che comunica puntando sull’emozionalità dell’elettorato, anziché usare argomenti convincenti e fondati, e produce così scelte irrazionali, resta essa stessa vittima, inevitabilmente, degli strumenti di cui si è servita – distorcendone la funzione – per rafforzare il proprio potere: la sanzione “sociale” opera ancor prima di quella elettorale.

[…] E quel giornalismo che lamenta cali di lettori o ascoltatori, ma abdica al ruolo di watch-dog del potere, mostrandosi incapace di autocritica severa circa la propria funzione, viene poi penalizzato sul libero mercato dell’informazione. […]

Ogni scelta ha un prezzo e, in democrazia e non solo, ciò significa assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti: il referendum è un mezzo idoneo a far emergere chiaramente quella di ognuno – nessuno escluso – come il post-Brexit sta dimostrando. Ora è il momento di pagare il conto.

 

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libreriamo.it/scuola/perche-e-importante-avere-una-biblioteca-allinterno-di-una-scuola/

Perché è importante avere una biblioteca all’interno di una scuola

L’insegnante Patrizia Calavitta sottolinea l’importanza di avere una biblioteca scolastica e ci illustra in che modo è possibile rendere la lettura un piacere…anche in estate…

MILANO – “Chi legge si apre alle emozioni”. A sostenerlo è Patrizia Calavitta, un’attivissima maestra di italiano nella scuola primaria, responsabile digitale dell’istituto comprensivo Tiziano Terzani di Abbiategrasso. Come insegnante, Calavitta partecipa a #ioleggoperché, la grande iniziativa nazionale di promozione del libro e della lettura organizzata dall’AIE che quest’anno ha come obiettivo quello di realizzare una biblioteca all’interno delle scuole e delle aziende che aderiranno al progetto, a disposizione rispettivamente di alunni e lavoratori. Patrizia Calavitta, da 20 anni all’interno del mondo scolastico, sottolinea l’importanza di avere una biblioteca scolastica e ci illustra in che modo è possibile per i ragazzi rendere la lettura un piacere…anche in estate.

Quanto è importante per i ragazzi la presenza di una biblioteca all’interno di una scuola?

E’ assolutamente fondamentale. Purtroppo nelle scuole non è sempre presente una biblioteca. Molte insegnanti, me compresa, generalmente ricreano una biblioteca di classe, dove gli alunni possono portare libri che hanno letto e scambiarseli, e contemporaneamente le stesse insegnanti possono attingere da quelle delle rispettive case per metterli a disposizione dei propri ragazzi.

Nella mia scuola, la biblioteca era sempre in classe. Dallo scorso anno, grazie alla collaborazione di tanti genitori, abbiamo cominciato a costruire una biblioteca. E’ per questo che ho voluto partecipare al progetto di #Ioleggoperché, per cercare di incrementarla e fare in modo che ci siamo tanti libri capaci di arricchire la nostra biblioteca, alla quale i ragazzi possano accedere liberamente, nei momenti possibili, scegliendo il libro che hanno piacere di leggere.

Quali strategia attua per invogliare i suoi alunni a scoprire il piacere della lettura?

Generalmente, io parto da inizio anno indicando ai miei alunni un libro da leggere, per accompagnarli un po’ nella curiosità della lettura. Mi rendo conto sempre di più che questa cosa è molto positiva: nella maggior parte dei casi i ragazzi o acquistano quel libro senza che gli venga chiesto, oppure lo vanno a prendere in biblioteca, appassionandosi a quel testo.

Leggere apre la mente, e non si arriva a prendere un libro in mano insegnando l’ “ABC”, ma attraverso l’esempio che un insegnante trasmette ai suoi alunni. Anche la lettura ad alta voce è fondamentale. Avere una biblioteca a scuola è un tassello in più che contribuisce a far crescere nei ragazzi la passione per i libri.

Cosa fa in estate per mantenere viva questa passione per i libri tra i suoi alunni?

Abbiamo un progetto “continuità”, che cerca di mettere in collegamento tutti gli ordini di scuola. Quest’anno la commissione ha messo in atto un progetto dove è stato deciso di assegnare ai ragazzi di quinta, al posto dei classici compiti per le vacanze, un libro che si potesse poi agganciare alla prima media, come unione tra le due classi diverse.

Durante l’estate lascio liberi i ragazzi di decidere cosa leggere, indicando loro soltanto delle case editrici per indirizzarli a livello di fascia d’età, per poi far portare loro i libri che hanno scelto a scuola a settembre e fare sedute che chiamiamo “amico libro”, dove ognuno consiglia quello che ha letto all’altro. Un modo per confrontarsi e diffondere il piacere della lettura tra di loro.

Oltre la scuola: cosa occorre fare per educare le nuove generazioni al piacere della lettura?

Se dall’alto, ovvero da parte delle istituzioni, ci fossero degli incentivi, sarebbe più che positivo. Nonostante gli sforzi che si sta facendo oggi con “La Buona Scuola”, è la struttura di ogni singola scuola che deve essere aiutata dai genitori stessi, coinvolgendo maggiormente le famiglie come avviene in altri ambiti. Da noi alcuni genitori appassionati hanno messo a disposizione scaffali, hanno cercato l’arredo, portato libri in dono. Insieme ad iniziative importanti come #ioleggoperché, si spera di riuscire ad incrementare il numero di libri a disposizione non solo delle singole classi, ma dell’intero istituto. Dall’alto ci si aspetta tante cose, ma dobbiamo essere noi nel nostro piccolo, mattoncino dopo mattoncino, mossi dalla nostra passione a contribuire con piccole semplici azioni. Al di fuori della scuola ci sono persone che vogliono collaborare, basta coinvolgerle.

27 luglio 2016

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www.ioleggoperche.it

Un’iniziativa nazionale di promozione della lettura organizzata dall’Associazione Italiana Editori, fondata sulla passione dei lettori di ogni età ed estrazione. Dopo il successo del 2015, che ha visto la mobilitazione di migliaia di persone e la consegna di 240mila libri in tutta Italia, nel 2016 #ioleggoperché cambia veste per diventare una grande raccolta della durata di 9 giorni a sostegno delle biblioteche scolastiche, e un motore di nuove iniziative all’interno delle aziende e del mondo del lavoro.
Da sabato 22 a domenica 30 ottobre nelle librerie aderenti sarà possibile acquistare libri da donare alle scuole dei tre ordinamenti: primarie e secondarie di primo e secondo grado. Non solo. Gli editori raddoppieranno i libri acquistati dagli italiani, mettendo a disposizione degli istituti un numero pari di volumi. L’obiettivo comune è di popolare di migliaia di testi le biblioteche degli istituti scolastici che avranno aderito al progetto e ne avranno fatto richiesta.

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www.cinemamente.com/porno-e-liberta-trailer/

Porno e Libertà (Porn To Be Free): ecco il trailer del documentario

20/01/2016

[…] Porno e Libertà (Porn To Be Free) è il primo documentario che racconta la rivoluzione sessuale e la liberazione del porno avvenuta in Italia tra gli anni sessanta e ottanta. Il film è stato prodotto in modo del tutto indipendente senza finanziamenti pubblici o privati. Attraverso un viaggio divertente ma anche profondo e analitico, PORNO E LIBERTÀ rivela come la pornografia è diventata un’arma di cambiamento e di lotta sociale e politica, raccontando le storie di ribelli e innovatori come Lasse Braun, Riccardo Schicchi, Cicciolina,  Giuliana Gamba, ecc. e la loro battaglia contro censure, sequestri e ripercussioni politiche e di costume. […]


Ecco il trailer:

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Vedi l’articolo “L’Italia e l’educazione sessuale

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Vi proponiamo un paio di libri freschi di stampa (2016), piuttosto affini tra loro come tematiche, che costituiscono un mix tra provocazione e realismo. Da leggere con ironia, ma anche con un po’ di senso critico…

Libro “Mammiferi italiani. Storie di vizi, virtù e luoghi comuni” di Raffaella De Santis

Un libro di storie sui nostri tic, sui cliché che ci portiamo dietro, sulle nostre paure e passioni; un viaggio nello spazio e nel tempo in cui l’attualità si mescola alla storia, la vita vera alla letteratura. Protagonisti di questi racconti sono individui anonimi e personaggi illustri, scrittori, artisti, intellettuali. C’è la baronessa di Carini, che nella Sicilia del XVI secolo viene uccisa perché trovata a letto col suo amante. C’è una ricca americana che spende tutti i suoi beni per venire in Italia a imparare il belcanto e c’è il latin lover di provincia che mostra il petto villoso. C’è la signora Grosso che per qualche mese è al centro dell’attenzione dei media per aver predetto l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy. C’è Melville che cammina per le strade di Roma fiaccato dall’aria malsana della capitale e c’è Goethe che si commuove ascoltando i gondolieri cantare lungo i canali di Venezia. Un insieme di racconti a definire l’italianità, a sfatare i sacri valori italici perché, come scriveva Ortega y Gasset, il carattere nazionale, come ogni cosa umana, non è un dono innato, ma una costruzione.

Libro “Mi sono perso in un luogo comune. Dizionario della nostra stupidità” di Giuseppe Culicchia

Giuseppe Culicchia, con molta voglia di giocare e altrettanta di mettersi in gioco, ha dato forma a una sua personalissima versione del Dizionario dei luoghi comuni.

«Addominali – Ciò che conta in un uomo oltre alla carta di credito. Io che non ho mai badato a queste cose, un giorno ho scoperto che avrei dovuto averceli a tartaruga. Sono subito corso a specchiarmi, e ho constatato che invece ce li avevo a foca. Avete presente le foche? Ecco, io ne ho una che dorme beata lí dove dovrebbe esserci una tartaruga. Ora, quanto è tenera una foca addormentata? Perché svegliarla? E come dirle che dovrebbe sloggiare per far posto a una tartaruga?»

Ma quanto siamo stupidi? E soprattutto: come? Inutile girarci intorno: ogni volta che ci scappa una frase fatta, è l’ottusità del mondo che si sta impossessando di noi. Basta ascoltare le conversazioni sui tram, guardare i telegiornali, partecipare alle cene di sedicenti intellettuali. Oppure, semplicemente ascoltare ciò che ci esce di bocca. È questo che ha fatto Giuseppe Culicchia: con molta voglia di giocare e altrettanta di mettersi in gioco, ha dato forma a una sua personalissima versione del Dizionario dei luoghi comuni. Perché capita a ciascuno di noi, molte volte al giorno, di perdersi in un luogo comune. E questo libro ci farà ridere, prima di tutto di noi stessi. Mi sono perso in un luogo comune contiene frammenti di comicità pura, ma anche riflessioni piú malinconiche – sempre all’insegna dell’intelligenza. Un testo che si può leggere come si vuole: rispettando l’ordine alfabetico o aprendo le pagine a caso, divorandolo in una sola notte o a poche pillole al giorno. Comunque lo si affronti, ci si vedrà allo specchio, perché è un ritratto di tutti noi, sorpresi – nei nostri salotti reali o immaginari – a parlare senza pensare davvero, pronunciando frasi impronunciabili.

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