ROMA. Caro Valdis, caro Pierre. Inizia così la lettera di risposta dell’Italia ai rilievi sollevati martedì da Bruxelles sulla legge di bilancio approvata dall’Italia. Il riferimento è a Dombrovskis e Moscovici, i guardiani dei conti europei, rispettivamente commissario per l’euro e per gli affari economici. Non troppo contenti dell’eccesso di deficit chiesto da Roma e delle coperture una tantum alla manovra. Ebbene, ora il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan risponde punto per punto, giustificando gli scostamenti italiani con le due emergenze di questi mesi e giorni: terremoti e migranti. E chiedendo di fatto all’Europa una tolleranza sui conti per 7 miliardi. 

Spese straordinarie. “Al di fuori delle considerazioni sul ciclo economico, il cambiamento nel target sul 2017 rispetto al programma di stabilità del 2016 è largamente spiegato dalle spese straordinarie legate ai rischi sull’immigrazione e sismici”, si legge nella missiva in inglese di quattro cartelle più altre due di grafici e tabelle. A questo poi si aggiunge che l’economia italiana vive ancora condizioni cicliche di difficoltà e ciò suggerisce “un più graduale aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine che rimane il pareggio strutturale al 2019”.

Soldi urgenti per le scuole. “L’Italia nel 2017 incorrerà in notevoli spese per l’assistenza e la ricostruzione legate al terremoto, per un totale di 2,8 miliardi di euro”, scrive ancora Padoan. Risorse che serviranno anche per mettere in sicurezza “42.000 scuole, il 30% delle quali hanno bisogno di riparazioni strutturali o di essere completamente ricostruite”. Una realtà ancora più evidente, a poche ore dall’altro terribile sisma che ha colpito l’Italia centrale, dopo quello del 24 agosto. Insomma “la frequenza di terremoti distruttivi” e “la sofferenza che causano alla popolazione italiana” giustificano anche gli eccessi di deficit non concordati, necessari per finanziare “un piano addizionale” ad hoc. Il costo per gli incentivi antisimici da inserire in manovra, calcola il ministro dell’Economia, è stimato in 2 miliardi. Tra investimenti pubblici su scuole, edifici e infrastrutture e investimenti incentivati dei privati si arriva ad un impegno “vicino allo 0,2% del Pil”, dunque oltre 3 miliardi, si legge nella lettera all’Ue.

Risorse extra per i migranti. Le spese per le operazioni di salvataggio dei migranti, prima assistenza e cure sanitarie, protezione ed educazione per oltre 20 mila minori non accompagnati sono stimate in 3,3 miliardi di euro nel 2016 (al netto dei contributi Ue) e in 3,8 miliardi (0,22% del Pil) nel 2017 in uno scenario stabile. Ma nella lettera di risposta all’Ue, il governo paventa che la spesa possa salire fino all’0,24% del Pil e cioè a 4,2 miliardi. D’altro canto – è il ragionamento –  “il numero dei migranti in arrivo in Italia nel 2016 è oltre tre volte quello del 2013 e ancora più alto del 2011-2012, il periodo seguente alla Primavera Araba. Inoltre, lo sforzo dell’Italia è iniziato prima degli altri paesi Ue, visto che fronteggia una pressione senza precedenti dal 2014 a causa del conflitto libico”.

Record di stranieri accolti. Per questi motivi, “le spese non dovrebbero essere valutate in uno scenario annuale, ma relativamente alla situazione che l’Italia vivrebbe se non fosse il confine esterno della Ue”. Al 26 ottobre sono stati già salvati 156.705 migranti, più dell’intero 2015. E tra l’altro l’Italia – nota il governo – non include nel calcolo di queste uscite “il costo addizionale dell’integrazione sociale” degli stranieri accolti. “Permettemi di sottolineare – insiste Padoan – che le nostre stime sono molto basse se confrontate con le proposte degli altri paesi”, nelle rispettive manovre.

Vestiti e rifugi. Il ministero dell’Economia scende poi nei dettagli per giustificare la spesa per i migranti. E allega grafici e tabelle molto dettagliate per dimostrare anche visivamente l’impatto esplosivo di questa voce sui conti pubblici negli ultimi tre anni. “La maggior parte dei costi sono collegati ai salvataggi in mare, all’identificazione, al ricovero, ai vestiti, al cibo, ai costi operativi e di ammortamento di navi e aerei”. Senza dimenticare la natura di paese transito dell’Italia che ne riduce “i benefici economici nel medio-lungo periodo da un allargamento delle forze lavoro”. 

Cambiare i conteggi. Bisogna anche cambiare le regole dei conteggi, suggerisce Padoan. “C’è urgente necessità di rispondere alle preoccupazioni riguardo all’incertezza sulle stime di output gap e sulla coerenza delle strategie politiche connesse”. In altri termini: usiamo un modo diverso per misurare il potenziale dei singoli paesi. Perché “se basiamo le analisi sulla politica di bilancio italiana su stime di crescita potenziale alternative, la strategia di bilancio italiana per il 2017 apparirebbe sotto luce ben diversa”. E si potrebbero evitare le bacchettate di Bruxelles.

Investimenti e referendum. Nel testo della risposta italiana alle critiche Ue compaiono infine anche riferimenti al piano di riforme e investimenti, portato avanti dall’Italia. E vi si include il referendum costituzionale del 4 dicembre, “il cui impatto sull’economia può essere significativo”. Queste le riforme strutturali citate: mercato del lavoro, pubblica amministrazione, sistema bancario e insolvenze, concorrenza, codice penale, fisco e fusione tra Equitalia e Agenzia delle entrate.